Tutto il mio folle amore – Il film

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Film d’autore, del maestro Gabriele Salvatores, Tutto il mio folle amore è un road-movie girato con grazia, eleganza ed empatia. Un genere che Salvatores ha sempre avuto nel cuore, perché gli consente il recupero di una libertà espressiva che, come in passato, prende la forma del viaggio iniziatico. Tutto il mio folle amore prende il titolo da un verso della canzone di Domenico Modugno “Cosa sono le nuvole”, a sua volta titolo dell’episodio di Capriccio all’italiana diretto da Pier Paolo Pasolini.

Claudio Santamaria  nei panni di Willi in una scena del film "Tutto il mio folle amore".
Claudio Santamaria nei panni di Willi in una scena del film “Tutto il mio folle amore”.

Tutto il mio folle amore nasce dal romanzo “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas, che a sua volta nasceva dalla storia vera di un padre e il suo figlio autistico in viaggio attraverso le Americhe. Nel film di Salvatores l’America è molto più vicina e la malattia di Vincent non ha nome, ma comporta momenti imbarazzanti, sbalzi di umore, entusiasmi incontenibili e brusche frenate: non solo da parte del ragazzo ma anche di un padre che non ha mai voluto (o saputo) diventare adulto. Willi è “strano” tanto quanto Vincent, e a ben guardare è “strana” anche Elena, da cui il figlio ha ereditato non soltanto il bel viso. L’unico “normale” sembra essere Mario che però, con la sua concretezza meneghina, è ben cosciente che la “stranezza” arricchisce la sua vita altrimenti monotona, anche perché per mestiere – fa l’editore letterario – è sempre in cerca di un’originalità autentica nel raccontarsi.

Il trio di professionisti affermati che lo circonda fa generosamente da sponda alla sua energia vitale: Claudio Santamaria presta a Willi la sua fragilità e malinconia (e interpreta benissimo Modugno), Valeria Golino tira fuori la sua componente anarchica e inquieta, e Diego Abatantuono è garanzia di sollievo comico (e buon senso). Ma quello che lo spettatore può portare a casa dopo la visione del film è la sensazione profonda di aver assistito a quel ritorno alle origini di Salvatores, ovvero alle atmosfere di quella magica quadrilogia di pellicole come Mediterraneo e Puerto Escondido, che sono rimaste nella memoria collettiva.

 

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