La Copertina d’Artista - Il Natale che verrà 2020


Un raggio di luce filtrato forse da un’imposta socchiusa taglia in due l’interno di un appartamento. Nella stanza, il salone probabilmente, incombe un’unica monocromatica atmosfera, che più che un unico colore sembra la rappresentazione grafica di un’emozione.

Su di un divano vediamo una ragazza seduta con le gambe rannicchiate, come se sentisse freddo o fosse impaurita, il suo sguardo è fisso sia sul vuoto che opprime la stanza che su di noi che osserviamo la scena. Davanti a lei un tavolo con alcuni pacchi regalo, sulla destra intravediamo i rami di un albero di Natale, per il resto si vede una libreria, qualche quadro alle pareti e niente più.

Che questo Natale 2020 sia diverso da tutti gli altri lo capiamo subito guardando la copertina di questo numero, opera di Alice Marchi, giovanissima e talentuosa artista e fumettista di Milano.la-copertina-dartista-novembre-2020-hd

Ad una prima occhiata, infatti, l’opera ci trasmette una sensazione di strisciante ansia, una certa crescente inquietudine e il presentimento di un’insostenibile solitudine. A confermare questo mix di emozioni collabora anche la postura e l’espressione della ragazza sul divano: è rannicchiata su sé stessa, come abbiamo già detto, e il suo sguardo, orbo, perché metà viso è coperto da una ciocca di capelli, ci rivela l’unico occhio con il trucco leggermente sbavato, sicuramente ha pianto e le lacrime, adesso, hanno lasciato il posto all’angoscia, che ghermisce sia lei che noi che osserviamo quest’opera.

Dovremmo concludere che l’opera di questo mese conferma tutte quelle sensazioni che dal marzo scorso il Covid-19 ha lasciato nei nostri animi, paura, spaesamento, ansia e incertezza sul futuro???
Possibile che l’arte non ci dia un qualche conforto, non ci soccorra in questa che è una delle ore più buie della nostra storia???

Copertina di Underwater, il fumetto d’esordio, pubblicato da ALT! comics.
Copertina di Underwater, il fumetto d’esordio, pubblicato da ALT! comics.

Sono sicuro che né io né i lettori, che seguono da quasi 7 anni questa rubrica, possiamo credere a questo, ed in effetti quello che davvero salta all’occhio nella copertina di questo numero, quello che davvero “domina” la composizione è quell’incredibile, tagliente e tenace raggio di luce, che ottunde la nostra percezione dello sfondo, della scena, e rapisce ogni nostra attenzione.

Scopri il nuovo numero: Il Natale che verrà 

Che natale sarà? Difficile dirlo o anche solo immaginarlo. Per tanti sarà un Natale senza un parente o un amico, per altri un Natale segnato dall’incertezza economica e la paura del futuro, per tutti (crediamo) sarà un Natale dove riscoprire un contatto intimo con se stessi e con gli altri.

La luce divide l’immagine a metà: parte dal soffitto, taglia il fiocco su di una ghirlanda natalizia e il buio profondo che emerge da una porta alle spalle della ragazza e prosegue illuminando, è proprio il caso di dirlo, i pacchi regalo disposti sul tavolo. È una luce viva, vibrante, quasi reale, che ricorda le grandi opere fiamminghe, e, ne siamo certi, rappresenta la luce del futuro, del cambiamento, della speranza. Nonostante l’atmosfera dell’opera sia cupa, come cupi sono i tempi che attraversiamo, la luce, ossia la speranza, di un nuovo giorno entra e si fa largo, prima ancora che nelle nostre case, nei nostri occhi e nei nostri cuori, e adesso non è neppure più la, direbbe il poeta Rilke, e già nel sangue.

Tavola tratta da “Fame”, due tavole a fumetti realizzate in occasione della Giornata Mondiale contro i Disturbi Alimentari.
Tavola tratta da “Fame”, due tavole a fumetti realizzate in occasione della Giornata Mondiale contro i Disturbi Alimentari.

Non so se Alice Marchi conosca o abbia mai sentito il grande cantautore Leonard Cohen, ma a me, quando ho visto la prima volta quest’opera, mi è venuta in mente, prepotentemente, una sua famosa citazione, che sono sicuro non dispiacerà neanche alla Marchi: “C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce”. Già, perché credo che la sua opera sia la rappresentazione ideale delle parole di Cohen.

Alice Marchi ci dice, anzi ci illustra (perché lei sa che un’immagine vale mille parole), che anche le nostre tenebre, quelle della pandemia, quelle del Covid-19, quelle di questo strano ed assurdo Natale, saranno squarciate e dissipate dalla luce della speranza, perché noi non ci arrenderemo e continueremo a sperare in un nuovo e radioso domani. È questo il messaggio che, credo, filtra e ci abbaglia da questa copertina, ne sono quasi certo, anche perché l’artista ha deciso di chiamare l’opera con lo stesso nome del numero: “Il Natale che verrà”, dando concretezza anche a questo titolo ed alle speranze di questa particolare uscita di novembre del nostro magazine che, credo, mai come ora abbia necessità di uno sguardo fresco e speranzoso sul futuro.

Sogni d'oro, 2020.
Sogni d’oro, 2020.

In quel raggio di luce c’è tutta la freschezza, la spontaneità ed il coraggio di una ragazza di 22 anni che, nonostante tutto, vuole continuare a sperare in un futuro migliore, un futuro che è il suo, ma anche il nostro, ma che appartiene soprattutto alla sua generazione. Una generazione, ricordiamolo, privata quest’anno di tutto, anche della scuola, della socialità, della giovinezza, ma che si ostina a credere che il domani sarà migliore, una grande lezione di speranza di cui noi più adulti avevamo un disperato bisogno.

Quindi raccogliamo questo invito e completiamo quest’opera di Alice Marchi con quell’unico elemento di cui davvero si avverte l’assenza nell’immagine di copertina, come nelle nostre vite: la famiglia, che sarà l’unica costante che deve accompagnarci nella complicata equazione di questo Natale 2020, sicuri che come novelli ed aspiranti matematici riusciremo a risolverla.

fotoAlice Marchi nasce a Milano nel 1998. Diplomata al liceo artistico, studia Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove frequenta il corso di fumetto biografico tenuto da Paolo Castaldi presso la Scuola Superiore di Arte Applicata del Castello Sforzesco. Nel 2019 illustra i racconti “Quando non conta” e “Lettere che ho scritto e bruciato” di Salvatore Vivenzio, pubblicati online, e partecipa alla rubrica di illustrazioni “Immagina lo Spazio Bianco” per l’omonimo sito. Sempre nel 2019, durante il Lucca Comics, pubblica “Underwater”, la sua prima storia a fumetti, edita da ALT! comics. Attiva sui social, pubblica online molti dei suoi lavori, principalmente disegni, illustrazioni e brevi storie a fumetti. Nel 2020 pubblica online “Blulockdown”, una breve storia a fumetti ispirata ai pensieri e alle sensazioni vissute nel periodo di quarantena. Partecipa inoltre all’esposizione Solitudini in Mostra/Arte in Quarantena presso il Tempio del Futuro Perduto di Milano, una collettiva che raccoglie opere realizzate durante il lockdown da artisti di tutta Europa.
Per contattare l’artista Alice Marchi: profilo InstagramBehance (portfolio), bluealice@outlook.it (e-mail).
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Il Natale che verrà – L’editoriale di Raffaello Castellano


Raffaello CastellanoChe Natale sarà?
Cosa ci dobbiamo aspettare da questo dicembre all’insegna, come tutto quest’anno, della pandemia da Coronavirus, dell’emergenza sanitaria, del Covid-19?
Comincio subito con il dirvi che questo sarà un Natale molto triste per me: sono legato profondamente a questa festa, anche se lo sono da laico, o meglio ateo, ma non credo che questa sia una contraddizione e voglio spiegarvi il perché.
Non penso che bisogna essere, per forza, credenti per godere appieno di questa festa, sono sempre stato affascinato, come ho già detto in altri editoriali natalizi, dal clima spirituale ed emozionale che si sperimenta in questo periodo. I negozi aperti, le vetrine piene di balocchi e luci colorate, le decorazioni e le luminarie in mezzo alla strada, la frenesia e l’ansia insieme alla gioia e all’emozione che accompagna l’acquisto dei regali per figli, parenti e/o amici, le commesse ed i commessi più gentili e disponibili, il profumo delle caldarroste e del torrone caldo alle bancarelle, l’odore di agrumi ai mercati e per le campagne, il calore, il colore e la luce degli addobbi natalizi nelle nostre case e tante altre sensazioni, più sottili e sfuggenti, ma altrettanto importanti, che respiriamo, assaporiamo e sentiamo durante il Natale non possono non scaldare il cuore anche del più scettico dei razionalisti.
Figuratevi il mio!

Ma tant’è, questo, come dicevo all’inizio di questo articolo, sarà un Natale diverso, molto diverso. Come sapete, per evitare situazioni di contagio sono stati chiusi  ristoranti ed alberghi, quindi aboliti cenoni e veglioni, i negozi rispettano rigidi orari d chiusura, i sindaci e gli assessori hanno deciso di tagliare le spese per le luminarie e le decorazioni cittadine (quei soldi adesso servono per altre e ben più importanti spese), le bancarelle per le strade sono quasi scomparse, i negozi non alimentari sono aperti solo nelle zone arancioni e gialle della nostra penisola, e, per di più, le commesse degli stessi negozi hanno pochissima voglia di sorridere, bardate come sono con mascherine, guanti e visiere; insomma, tutto quello che “faceva Natale” pare scomparso, svanito, come la prima neve al tiepido sole d’inizio inverno.

Ed allora cosa dobbiamo fare per evitare che la nostalgia lasci il testimone alla tristezza, che la voglia di festeggiare, anche se in pochi e solo in famiglia, lasci il posto allo sconforto, che la nostra voglia di emozionarci arretri fino a scomparire dinnanzi alla depressione?

Cosa dobbiamo fare affinché l’oscurità, che sembra ghermirci da ogni lato, non ci sommerga del tutto, come fare affinché il buio non vinca?

Sinceramente non lo so, questa festa è troppo importante per me e il vederla così mutilata quest’anno non riesce a farmi essere il solito ottimista, questa volta è dura, molto dura, anche per me che, come molti lettori hanno imparato, vedo sempre il bicchiere mezzo pieno e un’altra bottiglia pronta sul tavolo.

Foto di Jonathan Borba da Pexels
Foto di Jonathan Borba da Pexels

Ma se è vero che ognuno di noi può abbattersi nel suo intimo, molti altri, e penso alle mamme ed i papà, ai nonni ed alle nonne, agli zii e zie, non possono farlo, anzi NON DEVONO farlo. Perché, se è vero che il Natale ci fa tornare tutti un po’ bambini, è pur vero che i bambini veri e propri sono le prime e più inermi vittime d questo Natale 2020 all’insegna del Covid19; e non ci sono solo loro, la macchina della solidarietà, che di solito viaggia a gonfie vele durante questo periodo, è venuta un po’ a mancare, nonostante la pandemia abbia creato un nuovo esercito di poveri e bisognosi.

Ed allora, il miglior rimedio contro la depressione che monta e la tristezza che cresce credo che sia, anche quest’anno, il donarsi agli altri, l’aiutare i deboli e gli indifesi, siano essi i nostri figli o i poveri ad una mensa della Caritas. Se ci guardiamo in giro, con gli occhi aperti, le orecchie tese e il cuore pronto, troveremo sicuramente la maniera di diventare utili per qualcuno, ed è questa, io credo, la cosa più importante che dobbiamo recuperare del Natale: la voglia di regalare non qualcosa, ma noi stessi, magari il nostro lavoro o il nostro tempo, anche solo poche ore alla settimana. Ed allora vedrete che succederà qualcosa di straordinario, ne sono sicuro; donandoci agli altri, scopriremo che aiutando chi ha bisogno non solo gli faremo un grande regalo, ma anche noi, riscoprendo il vero significato e lo spirito natalizio, sentiremo meno la tristezza, lo sconforto e la depressione.

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Che natale sarà? Difficile dirlo o anche solo immaginarlo. Per tanti sarà un Natale senza un parente o un amico, per altri un Natale segnato dall’incertezza economica e la paura del futuro, per tutti (crediamo) sarà un Natale dove riscoprire un contatto intimo con se stessi e con gli altri.

Quindi niente paura, addobbate le vostre case per i vostri figli, vestitevi da Babbo Natale e portategli i doni, cucinate il più sontuoso dei cenoni, anche se solo per 6 persone, se potete rivolgetevi a qualche associazione, onlus o Caritas della vostra città e chiedete, semplicemente, come poter essere utili, vedrete che vi troveranno qualcosa da fare ed allora, allietando, come ho già detto, le giornate dei più indifesi e bisognosi, siano figli, parenti o estranei, scoprirete che il vero Natale, quello che neanche il Covid-19 può portarvi via, era già dentro di voi, nel vostro cuore ed è quella cosa, quell’unica cosa, che vi rende degli autentici esseri umani.

Buon Natale e coraggio a tutti voi.

Raffaello Castellano

 

 

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Covid-19 e videochat: i migliori programmi per sentirsi vicini, anche a Natale


Quello di quest’anno, caratterizzato dalla pandemia di COVID-19, sarà un Natale strano e diverso, in cui ci troveremo tutti un po’ più distanti, almeno dal punto di vista fisico. Tuttavia, se le norme impongono il distanziamento sociale, il consiglio per le prossime festività è quello di riscoprire la condivisione virtuale, con video aperitivi con gli amici e video chat con famiglia e parenti, per rimanere vicini anche se lontani.

Sicuramente i più giovani partiranno avvantaggiati, data la loro familiarità con smartphone e nuove tecnologie, rispetto ai nonni, ma oggi ci sono tanti programmi di videochat semplici e intuitivi per sentirsi vicini, anche a Natale.

In questo particolare momento è importante rimanere positivi e comunicare con i nostri cari online, così come guardare film e giocare in modo virtuale con amici lontani è il miglior modo per contrastare lo stato di ansia che si è venuto a creare in noi.

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Natale 2020: l’invito a restare connessi

In questo Natale 2020 l’invito è a restare connessi: secondo i dati di We Are Social contenuti dal Report Digital 2020 sono 4,54 miliardi le persone che nel mondo usano Internet per studio, lavoro e svago e tra queste ci sono 49,48 milioni di italiani, che usano trascorrono quasi 2 ore al giorno sui social media.

Foto di Olya Kobruseva da Pexels
Foto di Olya Kobruseva da Pexels

I servizi più amati nel nostro Paese sono sicuramente, come emerge dal report, Facebook, Instagram e WhatsApp a cui si sta piano piano aggiungendo anche Telegram. L’emergenza COVID-19 ha tuttavia portato alla crescente diffusione di altre applicazioni, vediamo una rapida panoramica per dire #iorestoacasa e sto bene, tra cultura online, film e svago.

WhatsApp e Telegram: i protagonisti di questo 2020

La soluzione più diffusa per inviare foto, video e messaggi di testo, ma anche per fare videochiamate senza limiti e costi è sicuramente WhatsApp, anche se sta lentamente prendendo piede Telegram, che assicura una maggiore privacy dato che i contenuti si autodistruggono dopo un certo tempo.

Skype e Facebook Messanger: le app storiche

Resistono anche le app storiche per la messaggistica istantanea ovvero Skype e Facebook Messenger, che permettono di fare videochiamate con più utenti.

Le nuove soluzioni: Viber, WeChat e Kik

Chi ha contatti all’estero o nei paesi orientali avrà sicuramente sentito parlare di Kik o WeChat che permettono di chattare, ma anche effettuare telefonate voce o videochiamate gratuite e senza limiti. Infine, funziona in modo simile anche Viber, per telefonare a pagamento a numeri fissi e mobili di tutto il mondo.

L’app più scaricata e il fenomeno del momento: Zoom

Con il COVID-19 interagire in modo virtuale e lavorare in smart working è diventato una necessità per tutti e per questo sono nati nuovi strumenti digitali. Il fenomeno del momento è sicuramente Zoom, la piattaforma di videoconferenze online più scaricata. Ad oggi sono 343.000 le persone che hanno scaricato l’app sul loro smartphone, di cui 60.000 solo negli Stati Uniti e oggi Zoom è una delle app gratuite più utilizzate per le video chat.

Il segreto del successo di Zoom sono la sua facilità di utilizzo e l’intuitività dell’interfaccia, ma anche il fatto di essere completamente gratuita sia per PC, sia per iOS e Android. La versione chiamata di gruppo permette di accedere a 100 persone e il tempo disponibile in videoconferenza è di 40 minuti, un lasso di tempo che diventa illimitato se gli utenti sono solo due.

La mia convinzione è che proprio Zoom, assieme a WhatsApp, diventerà la soluzione per la chat virtuale con amici e parenti che dominerà le feste di Natale 2020, festività in cui saremo tutti un po’ più distanti, anche se virtualmente connessi per scambiarci risate e auguri.

 

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Lettera a Gesù bambino


Ricomincia la prospettiva delle chiusure, l’Italia è a strisce, ma non quelle della nostra bandiera. Il malcontento è nell’aria, la gente sa cosa la aspetta. I social si popolano di plemiche tra “state a casa” e ogni lasciata è persa. Ecceggiano di nuovo gli eroi in corsia e chi dice che i numeri sono gonfiati.

Che Natale sarà?

Ho impresso, come tutti i genitori, le prime parole di mio figlio, quelle tanto attese: mamma, papà e… GEL. Prima di nonna, tato, bibe è comparso il termine GEL. Ognuno è figlio del proprio tempo, si dice, ma non so se mi piaccia che sul podio delle prime parole, i primi concetti, sia salito anche l’igenizzante.

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Che natale sarà? Difficile dirlo o anche solo immaginarlo. Per tanti sarà un Natale senza un parente o un amico, per altri un Natale segnato dall’incertezza economica e la paura del futuro, per tutti (crediamo) sarà un Natale dove riscoprire un contatto intimo con se stessi e con gli altri.

Ricordo chi in primavera prendeva a testate la porta di ingresso o cercava di infilarsi nelle sbarre del balcone cercando di evadere da una casa diventata troppo stretta ogni volta che un adulto uscive per fare la spesa o buttare la spazzatura.

Foto da Pixabay.
Foto da Pixabay.

Ogni tanto torna alla memoria di mio figlio quella volta in cui “la polizia ci ha sgridato tantissimo perchè eravamo tutti insieme fuori”. Mamma e papà con i bimbi all’aperto, erano considerati assembramento, e ci hanno intimato multa e denuncia. E neppure questo vorrei che rimanesse nella testa di mio figlio. Vorrei fosse certo che stare con la mamma e il papà non è una cosa illegale, tanto da essere fermati dalle forze dell’ordine. Ma non sono sicura che la sua percezione sia questa.

Così, di fronte all’incertezza del Natale che verrà torno a scrivere una lettera a una persona speciale, come si faceva quando tutti i sogni erano possibili.

“Caro Gesù bambino,
Anche quest’anno il 25 dicembre arriverai tra noi portandoci i tuoi doni. Quest’anno ti scrivo una lettera lunga e molto difficile da realizzare. Ma se non le domando a te le azioni difficili, a chi mi posso rivolgere? 
Intanto vorrei che le persone guarissero. Guarissero dall’egoismo e dalla paura che paralizza e non apre il cuore. 
Vorrei che le persone imparassero a vedere. Vorrei che vedessero l’amore che li circonda e non solo i problemi.
Vorrei che imparassero a usare la bocca per dare baci e non per sparlare e le braccia per abbracciare (lo dice la parola, più chiaro di così!) non per bastonare il prossimo. 
Vorrei arrivassero all’ultimo giorno sereni, sapendo di aver fatto tutto e di averlo fatto bene. Senza rimpianti.
Vorrei piovesse una neve speciale, che faccia nuove tutte le cose e insegni a tirare fuori qualcosa di buono anche quando si raschia il fondo. 
Te l’avevo detto, quest’anno ti scrivo una lettera molto corposa. 
Intanto fremo per preparare l’albero, dipingere gli addobbi, accendere le luci, decorare le porte e le finestre, una stalla per accoglierti. E mentre lo faccio, penso a te, con gli occhi pieni di certezze. Come i bambini che chiedono i regali e sanno già che mamma e papà non glieli negheranno.”

 

Buon Natale a tutti

 

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La filosofia smart paga?


Siamo la generazione più smart di tutti i tempi. Siamo diventati smart negli acquisti, smart a destreggiarci nel traffico, smart nei social e ora anche nel lavoro.

Ma questo Natale con meno luci, sarà davvero più felice?

Mai come quest’anno siamo martellati dalle pubblicità del black friday: Instagram è piena di promo, le newsletter sono black ovunque e i negozi sembrano aspettare queste offerte nell’ottica che ogni lasciata è persa.

Solo le piccole rivendite di quartiere resistono, ma per quanto?

Anche loro stanno diventando parte del grande mondo globalizzato, inserendosi, ad esempio, nel circuito dei punti di ritiro. Come Wish che offre l’opportunità, riducendo le spese di spedizione, di prelevare i prodotti ordinati presso i negozianti. Chi ha deciso di candidarsi come luogo di prelevamento ha ottenuto una interessante pubblicità passiva, incrementando il numero di chi conosce il punto vendita e sia mai che poi ci scappi un acquisto o un cliente in più.

Già da un po’ Amazon offriva differenti modalità per ricevere il pacco, a volte fin troppo tecnologiche per un utente occasionale. Codici da inserire, armadietti con combinazioni, punti di ritiro anche dentro gli ospedali, ancor prima di iniziare a vendere i farmaci.

Foto di Pavel Danilyuk da Pexels
Foto di Pavel Danilyuk da Pexels

Dove ci porterà tutta questa tecnologia?

Magari tra una zona arancione e un lockdown, quest’anno i regali saranno recapitati da droni rossi con la barba direttamente a casa degli amici e parenti. (Ma nessuno ci ha ancora pensato a droni a forma di slitta???)

Mentre molte professioni non possono essere svolte in remoto, altre hanno cambiato così radicalmente le abitudini da creare nuove fette di mercato e nuovi bisogni.

Barilla pensa al pranzo dello smartworker. Il prezzo dei PC è salito alle stelle, mentre al supermercato si fatica a trovare una presa multipla per tutti i device che elettrizzano la nostra casa.

Ci sono le piattaforme contro lo spreco del cibo (ad esempio ToGoodToGo) che offrono visibilità e aiutano sia il commerciante ad avere un ritorno anche sulle rimanenze e ai fruitori ad avere prodotti a prezzi scontati.

Le app per il food delivery sono intasate e i negozi che non hanno saputo evolversi soffrono la mancanza dei clienti. Che fare? Migrare all’e-commerce. Dall’aperitivo, ai vestiti, passando per il noleggio di attrezzature da giardino quando le giacenze sono troppo alte.

Addio ai tacchi e W i calzini antiscivolo, basta con il cibo spazzatura e sì agli spuntini nutrienti, stop alle code nel traffico, sì alle sneakers delle 18. Così anche l’abbigliamento si rinnova. Il dress code degli uffici diventa house dress seguito anche dalle grandi firme.

Mentre diventiamo tutti più self confident con la rete, torniamo ad apprezzare le chiacchiere nelle botteghe del vicinato e non disdegnamo la consegna a casa, dopo aver fatto acquisti nei negozi di prossimità.

Foto di Taryn Elliott da Pexels
Foto di Taryn Elliott da Pexels

Dopo aver imparato ad essere multitasking, anche l’arredamento diventa polifunzionale: un tavolo si trasforma in un desk dell’ufficio, in una sala riunioni con lo sfondo caraibico (o piatti da lavare e asse da stiro, dipende dai casi), nel bancone di un bar per l’aperitivo in chat con gli amici e all’occorrenza anche un supporto dove appoggiare i piatti della cena, se non li consumiamo sul divano in una maratona di serie tv.

Ma una casa smart e l’home work, quanto costano?
Selectra ha valutato i consumi elettrici mensili per il lavoro in remoto stimandoli in circa 2 euro per il solo utilizzo di PC e modem. Senza contare tutti gli altri dispositivi sempre ON, dal riscaldamento o raffreddamento (circa 200 euro in più a semestre), al microonde, alle luci, ai nuovi smart coinquilini come Alexa e Google Assistant. Quello che invece è cambiato è la quantità di emissioni di CO2, circa il 30% in più per famiglia rispetto allo stesso periodo del 2019, a fronte di un indubbio risparmio sui trasporti e le aziende (Fonte Il Sole 24 ore – Quanto pesa lo Smartworking sulle bollette?).

La casa assume un nuovo significati. Ogni riunione, ogni call, ogni contatto da remoto diventa un’occasione per far entrare degli estranei in uno spazio personale, fatto di disordine, di addobbi di Natale, di oggetti che parlano di noi. Per chi ha cercato di affrontare questo isolamento, fino a rinchiudersi in uno spazio (sindrome della capanna) diventa il luogo sicuro per non affrontare ciò che c’è all’esterno e l’ansia di tornare a quella normalità che spaventa. Per altri diviene occasione di business con le web series che inneggiano a una quotidianità da esaltare (Facchinetti, Katia Follesa, Ferragnez).

E per chi non può esmimersi dall’essere presente al lavoro?

Incontrerà meno traffico, meno ore di punta, niente file nei bar per il pranzo, meno persone disinteressate nei negozi, che non sanno come occupare il tempo o vogliono solo fare un giro.

E, speriamo, più reponsabilità.

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Gli imperdibili: i 5 film di Natale che dovete assolutamente vedere


Come molti sanno il Natale è il periodo più importante per l’industria cinematografica: tutta la filiera è in fermento, dai produttori ai distributori, dagli esercenti fino agli spettatori finali.

Infatti le uscite e le anteprime più importanti, sia italiane che mondiali, vengono programmate proprio in questo magico periodo.

Anche i network televisivi ripropongono grandi classici e prime visioni a tema natalizio da metà novembre ai primi di gennaio; i dati di ascolto infatti hanno un’impennata proprio in questo periodo, in virtù del fatto che il freddo e la voglia di riunirsi con la famiglia e/o gli amici per serate di gioco e cene porta molta gente a rimanere a casa, dove i televisori rimangono sempre accesi.

Negli anni molte pellicole sono diventate degli autentici tormentoni natalizi, e risulta alquanto difficile stilare una lista dei migliori 5 film da vedere assolutamente, nondimeno vogliamo provarci lo stesso, spaziando fra quelli che a noi di Smart Marketing sono rimasti nel cuore e cercando di prendere in considerazione quanti più generi possibili, nonostante sia la commedia a farla da padrona.

Cominciamo allora!

1°) Una poltrona per due (di John Landis, USA, 1983)

Per chi ha tra i trenta è i quarantacinque anni è senza dubbio questo il film natalizio più famoso e atteso di sempre. Il film narra le vicende di due personaggi agli antipodi nell’America reaganiana, il ricco agente di borsa Louis Winthorpe III, dai modi altezzosi, e Billie Ray Valentine, un senzatetto, imbroglione ed insolente, che a seguito di una scommessa dei fratelli Mortimer e Randolph Duke (datori di lavoro di Winthorpe) si vedranno scambiate le loro vite con risvolti, come si può intuire, davvero esilaranti. Nei ruoli dei due protagonisti troviamo i due brillanti attori Dan Aykroyd (Louis Winthorpe III) e Eddie Murphy (Billie Ray Valentine) perfettamente calati nelle parti e in piena sintonia.

In principio i due protagonisti dovevano essere rispettivamente Gene Wilder e Richard Pryor, con quest’ultimo che dovette rifiutare per un serio incidente. Fu allora che gli sceneggiatori e il regista presero in considerazione l’astro nascente Eddie Murphy che, ottenuta la parte, fece pressione affinché il ruolo di Winthorpe fosse dato ad un altro attore per non essere considerato il rimpiazzo di Pryor, in quel sodalizio artistico che si andava consolidando fra la coppia Wilder-Pryor. Si ride molto, ma il film è in controluce una critica abbastanza caustica, per non dire feroce, all’America degli yuppies, arrivista, cinica e spietata sotto la presidenza di Ronald Reagan.

Il film è diventato un classico natalizio soprattutto in Italia, complice sia l’ambientazione della pellicola stessa, sia soprattutto a causa della consuetudine di inserire il film nei palinsesti delle feste natalizie fin dal 1989. Dal 1997 “Una poltrona per due”, viene trasmesso regolarmente su Italia1 la sera della vigilia. Se volete sapere altre curiosità qui trovate la nostra recensione.

2) The Family Man (di Brett Ratner, USA, 2000)

Il film racconta le vicende di Jack Campbell, uno squalo di Wall Street che vive in un attico a New York, frequenta bellissime modelle e guida una Ferrari. Il giorno di Natale, dopo aver sventato una sorta di rapina in un negozio di alimentari la sera della vigilia, a Jack viene offerta la possibilità di vedere cosa sarebbe stata la sua vita se, 13 anni prima, invece di andare a studiare economia a Londra fosse rimasto con la sua fidanzata Kate Reynolds. Il 25 dicembre, in effetti, Jack Campbell si risveglia nel letto, in una casa della periferia nel New Jersey, con affianco la moglie Kate e due figli. Jack scoprirà che il suo gesto altruistico della vigilia gli ha permesso di dare un’occhiatina a come sarebbe stata la sua vita se non avesse sacrificato tutto per il successo ed il potere.

Il film da una parte rilegge e riscrive il classico “Canto di Natale” di Charles Dickens e dall’altra si ispira per atmosfere e tematica di fondo al superclassico “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, che dal 1946 è il vero capostipite dei tormentoni di Natale. Perfetti i due attori protagonisti, con un Nicolas Cage che interpreta un Jack Campbell prima cinico e poi stralunato e un po’ goffo e la splendida Téa Leoni che interpreta una Kate Reynolds forte ed appassionata.

Sì, il film è una favola un po’ melensa e buonista, ma in realtà parla di seconde occasioni e dei bivi che incontriamo sul percorso delle nostre vite. Seconde occasioni e strade che non sempre cogliamo e percorriamo, e allora ben venga un film come questo, che a Natale ci ricorda che una famiglia è meglio di una Ferrari e che l’amore è l’unico traguardo a cui dovremmo ambire. Se volete sapere altre curiosità qui trovate la nostra recensione.

3) La Vita è meravigliosa (di Frank Capra, USA, 1946)

Lo abbiamo appena citato, ed eccolo qui il più classico fra i classici di Natale: La Vita è meravigliosa racconta di George Bailey, un uomo generoso ed altruista, che per aiutare gli altri, famigliari, amici e comunità, ha rinunciato ai suoi sogni e che la sera della vigilia di Natale, in previsione del fallimento della sua piccola società per debiti non onorati, decide di farla finita gettandosi da un ponte. Nevica copiosamente, fa molto freddo e George è ubriaco e disperato, ma proprio mentre si sta per gettare nel fiume un uomo, un certo Clarence, si butta in acqua prima di lui, costringendo il nostro protagonista a gettarsi a sua volta per salvarlo. Una volta scampato il pericolo si scoprirà che Clarence è un angelo custode di 2° classe (ancora senza ali) che è stato inviato sulla terra per impedire a George di suicidarsi e mostragli che cosa sarebbe stata la vita delle persone a lui care se lui non fosse mai esistito.

Insomma, Clarence offre a George una sbirciatina in un mondo alternativo, dove il nostro protagonista scopre come le sue innumerevoli buone azioni e i suoi sacrifici per gli altri hanno plasmato la vita delle persone a lui care, rendendole esseri umani migliori. Insomma, si rende conto di come tutti e tutto siano collegati ed interdipendenti e quanto la sua vita sia stata significativa.

Il film è diretto da uno dei massimi registi della Hollywood dei tempi d’oro, Frank Capra, che con i suoi film ispiratori ha plasmato, più di qualunque altro regista, quell’american way of life fatto di ottimismo, fiducia, speranza e voglia di riscatto, in un periodo fra gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso in cui l’America cercava di riprendersi dalla grande depressione. I protagonisti sono una delle coppie d’oro del cinema classico, James Stewart (nei panni di George Bailey) e Donna Reed (nei panni di Mary Hatch Bailey), con l’angelo di seconda classe Clarence interpretato da un Henry Travers, neanche a dirlo, in stato di grazia.

Il film riceverà 5 candidature agli Oscar e il suo impatto culturale sarà immenso. Due esempi fra i tanti possibili: l’Enciclopedia Britannica ha inserito questo film fra i sinonimi della parola Natale; nel 1987 un giudice della Florida ordinò la visione del film, come parte della pena, ad un imputato che aveva ucciso la moglie gravemente malata e aveva tentato poi il suicidio. Un film da vedere e rivedere, che pone al centro del suo sguardo la sacralità dell’individuo.

4) Babbo bastardo (di Terry Zwigoff, USA-Germania, 2003)

Qui siamo di fronte ad un film sul Natale sui generis e politicamente scorretto. La pellicola narra della coppia di ladri specializzati nel derubare centri commerciali il giorno di Natale, facendosi assumere come Babbo Natale ed elfo. Marcus (l’attore Tony Cox) è affetto da nanismo ed è il basista della squadra e naturalmente l’elfo; Willie (uno straordinario Billy Bob Thornton) invece interpreta un Babbo Natale con gravi problemi di alcolismo.

Decisi a svaligiare l’ennesimo centro commerciale, i due balordi, fattisi assumere, cominciano a studiare planimetrie, orari e abitudini degli altri impiegati. Le cose prendono una piega diversa quando un giorno, fra i bambini venuti ad incontrare Babbo Natale, arriva Thurman Merman (l’attore Brett Kelly), ingenuo, credulone e con problemi di obesità, che instaurerà con Babbo Natale (credendolo vero) un rapporto che piano piano diverrà autentico e trasformerà, in meglio, entrambi i protagonisti. Il film dapprima prende in giro il buonismo tipicamente natalizio, ma poi mette in scena la trasformazione, anzi l’evoluzione dei due protagonisti, che imparano ad affrontare le sfide della vita o i propri demoni interiori attraverso una vera amicizia.

All’inizio il ruolo di Babbo Natale doveva essere affidato a Bill Murray, che non poté accettare perché aveva firmato il contratto per Lost in Translation. Il ruolo da protagonista fu poi offerto a Jack Nicholson che, benché interessato, dovette rifiutare sempre per problemi di lavoro. Billy Bob Thornton regalerà al personaggio un carattere cinico, disincantato e perfido al punto giusto, che farà la fortuna del film e darà una decisa impennata alla sua carriera. Il lungometraggio merita una visione proprio in virtù della sua originalità, una commedia nera che rappresenta quasi un unicum nel settore delle pellicole natalizie: si ride tanto e si riflette abbastanza, cosa volere di più da un film?

5) Nightmare Before Christmas (di Henry Selick e Tim Burton, USA, 1993)

Anche qui siamo di fronte ad un grande classico. Questo film di animazione in stop motion è nato dalla mente geniale di Tim Burton quando ancora lavorava come animatore per la Disney. Burton disse che l’idea per il soggetto gli venne un giorno, quando vide un negoziante, all’approssimarsi delle festività natalizie, che rimuoveva le decorazioni di Halloween per fare spazio a quelle di Natale. Fu in quel momento che prese forma il soggetto di un film che combinasse entrambe le festività. All’inizio la storia divenne una poesia illustrata che l’autore propose alla Disney, che la rifiutò a causa dei temi e dei toni decisamente dark che non si ritennero adatti ad un pubblico di bambini. Dopo il successo di pellicole come Edward mani di forbice (1990) e Batman – Il ritorno (1992), Burton rimise mani al progetto di Nightmare Before Christmas, affidando la regia al suo amico e socio Henry Selick, che girò il film con l’intento di realizzare un classico di Natale.

La storia narrata è quella del paese immaginario di Halloween, dove risiedono tutti i mostri della festività. Questo paese è governato dal re delle zucche, Jack Skeletron, uno scheletro alto due metri con la testa a forma di zucca trapuntata, il cui compito principale è organizzare ogni anno la festa di Halloween. Negli ultimi tempi però Jack è stanco ed annoiato di organizzare sempre la stessa festa e di seguire lo stesso copione ed un giorno si imbatte per caso in un portale che lo trasporta in un altro mondo, il nostro, dove vede gli esseri umani intenti ai preparativi per le feste di Natale. Jack rimane folgorato dal clima e dallo spirito natalizio e, tornato nel suo mondo, decide di organizzare insieme a tutti i suoi abitanti la prima festa di Natale nel paese di Halloween. Ovviamente i risultati saranno comici e del tutto imprevedibili.

Il film fu un ottimo successo di botteghino sia nel mercato statunitense che nel resto del mondo e, da allora, è diventato un classico dei palinsesti natalizi, registrando sempre ottimi indici d’ascolto ad ogni passaggio televisivo. Il film merita di essere visto perché miscela grottesco e poesia, toni dark e buoni sentimenti, in perfetto stile burtoniano.slider-articolo-hd

Questi 5 sono secondo noi i film natalizi che dovete assolutamente vedere: certo nella lista mancano tanti altri classici del Natale, ma, si sa, ogni lista è, per forza di cose, una sintesi e qualche volta rimangono fuori grandi capolavori.

Noi di Smart Marketing vi abbiamo proposto un elenco che contiene: l’immancabile tormentone (Una poltrona per due); la storia natalizia che mette in scena il dualismo avere o essere (The Family Man); il classico di Natale per antonomasia (La vita è meravigliosa); la storia più politicamente scorretta e sui generis sul Natale (Babbo bastardo); uno dei più originali e magici film di animazione a tema natalizio (Nightmare Before Christmas).

E voi? Quale è la vostra top 5? Quale è il film di Natale che vi ha fatto sognare, tornare bambini e divertito? Fatecelo sapere.




Natale sui social: come fare la campagna perfetta


Ormai nelle case e per le strade si respira già aria di Natale e nei supermercati cominciano ad apparire i primi panettoni. Bello vero, ma cosa ne pensano i social media manager che si trovano a ottimizzare le campagne natalizie e vorrebbero, almeno per una volta, trascorrere il Natale senza troppo stress? Soprattutto, quali sono i segreti per la campagna social di successo? Vediamolo assieme in questo articolo.

Aziende, brand e periodo di Natale

Natale, oggi più che mai, è un periodo propizio per l’acquisizione di nuovi clienti dato che sui social media ed in particolare su Facebook l’attività si intensifica sia in termini di contenuti caricati sulla piattaforma, sia in termini di interazioni.

Il Natale, quindi, è il periodo più social che mai ed il miglior momento per fare proposte, sconti, offerte anche se il consumatore di oggi è sempre più esigente. Ecco perché, soprattutto durante le feste, brand ed aziende devono sapersi presentare con una veste nuova e mai banale.

Ad esempio, se l’obiettivo è quello di differenziarvi ma non sapete davvero come fare, il consiglio che voglio dare ad aziende e brand è quello di essere se stessi, dato che semplicità ed autenticità vincono sempre, anche e soprattutto sui social. Mostrare i vostri volti in un video di auguri, fate vedere l’ufficio addobbato e scegliete post coinvolgenti. Il risultato è assicurato!

Creare desideri nei follower

Non aspettate che i fan e i follower abbiano bisogno del vostro prodotto o servizio, ma siate voi stessi a dare suggerimenti, aggiornamenti e idee per il Natale 2019, dato che molti di loro usano i social media proprio per trovare il regalo perfetto. La risposta, in questo caso dovrete essere voi e in particolare la campagna social di successo punterà ai migliori destinatari per i vostri prodotti.

Potrete, ad esempio, amplificare post tematici dal vostro blog sui social media con i consigli per i regali e le spese natalizie e puntare su infografiche e Stories per aumentare il coinvolgimento e le interazioni online, magari aggiungendo un link al sito o alla landing page.

Foto di ijmaki da Pixabay
Foto di ijmaki da Pixabay

Via libera alla creatività (in fondo è Natale)

Sicuramente nel periodo natalizio il lavoro per il Social Media Manager è veramente tanto, ma non per questo meno piacevole. Appaiono, infatti, contenuti e attività a forte engagement come contest, hashtag tematici, calendari dell’avvento online e tanto altro.

Ma soprattutto il vero protagonista del Natale sui social media sono le immagini ad alto impatto emotivo. Un dato confermato anche dalle statistiche per cui l’80% degli italiani condivide maggiormente fotografie proprio durante il periodo natalizio.

I soggetti più apprezzati? Sicuramente un grande classico è l’albero di Natale, seguito dai piatti tipici delle feste e saper usare sapientemente belle immagini a tema natalizio vi permetterà di attrarre l’attenzione dei follower e, magari, portarli a visitare il vostro sito o la landing page con l’offerta speciale per questo Natale 2019.

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Storytelling, promozioni, visual natalizio, campagne sponsorizzate ad hoc, infografiche con la declinazione dei prodotti e servizi in tema Natale 2019, video di prodotto e istituzionali… le idee e gli spunti per chi fa social media marketing in questo periodo dell’anno sono veramente tantissimi e molti consigli vengono soprattutto dalle case studies dei grandi brand.

In conclusione, festeggiare il Natale da social media manager significa proporre qualcosa di importante ed originale, ma soprattutto regalare agli utenti un premio, un’offerta o un’emozione per quello che è il periodo più magico dell’anno.

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Grinch è trendy? Il Natale degli anti-Natale


Anche quest’anno mi hanno fatto notare che iniziare ad addobbare casa a metà novembre con delle luminarie da stadio sia uno spreco di energia.

Ma il Natale “consumistico” sarà davvero così peggiore?

Come in tutte le ricorrenze il DIY (do it yourself) va per la maggiore. Si apprezzano sempre di più i materiale di riciclo, i centrotavola con le pigne, gli addobbi con le foglie del bosco. Poi però si finisce per comprare il necessario su Amazon perchè le pigne “da campo” sono troppo imperfette e le foglie degli alberi troppo gialle e umide. Così anche il riciclo diventa business.

L’altro grande cavallo di battaglia del consumismo sono i regali, da fare per forza.

Non so quante persone ricevano doni tutto il tempo dell’anno, ma di solito servono le feste per far pensare a qualcuno ad un presente. E se non ci fossero queste occasioni, non si darebbe tutto per scontato?
Nessuno di noi ormai ha più davvero “bisogno” di qualcosa, quindi come è possibile fare a meno di questi 10 miliardi di introiti, milione più milione meno (Dati Codacons) che amplificano i consumi e aiutano a pagare la tredicesima di così tante persone?

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Aggiungo poi che il nostro Smart Marketing è uno dei pochi magazine che non ha una sezione dedicata alla “Dieta dopo le feste” che è diventata un must di gennaio. Amazon annovera oltre 40.000 libri dedicati mentre IBS supera i 5.000. L’Associazione Italiana Distrurbi dell’Alimentazione e del Peso valuta il business del dimagrimento pari a 55 miliardi di dollari a livello mondiale.

Se poi aggiungiamo gli abiti per le feste, gli introiti per i locali, pranzi e cenoni, che mondo sarebbe senza il Natale? Ora anche il maglione trash è diventato motivo di orgoglio durante le cene aziendali con tutte le campagne marketing dei produttori.
Accendere la TV e vedere tutti questi spot innevati e tintinnosi mette di buon umore. A volte il problema, lo ammetto, è quando inizia il film. Sempre quello, sempre quelli, con i soliti protagonisti usciti dagli Anni ’80-’90.

Ma la vera festa è quella che parte dal cuore, non dall’esteriorità, ribattono in molti.

Quindi sì, alla beneficenza. Ma senza scomodarmi troppo. Uno dei punti che spesso si leggono sui siti no profit è la detraibilità fiscale delle donazioni. Insomma, scelgo il bene per gli altri che fa bene anche a me. E poi, c’è sempre il bilancio sociale e la web reputation.

Il Natale poi è diventato la festa del politically correct.

Augurare Buon Natale, con un chiaro riferimento religioso, sembra demodè se non addirittura offensivo per le altre culture. Sarà, ma a me sembra che a tutti piaccia stare a casa dal lavoro per le “Vacanze di Natale”.

E dove li mettiamo tutti i buoni propositi per l’anno nuovo?

Certo, non possiamo rispettarli tutti! Altrimenti in questi millenni di storia avremmo imparato a rispettarci e non farci più la guerra.

Quindi, sapete che vi dico, anche quest’anno accendo le mie luminarie da stadio, ma con l’energia che proviene da fonti rinnovabili, costruisco le casette del Presepe con le scatole delle scarpe, accendo a tutto volume le canzoni del Natale e aspetto che Gesù Bambino porti i doni. E spero che questo basti a scaldare il cuore a tanti (finti) Grinch.

 

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5 buoni motivi per guardare "Un giorno di pioggia a New York"


Nelle sale l’ultima poesia su grande schermo firmata Woody Allen: “Un giorno di pioggia a New York” 

La location? New York. I punti di forza? La bellezza, la musica e tanta ironia.
Questo è “A rainy day in New York” (Un giorno di pioggia a New York): la storia di due ragazzi che tanto hanno ancora da capire del loro amore e dei loro sogni e forse li aiuterà proprio la splendida New York.

L’abbiamo visto e abbiamo trovato 5 buoni motivi per cui dovreste farlo anche voi.

1) LOCATION (voto 10):

Scenografia, parte integrante, ma azzardiamo anche coprotagonista del film, è sicuramente New York, come è già capitato in passato per altri film del regista americano, come “Anything else”, “Misterioso omicidio a Manhattan”, ecc. Le location spaziano dai bellissimi parchi della città (uno su tutti Central Park), alle grandi strade con grattacieli imponenti, fino ad arrivare ad ambienti interni altrettanto suggestivi, come il Museum of Modern Art, il Metropolitan Museum, i lussuosi alberghi e gli immensi loft dal design ricercato.

2) COLONNA SONORA (voto 9):

La musica ci accompagna sempre nelle scene del film ed è sempre elegante, delicata e coinvolgente. E’ composta da numerosi brani jazz ed insieme al sottofondo del rumore della pioggia è la protagonista, tanto nelle scene più divertenti, quanto in quelle più poetiche. Un momento emblematico è sicuramente l’esecuzione al piano dell’attore Timothée Chalamet, che prese lezioni di piano già per il film “Chiamami col tuo nome”, dal compositore e pianista Roberto Solci, dando vita, tanto in quel film quanto in questo, ad un momento particolarmente emozionante.

3) ATTORE PROTAGONISTA (voto 8):

Le due colonne portanti che tengono in piedi questo film sono sicuramente i due attori protagonisti, giovani e belli, ma soprattutto, espressivi e coinvolgenti. Il lui della coppia è Timothée Chalamet, attore dal volto estremamente delicato ed espressivo, ampiamente apprezzato nel film di Luca Guadagnino “Chiamami col tuo nome”, qui interpreta Gatsby Welles, un ragazzo di buonissima e ricchissima famiglia, che cerca sempre con le sue scelte di discostarsi da quelle che sono le volontà dei suoi genitori. Gatsby (chiaro riferimento al protagonista del romanzo “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald) ama moltissimo la sua ragazza, la pioggia, New York e tutto quello che lo fa sentire nel passato, probabilmente colpito anche lui dalla sindrome dell’epoca d’oro, come Gil del film “Midnight in Paris”.

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4) ATTRICE PROTAGONISTA (voto 8):

La lei della coppia è Elle Fanning, la biondissima protagonista di “Somewhere” di Sofia Coppola, che in questo film è Ashleigh Enright, un’ambiziosa ragazza che scrive per il giornale dell’università e ottiene un’intervista con un regista che ama molto. La sua fisicità, i suoi occhi luminosi ed il suo sorriso frizzante e disincantato, sono il punto di forza della sua interpretazione; molto diversa dal suo solitario e introspettivo fidanzato, lei ha molta voglia di conoscere il mondo e di raggiungere i suoi obiettivi e il punto di partenza della storia è proprio questa importante intervista che la porta a New York, luogo in cui partiranno una serie di eventi che sconvolgeranno il suo legame con Gatsby.

5) IRONIA (voto 10):

L’ironia che scorre per tutto il film è sicuramente la carta vincente di quest’ultima opera di Woody Allen e caratteristica indiscussa della sua cifra stilistica. Il regista si cimenta anche qui nel raccontare storie romantiche, ma senza mai perdere l’aggancio con quella che è la realtà, utilizzando proprio l’immancabile ironia. Tramite le espressioni dei protagonisti, i tempi che adottano nell’interpretazione e il copione brillante, si racconta il legame tra due ragazzi, scoprendo quelle che in realtà sono le problematiche di tutte le relazioni. Si spazia dalla differenza di carattere e di gusti, all’avere sogni diversi ed utilizzare mezzi differenti per realizzarli; l’ironia, quindi, dà vita a momenti leggeri e divertenti, nati proprio dal modo diverso che hanno i due protagonisti di affrontare questa particolare giornata di pioggia a New York.

Sono sicura che dopo averlo visto, troverete altri buoni motivi per consigliare questa commedia romantica…nel frattempo non dimenticate di fare i regali di Natale, ma soprattutto di continuare ad andare al cinema.

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Tutti i ponti e le vacanze in calendario del 2019


Sei appena tornato dalle vacanze di Natale e già hai voglia di staccare la spina o di goderti un po’ di tempo libero?
Non allarmarti, è una sensazione normalissima.

Anzi, per non farti trovare impreparato, è proprio questo il momento migliore per pianificare le vacanze del 2019. Poco importa, che siano vacanze lunghe o solo piccoli ponti da sfruttare per qualche gita fuori porta, questo è il momento di programmare il tuo 2019 all’insegna delle vacanze e dei ponti. Perché lavorare è importante, ma lo è anche sapersi ritagliare del tempo per sé e per i propri cari.

E allora andiamo subito a vedere cosa ci riserva il 2019 in termini di ponti e di vacanze.

Il 1° gennaio 2019 – Capodanno – ci sorride: cade di martedì. Mentre l’Epifania non è così benevola, cade domenica.

Dopo queste prime feste, passiamo poi direttamente a Pasqua.
La Pasqua, in questo 2019, verrà domenica 21 aprile 2019, seguita ovviamente a ruota, il 22 aprile 2019, dal lunedì dell’Angelo (o Pasquetta che dir si voglia).

Poca roba direte voi.

Sì, se dimentichiamo due festività che, almeno all’apparenza, potrebbero rappresentare solo dei piccoli ponti: giovedì 25 Aprile 2019 – Il giorno della Liberazione – e mercoledì 1 Maggio 2019 – la Festa dei Lavoratori -.
Bene, se ai giorni di Pasqua aggiungiamo questi due ponti, con soli 5 giorni di ferie riusciamo a farci ben 12 giorni di vacanza: dal 20 aprile 2019 al 1° maggio 2019.

Dopo questa scorpacciata di ponti, arriviamo alla Festa della Repubblica. Purtroppo, come è capitato per il 2018 (era un sabato), questo ponte non ci sorride. Infatti, il 2 giugno 2019 cade di domenica.

Passiamo quindi all’estate, la stagione delle vacanze per antonomasia.

Questa stagione ci riserva solo un ponte, ossia il Ferragosto che quest’anno cade il giovedì 15 agosto. Quindi, per noi, significa un giorno di ferie rosicchiato.

Passata l’estate, ci imbattiamo nel ponte di Ognissanti che quest’anno cade di venerdì 1° novembre.
“Direi bene, ma non benissimo” se invece pensiamo che il ponte dell’Immacolata, l’8 dicembre 2019, cade ahinoi di domenica.

Arriviamo quindi in scioltezza alle feste ed ai ponti di Natale 2019.

Come è stato per il 2018, anche il 2019 ci sorride regalandoci, è il caso di dirlo, delle belle soddisfazioni.
Natale e Santo Stefano 2019, ossia 25 e 26 dicembre, cadono rispettivamente di mercoledì e giovedì.

Le feste di Natale sono da sempre un tutt’uno con quelle di fine anno. E quindi andiamo a vedere se l’ultimo ponte del 2019 (anche se in realtà saremo già al 2020) ci sorride o meno. Possiamo essere sereni: Capodanno 2020, viene di mercoledì.

Pertanto, se conteggiamo le feste di Natale come un unico grande ponte (dal 21 dicembre 2019 al 1° gennaio 2020), possiamo arrivare a fare 12 giorni di vacanza impiegando 5 giorni di ferie.

Insomma, non male come fine anno.

Come ogni anno, mi riservo di fare una grossa avvertenza.

Non dimentichiamoci di controllare sul calendario quando cade la festività del vostro Santo Patrono. Magari ora non ci pensate, ma delle volte ci restituisce delle grandi soddisfazioni. Di certo non lo farà per i milanesi doc o d’adozione come il sottoscritto. Ho già controllato per tutti noi: Sant’Ambrogio purtroppo nel 2019 cade di sabato 7 dicembre.

È il caso di dirlo: #maiunagioia!




I film italiani in sala nel Natale 2018: commedie, film d’azione e graditi ritorni


Come da tradizione, il periodo di Natale, quello che cinematograficamente va dal 15 novembre al 15 gennaio, è il periodo in cui escono in sala i film potenzialmente di maggior incasso: una vera boccata di ossigeno sia per gli esercenti che per i produttori cinematografici. Storicamente questi 60 giorni sono i più prolifici in termini di presenze a meno di qualche exploit particolare di singoli e specifici film in altri periodi dell’anno. Un Natale che sarà dominato dagli innumerevoli film hollywoodiani, citiamo su tutti “Il ritorno di Mary Poppins”, una rivisitazione dell’originale film della supertata, con Emily Blunt e Meryl Streep. Ma anche il nostro cinema ha un po’ di frecce al suo arco, con gustose commedie, film d’azione e anche alcuni graditi ritorni.

Quest’anno ad aprire la sfida natalizia ci ha pensato il redivivo Leonardo Pieraccioni, che dopo tre anni dalla sua ultima fatica (il mediocre Il professor Cenerentolo), torna in sala con un film, Se son rose…”, che lo riporta quasi alla felice vervè di un tempo. Se son rose… è un film azzeccato, poetico e inusualmente anche un po’ amaro, un punto di nuovo inizio nella carriera pluriventennale dell’attore toscano. Non più giovane, scanzonato donnaiolo, un po’ bambino; ma cinquantenne che si trova a fare i conti con il proprio passato e in fondo anche con il proprio presente. Leonardo è un uomo di mezz’età ostinatamente single che fa il giornalista di successo sul web occupandosi di alte tecnologie e ha una figlia di 15 anni, Yolanda, lascito di un matrimonio naufragato. Yolanda è stanca di vedere il padre nutrirsi di involtini primavera surgelati e crogiolarsi nel suo infantilismo regressivo, e pensa che la chiave di volta possa essere una relazione stabile. Per metterlo di fronte ai suoi innumerevoli fallimenti in materia sentimentale Yolanda decide di mandare a tutte le ex di Leonardo un sms che dice: “Sono cambiato. Riproviamoci!”. E le sue ex rispondono, ognuna secondo la propria modalità. Come premessa comica è curiosa, e ha il potenziale per una di quelle farse alla francese cui il cinema d’oltralpe ci ha abituati negli ultimi anni; eppure Pieraccioni sceglie la strada malinconica unita alla crescita interiore di un personaggio, che forse alla fine sceglie l’amore, quello nuovo, perché tornare indietro “è soltanto una minestra riscaldata”. Tra i punti di forza del film, oltre ad una serie di belle e brave attrici (Claudia Pandolfi, Micaela Andreozzi, Gabriella Pession), la ritrovata vervè vernacolare di Pieraccioni, vero punto di forza del comico. E apre a quella vena malinconica che, in un paio di occasioni (l’incontro con la fidanzatina del liceo, il dialogo finale con l’ex moglie), lascia intravedere qualche sprazzo di autenticità autobiografica e un principio di vera autocritica. La domanda centrale della storia, ovvero “Quando e perché finiscono gli amori?”, nasconde uno strazio sincero, soprattutto nei confronti di un’unione matrimoniale terminata nonostante una figlia molto amata. Considerato che il suo nume tutelare dichiarato è Monicelli, Pieraccioni fa bene ad esplorare il lato amaro del proprio personaggio, smarcandosi dalla melassa, tipica del suo cinema. Se son rose è la riflessione di un Peter Pan sulle proprie responsabilità nei fallimenti sentimentali collezionati nel tempo, ma anche sulla fragilità strutturale di una generazione maschile autocompiaciuta e programmaticamente immatura. Con un po’ di coraggio in più Pieraccioni potrebbe uscire dalla dimensione fintamente fanciullesca ed entrare con successo in quella cinico-romantica alla Bill Murray, versione toscana. La strada è tracciata, e non solo la critica, ma anche il pubblico, dopo anni di mugugni, ha dimostrato gradire questa deriva malinconica e amara del “nuovo” e cinquantenne Pieraccioni, che piaccia o no, uno dei mostri cinematografici italiani più importanti degli ultimi trent’anni.

E in tema di ritorni, questo sembra un Natale cinematografico vecchio stile, come se si tornasse indietro di 13 anni diciamo, a quel 2005 quando la sfida cinematografica natalizia era tra Ti amo in tutte le lingue del mondo (Pieraccioni) e Natale a Miami (ultimo film insieme della coppia De Sica-Boldi, prima della chiacchierata rottura). Già perché la notizia cinematograficamente più rilevante dell’annata venne data a metà giugno: il Corriere della Sera titolò “a dicembre tornano insieme Boldi e De Sica, dopo 13 anni di lontananza”. Un colpo ad effetto e nostalgico della Medusa del Cavalier Berlusconi, di sicuro e prevedibile successo. Il ritorno del “vero” cinepanettone si parlò. E invece il film “Amici come prima”, non è un cinepanettone, sembra più una pochade alla francese, con De Sica quasi sempre travestito da donna, che deve accudire il suo vecchio amico (Boldi) e proprietario dell’hotel di cui era direttore, e lo aiuterà a salvare il patrimonio di famiglia. Che l’intenzione di Amici come prima sia metacinematografica è esplicitamente dichiarato dall’inquadratura finale, una carrellata all’indietro che denuncia la finzione filmica, con tanto di blooper finali. E non è un caso che quei blooper documentino il rapporto di amicizia ritrovata fra Massimo Boldi e Christian De Sica che dà il titolo a questa commedia. Amici come prima porta infatti in dote il loro sodalizio ventennale e il consolidato contrasto fra la milanesità dell’uno e la romanità dell’altro. Dentro a questa storia c’è l’affetto che il pubblico ha tributato per decenni al duo, ci sono l’aspettativa per le linguacce di Boldi e le reazioni fulminee di De Sica (due o tre qui da antologia), c’è la trivialità scatologica e infantile cui ci hanno abituati decine di cinepanettoni, ci sono i botta-e-risposta dal ritmo comico ben rodato. E c’è anche una riflessione autobiografica e dolorosa sulla vecchiaia e la paura di essere rottamati. Non chiamatelo però cinepanettone. Christian De Sica, qui nelle vesti anche di regista e sceneggiatore, ci tiene infatti a precisare che il film non sarà una serie di gag giustapposte l’una all’altra, ma le risate saranno al servizio di una trama ben solida, ispirata alla lunga tradizione della commedia all’italiana. All’inizio il soggetto sarebbe dovuto essere al contrario un film drammatico ma, un po’ per le richieste della produzione, un po’ per il volere dell’attore di lavorare ancora con l’amico, il progetto è virato verso un prodotto leggero natalizio.

Il 10 gennaio, infine, prodotto dal vecchio e leggendario Fulvio Lucisano, uscirà l’attesissimo “Non ci resta che il crimine”, un mix davvero strepitoso, tra Non ci resta che piangere  e Smetto quando voglio. Il titolo è un omaggio all’ironia di Non ci resta che piangere, il crimine invece fa parte del plot. Alla sua sesta prova dietro la macchina da presa, a due anni da Beata Ignoranza e quattro da Gli ultimi saranno ultimi, ritroviamo il regista romano Massimiliano Bruno, classe 1970, che negli anni ci ha abituato a commedie ridanciane con un bel graffio sull’attualità. Come da usanza, nei grandi film italiani degli ultimi anni, anche Non ci resta che il crimine, si serve di un cast corale di mattatori di altissimo livello: dal trio Marco Giallini, Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi, a Edoardo Leo e Ilenia Pastorelli. “Ci siamo avvicinati modestamente a un capolavoro come Non ci resta che piangere, ma lo abbiamo ambientato negli anni 70 anziché nel Medioevo” racconta Giallini, ospite dell’Ortigia Film Festival. “Nel film ci vedrete nei panni di guide che mostrano ai turisti i luoghi dove aveva operato la Banda della Magliana, vestiti proprio come negli anni 70. Un giorno usciamo da un bar gestito da cinesi e ci ritroviamo catapultati in mezzo alla banda vera, esattamente nel 1982 (Edoardo Leo interpreterà De Pedis, ndr) in un salto temporale curioso da oggi a quegli anni lì. Ci sarà parecchio da ridere, ma anche da riflettere”. Un film, insomma, che promette risate e azione stile Smetto quando voglio, ma anche il fascino misterioso dei viaggi nel tempo in grado di attirare l’attenzione del pubblico. Un film destinato a rimanere negli annali: c’è da scommetterci!




Il Natale che verrà - L'editoriale di Ivan Zorico


ivan-zorico-01-min“…è Natale, è Natale, si può fare di più… è Natale, è Natale, si può amare di più… è Natale, è Natale, si può fare di più, per noi… A Natale puoi…”.

 Immagino che, come sia stato automatico per me, avrete letto queste parole (nel mio caso scritte) canticchiandole e cercando magari anche di riprodurre la melodia e la voce della bambina della pubblicità della Bauli.
Ahimè l’effetto non è stato proprio il medesimo. Spero a voi sia andata meglio.

Ecco, se una pubblicità, un jingle o un claim, riescono a raggiungere questo grado di pervasività e di familiarità, allora vuol dire che ha assolutamente raggiunto il proprio scopo.

Non c’è niente da fare. Quando ascolto questo motivetto per me è Natale.

Riuscire a far coincidere e a ricondurre un prodotto e/o un brand ad un evento come il Natale (per non dire proprio l’Evento per eccellenza) è quanto di meglio si possa chiedere ad un messaggio pubblicitario. Il jingle della Bauli è riuscito a fare qualcosa di incredibile: diventare un fenomeno di massa. O, per usare un termine più 2.0, è riuscito a diventare virale.

Il jingle ovviamente non è stato l’unico elemento capace di generare questa sensazione di vicinanza con il consumatore. Il giusto mix tra storytelling (importantissimo e rinnovato negli anni), costruzione del messaggio e canali di diffusione (offline e online), ha fatto il resto.

Questo numero di Smart Marketing – “Il Natale che verrà” – è quindi dedicato proprio allo studio e alla ricerca di quelle campagne di comunicazione e marketing che maggiormente si sono distinte nel promuovere prodotti e servizi in questo particolare momento dell’anno: Natale!

Troverete spunti, case history e riflessioni, che vi permetteranno di analizzare più da vicino i fenomeni che hanno avuto maggiore presa e successo.

Fateci sapere se ce ne siamo dimenticati qualcuno, il prossimo anno rimedieremo sicuramente ;).

Buona lettura e buon Natale.

 Ivan Zorico




Siti internet e social media a Natale: 5 cose da fare


Manca ormai poco al Natale 2018 e già aziende e social media manager si chiedono come addobbare il sito natalizio, cosa pubblicare sui social media e quali messaggi mandare ai clienti.

Per questo, da consulente di web marketing, vi propongo alcune cose da fare e non fare assolutamente a Natale, per festeggiare nel migliore dei modi anche sui canali online.

Partiamo da quello che le aziende non devono fare assolutamente, per non cadere in un effetto trash davvero banale e infastidire gli utenti.

Cosa NON FARE sul sito a Natale

  1. Neve che cade sullo schermo: è un plugin Java anni ’90 che oltre ad essere di cattivo gusto appesantisce il sito, riduce il traffico e danneggia le statistiche. Tutti i visitatori cercheranno di fermare il continuo movimento e lo stesso vale per altri effetti speciali natalizi, dalle renne con la slitta al Babbo Natale che saluta gli utenti.
  2. Messaggio aziendale di Buon Natale
  3. Avviso di chiusura dal 24 dicembre al 6 gennaio: social e sito oggi non chiudono mai, perché il mondo è cambiato.
  4. Foto di feste aziendali: a meno che non si tratti di grandi brand di moda o lusso, le foto della festa di Natale aziendale comunicano disagio e non sono più di moda.
  5. Auguri di Natale: quest’anno fai un regalo ai clienti e non inviare il 24 dicembre la tradizionale email con il presepe, l’albero di Natale e il logo aziendale. Magari inventa qualche alternativa veramente gradita, come il pacco dono o il biglietto d’auguri inviato per posta con un piccolo gadget aziendale.Siti internet e social media a Natale: 5 cose da fare

E allora come dare un’aria natalizia a sito e social media a Natale?

Cosa FARE sul sito a Natale

  1. Piccole decorazioni natalizie, eleganti, spiritose ma soprattutto non invasive. Magari puoi aggiungere un cappello d Natale o qualche addobbo al logo aziendale pubblicato online, nulla di più.
  2. Utilizzo degli spazi già esistenti: il senso della festa può essere comunicato da post, news, immagini e video sul sito web. Magari puoi utilizzare la prima immagine dello slider in Homepage per fare subito Natale sul sito. L’importante è, come visto sopra, evitare di aggiungere animazioni e plugin.
  3. Contenuti natalizi: usa la fantasia per preparare contenuti aziendali natalizi che rispondano alle esigenze dei clienti.

Il brand di arredamento consiglierà come addobbare la casa e la tavola per le feste, il sito di finanza può fare una intervista divertente a Scrooge, le industrie possono creare foto spiritose e didascalie divertenti, chi fa consulenza può mostrare case histories o altri momenti dell’attività annuale.

  1. Creazione di un hashtag natalizio da condividere sui social media durante il mese di dicembre, con una campagna pubblicitaria ad hoc.
  2. Creazione del messaggio di buon Natale: realizza qualcosa di creativo affidandoti ai tuoi grafici e ai tuoi copywriter, puntando su frasi brevi e su una card o infografica adatta anche ai social media.

Le email di auguri ai clienti: consigli utili

Vuoi veramente mandare la classica email di auguri ai clienti? Il consiglio è inviarla la settimana prima di Natale ed essere sicuro che sia gradita, soprattutto se non dai tue notizie con regolarità. Diverso il caso di chi invia una newsletter al mese e che quindi può spostare verso il 18 dicembre l’ultimo invio dell’anno aggiungendo gli auguri di buone feste.

Passato il Natale si pensa a Capodanno

Approffitta della pianificazione natalizia per programmare anche il Capodanno: crea contenuti con le previsioni del tuo settore per il 2019, analizzando i trend e le novità emergenti. Il tuo cliente o fan gradirà certamente e condividerà il post sui canali digitali, in primo luogo i social media.

5 Consigli per il Natale sui social media

Ecco anche alcuni suggerimenti per il Natale sui social media:

  1. Scegli un’immagine natalizia uguale per tutte le pagine e i profili social dell’azienda e una copertina con decorazioni a tema e con un messaggio di auguri originale.
  2. Aggiorna il tuo profilo aziendale anche durante le feste, soprattutto a Natale dato che le persone hanno più tempo per seguire i canali social
  3. Crea contenuti tematici: dalla gif al video, dalla foto al testo tutto deve parlare di Natale facendo attenzione al copyright. Un buon sito per trovare immagini di qualità è Pixabay
  4. Fai una selezione dei prodotti e servizi migliori, impacchettali per le feste e condividili sulle tue pagine social con una breve descrizione. Usa allegria e positività e scegli un messaggio natalizio originale.
  5. Coinvolgi i tuoi fan chiedendo loro di condividere le foto più belle del Natale, soprattutto mentre usano i tuoi prodotti. Riuscirai a creare una relazione intensa con i fan e generare passaparola positivo nel più bel periodo dell’anno.

Infine ricorda: Natale non è solo il 25 dicembre ma dura fino all’Epifania: sfruttare al meglio questo periodo con una gestione curata del sito e dei social della tua azienda porterà concreti benefici sia in termini di brand awareness sia di fatturato e vendite.

Non mi resta che augurarti buone feste!




Dal corto d'autore al brand storytelling: i nuovi spot di Natale


A Natale siamo tutti più buoni, vestiti di rosso, pieni di dolci e propositi per il futuro, pronti a spendere e fare regali.

Sarà ancora la pubblicità ad animare il commercio?

Dal trend che da alcuni anni seguono molte major sono le emozioni a vincere sulle offerte speciali. Non sempre sono esattamente spot per reclamizzare prodotti, spesso è la storia collegata al brand che suscita sentimenti e immedesimazione.
E’ una nuova frontiera di storytelling, per chi è nativo digitale (ma non solo), vive su Youtube e non ha problemi a ritagliarsi 4 minuti per un corto d’autore. Per chi è meno dedito alla lettura, raccontare una storia emozionante tramite immagini, musica evocativa, immedesimazione è la formula vincente e sempre più aziende adottano questa strategia in periodi proficui come il Natale.

I costi non sono per tutti e le tempistiche per l’ideazione, il progetto, la realizzazione e la messa in onda sono decisamente più lunghi di un semplice storyboard da cui estrapolare uno spot. Ciò che attira i grandi registi è la possibilità di sbizzarrirsi con idee creative e inedite; ciò che solletica le aziende è la possibilità di realizzare qualcosa di esclusivo con un vasto seguito.
L’idea alla base è di incuriosire il pubblico con pochi spezzoni in TV per lasciare grande spazio (e si spera anche viralità) alla rete.

Non ci possono essere corti d’autore senza social network e influencer che ne parlano.

E se da cosa nasce cosa, un video tira l’altro ed è a colpi di visualizzazione che se ne arriva a parlare anche in trasmissioni TV e telegiornali amplificando l’effetto mediatico.
Questa rappresenta una politica a lungo termine volta a istruire i giovani di oggi per renderli consumatori fedeli di domani, anche se per il momento il loro potere o decisione d’acquisto sono troppo esigui.
Alla base di tutto c’è la storia, distintiva ed emozionante, mentre il brand è nascosto tra le situazioni che si intrecciano. Più si cela e si camuffa, più entra prepotentemente nella testa di chi segue lo spot che si trova spiazzato quando, nel bel mezzo del film, compaiono elementi distintivi che ricollegano al marchio.

Una sorta di pubblicità subliminale? Forse.

O ci piace credere siano solo storielle a cui affezionarsi, regali sotto l’albero che le aziende ci fanno per divertirci, impressionarci e immedesimarci.

Quest’anno il fenomeno virale per eccellenza è lo spot dei supermercati Sainsbury’s che è arrivato fino a noi dall’UK.

Ma anche aziende nostrane, sopratutto quelle stagionali hanno voluto impressionare con le emozioni in rete. La TV infatti è sempre più restia a offrire spot di lunga durata e i costi infinitamente più alti del web la fanno sempre più abbandonare. Mediaset stessa dichiara che gli introiti della pubblicità sulle sue reti televisive sono in netto calo e sopravvive solo quella nei canali dell’offerta calcio.

E quando il Natale passa, sarà un’altra kermesse, ricorrenza o festival a permettere a grandi autori di sbizzarrirsi con nuovi copioni, reinventando e raccontando storie già sentite o mai scritte.




Cinque libri sotto l’albero per comprendere la rivoluzione digitale.


Il numero di Ottobre del Mondadori Store Magazine era dedicato alla “rivoluzione digitale”, con una serie di proposte molto interessanti che possono essere un valido strumento per navigare meglio nel mare magnum della rete e per districarci fra le onde e le tempeste di questa rivoluzione digitale, nella quale, purtroppo, invece di approdare a sicure certezze e porti di conoscenza, stiamo rischiando, chi più chi meno, di naufragare.modadori-magazine-ottobre

Infatti, fra la ventina di proposte, la maggior parte si soffermava sulle questioni che negli ultimi anni stanno emergendo dalla rete. Per continuare con la metafora marina, sembra che l’onda lunga della rete si stia ritirando, facendo affiorare sulla battigia tutte le problematiche e le complicanze che erano rimaste sommerse.

Fra le proposte, quindi, c’era di tutto, tra cui saggi dedicati ad ogni aspetto del mondo digitale, dalle fake news ai big data, dalla profilazione al galateo dei nuovi media, dai problemi di hate speech ai webeti.

Noi di Smart Marketing abbiamo giustamente pensato di leggere alcune di queste proposte e di riproporvele come in una sorta di biblioteca “essenziale” (per il professionista del web e per tutti i curiosi che hanno sete di conoscenza), da regalare o regalarci per il “Natale che Verrà”. Lo scopo è che noi, professionisti del web, per primi, riuscissimo ad acquisire quella consapevolezza prima e quelle competenze poi, che ci permettano di contrastare gli aspetti negativi della rete, in maniera da diventare esempio per tutti gli altri utenti.

Sono 5 i libri scelti, che coprono un settore abbastanza vasto delle nuove tecnologie e dei nuovi media:

fae-web

Far Web – Odio, bufale, bullismo. Il lato oscuro dei social

SCHEDA:

autore: Matteo Grandi

editore: Rizzoli

anno: 2017

pagine: 224

isbn: 9788817095969

prezzo: € 18.00

Per cominciare abbiamo letto il libro di Matteo Grandi, “Far Web – Odio, bufale, bullismo. Il lato oscuro dei social”, edito da Rizzoli alla fine del 2017, quindi non proprio una pubblicazione nuova, ma ancora attuale.

Matteo Grandi, giornalista, autore televisivo ed esperto di social network, affronta con competenza ed in un linguaggio chiaro e divulgativo il problema dell’hate speech, ossia del dilagare dell’odio in rete e soprattutto sui social, analizzando esempi concreti, saliti agli onori della recente cronaca.

Il libro scorre sul filo di un’ironia tagliente e sagace e ci offre un ventaglio molto ampio di comportamenti deprecabili, utilizzati da quella categoria di utenti della rete che, per primo, il giornalista Enrico Mentana definì “webeti”. Un piccolo glossario ed una bibliografia essenziale corredano un libro che ogni professionista del web dovrebbe leggere e/o regalare.

fake-newsFake news. Vivere e sopravvivere in un mondo post-verità

SCHEDA:

autore: Giuseppe Riva

editore: Il Mulino

anno: 2018

pagine: 200

isbn: 9788815275257

prezzo: € 14,00

Il secondo libro si concentra ed approfondisce uno degli aspetti più sconvolgenti della rete, il fenomeno delle “fake news”, che proprio grazie al mezzo ed all’architettura stessa del web, mai come ora, sta avendo diffusione e sta influenzando negativamente porzioni di pubblico sempre più grandi.

Dopo una disamina storica del concetto e del termine di fake news, l’autore, infatti, ci dice che la disinformazione è sempre esistita nel mondo della comunicazione e su tutti i principali media; il libro si concentra, in particolare modo, sugli aspetti sociologici e psicologici dei nuovi media.

Secondo l’autore Giuseppe Riva, professore ordinario di Psicologia della Comunicazione all’Università Cattolica di Milano (dove dirige il Laboratorio di interazione comunicativa e nuove tecnologie) e Presidente dell’Associazione Internazionale di CiberPsicologia i-ACToR, il web sta mettendo in discussione lo stesso concetto di “fatto”, creando quello che recentemente è stato definito un “mondo post-verità”, al cui interno le fake news sono diventate uno strumento molto efficace per influenzare le decisioni individuali. Snello, scorrevole e ben documentato, il libro è lo strumento essenziale per addetti alla comunicazione, giornalisti e blogger.

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Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social

SCHEDA:

autore: Jaron Lanier

editore: il Saggiatore

anno: 2018

pagine: 211

isbn: 978884282516642

prezzo: € 10,00

Il terzo libro che vi proponiamo è una vera bibbia del pensiero controcorrente, infatti, come per le tavole dei dieci comandamenti che Dio consegnò a Mosè, in “Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social” l’autore, Jaron Lanier, pioniere dell’informatica, famoso per il suo lavoro di ricerca sulla realtà virtuale (oltre che aver contribuito allo sviluppo di startup poi acquisite da Google, Adobe e Oracle), verga su carta dieci veri e propri comandamenti per riprendere possesso della propria vita e della propria libertà di scelta.

L’analisi è spietata e non lascia spazio a dubbi o incertezze. L’opinione dell’autore è chiara: i social stanno intossicando la rete e tirano fuori il peggio di noi. Siamo tutti diventati dipendenti dalla dopamina spacciata dai social a suon di like, odiamo con un forza ed una virulenza di cui non eravamo consapevoli; i social distorcono il nostro rapporto con la verità, annichiliscono la nostra capacità di empatia e, benché ci diano l’illusione di connetterci con il mondo intero, in realtà ci disconnettono dagli altri esseri umani e dalla nostra stessa umanità.

Insomma un quadro davvero fosco, cupo e senza speranza quello disegnato da Jaron Lanier, reso ancora più drammatico dal fatto che a prefigurare scenari così apocalittici non sia un attempato professore di filosofia incline al catastrofismo e reticente alle nuove tecnologie, ma un teorico e ricercatore del mondo digitale e delle tecnologie informatiche.

Un volume sorprendentemente drammatico e ben documentato che è un vero e proprio pamphlet, una bibbia, per comprendere meglio cosa si cela dietro la religione dei social, che tutti dovrebbero leggere.

iperconnessiIperconnessi

Perché i ragazzi oggi crescono meno ribelli, piú tolleranti, meno felici e del tutto impreparati a diventare adulti

SCHEDA:

autore: Jean M. Twenge

editore: Einaudi

anno: 2018

pagine: 400

isbn: 9788806238568

prezzo: € 19,00

Il libro di Jean M. Twenge, professoressa di psicologia alla San Diego State University, si concentra sulla generazione “iGen”, (i nativi digitali) nati dal 1995 in poi e che hanno conosciuto il mondo attraverso lo schermo di un cellulare prima e di uno smartphone poi. Infatti, chi è nato nel 1995 o giù di lì è cresciuto con un cellulare in mano, non ha memoria di un mondo senza internet, era più o meno adolescente quando Facebook fu lanciato (2004) ed usci il primo iPhone (2007) e frequentava il liceo quando il primo tablet, l’iPad, fu immesso sul mercato nel 2010.

Tutta la loro vita è stata filtrata attraverso lo schermo di un dispositivo portatile e mediato attraverso l’utilizzo di un qualche tipo di social network. La tesi di Jean M. Twenge è semplice ma rivoluzionaria: i ragazzi non sono più quelli di un tempo. Gli iGen crescono più lentamente di una volta, sono ossessionati dal tema della sicurezza, preoccupati sul loro futuro economico, contrari a qualunque tipo di discriminazione basata sul sesso, la razza, l’orientamento sessuale; ma altresì, sono la generazione con il più alto tasso di disturbi psichici e, dal 2011 in poi, con il più elevato numero di casi sia di depressione che di suicidi.

I giovani di oggi sono più aperti e più attenti delle precedenti generazioni, ma anche più ansiosi e infelici. Sono più immaturi ed infantili. Sono più virtuosi: non bevono, usano meno droghe e fanno meno sesso, ma sono anche meno pronti ad affrontare la vita reale, al punto di essere sull’orlo della peggior crisi esistenziale di sempre.

L’autrice attinge i suoi dati e le sue conclusioni da quattro grandi ricerche che, dagli anni ’60 in poi, hanno scandagliato i comportamenti di 11 milioni di individui e, benché lo studio si concentri sulla popolazione americana, il saggio della Twenge vale anche per noi europei.

Il libro, di 400 pagine, è corposo, ma l’esposizione chiara e l’intento divulgativo lo rendono abbordabile da chiunque; una lettura sorprendente che sfata diversi falsi miti. Indicato per tutti, ma indispensabile per genitori, educatori ed insegnati.

 

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The Game

SCHEDA:

autore: Alessandro Baricco

editore: Einaudi

anno: 2018

pagine: 336

isbn: 9788806235550

prezzo: € 18,00

L’ultimo libro di questa “Top Five” è The Game di Alessandro Baricco, un saggio-racconto-geografico della nostra contemporaneità.

L’autore decide di cimentarsi nuovamente con il saggio, dodici anni dopo “I Barbari”, ed adotta lo stile del narratore, incasellando una serie di argute e puntuali osservazioni su quella che egli definisce una rivoluzione paradigmatica, al pari di quella copernicana e di quella darwiniana.

L’autore individua tre fasi principali, o meglio tre tappe: l’epoca classica, la fase di colonizzazione del web e il game vero e proprio, ognuna di esse contraddistinta dall’affermarsi di e il consolidarsi di tutta una serie di nuove abitudini comportamentali così come di cambiamenti psicologici e perfino posturali.

Ma Baricco, ovviamente, non si limita a redigere una biografia della rivoluzione in corso, il suo approccio non è quello di uno storico, ma di un geografo o archeologo. Egli ci svela la mappa, la carta geografica del nostro presente con i suoi picchi, i suoi fiumi, le città e le province. La geografia del nostro presente è scritta in un tono piano e divulgativo, con l’inconfondibile stile “alla Baricco”, fatto di quella cultura enciclopedica controcorrente, di trovate divertenti e di stupore e curiosità che, prima di arrivare al lettore, appartengono allo stesso scrittore.

Un libro non solo per addetti ai lavori, ma per tutti, che ha come pregio l’originalità di affrontare la rivoluzione digitale non come un fatto temporale e quindi storico, ma come un continente, un territorio, vasto, lussureggiante, misterioso, pieno di potenzialità che tutti noi abitiamo.




A Natale regalati una startup e vivi il tuo Digital Xmas multicanale!


Non è più in volo, grazie alla polvere magica, che il caro vecchio Santa Claus consegna doni dai comignoli in una sola notte, ma la slitta con le renne viaggia on-line con una scelta multicanale di luoghi dove far recapitare la “letterina” ed esaudire i tanti desideri.

Sono infatti i siti di e-commerce il canale preferenziale per l’acquisto, che alla velocità della luce in una maratona per lo shopping pre-natalizio rendono le compere meno stressanti più comode e, in molti casi, più economiche.

La ricerca del negozio fisico resterà predominante, ma la spesa online sarà in crescita anche quest’anno.

Un “Digital Xmas” anche nella scelta dei regali, orientati sull’I-tech e sull’innovazione.
A Natale regalati una start up per un dono originale dal sapore nuovo. Diverse le proposte in commercio per tutti i gusti e gli interessi.

Regalati un albero con Treedom da piantare in una zona del mondo dove è utile farlo e seguilo on-line. Lo vedrai crescere e fiorire aiutando la riforestazione e dando un supporto alle popolazioni locali.

Adotta una vite a distanza con Be Farmer, prenditene cura, seguine la crescita e produci il tuo vino con tanto di etichetta personalizzata.

Regala un cesto di Natale innovativo grazie a l’Alveare dice Si! La start up che unisce tecnologia ed ecosostenibilità per scegliere la gift card per acquistare prodotti dei contadini locali.A Natale regalati una start – up e vivi il tuo Digital Xmas multicanale! Idee di regalo per natale anche digitali

Se poi amici e parenti sono lontani regala una colletta digitale con BustaDiNatale.it la startup Milanese che attraverso una piattaforma permette ad amici e parenti di contribuire ad una busta on-line.

Se poi hai l’idea del secolo e la start up la vuoi creare te, tanti i titoli di libri ed eBook sul tema dell’innovazione che possono essere una ispirazione e uno strumento da farti regalare sotto l’albero:

A Natale oggi puoi… Scegliere come vuoi!




Gli Spot di Natale 2018 e il potere delle emozioni: 6 casi studio.


Luci colorate, vischio, un tocco di rosso e dorato ovunque, sonaglini che risuonano in sottofondo, finti Babbo Natale che si arrampicano sui balconi, renne illuminate e ovviamente alberi addobbati ben visibili da ogni finestra. Eppure manca qualcosa per completare l’atmosfera natalizia: gli spot di Natale.

Che ormai il Natale sia sempre più una festività commerciale è innegabile, ma non sempre le campagne pubblicitarie natalizie hanno l’obiettivo diretto ed esplicito di spingere alla vendita. Le dinamiche push hanno lasciato sempre più spazio a quelle emozionali. Oltretutto, non sono più i soliti brand a simboleggiare il Natale. Un tempo non era Natale senza le pubblicità Bauli, Melegatti o Coca-Cola, che può vantare addirittura il merito di aver “inventato” il personaggio di Babbo Natale.

Oggi gli spot che contribuiscono a creare l’atmosfera natalizia provengono dai brand più disparati e a volte inaspettati. Qualcosa è cambiato anche nella fruizione: li scopriamo sempre meno in Tv e più online, e ciò ci permette di apprezzare anche alcune chicche che provengono dall’estero. 

Il Natale è il momento ideale per creare delle connessioni tra brand e consumatori e…quale azienda non coglierebbe al volo l’occasione? L’importante è sapere come farlo, quali tasti toccare per coinvolgere l’audience giusto al momento giusto. Un momento che è quello festivo, delle vibrazioni felici, amorevoli, familiari, il periodo degli happy ending e del siamo tutti più buoni.

Quindi cosa caratterizza le campagne di marketing natalizio? Qual è il denominatore comune?
Sicuramente la componente narrativa ed emozionale, oltre a quella di marketing.

Gli spot di Natale puntano all’immagine di marca e contemporaneamente all’immaginario, ovvero a tutto ciò che l’azienda vuole associare al suo brand nel periodo natalizio. Le caratteristiche più frequenti sono di solito:

Oggi non si tratta più quasi mai di singoli video ma di campagne integrate di comunicazione con una strategia digitale, il lancio di un hashtag ed eventuali altre attività correlate come il coinvolgimento di influencer.

L’obiettivo delle campagne natalizie è far leva sui sentimenti, emozionare, talvolta commuovere, e creare un legame tra brand e cliente proprio tramite queste emozioni condivise.

D’impulso diremmo che ciò avviene perchè il Natale è una festa emozionale, perchè i brand si agganciano allo spirito natalizio, alle situazioni che scaldano il cuore, al tornare bambini; ma in verità sappiamo anche che la nostra soglia di attenzione agli stimoli pubblicitari è ormai molto bassa e soprattutto che le scelte di acquisto fatte con l’emisfero destro del nostro cervello, quello emozionale, sono quelle che meno si soffermano sul valore economico. Insomma le emozioni ci fanno spendere di più. E se psicologicamente associamo un determinato brand a un’emozione…il gioco è fatto!
Il Natale è il momento dell’anno in cui i nostri sensi sono maggiormente stimolati: luci, colori, odori, suoni, e non a caso è anche quello in cui spendiamo di più.

Vediamo quindi cosa ci hanno proposto quest’anno le aziende per le imminenti festività natalizie. Ecco alcuni degli spot che promettono di catturare maggiormente l’attenzione nel Natale 2018.

Ritroviamo un po’ tutte le caratteristiche sopra elencate: creatività, ironia, emozione, calore natalizio, condivisione e altruismo. Modi diversi di comunicare, di fare storytelling, ma la componente emozionale è quella che non manca mai.

Amazon: Can You Feel it

Amazon, il colosso dell’e-commerce, punta ancora una volta ad animare le scatole delle sue spedizioni. La freccia che caratterizza il logo, e che probabilmente siamo già abituati a interpretare come un sorriso, prende vita in ogni scatola trasformandosi in una bocca che canta con spirito natalizio la canzone “Can You Feel it” dei Jackson Five, accompagnata dal suono delle campane a festa. Le scatole cantanti in questo spot sono capaci di ammaliare adulti e bambini al solo sguardo. La caratteristica che colpisce in questo spot è che non viene inserito mai il logo completo Amazon. La semplice freccia arancione a forma di sorriso è ormai in grado di richiamare alla nostra percezione perfettamente il brand.

Ikea: cambia il solito Natale

Ikea punta su un Natale ironico e decisamente meno tradizionale, continuando sulla scia comunicativa del “siamo fatti per cambiare” che ha caratterizzato la sua comunicazione recente. Lo spot presenta una situazione particolare, un Natale insolito, bloccati in un ascensore ikea. I due protagonisti dello spot, sconosciuti ma costretti a passare il Natale insieme, dopo un primo momento di imbarazzo si adattano alla situazione e, grazie anche ai prodotti appena acquistati, riescono addirittura a non rinunciare all’atmosfera natalizia, alle decorazioni, e a trascorrere una piacevole serata in compagnia.

Aeroporto di Heathrow: “Making it home makes it Christmas”

Immancabile anche per questo Natale lo spot dell’aeroporto di Heathrow e dei suoi ormai famosi Heathrow Bears, gli orsetti espatriati che quest’anno provano a creare l’atmosfera natalizia a casa loro in Florida, ma dopo una videochiamata con i parenti in Inghilterra decidono di partire per non rinunciare al classico Natale in famiglia.
L’aeroporto di Heathrow ha dedicato una sezione intera del sito agli orsetti Edward e Doris, veri testimonial natalizi. Oltre allo spot anche un quiz, la presentazione di tutta la famiglia degli orsi e la possibilità di condividere contenuti sui social e ovviamente di pianificare il proprio viaggio.

Coca Cola: il Natale ha bisogno di te

Coca Cola presenta invece una campagna dedicata all’importanza della condivisione, sostenendo concretamente Banco Alimentare e invitando a vivere il vero spirito del Natale. Lo spot mostra un ragazzino che compie piccoli gesti di gentilezza e di altruismo, invitando tutti ad essere altruisti allo stesso modo con il claim Il Natale ha bisogno di te. Oltre alla grande donazione che Coca Cola si impegna a fare a Banco Alimentare per il Natale 2018, lancia anche la sfida “Più siamo e più doniamo”, che coinvolge direttamente i consumatori tramite media digitali e la realtà aumentata, che viene richiamata direttamente nello spot.
Per partecipare all’iniziativa e votare uno dei tre progetti lanciati da Coca Cola e Banco Alimentare basta inquadrare il logo Shazam sulla bottiglia con il proprio smartphone o votare tramite il sito ufficiale o i social. L’hashtag che spinge la campagna di comunicazione digitale è #BabboNataleseitu, un semplice voto permette di compiere la propria buona azione.

Tiffany: Believe in Dreams – A Tiffany Holiday

Altro immancabile spot Natalizio è quello di Tiffany, che quest’anno punta sull’atmosfera fiabesca con una versione ingioiellata di Alice nel Paese delle Meraviglie sulle note di “Dream On” degli Aerosmith. Dal flagship store di Fifth Avenue al mondo parallelo in cui viaggia la protagonista dello spot e in cui avrà modo di scoprire l’artigianalità e la cura con cui viene creato ogni gioiello. Collane, anelli, bracciali, polvere di brillanti, il tutto mixato con un’atmosfera magica, il classico verde Tiffany in ogni dove e  una serie di personaggi della favola ben riconoscibili come il bianconiglio e persino uno speciale cappellaio matto interpretato da Naomi Campbell.

The Boy and The Piano: John Lewis

Dulcis in fundo uno degli spot che ha emozionato maggiormente e scatenato la viralità sul web, quello della catena di negozi inglesi John Lewis, che ogni anno è uno dei più attesi. Quest’anno la storia raccontata dallo spot si focalizza sul potere di un regalo. Il protagonista è Elton John e lo spot ci permette di ripercorrere la sua vita a ritroso, sulle note della celeberrima “Your Song” fino a quello che sarebbe stato un regalo cruciale per la sua vita e il suo percorso: un pianoforte regalatogli a Natale da bambino. Impossibile, mentre leggiamo la frase finale “Some gifts are more than just a gift”, non chiedersi come sarebbe cambiata la sua vita se non avesse ricevuto proprio quel regalo in quella mattina di Natale di tanti anni fa.

A ben pensarci, a Natale, i brand non fanno nulla di diverso dello storytelling, tecnica ormai utilizzata tutto l’anno per vari tipi di comunicazione; ma lo storytelling natalizio ha un fascino speciale e un potenziale in termini di marketing emozionale che non può essere paragonato ad altro. Forse sono semplicemente i consumatori ad essere diversi in questo periodo dell’anno, più ricettivi, più propensi a lasciarsi conquistare dai brand e dai loro messaggi.




Amici come prima, il prossimo Cinepanettone di De Sica e Boldi: pura operazione di marketing?


Con un post sui social da parte di Medusa Film, Christian De Sica e Massimo Boldi, annunciano il loro ritorno sul grande schermo per il prossimo Cinepanettone con “Amici come prima“, che sarà diretto dallo stesso De Sica.

Probabilmente una operazione di marketing per rivitalizzare un prodotto – il Cinepanettone appunto – che negli ultimi anni ha visto calare l’interesse degli spettatori nei propri confronti incidendo negativamente sugli incassi, ben lontani dai fasti di un tempo.

L’accoppiata De Sica e Boldi è storica. Da quando nel 1986 hanno lavorato assieme in “Yuppies – i giovani di successo”, sono state tante negli anni le pellicole che ha visto i due rincorrersi a suon di sketch e battute, tanto da farli diventare una delle coppie più celebri della commedia italiana.

Il loro è un vero e proprio brand, attorno al quale sono cresciuti milioni di spettatori che negli anni si sono prima affezionati al duo comico e poi, probabilmente, non hanno mai veramente digerito la separazione avvenuta tra i 2 ormai nel 2005.

C’è da dire che, negli ultimi anni, De Sica e Boldi si sono pian piano riavvicinati dopo la rottura (le motivazioni della stessa non sono mai state ben chiare) attraverso dichiarazioni distensive e d’affetto. Quindi, oltre ad una verosimile e ipotizzabile operazione di marketing (desumibile già dal titolo scelto per il film – “Amici come prima” – che strizza l’occhio alla querelle relativa alla fine della loro amicizia e del rapporto di lavoro tra i due) per riportare nelle sale i tanti aficionados della coppia storica del Cinepanettone (che negli anni hanno abbandonato il genere), non si esclude la reale volontà dei due di tornare insieme sul grande schermo per continuare a far ridere i loro spettatori e a divertirsi a loro volta.

Perché quello che risultava evidente nei loro film era l’affinità tra i due attori e la completa sinergia dei personaggi che mettevano in scena.
Chissà se a distanza di 13 anni il loro connubio è restato intatto e non è stato scalfito dal passare del tempo. Nell’attesa di vederli nuovamente insieme al Cinema, abbiamo un post di Medusa Film, un titolo (“Amici come prima”) e una data (Natale 2018). E come si dice in questi casi, per toglierci qualsiasi dubbio circa la natura della collaborazione e la riuscita del lavoro cinematografico, non ci resta che aspettare di vederli… “prossimamente al cinema”.




La Copertina d’Artista. Novembre 2017


Uno strano ed alquanto disadorno arbusto fa da albero di Natale al numero di novembre del nostro magazine.

Spoglio, secco, dimesso, pare una caricatura, o meglio una critica, al Natale, alla sua frenesia, alla sua smania consumistica, alla sua strabordante opulenza.

Nessuna luce illumina quest’albero, nessuna decorazione ingentilisce i suoi rami, nessun dono è posto alla base del suo vaso.

copertina-dartista-novembre-2017Già, il suo vaso: l’albero pare germogliato direttamente dal cemento che lo compone, inoltre gli unici elementi decorativi sono tre omini di terracotta, senza volto o personalità apparente, il cui unico indizio sulle loro emozioni pare essere la postura, fissa, immobile e rassegnata.

Uno dei tre omini è seduto a cavalcioni sul vaso stesso alla base dell’albero, gli altri due sono seduti su due altalene che ondeggiano lentamente fra i rami.

Una visione cupa, triste e rassegnata quella che ci viene proposta per il “Natale che verrà” dall’artista di questo mese, al secolo Grazia Savoia (classe 1989), di Toritto in provincia di Bari, che con il suo “Germoglio” sconquassa e ridimensiona l’aura quasi magica che avvolge questa festa.

L'artista Grazia Savoia.
L’artista Grazia Savoia.

Un intervento artistico dal quale pare bandita ogni speranza, ogni possibilità, ogni qualsivoglia progresso; la scultura polimaterica della Savoia pare incarnare una vera e propria “natura morta” nel senso più letterale del termine.

Ma siamo proprio sicuri che sia così?

Di sicuro l’opera della Savoia è una critica, anche feroce, al nostro mondo e modo di intendere il Natale, una festa spogliata del suo significato religioso, depauperata dei suoi valori sociali, derubata dei suoi ideali familiari, ma noi spettatori, noi fruitori ultimi, noi destinatari finali di questa visione, non scorgiamo solo questo, noi vediamo altro!

"Germoglio" (2017), particolare.
“Germoglio” (2017), particolare.

Cominciamo dal germoglio. L’albero, benché rinsecchito, si è fatto strada attraverso il più sterile ed artificiale dei terreni, il cemento, e, come notiamo dal vaso, fessurato e bucato in più punti, ha dovuto faticare e lottare per ogni centimetro che le sue radici conquistavano.

Secondo: anche se i tre omini sono posti in posizioni stanche e sconsolate, viene da chiedersi perché l’artista abbia optato per le altalene. Infatti poteva porre i suoi pupazzi direttamente sui rami, o, inseguendo una critica ancora più radicale, impiccarli ad essi, invece ha scelto le altalene, che non possono non ricordare a noi spettatori i giochi della nostra infanzia e tutta l’aura di nostalgia che adorna quel periodo incantato delle nostre vite.

Inoltre, benché l’intervento dell’artista nelle sue stesse parole voglia rappresentare “un arbusto spoglio, privo di ogni riferimento iconologico, nasce da un pezzo di cemento grigio e freddo. Persone isolate al posto di ornamenti fanno parte di un tronco costruito di illusioni, in quel movimento oscillante che chiamiamo vita”, noi scorgiamo nella sua composizione un alone di nostalgia, percepiamo e respiriamo un’aria di poesia, tanto da arrivare a pensare che, ad un certo punto, l’opera sia sfuggita al controllo razionale dell’artista e che il suo inconscio più sanguigno e battagliero abbia prevalso, infondendo nella stessa più emozioni, più desiderio, più fiducia.

Aspettative, 2017
Aspettative, 2017

D’altronde, se è vero ciò che diceva Dostoevskij (anche lui, non certo un esempio di ottimismo) e cioè che “La bellezza salverà il mondo”, anche la nostra Grazia Savoia, in quanto artista, non può sottrarsi a questo destino, quello di essere un araldo della fantasia, un messaggero di bellezza, un ambasciatore di speranza.

Dopo la maturità artistica, conseguita nel 2008 presso il Liceo Artistico “Giuseppe De Nittis” di Bari, frequenta l’Accademia di Belle Arti della stessa città dove è allieva di Hwal Kyung Kim e Mauro Antonio Mezzina e consegue la laurea di 1° livello in scultura nel 2012 e quella di 2° livello, sempre in scultura, nel 2015. La sua ricerca è sempre stata orientata alla scoperta dei significati profondi e spirituali dell’essere umano che l’artista rappresenta attraverso opere scultoree sospese fra poesia e disincanto.

Temporaneità, 2014
Temporaneità, 2014

Diverse sue sculture sono presenti in collezioni pubbliche e private. Da ultimo il suo impegno nella didattica dell’arte; dal 2016 infatti è docente di Tecniche plastiche, scultoree e scenoplastiche presso il Liceo Artistico Statale “Policarpo Petrocchi” di Pistoia, dove attualmente vive ed opera.

Ultime mostre:

2017

“Sovereto in Luce ‘17”, Terlizzi (BA);

“Olio è Arte”, Palo del Colle (BA);

“Olio d’Artista”, Castello Svevo, Mesagne, Lecce.

2014

“La bottega dei talenti”, Toritto (BA);

“La scultura è donna”, Bari.




Il Natale che verrà – L’editoriale di Ivan Zorico


I tempi sono cambiati.

Sino a pochi anni fa, quando si parlava di Natale in termini comunicazione, pubblicità, creatività et similia, praticamente tutto girava intorno alla Televisione.

Lo sanno bene i tanti che come me hanno studiato Comunicazione ai tempi dell’Università per i numerosi casi studio – dalla Coca Cola ai vari brand produttori di profumi – che ci hanno affascinato ed abbiamo analizzato con passione.

Oggi, però, i tempi sono cambiati.

L’attenzione del mondo della creatività, dell’advertising, dei comunicatori e dei marketers, si è in gran parte spostata su un altro terreno. Quello del digitale.
Con questo non voglio di certo dire che gli investimenti pubblicitari nella Televisione siano morti, ma di certo non si può negare la portata della rivoluzione che il marketing digitale e l’e-commerce hanno portato in questo settore.

I numeri parlano chiaro, ad est come ad ovest del mondo.

L’e-commerce in Cina rappresenta un mercato molto attivo, trainato da una enorme pervasività dei dispositivi mobili: smartphone su tutti. Alibaba, per capirci, in un solo giorno – il Global Shopping Day – ha totalizzato oltre 25 Miliardi di dollari di vendite online.

Situazione analoga in Occidente, dove negli USA, nel solo giorno del Black Friday, sono stati spesi 5 miliardi di euro in vendite online. Amazon ovviamente ha fatto la sua parte, ma anche le grandi catene commerciali, avendo potenziato i loro e-commerce, hanno contribuito al raggiungimento di questo risultato.

E in Italia?
Sempre nel giorno del Black Friday le vendite online sono aumentate del 19% rispetto al 2016, le vendite da mobile sono cresciute del quasi 28% e la spesa media in “carrello” è stata di 87 euro.

Questi numeri sono certamente il frutto del cambiamento dei nostri stili di vita (lo smartphone sostanzialmente “determina” gran parte delle nostre azioni quotidiane), ma soprattutto sono dipesi dalla capacità, di chi si occupa di digitale, di mettere in campo strategie comunicative sempre più mirate, coinvolgenti ed esperienziali.

Ovviamente, non esiste solo il digitale e l’online, ed il marketing esperienziale trova il suo compimento anche, se non soprattutto, nell’off-line.

Ma dato che siamo a Natale non possiamo non parlare di regali. E dato che sicuramente avrete qualche amico/a che lavora nel digitale e con i social media a cui magari non sapete cosa regalare e per questo motivo siete in “crisi”, vi veniamo incontro regalandovi, appunto, la soluzione a vostri problemi: ecco i nostri consigli.

E chi sono coloro i quali più lavorano con il digitale o quantomeno ne sono tra i principali fruitori? I Millennials, ossia un’intera generazione che ha avuto l’opportunità rispetto ai propri genitori, di affrontare la quotidianità con l’ausilio e il supporto delle nuove tecnologie.Babbo Natale

Natale, oltre che per i comunicatori, significa lavoro: per il periodo natalizio sono previste infatti oltre 100.000 nuovi ingressi in negozi e supermercati, ma stime ufficiose propongono dati molto più ingenti.

Prima di augurarvi i miei personalissimi auguri di Natale, vi segnalo l’articolo sul cinema che questo mese affronterà il tema del business cinematografico che da sempre caratterizza il periodo natalizio, in cui produttori e distributori tendono a far uscire i prodotti da loro finanziati proprio in questo periodo.

Buona lettura e buon Natale.

Ivan Zorico