Il Covid-19 ha catapultato il nostro mondo in uno scenario bellico, dove la sopravvivenza altrui dipende dalle azioni di tutti, azioni insignificanti come uscire di casa a fare jogging o mangiare un gelato con gli amici.

Il nemico invisibile, di cui tutti parlano ma di cui pochi sanno davvero qualcosa, ha sconvolto le certezze di tutti e messo a dura prova ognuno di noi. Ci siamo arrabbiati, spaventati, abbiamo inneggiato all’Italia non si ferma e poi inesorabilmente ci siamo fermati, tutti o quasi.

Quasi perché ci sono poche decine di migliaia di persone che il nostro Paese lo stanno mandando avanti e che lottano in trincea tutti i giorni per sconfiggerlo il nemico invisibile: i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari.

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Questo particolare momento necessita di una azione collettiva che vada oltre il semplice ottimismo che da solo non basta, anche se comunque aiuta. Solo insieme si può uscire da questa situazione.

Oggi scherzavo con mio fratello maggiore Diego, medico in emergenza Covid-19 a Padova, sposato con Paola, medico legale nella stessa situazione, di un articolo pubblicato su nostro padre, che da lunedì è allo Spallanzani per aprire un nuovo reparto da 60 posti letto, i primi 20 dopo Pasqua. Lui mi scriveva “Siamo family anti Covid-19” e io gli rispondevo “Salvate il soldato Ryan”. Da ridere però non c’era nulla perché in Italia i contagi sono 80mila e i morti non li voglio neanche nominare.

Non ero certa se scrivere questa intervista, perché una figlia che interroga il padre in un momento così particolare su un argomento così delicato, mi sembrava troppo. Poi ho pensato che il nostro Paese ha bisogno di unità, di capire che non esistono regioni, fazioni, colori, esistiamo solo noi italiani, che siamo una forza indomita e non ci facciamo abbattere da niente, neanche da un nemico invisibile.

Vorrei che tutti capiscano che dobbiamo fare la nostra parte, anche solo stando a casa e aiutando chi è in difficoltà.

Se mio padre a 70 anni e in pensione, ha risposto alla chiamata della Regione Lazio e ha lasciato la sua famiglia in Veneto, per dare speranza agli ammalati di Coronavirus che lottano tra la vita e la morte, allora per ognuno di noi non deve essere difficile rispettare le regole e usare il buon senso, quello vero.

Dr. Giuseppe Caroli
Dr. Giuseppe Caroli

D. Qual è il progetto dello Spallanzani?

R. La Regione Lazio mi ha chiamato per aprire il padiglione all’interno dell’area Spallanzani che era già stato terminato nel 2017 dalla Protezione Civile, dedicato alle malattie infettive e che di fatto non era mai stato utilizzato. Sono previsti 20 posti per terapia intensiva appena dopo Pasqua e 40 entro la fine di maggio, oltre a laboratori BS3 e BS4 per scoprire come combattere questo virus.È importante che adesso le imprese che lavorano per l’edilizia ospedaliera siano libere di farlo in modo efficace ed efficiente, non solo, tutte le aziende che sembrano non essere utili in questo momento ma che per noi sono cruciali, devo avere il via libera.

D. Come si potrà debellare il virus, oltre restando a casa e non creando occasioni di contagio?

R. Dobbiamo usare tutti il buon senso e seguire le direttive sull’igiene quindi lavarsi le mani spesso, proteggersi con mascherine e guanti se andiamo al supermercato, tenere le distanze di 1mt. Il vaccino ci permetterà di sconfiggere il virus e di avere gli anticorpi necessari a rafforzare il nostro sistema immunitario. Molti stanno cercando di creare il vaccino, l’America è in prima linea nella sperimentazione. Si cercano anche farmaci e combinazioni di essi che possa dare risultati positivi per la guarigione. Possiamo comunque supporre realisticamente che ci sarà a breve una svolta.

D. Con quale spirito si risponde alla chiamata di un Paese che lotta contro un nemico invisibile, sapendo i rischi che ci sono?

R. Da medico si giura sulle orme di Ippocrate e la missione di ogni medico è curare il prossimo, senza se e senza ma. Ci troviamo di fronte ad un’epidemia differente da tutte quelle a cui abbiamo già assistito e lavoriamo tutti in trincea con un obiettivo comune.

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