Raffaello CastellanoCome sintetizzare con una parola, al massimo due, la complessità e le sfide che ci pone il tempo presente?

Qual è, se c’è, la dicotomia che meglio identifica la dualità di questo tempo nuovo che stiamo vivendo?

Non so voi, ma io mi sono convinto che le due parole o meglio i due sentimenti contrastanti, ma solo apparentemente, di questo periodo sono: la paura e il desiderio.

Paura e desiderio, Fear and desire, come il titolo del primo lungometraggio di Stanley Kubrick del 1953, che il regista newyorkese non amò mai particolarmente e che cercò di eliminare in ogni modo, non riuscendoci per la nostra e sua fortuna.

Ma, in realtà, Kubrick a parte, sono debitore di questa dicotomia allo scrittore Alessandro Baricco, che l’ha usata recentemente sia in un articolo su Repubblica, che nell’evento finale del Salone del Libro di Torino del 2020, anzi SalToEXTRA, come è stato ribattezzato questa edizione digitale, che a causa del Covid19 è andato in “onda” esclusivamente sul web, riscuotendo comunque un grandissimo successo con oltre 5 milioni di utenti, contando solo quelli tra Facebook e Youtube.

Bene, nell’ultima serata dell’evento, il 17 maggio, Alessandro Baricco, intervistato dal direttore artistico del Salone del Libro e scrittore Nicola Lagioia, ha proposto un paio di coppie di parole per affrontare il presente ed immaginare il futuro: una era prudenza ed audacia e l’altra paura e desiderio.

Entrambe le coppie di parole sono affascinanti e particolarmente calzanti per descrivere questo periodo, ma mi sono soffermato sulla seconda coppia sia perché mi ricorda, come ho detto, il mio regista preferito, Kubrick, sia perché è la coppia che meglio identifica il mio attuale stato d’animo.

Con la fine del lockdown il 4 maggio scorso e il lento, ma inesorabile, avvicinamento alla normalità, io per primo sono combattuto fra l’aderenza ad una o l’altra di queste parole; ho ancora molta paura, ma desidero ad ogni modo tornare a fare alcune delle cose che solo 3 mesi fa, a febbraio, mi parevano scontate e banali.

Ma come sono stati questi due mesi di confinamento?

Innanzitutto, lo sappiamo, l’altra, e forse più eccellente, vittima di questa pandemia è stata l’economia mondiale, franata a causa delle misure restrittive e delle chiusure di massa di attività dovute al lockdown, che a livello mondiale si sono protratte ben oltre i due mesi di blocco.

Scopri il nuovo numero > Upgrade

Upgrade rappresenta l’ultimo elemento di un racconto che parte a Febbraio 2020. In questi mesi abbiamo raccontato cosa stava succedendo (Virale), ci siamo domandati come la pandemia avrebbe cambiato noi stessi e l’economia (Tutto andrà bene(?)), e abbiamo offerto soluzioni (Reset). Con questo numero abbiamo voluto fare un passo in più: immaginare un domani diverso, anche attraverso esperienze concrete.

Nel nostro Paese, il ritorno ad una fase con meno restrizioni è stato fortemente caldeggiato soprattutto da tutti quei commercianti ed artigiani che dopo oltre 60 giorni di chiusura erano ormai alla canna del gas ed incapaci di provvedere persino ai bisogni primari delle proprie famiglie.

Durante il lockdown la pachidermica burocrazia italiana ha dato il meglio di sè, rallentando ed alle volte boicottando l’azione del Governo che, anche se talvolta confusa e tardiva, ha cercato di fronteggiare, in ogni modo, una situazione senza precedenti.

Foto di rubylia da Pixabay
Foto di rubylia da Pixabay

In questi due mesi di “fermo amministrativo” abbiamo assistito ad eventi duali e spesso in contrasto fra loro, tanto al proliferare senza precedenti delle fake news e delle bufale non solo sul Coronavirus, quanto al ritorno prepotente dei tecnici e degli scienziati che, soprattutto in TV, hanno avuto spazi prima inimmaginabili; abbiamo visto il successo di applicazioni per le video conferenze prima usate solo marginalmente ed ora diventate le app più famose e scaricate dagli store; abbiamo appreso, volenti o nolenti, tutta una serie di abitudini che prima svolgevamo in maniera differente, come studiare, lavorare, interagire o semplicemente conversare, che sono migrate sul digitale, ed abbiamo imparato a farle, e molte volte anche bene, attraverso uno schermo e con l’ausilio di una connessione internet.

Insomma, eravamo confinati, chiusi in casa, impauriti, eppure molti di noi erano desiderosi, e pur di rimanere attivi abbiamo imparato ad usare molti nuovi strumenti ed appreso tutta una serie di nuove abilità e competenze che adesso potrebbero tornarci utili per affrontare non solo il futuro ma il presente di questa Fase 2 post Coronavirus.

Davanti a noi si schiudono tutta una serie di possibilità, di opportunità, di nuovi lavori, di nuove incredibili professioni che dobbiamo saper cogliere per mettere a frutto questi due mesi di fermo che però per molti di noi, ed anche per chi scrive, sono state importanti occasioni di formazione.

Dobbiamo solo imparare a non farci frenare dalla paura e, allo stesso tempo, non diventare avventati per il troppo desiderio.

Image by Gerd Altmann from Pixabay
Image by Gerd Altmann from Pixabay

Noi di Smart Marketing abbiamo immaginato un numero che potesse essere una road map per questi tempi nuovi, lo abbiamo chiamato “Upgrade” proprio perché siamo convinti da una parte che per ricominciare non avremo bisogno di un semplice “aggiornamento” ma dovremo passare alla versione nuova di software se non ad un nuovo modello di computer; dall’altra che la maniera migliore per entrare nel futuro sia raccogliere l’esperienza e il know-how di quelle persone e professionisti che hanno fatto l’upgrade prima,  più velocemente e più efficacemente degli altri.

In questo numero, il 73°, il primo del 7° anno di pubblicazioni, troverete soprattutto suggerimenti, case history e best practice che secondo noi sono l’ideale per ri-cominciare o reinventarsi una nuova normalità, sospesi e contesi fra le nostre paure e i nostri insaziabili desideri.

Buona lettura.

Raffaello Castellano
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