Anche quest’anno vi propongo un libro al mese, forse due, per raccontare chi siamo, da dove veniamo, dove vorremmo andare e come ci vogliamo arrivare. Perché la lettura può essere svago, intrattenimento, ma anche un valido esercizio per imparare a pensare e sviluppare una certa idea del mondo.

Un libro al mese, in piccole schede, in poche battute, per decidere se vale la pena comprarlo e soprattutto leggerlo. Perché la lettura, come diceva Woody Allen, è anche un esercizio di legittima difesa.

Siamo nell’anno 2786: a bordo del battello Palmanova Milordo, il giovane rampollo di una famiglia ricca, sta iniziando il suo Grand Tour in Italia.

Ma non è l’Italia che conosciamo oggi, a distanza di 1000 anni dopo il famoso “Viaggio in  Italia” di Goethe del bellissimo e sorprendente paese che visitò il filosofo, scrittore e poeta tedesco è rimasto ben poco.

Il riscaldamento globale ha trasformato profondamente la geografia e il clima dell’Italia del futuro, moltissime delle città costiere sono ormai sommerse, la Pianura padana è quasi completamente allagata; i Milanesi vanno al mare ai Lidi di Lodi; Padova e tantissime altre città sono interamente sommerse; altre ancora si sono convertite in un sistema di palafitte urbane; le coste di Marche, Abruzzo e Molise hanno l’aspetto dei fiordi norvegesi; Roma è una metropoli tropicale; la Puglia è tagliata in due dal mare e rappresenta una meta caraibica molto ambita; la Sicilia infine è un deserto roccioso del tutto simile a quello libico e tunisino.

É questo il Paese in cui si compie il viaggio di Milordo ed il nostro, mentre leggiamo il documentato saggio/narrativo “Viaggio nell’Italia dell’Antropocene – La geografia visionaria del nostro futuro”, scritto a quattro mani dal filosofo della scienza ed evoluzionista Telmo Pievani e dal geografo Mauro Varotto, corredato dalle dettagliatissime ed inquietanti mappe create da Francesco Ferrarese.

Nell'immagine la copertina del libro Viaggio nell’Italia dell’Antropocene. La geografia visionaria del nostro futuro - Smart MarketingViaggio nell’Italia dell’Antropocene

La geografia visionaria del nostro futuro

Autore: Telmo Pievani e Mauro Varotto

(con le mappe di Francesco Ferrarese)

Editore: Aboca Edizioni

Anno: aprile 2021

Pagine: 192

Isbn: 9788855230612

Prezzo: € 22,00

Il termine Antropocene fu introdotto per la prima volta nel 1992 da Andrew Revkin, che ipotizzò una nuova epoca geologica chiamata Antrocene. Il termine fu successivamente diffuso negli anni ottanta dal biologo naturalista Eugene F. Stoermer e adottato al convegno dell’IGPB del 2000 dal Premio Nobel per la chimica Paul Crutzen in una nota apparsa in una newsletter. Anche se, a dire il vero, il primo studioso che propose la creazione di una nuova era geologica fu il ricercatore italiano Antonio Stoppani, che nel 1873 propose il termine di era antropozoica per definire l’attività umana sul pianeta Terra.

Ma al di là della disputa accademica su chi sia il padre del termine, nessuno può, già oggi e da molto tempo, negare che l’Antropocene esista. L’impatto dell’uomo sull’ecosistema ed il clima terrestre è sotto gli occhi di tutti e la crisi ambientale e climatica sta già causando, e causerà sempre di più in futuro, devastazioni, carestie, migrazioni di massa ed immaginabili danni economici.

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Con le nuove tecnologie le guerre sono diventate globali, prima ancora che mondiali (e per fortuna!). Nella sfera informativa, iperconnessa e pervasiva, siamo tutti protagonisti. Siamo tutti chiamati in causa.

Il libro di Telmo Pievani e Mauro Varotto ha, fra i tanti, il pregio di identificare e geolocalizzare gli effetti dell’Antropocene in una realtà ben definita: l’Italia, la cui geografia da sempre è stata estremamente mobile per ragioni tettoniche, morfogenetiche, climatiche e da ultimo anche antropiche. Ciò che i due autori ci mostrano è una sbirciatina al futuro in un’immaginaria sfera di cristallo, ma attenzione, non si tratta di una mera profezia, di una fantascienza distopica, no, quello che vediamo è una “promessa” e una “premessa” del futuro prossimo venturo, verso il quale stiamo correndo all’impazzata.

Perché dovremmo leggere “Viaggio nell’Italia dell’Antropocene – La geografia visionaria del nostro futuro”?

Due i motivi principali per leggere questo agile e documentatissimo saggio/narrativo: il primo è rappresentato dalla struttura stessa del libro, che vede ogni area geografica del nostro Paese affrontata sia con gli occhi del viaggiatore Milordo impegnato in questo futuro Grand Tour (tutte le parti narrative sono scritte da Telmo Pievani), sia da un approfondimento scientifico che cerca di inquadrare gli scenari descritti in maniera razionale (tutti gli approfondimenti sono di Mauro Varotto).

Il secondo motivo sono le cartine e le mappe realizzate da Francesco Ferrarese, che delineano la silhouette inconsueta e drammatica dell’Italia del futuro meglio e più compiutamente di tante parole; vedere la pianura Padana completamente sommersa, le città arretrate e ricostruite a centinaia di chilometri dalle coste, la Puglia spaccata in due dal mare e la Sicilia trasformata in una distesa desertica senza più vegetazione, insieme a tanti altri esempi ci colpisce come uno schiaffo in faccia.

Se tutto continuerà ad andare per il verso sbagliato e non attueremo le giuste misure per evitare il surriscaldamento globale, ci dicono in ogni modo e con diversi codici comunicativi gli autori, assisteremo davvero alla fusione dei ghiacci perenni e all’innalzamento del livello dei mari solo ipotizzati in questo libro, ed allora lo scenario ancora irrealistico descritto diventerà drammaticamente reale.

Ma attenzione, la responsabilità di agire diversamente è la nostra: possiamo e dobbiamo cercare di orientare lo sviluppo economico, sociale, ambientale, ma anche geografico, verso una direzione diversa da quella ipotizzata in questo libro, ne va della nostra stessa sopravvivenza, della sopravvivenza dell’Italia, della sopravvivenza dell’idea stessa che abbiamo del nostro Belpaese.

 

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