Non sono solita scrivere articoli molto personali, preferisco più dare un mio punto di vista su dati e fatti, ma questo periodo di lockdown è stato così impattante da vari punti di vista che ha visto necessario in più occasioni che mi leggessi dentro per esprimere stati d’animo e pensieri. Ne è stato un esempio il pezzo “Mentre il mondo si ferma, la rete corre veloce!”, che ha messo a nudo sensazioni di quel momento.

Oggi ci ritroviamo alla fase tre, quella delle mascherine e guanti nei luoghi chiusi e dell’irresponsabilità delle persone nei luoghi aperti, quella che dovrebbe permetterci a breve di ripartire ma che non si sa quanto durerà, quella che il passato ce lo siamo già dimenticato e che il rischio che ritorni è un attimo.

Ma ciascuno di noi la ripresa se la sente dentro, rivedere i congiunti, gli amici, i colleghi, uscire e visitare luoghi; le vacanze sono vicine e ci si appresta a non far trascorrere questa estate inosservata, anche se con le dovute cautele.

Non si può non ammettere che qualcosa è cambiato, ci si incontra e non ci si abbraccia, la mano non la si stringe più, si scherza sul darsi il gomito, il sorriso è nascosto e si tiene il disinfettante a portata di mano, sempre.work-5071617_1920

Abbiamo cambiato le nostre abitudini, è strano ma è così, ma ce ne è una che modificandola ci fa sentire tutti più leggeri, sarà perché trascorriamo meno ore nel traffico, perché abbiamo un migliore work life balance e possiamo lavorare da ogni dove facendo emergere quel desiderio di libertà intrinseco in ognuno di noi, ma lo #smartworking ci sta rendendo persone migliori.

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La pandemia è stato un fortissimo shock che ha interessato tutti gli aspetti della nostra vita e il mondo del lavoro è certamente tra questi. Dal telelavoro allo smart working, passando per il south working, vedremo come sta velocemente cambiando il concetto di lavoro.

Sono fermamente convinta che vivere di qualità e lavorare di qualità sono opportunità che con lo smart working possono convivere!

La pandemia lo ha dimostrato, ma non sarebbero necessari eventi straordinari se si avesse una mentalità più orientata al risultato che al controllo. Il falso mito della scrivania, delle ore in ufficio sono da sfatare, abbiamo dimostrato in questi mesi che volere è potere e (per alcune tipologie di lavori) lavorare in smart working è la giusta modalità!

Risparmiando le ore di traffico A/R verso l’ufficio in una città metropolitana impazzita all’orario di punta mi hanno permesso di organizzarmi meglio il lavoro, ho lavorato di più, è vero, più ore connessa, ma con soglie di stress ridotte al minimo, mantenendo i consueti standard di qualità.

Lavorare in modo fluido senza una sede fisica è una questione di mentalità, chi di norma lavora bene in ufficio può farlo da ogni dove, perché maggiormente organizzato e capace di un work life balance di alto livello.

Sicuramente le relazioni ci hanno un po’ rimesso, è l’altro lato della medaglia, ma dove la relazione c’è ed è radicata, anche una video call può permettere il dialogo senza incomprensioni.

Un team agile che lavora da remoto è abituato a lavorare per obiettivi, è in grado di condividere la vision aziendale e lavorare bene a distanza senza aver bisogno del controllo. Il grande sforzo dovrebbe essere quello di entrare in empatia con le persone, ma ci dovrebbe essere a prescindere.

Ritengo che come tutte le modalità di comunicazione l’integrazione tra canali on-line e off-line è l’approccio maggiormente funzionale, alternare momenti di smart working con momenti di discussione F2F ci porterebbero ad una giusta modalità di lavoro fluido, con un pranzo e un caffè con il collega nel mezzo, che fa sempre piacere.

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E’ un tema caldo e Linkedin Notizie ha pubblicato un post- survey che in un solo giorno ha raggiunto oltre 300 interazioni, circa 700 commenti e 5000 voti.

Se fosse possibile lasceresti la grande città per lavorare da remoto da un altro posto?

Il popolo della rete si è sbizzarrito. Vince il sì assolutamente!

Il #southworking emerge come la grande novità del 2020, ma come soprattutto una grande esigenza per riprendersi in mano le proprie vite, rivivere le proprie città natali e gli affetti, continuando a produrre, ma non necessariamente al nord o in città. La nuova meta del lavoro da remoto alternativo sono antichi borghi, scrivanie con vista mare, tavoli in campagna all’ombra di una quercia. Già solo immaginarselo dà serenità. Si aprono scenari di vivibilità tutti da approfondire.

Per i più avventurosi sarebbe un’opportunità la proposta delle Barbados, dove l’ente del turismo invita a richiedere il visto valido 12 mesi per vivere e lavorare da remoto. Soggiornando sull’isola da veri autoctoni dopo il periodo difficile della pandemia anziché trascorrervi le classiche vacanze di una, due o tre settimane, i viaggiatori ora possono pianificare la loro intera attività lavorativa, per tutto l’anno.

Come sarebbe lavorare circondati da sole, splendido mare, stare al pc con i piedi nella sabbia? Non è un’occasione da cogliere al volo? Ecco, con lo smart working si può!

Ti è piaciuto? Cosa ne pensi? Faccelo sapere nei commenti. Rispondiamo sempre.

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