Vita e calcio: la metafora dell’esistenza racchiusa in 450 grammi e 70 cm di circonferenza.

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Anna Rita Leone (4)

Siamo nel vivo dei campionati Europei di calcio, e in  barba ad alcune previsioni, solo pochi giorni fa l’Italia ha giocato contro la Spagna, vincendo per 2 a 0.

Storia-del-calcioE’ sempre affascinante studiare come intorno a questi eventi, crollasse il mondo, gli uomini (intesi come umanità) non rinuncino a seguire le partite, trasformandosi, come  d’abitudine in allenatori improvvisati.
In una stanza con quattro persone, di cui tre non tifose, riunitesi appositamente per vedere la partita si sono registrati novanta minuti di improperi, incitazioni, dialoghi immaginari con i giocatori, arbitro e allenatore, esultanza di un certo spessore. Incredibile, se pensiamo che il calcio è solo un gioco.

E’ solo un gioco?

La risposta immediata è naturalmente un No, un “no” legato alle derive attuali del calcio: interessi legati al denaro, alle proprietà, al mondo dello showbiz che ruota intorno ai giocatori; è un “no” svincolato dal gioco in sé e quindi non  pertinente alla natura del gioco stesso.Sport.Football. pic: 1891. English Cup Final at Kennington Oval. Blackburn Rovers.3. v Notts County.1.This illustration shows a goalmouth incident in the Final.

Il calcio, pedagogicamente parlando, potrebbe rappresentare una mimesi della società, al cui ingresso i giovani si preparerebbero senza i rischi di errori gravi; le alleanze, il rispetto delle regole, l’impegno individuale e collettivo, l’uso di qualche astuzia consentita: sono gli strumenti forniti per imparare a cavarsela nella realtà.

Oppure, con un’interpretazione etologica, c’è addirittura chi il calcio lo definisce come uno sfogo emotivo attraverso cui la società civile canalizza gli istinti primordiali di sopravvivenza; motivo per cui alla passione degli uomini per l’agonismo e per “la conquista del territorio” si contrappone il notorio (quanto ormai sfatato) disinteresse delle donne.

Quegli stessi istinti primordiali, di cui sopra, volti a una certa violenza, possono essere incanalati diversamente attraverso la trasgressione delle regole del vivere civile, mentre nel gioco del calcio (e in qualsiasi altro gioco di tipo agonistico) troverebbero la loro giusta dimensione, e farebbero inoltre ricordare quel tempo lontano dell’infanzia in cui le attività ludiche erano le prime esperienze emozionali; in poche parole, sono retaggi di comportamenti infantili.

IMG_5007C’è dunque una risposta più profonda che si cela dietro quel pallone che finisce in porta: possiamo chiamarla metafora della vita, per dirla con il filosofo esistenzialista Sartre; possiamo paragonare il calcio ad un linguaggio, come ha fatto Pasolini, o a un rito pagano che avvicina a Dio, come sostiene lo scrittore Eduardo Galeano.

Di fatto, il calcio appartiene a quella categoria dei giochi che hanno una preponderante componente di ἀγών (Agon), l’agonismo, eppure nello stesso tempo, il calcio, ripulito dalla patina più o meno dorata delle sue derive, ha qualcosa di sacro, poiché legato strettamente al concetto di sacrificio. Sacrificio inteso nel suo senso strettamente etimologico: “rendere sacro”.

Oltre al giocatore che nell’allenamento fa dei sacrifici, i 90 minuti della partita possono essere considerati sacri: il filosofo strutturalista Eugene Fink considerava quel tempo della partita come “un’oasi dell’eternità, una sospensione improvvisa della realtà in cui il comportamento non è più direzionato, finalizzato, né afflitto dalla tensione verso l’avvenire”. Così, la partita di calcio “ha la caratteristica di un’estasi, di una redenzione temporanea, nella quale, per un attimo, l’uomo attinge direttamente alla quiete e alla creatività di un altro mondo”.

La partita avviene in un luogo deputato, in un tempo delimitato, in cui entrano per lo più adepti, i tifosi. Ogni partecipante, a seconda del suo ruolo, svolge riti e liturgie, secondo il legame che ha con la squadra; e ogni squadra con i suoi tifosi intesse dei legami che hanno a che fare con una tradizione, una cultura e un linguaggio che insieme costruiscono e rappresentano.Classic_052

Il pallone, richiama un archetipo della sfera contesa e rappresenta la ricerca della perfezione, che ogni squadra desidera possedere attraverso una sorta battaglia tra i contendenti, per raggiungere l’obiettivo dell’armonia delle parti. Una serie di regole certe e condivise, un giudice-arbitro imparziale e incontestabile (o quasi), una certa armonia con i compagni per il conseguimento del bene comune, una trasformazione dei nemici in avversari con cui disputare lealmente. La squadra avversaria, lungi dall’essere il male da vincere, è l’alterità con cui occorre dialogare, necessaria presenza perché il gioco possa aver luogo.

In un’ulteriore considerazione, col gioco del calcio come con tutta la dimensione ludica che ci è cara, possiamo riflettere sull’importanza esistenziale che riveste il poter controllare la realtà attraverso una serie di cause ed effetti. Nella sterminata porzione di realtà in cui viviamo, quanto possiamo essere sicuri che le nostre azioni ed i suoi effetti siano davvero collegati? Nel gioco, sappiamo e vediamo azioni che hanno dei diretti effetti sulla realtà: se il giocatore si muove in un certo modo, ottiene un certo risultato, la sua bravura e il suo merito sono facilmente riscontrabili a fine partita (a meno che non stiamo assistendo a un volgare Biscotto, ma questo fa parte delle famose derive di cui sopra).

calcio-pionieri1Tuttavia a cominciare dagli anni 80, con i primi scandali che hanno coinvolto il campionato, la leva dei valori si è sbilanciata verso il successo e il riconoscimento del potere che può offrire la conquista della vittoria; nelle grandi società sportive, sempre più ai vertici, l’aspetto sacro è stato profanato, e gli elementi sacri sono stai violati dalla necessità transeunte della materia.

Oggi, tra le notizie sportive è facile trovare la distinzione tra il calcio giocato e il resto (diritti televisivi, scommesse, mercato dei giocatori, proprietà): recuperare del calcio la giocosità in maniera autentica potrebbe avvicinare la nostra società a prendere come esempio la tradizione greca, olimpionica del gioco, per ritrovare di questo sport gli aspetti etici, estetici, e “religiosi” come manifestazione, seppure laica, della sacralità.storia-tattica-2

Resta, in generale, sempre valida quella stupenda canzone di Francesco De Gregori: La leva calcistica della classe ‘68, che ci avvicina alla purezza nell’integrità del sacrificio, e che racchiude in un testo sognante la grande metafora della vita come partita di calcio e la partita di calcio come avventura di una vita:

“Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia…”

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