La Copertina d’Artista – Tutto è Comunicazione 2021


Un’immagine piena di brio ed ironia fa bella mostra di sè sulla copertina di questo numero di Smart Marketing. Vediamo una bella ragazza che risponde al telefono, seduta ad una scrivania, in quello che sembra a tutti gli effetti un ufficio. Ma subito qualcosa in quest’immagine ci incuriosisce: l’abbigliamento, gli accessori indossati dalla donna, la sua acconciatura, ma anche l’arredamento e gli strumenti ed apparecchi presenti sul tavolo ci fanno capire che siamo all’incirca negli anni ’60 del secolo scorso, e che quella che vediamo è probabilmente una collaboratrice aziendale, una segretaria, al lavoro in una azienda.

L’artista di questo mese decide di affrontare il tema Tutto è Comunicazione ambientando la sua opera in un recente passato, in quei mitici anni ‘60 contraddistinti da una crescita economica, da un ottimismo nel futuro e da un progresso tecnologico senza precedenti. La ricostruzione post bellica cominciata alla fine della 2* Guerra Mondiale e proseguita per tutti gli anni ’50 faceva correre le economie mondiali, ma soprattutto quelle europee, con la Germania e l’Italia in testa a tutte, tanto che nel caso delle economie tedesche e italiane si parlerà di boom economico e addirittura miracolo.

La Copertina d'Artista dell'86° numero di Smart Marketing, realizzata da Antonella Zito
La Copertina d’Artista dell’86° numero di Smart Marketing, realizzata da Antonella Zito.

Tutto nell’immagine di copertina di questo numero ci parla di progresso tecnologico ed anche ottimismo: oltre al telefono a filo, che per primo accorciò le distanze globali, vediamo una macchina da scrivere e nella cornice ovale alle spalle della ragazza vediamo una foto o, forse, il riflesso di uno specchio, nella quale la stessa ragazza sta scattando una foto con una fotocamera portatile. La conversazione che la donna sembra avere al telefono, vista la postura e l’espressione del viso, ci pare avvenga con un’amica più che con un cliente o un fornitore, magari in un momento di pausa dall’orario di lavoro.

Una cosa è certa, in quest’opera tutto ci parla di comunicazione: quella telefonica, quella fotografica, quella scritta del taccuino e della macchina da scrivere, quella non verbale del corpo e delle espressioni del viso della protagonista. Antonella Zito, l’artista di questo numero, è riuscita a condensare tanti modi di comunicare in un’immagine che è anche un omaggio alle riviste di moda degli anni ’60 e all’arte Pop.

Scopri il nuovo numero: “Tutto è Comunicazione”

Non esistono fatti, ma solo interpretazioni. La nostra vita, la società e il nostro mondo è permeato dalla comunicazione. Conoscerla ci aiuta a comprenderla e ad essere più consapevoli.

Antonella Zito è una nostra vecchia conoscenza, sua è la Copertina d’Artista “Pop Politique” dell’aprile 2016, e vale la pena ricordare che le sue fotografie, come in questo caso, sono messe in scena fortemente elaborate che l’artista realizza attraverso la realizzazione di set altamente progettati e all’uso di modelli e modelle, ma meglio sarebbe dire attori, abbigliati di tutto punto che mettono in scena una realtà che, dopo successive rielaborazioni fisiche e grafiche, diventa allo stesso tempo artefatta e vera, surreale e reale, finta eppure autentica.

Una foto, di Antonella Zito, della serie "Delimited rooms" - Smart Marketing
Una foto, di Antonella Zito, della serie “Delimited rooms”.

L’artista fotografa scene e situazioni fortemente elaborate che noi spettatori sappiamo essere delle messinscene, ma che, cariche di simbolismo e di messaggi, ci restituiscono una realtà più vera del reale, una realtà 2.0, potremmo dire.

Come già scrissi a proposito della sua prima Copertina d’Artista, Antonella Zito: “condensa una serie di categorie contrastanti: realtà e finzione, verità e menzogna, documentario e fiction; capiamo, con non poco stupore, che la foto realizzata dall’artista è, sì, uno scampolo di mondo colto in flagrante, ma che questo set è pure una messa in scena estremamente elaborata. Insomma, non è la realtà e basta, ma è uno stadio evolutivo della realtà, successivo, superiore, la fotografia è decisamente surreale”.

L'artista Antonella Zito - Smart MarketingAntonella Zito (classe 1988), è nata Francavilla Fontana (BR), ma attualmente vive ed opera ad Amsterdam. Grafica pubblicitaria, fotografa e video maker, come molti altri artisti della sua generazione padroneggia con estrema naturalezza media, tecniche, strumenti e materiali differenti.

Il suo stile e le sue tematiche si ispirano alla psicologia e a tutto ciò che parte dal singolo individuo, per giungere alla società e all’ambiente. Le sue foto appartengono al genere della “Staged Photography” in cui, attraverso la cura del minimo dettaglio, si ricreano situazioni vissute, ambienti e personaggi raccontati con un approccio introspettivo, ribaltato verso l’esterno.Anche i suoi lavori di video arte si basano sugli stessi principi della fotografia, in cui spesso reale e surreale si fondono.

Suoi lavori sono stati esposti e proiettati in gallerie, fondazioni, musei e festival in Italia ed Europa.

Per informazioni e per contattare l’artista: www.antonellazito.it

 

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La Copertina d’Artista - Holiday working


Un’immagine solare e piena di ironia fa bella mostra di sé sulla copertina del numero di maggio 2021 di Smart Marketing.

Solare perché si svolge al mare, in una tersa giornata di sole, ironica perché il soggetto che ritrae è un impiegato seduto su una sedia da ufficio che regge un computer con una mano e lavora con l’altra, ma alcuni elementi concorrono a rendere l’immagine davvero buffa e surreale: innanzitutto l’impiegato in questione è a mollo nell’acqua ed è vestito di tutto punto, con tanto di giacca, solo nella parte superiore del corpo, le sue gambe sono nude ed ai piedi ha pure un paio di pinne, inoltre indossa una maschera con boccaglio da snorkeling e, se tutto ciò non bastasse, a completare il quadro su di un angolo del computer è poggiato un bicchiere da cocktail.

Ecco che l’arte ci riesce di nuovo, ed in una singola immagine condensa, sintetizza e stratifica tutta l’ambivalenza e le erronee credenze che ruotano intorno al concetto ed alla parola stessa di Holiday working.

La Copertina d'Artista di maggio 2021, Holiday working, realizzata da Arianna Greco.
La Copertina d’Artista di maggio 2021, Holiday working, realizzata da Arianna Greco.

C’è tutto!

La falsa credenza che possiamo lavorare al computer in spiaggia, magari sulla battigia, come se tutti i possibili problemi che sole, sabbia, acqua salata potrebbero arrecare al nostro portatile non esistessero. Tralasciando le distrazioni che un simile ambiente ci offrirebbe a iosa.

La convinzione che si possa essere davvero professionali indossando giacca e farfallino con il costume e le pinne, in barba a tutti i proclami dei personal fashion e guru della formazione che ci dicono che, in determinati lavori, l’abito fa il monaco e la forma, almeno all’inizio, a primo impatto, è più importante del contenuto. Tralasciando anche in questo caso le implicazioni psicologiche e la confusione esistenziale che un simile outfit arrecherebbe alla nostra personalità.

Scopri il nuovo numero: “Holiday working”

Se l’anno scorso abbiamo scoperto il remote, lo smart e il south working, oggi si fa strada un nuovo concetto di lavoro: l’holiday working. Con un pc al seguito ed una connessione a internet è possibile lavorare ovunque, mantenendo inalterati i livelli di produttività. La rivoluzione è compiuta: non importa dove lo fai, ma cosa fai!

Insomma, quest’opera ci mostra (come spesso accade con l’arte) come in uno specchio il riflesso delle nostre convinzioni e delle nostre credenze sbagliate, questa volta in materia di lavoro agile, smart working, south working o holiday working che dir si voglia.

La sirena bicaudata, simbolo di prosperità, realizzata durante una puntata di 'O mare mio di Antonino Cannavacciuolo. La sirena porta in mano l'Iris Revoluta Colasante, un fiore endemico di Porto Cesareo, che cresce solo sullo scoglio "mojuso".
La sirena bicaudata, simbolo di prosperità, realizzata durante una puntata di ‘O mare mio di Antonino Cannavacciuolo. La sirena porta in mano l’Iris Revoluta Colasante, un fiore endemico di Porto Cesareo, che cresce solo sullo scoglio “mojuso”.

A realizzare questa ironica ed al tempo stesso perspicace immagine/specchio è un’artista già coinvolta nel progetto della nostra Copertina d’Artista, nella prima edizione, Arianna Greco, salentina doc, passionale e talentuosa pittrice che si contraddistingue per la scelta dei pigmenti che utilizza per dipingere, ossia il vino in tutte le sue sfumature e tonalità, che, trasposti nella sua “arte enoica”, donano una densità ed una energia incredibile ai suoi soggetti.

Quello che vedete su questa Copertina d’Artista di maggio 2021, e che si intitola, come il numero, “Holiday working”, è il suo primo lavoro ad acquarello, il che rende questa sua opera e seconda partecipazione ancora più preziose.

res_1613417638644Arianna Greco è una giovane Artista originaria di Porto Cesareo, ideatrice nel 2012 dell’Arte  Enoica, tecnica di pittura che consistente nell’utilizzare il vino al posto dei  tradizionali colori sulla tela. Nel corso del tempo il vino si ossida su tela come farebbe in barrique o in bottiglia, cambiando colore, passando dai rossi vivi tipici dei vini giovani ai colori maturi tipici dei vini invecchiati e specifici per ciascun vitigno. Una volta avvenuto il cambiamento, il colore viene “fissato” tramite un procedimento di cui l’artista custodisce gelosamente il segreto. La stampa italiana ed estera ha paragonato, fin dall’inizio, le sue opere al quadro di Dorian Gray di wildiana memoria. Arianna Greco è un’artista tra le più eclettiche della scena artistica internazionale, vincitrice del 34th European Award for The Tourism in Croazia nell’ambito del 19th FilmTourFestival, riconoscimento ricevuto in passato da personalità come Franco Zeffirelli, Gualtiero Marchesi, Paul Bocuse.

Sempre attenta alla promozione della propria terra natìa, Arianna con questa tecnica si afferma come una dei più apprezzati artisti in campo internazionale, tanto da ricevere l’incarico di realizzare l’Immagine Ufficiale di “Encontro de Vinhos”, la fiera mondiale dei vini che si tiene ogni anno in Brasile e che fa tappa in sette città brasiliane sotto la direzione di Beto Duarte, giornalista che per la televisione brasiliana ha già realizzato più di 200 documentari sul mondo del vino.

Dal Brasile alla Russia, è stata due volte ospite del Golden Tour sia a Mosca che a San Pietroburgo, dove ha esposto le sue opere presso The State Hermitage Museum Official Hotel, e ad Hong Kong, dove si è esibita in diversi live di pittura col vino e ha presentato una linea cosmetica in cui le sue opere hanno fatto da testimonial. Una presentazione poi ripetuta a Milano, in presenza dell’Artista, in occasione della Settimana della Moda. Genio, talento ed estro salentini si racchiudono nell’Artista, che permette a diverse culture di comunicare e confrontarsi davanti alla sua peculiare Arte realizzata col frutto della nostra terra, il vino.

Non solo la carta stampata, ma anche il cinema parla dell’Artista. È del 2016 infatti l’uscita del film documentario “Vino su Tela. L’Arte Enoica di Arianna Greco”, regia di A. Correra, un lungometraggio che racconta in stile road movie sia la storia e l’attività dell’Artista sia, attraverso la scelta dei vini, le bellezze e i paesaggi pugliesi da Porto Cesareo alla Daunia. Il film, proiettato in Italia e presentato con Evento dedicato anche a Praga, permette al grande pubblico di conoscere e di vedere su grande schermo la terra di Puglia e le opere dell’Artista.

Per informazioni e per contattare l’artista: arianna.gre@libero.it

 

Mostre, eventi, musei e premi:

2017

Premio Diomede, “Premio Donne di Puglia”

2016

“Premio Terre del Negroamaro”,

fb_img_1579612867095“Vino su Tela. L’Arte Enoica di Arianna Greco”, film documentario, regia di A. Correra;

Tesi di laurea dedicata all’artista, “Le molteplici identità socio-culturali del vino: uno sguardo antropologico”, della dott.ssa Cristina Ranieri, Università degli Studi di Milano Bicocca.

2015

Premio Diomede, “Premio speciale”.

2013

Tesi di laurea dedicata all’artista, “Il mito della Velocità” del dott. Jean Pierre Mellone, Università del Salento, Lecce.

2012

“Ambasciatrice del Museo di Pulcinella nel Mondo”, Museo di Pulcinella, Acerra (NA),

Mostra Personale presso Palazzo Bartolini Salimbeni, organizzata dallo stilista Salvatore Ferragamo, Firenze.

 

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La Copertina d’Artista – Remote life


L’immagine che osserviamo sulla Copertina d’Artista di questo numero sembra l’istantanea perfetta dei tempi che corrono. Una ragazzina è seduta sul divano con in mano il tablet e con le cuffie alle orecchie. Indossa un paio di jeans, una canotta, ma è senza scarpe, probabilmente sta seguendo una lezione in DAD o, forse, ascolta la sua musica preferita, non possiamo saperlo. E d’altronde cosa importa, perché l’elemento, che in ognuno dei due casi, in un certo senso, stride e ci fa saltare all’occhio quest’immagine, confermandoci il suo essere istantanea di questo specifico periodo, è il divano.

Già, il divano: più ancora delle cuffie, molto più del tablet e sicuramente più dell’abbigliamento, l’elemento che, come un marcatore GPS, localizza l’immagine e ci dice che siamo qui ed ora è il divano! Perché, se è vero che le nostre case rispecchiano il gusto e lo stile di chi le abita, ancor di più definiscono la “geografia” personale di ognuno di noi.

La Copertina d'Artista dell'83° numero del nostro magazine, realizzata da Luisa Valenzano.
La Copertina d’Artista dell’83° numero del nostro magazine, realizzata da Luisa Valenzano.

In questo anno abbondante di lockdown, Zone Rosse, coprifuoco e restrizioni, le nostre fotografie, i nostri selfie, sono radicalmente cambiati, in essi sono entrati prepotentemente gli elementi di arredo delle nostre abitazioni e le abitazioni stesse. Dapprima le librerie, così rassicuranti e facili, per definire in videoconferenza la nostra professionalità; poi le cucine, i bagni, i corridoi, luoghi buoni come altri nelle nostre case divenute piccole ed improvvisamente affollate ad ogni ora del giorno per una riunione di lavoro, o un video aperitivo con gli amici; ed infine anche i divani, meno “informali” dei nostri letti, ma abbastanza “pratici”, forse dimessi, per diventare le nostre nuove scrivanie, i nostri uffici o i nostri nuovi banchi di scuola.

Scopri il nuovo numero: Remote life

A distanza da un anno dal primo lockdown, siamo ancora qui a confrontarci con chiusure più o meno generalizzate e con abitudini di vita e di lavoro che fatichiamo ancora a fare nostre. Ecco i nostri suggerimenti per la vostra remote life.

Quest’anno di lockdown, sembra dirci l’artista di questo numero, Luisa Valenzano, l’apatia ha lavorato silenziosamente, ma potentemente, nelle nostre vite. Limitando non solo il nostro naturale orizzonte visuale, ma, e questo è assai più grave, la nostra visione del futuro. Dalle nostre foto, così come dalle nostre esperienze e dalle nostre vite, sono scomparsi i panorami, i tramonti, le foto di gruppo, ossia tutto quello che ci parlava di possibilità, di potenzialità, di prospettive; i nostri mondi si sono ridotti, compressi, miniaturizzati, le nostre case, volenti o nolenti, sono diventate i nostri nuovi set, le nostre scenografie, sono diventate sia i nostri nidi ed i nostri gusci che le nostre gabbie e le nostre prigioni.

Un collage di opere di Luisa Valenzano.
Un collage di opere di Luisa Valenzano.

Eppure, io leggo nell’opera della Valenzano un barlume di speranza. Lo vedo chiaramente, sul viso della ragazzina, illuminato dalla luce diafana del suo tablet, è accennato un sorriso, un sorriso sincero, sereno, perfino ironico, che mi fa sperare, mi fa credere, mi fa sognare che il futuro non sarà chiuso fra le mura delle nostre abitazioni, ma sarà di nuovo aperto e gravido di ogni promessa. E, se ancora non fosse chiaro, questo futuro sarà “abitato” dai nostri giovani, che ci dimostreranno che si può passare, con estrema disinvoltura, dal divano all’esterno, dal chiuso all’aperto. Speriamo che anche noi adulti, noi genitori, noi mamme e papà riusciremo a tenere il loro passo.

1607730131277Luisa Valenzano (classe 1977) è un’artista figurativa e collabora a diversi progetti di promozione dell’arte contemporanea. Consegue il diploma di pittura nel 2000 presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, cominciando ad esporre in mostre personali e collettive ad iniziare dallo stesso anno. La sua ricerca si dipana come una sorta di diario personale, spesso i soggetti delle sue tele sono emotivamente legati a lei e raccontano momenti personali che diventano comuni a tutto il mondo femminile. Le sue opere pittoriche sono incentrate sugli stati emotivi di soggetti in conflitto tra equilibrio e contrarietà. Questa è la sua seconda Copertina d’Artista per il nostro mensile, dopo quella per il numero “Simply the best”, del dicembre 2018.

Per informazioni e per contattare l’artista: luisavalenzano@gmai.com – www.luisavalenzano.jimdo.com

Ultime mostre:

2020

Vincitrice del 1° Premio Realnart a Gioia del Colle (BA);

Selezionata al Premio Basilio Cascella ad Ortona (CH) (2017, 2019, 2020);

2018

Selezionata al 3+10 Prize a Venezia;

“Sub-terranea” Festival delle arti, Museo del Sottosuolo, Napoli;

International Art Festival “AR[t]CEVIA”, Palazzo dei Priori, Arcevia (An);

“Display 2.0”, ‘O Vascio Room Gallery, Somma Vesuviana (Na);

“II RASSEGNA DI PITTURA SEGHIZZI”, Galleria di Arte Contemporanea Seghizzi, Gorizia;

“HUMAN RIGHTS?#EDU”, Fondazione opera Campana dei Caduti, Colle di Miravalle, Rovereto (Tn);

“Lungo il confine”, Teatro Lux, Pisa, a cura di FUCO Fucina Contemporanea

“La mente artistica – Giovani donne artiste a confronto, VI ed.”, Pio Sodalizio dei Piceni, Roma, a cura dell’Ass. Culturale ArtisticaMente

2017

Selezionata a “Ronzii – arte urbana in subbuglio”, Stazione Leopolda, Pisa, a cura di FUCO Fucina Contemporanea.

 

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La Copertina d’Artista - The day after


Un pittore è seduto davanti al cavalletto, ha la tavolozza nella mano sinistra ed un pennello nella destra; davanti a lui, seduta su di un letto con le gambe accovacciate, c’è una bella modella che guarda fuori dalla finestra, una luce calda taglia la lieve penombra della stanza e si adagia sulla ragazza, che fissa l’esterno, assorta in chissà quali pensieri. Se dovessimo fermarci a questa stringata spiegazione, senza averla vista, ci faremmo l’idea che l’immagine di questa Copertina d’Artista sia un lavoro tutto sommato “convenzionale” per illustrare il tema di questo mese, che è “The day after”.

Ma basterebbe guardarla – anche solo per un attimo – per rendersi conto che nella cover di questo mese non c’è nulla di convenzionale, anzi, dopo aver ammirato l’ironia dell’autore e la sua grande capacita di disporre gli elementi e il colore nella composizione, cominceremmo, come ho fatto io, a ricercare tutti quei riferimenti che cogliamo e sappiamo che rimandano a qualcosa che abbiamo visto e che conosciamo e altri più nascosti e più difficili da individuare e collocare.

La spelndida Copertina d’Artista di questo 81° numero di Smart Marketing, realizzata da Giulio Giancaspro.
La spelndida Copertina d’Artista di questo 81° numero di Smart Marketing, realizzata da Giulio Giancaspro.

Ma quali sono e quanti sono i riferimenti in questo vero e proprio Cluedo artistico?

Tantissimi, l’immagine è densa e stratificata, scopriamoli insieme.

Iniziamo dalla ragazza sul letto con le gambe accovacciate che guarda fuori dalla finestra, è presa da “Sole di mattina”, un celebre dipinto ad olio di Edward Hopper del 1952. Ci sono delle differenze però, la ragazza della nostra copertina è più “moderna” ed indossa una mascherina, ma la solitudine ed insieme la lieve speranza di un giorno migliore sono gli stessi del grande pittore americano.

In primo piano vediamo il pittore intento a dipingere una grossa tela sul cavalletto che si sporge di lato per sbirciare meglio la sua modella; ebbene, il riferimento è ad un altro grandissimo artista statunitense, Norman Rockwell, e al suo celebre “Triplo autoritratto” del 1960.

Anche qui ci sono delle differenze nell’opera originale: Rockwell si ritrae mentre osserva se stesso in un grande specchio. Chissà se la scelta di utilizzare questo famoso triplo autoritratto risieda anche nel fatto che l’opera originale fu realizzata come illustrazione per la copertina del Saturday Evening Post del 13 febbraio 1960, che riportava un lungo articolo sulla vita e l’arte di Norman Rockwell; quindi, a quanto pare, anche l’originale era una copertina.

Alcuni oggetti della serie "Arte in Stallo".
Alcuni oggetti della serie “Arte in Stallo”.

Sul cavalletto in alto a destra sono appuntate delle foto, come degli appunti visivi da inserire poi nel dipinto, come nel triplo autoritratto di Rockwell, che riproducono due manifesti originali del film per la TV americana “The day after” del 1983 sul disastro nucleare, quello del film “The Day After Tomorrow” del 2004 sul disastro ambientale e la copertina del libro omonimo di Robert A. Heinlein del 1941 (noto anche come Sesta colonna).

E poi ci sono altri elementi, come i missili fuori dalla finestra che richiamano sempre il film del 1983 e la riproduzione in piccolo dell’intera opera attaccata in alto a sinistra del cavalletto, che richiama certi virtuosismi dell’arte fiamminga del 1600, che vedeva molti artisti inserire specchi nei loro quadri che riflettevano o il dietro le quinte del quadro o l’opera stessa in scala.

Infine c’è un originalissimo pavimento che richiama sì un puro stile optical, con influenze dell’astrattismo geometrico, ma che sembra essere in overdose da LSD per quanto risultano sgargianti i colori che lo compongono, che ci riportano immediatamente agli anni ’70.

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Dopo un 2020 così pesante sotto tutti i punti di vista, il 2021 deve rappresentare, per tutti noi, l’alba di un nuovo inizio.

Insomma, un’opera piena di citazioni, di riferimenti, di annotazioni, un’opera che parla ai nostri sensi ma che interroga pure la nostra memoria, senza distinzioni di età, estrazione o istruzione.

È questo il potere ed insieme il gioco creativo e mnemonico cui ci costringe l’arte pop quando è al suo meglio, come in questo caso. L’arte pop, attingendo direttamente da riferimenti “popolari” come la grafica, la pubblicità, il design, la cartellonistica, parla – ed ha sempre parlato – indistintamente sia al fine intellettuale che alla famosa casalinga di Voghera, sia al critico militante che al nostro vicino di casa.

“Tutto scorre” - Arte sul fiume Pegnitz, 2019, Hersbruch (Germania).
“Tutto scorre” – Arte sul fiume Pegnitz, 2019, Hersbruch (Germania).

L’arte pop è quella più democratica di tutte ed ha rappresentato per chi scrive sia il primo e più duraturo amore, che la porta d’ingresso, privilegiata, in un modo magico e meraviglioso. Se sono diventato appassionato d’arte lo debbo ad artisti come Giulio Giancaspro, autore di questa copertina, che conosco e frequento da quasi un ventennio e che nonostante tutto continua a sorprendermi, divertirmi e, soprattutto, ad “educarmi” alla bellezza.

Ritorna ad illustrare la nostra cover in occasione di un piccolo, ma significativo, anniversario, i 6 anni dalla pubblicazione della prima Copertina d’Artista, da lui stesso realizzata per il 9° numero della nostra rivista nel gennaio del 2015, nella quale riuscì a condensare due temi distanti ma affini come l’attentato terroristico alla redazione di Charlie Hebdo e la Shoah.

Così come tornò, sempre con entusiasmo, sensibilità e genialità, ad illustrare la copertina per il 50° numero del nostro magazine nel giugno del 2018, quando ci propose un ironico e allegro Gioco dell’oca in cui ogni casella rappresentava una copertina realizzata da altrettanti artisti. Fu un omaggio al nostro piccolo traguardo, a tutti gli altri artisti e all’arte in generale.

Come ho già scritto nel mio editoriale:

Giulio Giancaspro ha scandito alcuni dei passaggi più importanti del nostro mensile e mi è sembrata la persona giusta a cui rivolgermi per questo nuovo numero, che cerca di immaginare un futuro “nuovo” – un The day after – dopo un 2020 da dimenticare.

E, aggiungo, spero che le nostre strade, la mia e quella di Giulio, continuino ad incrociarsi, perché ogni volta che incontro questo artista, così come mi succede per gli altri, divento un essere umano più consapevole, più maturo, in un certo senso migliore, alla faccia di chi afferma che l’arte è inutile e non serve a nulla.

6-foto-in-studio-minGiulio Giancaspro

Nato nel 1963 a Molfetta (Ba), dove vive e opera.

Dal 1990, sulla scia delle prime esperienze pop, mette in gioco con ironia il suo lavoro con sensibili capacità nello scomporre e ristrutturare un altro know how strettamente legato alla comunicazione pubblicitaria.

Si occupa di pittura, grafica e comunicazione visiva. Numerose sono le sue produzioni grafico-pubblicitarie, pittoriche e digitali, tra cui i Movie-Poster.

Nel 2019, dalla fusione di due linguaggi diversi tra loro (astrattismo geometrico e pop art), giunge a una ricerca più intima, intrisa di sensibilità emotiva e positività, che chiama ironicamente “Arte in Stallo”. Dal 2020 collabora come illustratore con la rivista mensile “L’altra Molfetta”, di cui cura le pagine dell’arte e della satira.

Per informazioni e per contattare l’artista:

giulio.giancaspro@libero.it

 

Ultime mostre:

2020

“Kunstspaziergang” – Percorso artistico ambientale, Hersbruck (Germania).

2019

“Arte in Stallo “– Gaart Gallery, Molfetta (BA);

“Kunst im Fluss” – Mostra all’aria aperta, Hersbruck (Germania);

“Play Movie. Cinema, gioco e ironia nei movie posters di Giulio Giancaspro” – Liceo Artistico Statale “V. Calò”, Grottaglie (TA).

2018

“Love & other drugs” – Galleria Spaziogiovani, Bari;

“Tessere di Pace” – Sala dei Templari, Molfetta (BA).

2017

“Nei meandri della Bellezza” – Deutsches Hirtenmuseum, Hersbruck (Germania);

“Eternalove” – Clitorosso Art Gallery, Ruvo di Puglia (BA).

2016

“BeneBiennale” – Rocca dei Rettori, Benevento;

“Sottobraccio” – Museo della Città e del Territorio, Corato (BA);

“News-Cover. Notizie, immagini e visioni ai tempi dell’Infotainment” – Momart Gallery – Matera, Chiesa Sant’Andrea degli Armeni – Taranto, Laboratorio Urbano Mediterraneo – San Giorgio Jonico (TA).

 

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The day after – L’editoriale di Raffaello Castellano


Raffaello CastellanoCosa succederà in questo 2021 appena cominciato?
Riusciremo a riprenderci fisicamente, socialmente ed economicamente da questa pandemia da Covid-19 che ha caratterizzato l’anno passato e, così sembra, inciderà profondamente anche in questo 2021?
Sinceramente non so cosa rispondere a queste domande, sia perché, come la maggioranza delle persone, in questo momento storico sto navigando a vista, sia perché c’è poca voglia ed ancor meno possibilità di investire e scommettere sul nostro futuro.
Le notizie sul fronte interno, per non parlare di quello internazionale, non sono per niente incoraggianti.

Infatti, mentre scrivo questo editoriale (29 gennaio), il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha appena conferito il mandato esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico per verificare la possibilità di formare un governo sostenuto dalla stessa maggioranza che appoggiava il Conte bis.

Il responsabile dell’ennesima crisi di Governo scoppiata lo scorso 13 gennaio, il senatore, nonché leader di Italia Viva, Matteo Renzi, nel frattempo, ha “condotto” un’imbarazzante intervista televisiva (sì, avete letto bene!) con il principe ereditario Mohammed Bin Salman (noto con l’acronimo Mbs), a Riad, la capitale dell’Arabia Saudita. Totalmente dimentico, o forse volontariamente distratto, l’ex presidente del Consiglio ed ex Sindaco di Firenze ha evitato domande scomode su uno dei regimi attualmente – stando a quanto afferma Amnesty International – più brutali del Pianeta per quanto riguarda la gestione del dissenso interno e la condizione femminile, tessendo altresì gli elogi del principe ereditario e della monarchia che governa il ricchissimo Paese mediorientale.

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Nello sforzo di compiacere il suo interlocutore, Matteo Renzi si è lasciato andare perfino ad improbabili paragoni fra il “Rinascimento” fiorentino ed italiano e “Vision 2030”, il piano di rinnovamento strategico dell’Arabia Saudita da molti ribattezzato come “The Neo-Renaissance”, ovvero il nuovo Rinascimento.

Come se non bastasse, i numeri della pandemia da Covid-19 sono ancora spaventosi, sia per noi che per il resto del mondo. Il bollettino di venerdì 29 gennaio del Ministero della salute ci dice che ci sono stati 13.574 nuovi casi di coronavirus e 477 morti, che portano il conteggio complessivo a 87.858 deceduti dall’inizio della pandemia, esattamente un anno fa.

L’unica – reale – speranza sembra quella legata ai vaccini: ​​​​​​ l’Agenzia Europea per i Medicinali ha autorizzato il vaccino di AstraZeneca. In serata anche la Commissione Europea ne ha dato il via libera, e con questo diventano 3 i vaccini attualmente distribuiti in Europa ed Italia, anche se non sono mancati, pure in questo caso, ritardi, omissioni e faccende poco chiare sui rapporti fra le case farmaceutiche e alcune nazioni.

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Dopo un 2020 così pesante sotto tutti i punti di vista, il 2021 deve rappresentare, per tutti noi, l’alba di un nuovo inizio.

Insomma c’è poco da stare allegri e speranzosi. Eppure voi lettori avete imparato in questi oltre 7 anni di pubblicazione che il nostro magazine è ostinatamente ottimista, con la voglia, anzi il desiderio, di essere un mensile positivo e connaturato profondamente allo spirito che ci ha fatto nascere e alla nostra linea editoriale. Ogni mese, testardamente controcorrente rispetto al pessimismo dilagante, cerchiamo di offrirvi articoli “verticali” su marketing, economia e comunicazione insieme alle sue rubriche “trasversali” di cinema, musica ed arte, che cercano di offrirvi una “lettura” della realtà che sia allo stesso tempo laterale, creativa e fresca.

A tal proposito, credo che a salvare questo inizio anno, almeno per chi scrive, sarà la creatività e genialità di quegli artisti che, chiamati di mese in mese ad illustrare la nostra Copertina d’Artista, riescono a strapparmi sempre un sorriso, una riflessione e una profonda ammirazione.

La spelndida Copertina d’Artista di questo 81° numero di Smart Marketing, realizzata da Giulio Giancaspro.
La spelndida Copertina d’Artista di questo 81° numero di Smart Marketing, realizzata da Giulio Giancaspro.

Prendete, ad esempio, l’artista di questo 81° numero dal titolo “The day after”, Giulio Giancaspro, che ha realizzato una copertina eccezionale con rimandi pop, richiami all’arte cinematografica e omaggi a grandi autori dell’arte moderna e contemporanea come Edward Hopper e Norman Rockwell.

La sua opera emana ottimismo ed ironia, ed anche se l’artista cerca di strapparci un sorriso, allo stesso modo ci invita alla riflessione: la sua opera è piena di messaggi che si reggono in un perfetto equilibrio e parlano direttamente alla parte più profonda ed emotiva di noi, così come a quella più razionale.

Questo il potere dell’arte, una singola immagine ci dice molte più cose – più precisamente, più velocemente, più compiutamente – di qualsiasi articolo o dotto trattato. Vi confesso la mia invidia: io scrivo e sono giornalista proprio perché non sono in grado di dipingere e/o scolpire.

Con questa Copertina d’Artista celebriamo un piccolo grande compleanno: sono 6 anni che pubblichiamo le nostre copertine artistiche, abbiamo cominciato il 26 gennaio 2015, proprio con Giulio Giancaspro che, quell’anno, inaugurò questa rubrica con un lavoro che sintetizzava perfettamente i temi della Shoah e quelli dell’attentato in Francia alla sede di Charlie Hebdo. Sua anche la bellissima copertina che celebrava i 50 numeri del nostro magazine.

Insomma, Giulio Giancaspro ha scandito alcuni dei passaggi più importanti del nostro mensile e mi è sembrata la persona giusta a cui rivolgermi per questo nuovo numero, che cerca di immaginare un futuro “nuovo” – un The day after – dopo un 2020 da dimenticare.

Insomma, chi meglio di un artista e della sua arte per parlarci di un vero Rinascimento?

Nessuno, con buona pace di Matteo Renzi!

Buon 2021 e buona lettura a tutti voi.

Raffaello Castellano

 

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La Copertina d’Artista – Simply the best 2020


Una splendida fanciulla ci osserva dalla Copertina di questo numero di fine d’anno del nostro magazine. Ha un fascino magnetico ed etereo allo stesso tempo, il suo sguardo fiero, quasi sprezzante, ci trafigge come le spine della rosa che tiene nella mano e che le copre metà del viso. L’opera di questo mese, lo capiamo subito, è una questione di sguardi.

A prima vista, sembrerebbe che l’artista Francesca Vivacqua abbia voluto fare un omaggio alla sua prima Copertina d’Artista realizzata per il nostro mensile, nel marzo 2015, dal titolo “Angeli sotto un cielo di ruggine”. Allora la sua bambina, una vera e propria Greta Thunberg ante litteram, denunciava la situazione ambientale a Taranto, città d’origine dell’artista. Oggi, con questo nuovo intervento, quella bambina è cresciuta, è diventata una giovane donna, ed il suo impegno politico ed ambientale si è fatto maturo, risoluto e molto più radicale.

La Copertina d'Artista del n° 80 di Smart Marketing, realizzata da Francesca Vivacqua.
La Copertina d’Artista del n° 80 di Smart Marketing, realizzata da Francesca Vivacqua.

Eppure c’è dell’altro, la paletta dei colori usati dall’artista sono tenui pastelli e la tecnica è un ispirato e lieve acquerello, ma il risultato nel suo insieme ricorda la grande pittura italiana del Botticelli. La scelta del soggetto innanzitutto sembra la rivisitazione in chiave contemporanea della Primavera del grande maestro fiorentino, soprattutto per i personaggi di Flora e Venere, che sembrano i modelli ideali cui si è ispirata la Vivacqua.

La ragazza che ci osserva con in mano una rosa ha in sé la grazia e la bellezza di Venere, ma pure la compostezza e la severità di Flora, il tutto amalgamato nella figura di una ragazza forte, coraggiosa ed emancipata dei nostri giorni. Ma ci sono altri elementi che concorrono ad aggiungere un’aura mistica e sacrale all’immagine: la fanciulla sembra emergere da uno sfondo dominato da un arco, un arco che richiama le volte di una basilica ma dipinge, o meglio incornicia, quasi un’aureola intorno alla ragazza. Insomma, a guardare quest’opera, si coglie un profondo senso di spiritualità, tanto che intuiamo che il messaggio che la ragazza ci vuole comunicare è universale, importante e forse urgente.

"Introspezione", 2017.
“Introspezione”, 2017.

Forse ci aiuterà il titolo, come spesso accade, a dipanare il significato di quest’opera. “Hope is to see over”, ossia “La speranza è vedere oltre”, è quello scelto dall’artista, ed allora tutto diventa più chiaro. Questa donna che ci osserva ci dice che dobbiamo andare oltre le nostre consuetudini, oltre i nostri preconcetti e soprattutto oltre le nostre convinzioni, un messaggio quanto mai urgente e puntuale in un anno in cui abbiamo scoperto che la natura, vilipesa e umiliata, si è, attraverso un virus, rivoltata contro di noi e ci ha lanciato un monito che non possiamo più ignorare.

Scopri il nuovo numero: Simply the best

È indubbio che quest’anno passerà alla storia come l’anno della pandemia. Così come indubbio che quest’anno ha portato malessere sociale, psichico ed economico.
Ma dobbiamo sforzarci di cogliere un bagliore di luce anche in un anno così buio.

Ed allora il guardare oltre diventa non solo un esercizio necessario, ma una vera pratica di sopravvivenza, perché, se questa volta non impariamo la lezione che la pandemia, e la storia, ci sta impartendo, allora è altamente probabile che per la prossima lezione ci saranno molti meno studenti, almeno fra noi umani.

"Aura", 2020.
“Aura”, 2020.

Allora, come mi sentite dire spesso, l’arte diventa la maestra più importante delle nostre vite, perché, quando è al meglio, come nell’opera della Vivacqua, allora ci offre non solo un giudizio severo sul nostro operato, ma “va oltre” e ci dice che la “speranza” è guardare oltre il problema, oltre la paura, oltre l’attimo presente, un messaggio che piacerebbe a Marcel Proust, che alla fine della sua Recherche scrisse:

“La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi mondi,
ma nel vederli con nuovi occhi”

 

img-20180113-wa0008Francesca Vivacqua (Classe 1971), figlia d’arte, ha sempre avuto la predisposizione per il disegno e le discipline pittoriche. Ha conseguito la maturità al Liceo artistico Lisippo (Taranto) ed in seguito ha frequentato l’Accademia di Belle Arti (Bari). Nel corso degli anni ha sperimentato varie tecniche: pastello su carta, acquerello, acrilico ed olio su tela, senza porre limiti alla sua ricerca artistica. Opera nell’ambito del “figurativo”, ponendo particolare attenzione al “ritratto”, che per lei è l’ideale specchio dell’anima, in cui gli occhi svelano tutte le emozioni interiori.

Attualmente insegna “tecniche pittoriche” tradizionali alla scuola di fumetto Grafite di Bari. Lavora per privati e gallerie d’arte ed esegue anche decorazioni d’interni (trompe l’oeil). Ha preso parte a numerose esposizioni d’arte. Attualmente, alcune sue opere sono in permanenza alla Galleria “La Cornice” di Taranto.

Per informazioni e per contattare l’artista:

Pagina Facebook – “Francesca Vivacqua”, e-mail – f.2vivacqua@gmail.com

Ultime mostre:

2016

Collettiva “News – Cover. Notizie, Immagini e Visioni ai tempi dell’Infotainment” 1° Edizione, Smart Marketing – Mensile di Comunicazione, Marketing e Social Media, Momart Gallery – Matera, Chiesa Sant’Andrea degli Armeni – Taranto, Laboratorio Urbano Mediterraneo – San Giorgio Jonico (TA), Laboratorio Urbano San Marzano di San Giuseppe (TA).

2017

Collettiva d’arte sull’Auto/Ritratto: “Amo Eva?”, Donna a Sud, Università degli studi “Aldo Moro” Taranto;

Collettiva d’arte “Storie di sguardi”, Laboratorio Urbano Mediterraneo, San Giorgio Jonico (TA);

Collettiva d’arte “ArtAva”, Castello D’Ajala, Carosino (TA);

Manuscripta Festival: “Ilvarum Yaga” – 100 matite contro la strega rossa, Palazzo Ducale, Martina Franca (TA).

2019

Personale “Lo spirito della natura”, Cucchevesce – Festival della civetta, Palagianello (TA).

 

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La Copertina d’Artista - Recovery round


È un’immagine molto forte quella che capeggia sulla copertina del numero di ottobre del nostro magazine: al centro della stessa assistiamo ad un vero amplesso, una ragazza con la mascherina chirurgica viene letteralmente e fisicamente posseduta da un uomo di cui scorgiamo solo parte del corpo. Tutta la scena è concentrata in uno spazio delimitato da 12 stelle, le stesse della bandiera dell’Unione Europea, anzi l’unico altro elemento di colore, a parte il celeste chiaro della mascherina e il giallo delle stelle, è il blu intenso del lenzuolo che giace sgualcito sulle gambe dei protagonisti. A bene vedere, più che un lenzuolo, sembra il telo della bandiera stessa, che cadendo ci ha mostrato questa scena scabrosa.

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L’opera di questo numero sembra voglia raccontarci di uno scandalo, quello di un’Europa posseduta, forse sottomessa, da una qualche potenza straniera o, peggio, da una congrega dei soliti poteri forti. Improvvisamente ci viene data la possibilità di sbirciare al di là del velo, dietro la bandiera, e quello che vediamo è una scena erotica al limite della censura, un amplesso che non capiamo quanto sia consenziente o meno, anche se non ci pare di scorgere violenza, ma più un senso di sano e godereccio piacere.

È molto interessante che l’artista di questo numero, Paola Biandolino, abbia deciso di rappresentare uno scandalo attraverso un’immagine anche essa scandalosa, come se volesse evidenziare ancora di più il messaggio e renderlo inequivocabile. Ma, come sappiamo, l’arte si presta a molteplici interpretazioni, e le intenzioni dell’artista sono solo una parte della storia, l’altra è data appunto dal pubblico, ultimo fruitore dell’opera stessa e che chiude idealmente il circuito elettrico di quel magico dispositivo chiamato arte.

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Allora soffermiamoci di più su questa opera e cerchiamo di scoprire tutti quei significati che non sono immediatamente tangibili e che probabilmente l’artista ha voluto ironicamente nasconderci in piena vista.

Chissà se il tema del nostro numero, “Recovery round”, non abbia fatto prevalere una interpretazione politica ed economica della condizione europea: forse la Biandolino avrà pensato che tutte le misure economiche messe in campo dall’UE in questo periodo di pandemia e crisi economica (MES, Recovery Fund, etc.), potrebbero diventare il debito, pubblico e non solo, delle future generazioni?

E quindi come dire: OK, l’Europa una volta tanto ci sta aiutando, ma non è che alla fine ci sta fottendo?”.

O forse, spingendo su una interpretazione più letteraria, potremmo arrivare a pensare che quella che vediamo è un’allegoria in chiave contemporanea del mito di Europa?

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Come forse ricordiamo dai nostri studi superiori, Europa era figlia di Agenore e fu principessa di Tiro e regina di Creta; la fanciulla fu rapita da Zeus, che aveva preso le sembianze di un possente toro bianco, e dall’amplesso che ne seguì (che per la maggior parte degli autori classici fu consenziente) nacquero tre figli, Minosse, Radamanto e Sarpedonte, che poi furono adottati dal re di Creta Asterio, che successivamente sposò Europa.

Oppure, più semplicemente, questa che vediamo è solo l’ultima delle opere dell’artista che da un po’ di tempo indaga ed esplora nelle sue creazioni la dimensione erotica dell’esistenza.

Come sempre non possiamo saperlo con certezza, queste sono solo tre delle possibili interpretazioni, ma ciò che ha importanza qui, come per l’arte in generale, non è indovinare il “significato autentico” dell’opera, che spesso sfugge ed è inconscio perfino all’artista stesso, quello che vale è “interrogarsi sui possibili significati”: in un mondo che va sempre più in fretta, anche se in semi-lockdown come adesso, un’immagine che ci invita, come in questo caso, con ironia e spudorato erotismo a fermarci per cercare di comprenderla è il miglior risultato che un artista possa sperare.

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Perché è solo quando ci concediamo il tempo, riflettiamo e ragioniamo che cogliamo la vera essenza delle cose e possiamo decidere cosa dire o fare, perché anche il sesso, in cui è preponderante la carica istintiva ed emozionale, richiede attenzione, altrimenti andremmo in giro a scopare senza ritegno e senza freni qualunque cosa e saremmo tutti erotomani e pervertiti (oltre che penalmente perseguibili), quando in realtà, nel profondo, noi desideriamo e vogliamo essere, più di ogni cosa, amanti appassionati.

123104041_674815433453015_6887540596813902317_nPaola Biandolino, classe 1991, di Taranto, fin da giovanissima prende lezioni di disegno nella bottega di un maestro, successivamente frequenta il Liceo Artistico Lisippo di Taranto, diplomandosi in Oreficeria, e poi l’Accademia di Belle Arti di Lecce, frequentando il corso di Pittura. Dopo la laurea triennale decide di cambiare e si iscrive ad Editoria D’Arte.
Da questa formazione poliedrica nasce BiaLineArt, una sintesi tra pittura e grafica, disegni realizzati con un unico tratto di penna biro, un progetto nato prima da semplici ritratti per un esame accademico, poi portato avanti perché particolarmente affine alla sensibilità dell’artista.
Durante la quarantena inizia a lavorare su materiale erotico, i lavori pubblicati sul gruppo Facebook Arteinquarantena riscuotono un successo strepitoso e fanno conoscere l’artista e la sua particolare ricerca.
La sua attività sul web continua sempre più in maniera professionale, anche grazie a un corso post-laurea di Social Media Marketing, che le ha dato la possibilità di capire le dinamiche del web, dei social network, e soprattutto di prenderli seriamente come lavoro e non semplice svago.

 

Ultime mostre:

2020

Giugno

Mostra Personale, “Uno alla Volta”, Mercato Nuovo, Taranto;

Marzo

Pubblicazione di Illustrazioni su Queefmagazine, “Sexting e Quarantena”.

2019

Gennaio-Aprile

Mostra collettiva, ex Terraferma, ora Ginetto, Taranto.

2012

Novembre

Lavoro segnalato dalla giuria Emilio Notte.

Progetti in corso

“Somewhereline”, scatti Fotografici con grafica lineart, progetto in collaborazione con Andrea Basile.

 

 

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La Copertina d’Artista - #ripartItalia 2020


Una bella ragazza si protende in punta di piedi verso un qualcosa che non riusciamo bene a definire. Lo sfondo dell’immagine ha i toni dell’azzurro, del giallo e del verde, e trasmette decisamente una sensazione di “solarità” e “positività”. Osservando con attenzione la Copertina d’Artista di questo numero di Smart Marketing, altri particolari saltano all’occhio. Alcuni sono più discreti, altri più eclatanti.

Cominciamo dai primi: la ragazza, tanto per cominciare, sembra quasi lì lì per spiccare il volo, sembra librarsi in aria come se fosse sospinta da un vento favorevole, inoltre, e questa è una cosa molto interessante, ha gli occhi chiusi e sembra che stia sognando. Poi ci sono altri particolari più evidenti, come le cinque scritte, ritagliate dai giornali, che completano e definiscono l’opera di questo mese.copertina-dartista-settembre-2020-sd

Non possiamo sapere con “certezza” cosa indichi o cosa stia sognando la ragazza, ma queste cinque scritte ci segnalano una direzione, un’intenzione, una volontà. Leggiamole, queste scritte: “Italia riparte da qui, avremo ancora Notti Magiche”, l’augurio dell’artista di questo numero, Piero Pancotto, è chiaro ed inequivocabile.

Questo settembre l’Italia può ripartire, deve ripartire, ripartirà sicuramente se riuscirà ancora a sognare, a sperare, a volare, così come facemmo, ed il riferimento è palese, nell’estate del 1990, in quei fatidici Mondiali di Calcio ospitati in casa nostra, dove sembrava che tutto fosse possibile e che furono ben descritti dai grandi Gianna Nannini e Edoardo Bennato nel loro inno “Notti Magiche”.

Funamboli, 2020.
Funamboli, 2020.

La tecnica del collage mi ha sempre affascinato, perché, a mio modo di vedere, condensa, addensa e stratifica diversi linguaggi prima ancora che diverse tecniche. Tante sono state le correnti artistiche e gli artisti che negli anni si sono cimentati con questa particolare tecnica. Pensiamo ad esempio a cosa sono riusciti a fare i dadaisti, i surrealisti e la Pop art con il collage. Pensiamo alle eccezionali punte di lirismo e poesia che hanno raggiunto artisti come Warhol, Basquiat, passando per Mimmo Rotella con i suoi dècollage, per giungere infine ai murales multimaterici di Bansky.

Scopri il nuovo numero: #ripartItalia

Mai come ora, in questo settembre 2020, un numero come #ripartItalia sembra utile e necessario perché, mai come adesso, in questo nefasto anno bisestile, abbiamo bisogno di fare il punto sulle cose, su noi stessi, sui nostri obbiettivi e sulle nostre vite.

Anche l’artista di questo numero non fa eccezione, egli ci dice che possiamo, anzi dobbiamo, tornare a sognare, a sperare, a vivere, perché non sarà una pandemia, per quanto drammatica come questa, a fermarci. Basta pensare alla lezione della storia, il Covid-19 non è la prima piaga che stravolge l’umanità, c’è stata la Peste Nera, l’Influenza Spagnola, l’AIDS, eppure noi resistiamo, noi sopravviviamo, noi, alla fine, vinciamo.

Fiat Lux, 2020.
Fiat Lux, 2020.

Piero Pancotto, insomma, ci propone il suo “manifesto politico”, la sua “relazione programmatica”, e ci insegna che l’arte, fra le altre cose, è un esercizio di “resilienza civile”, una vera palestra dove “allenarci al cambiamento”; un messaggio forte e ancora più valido, visto che proviene da un artista di formazione scientifica che ha conseguito una laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, che ha lavorato prima nella ricerca di base, in quella applicata, per poi, dopo un periodo nella ricerca clinica, iniziare la sua carriera nel marketing sanitario.

Quindi, prima di essere artista, Pietro Pancotto è stato uno scienziato, un ricercatore e poi un esperto di marketing, una persona che ha maturato un’esperienza variegata e multidisciplinare e che oggi, per esprimere il suo augurio, il suo incoraggiamento, si è rivelato artista maturo ed appassionato.

image0L’opera di questo numero di settembre si intitola “Notti magiche” ed è stata realizzata da Pietro Pancotto (classe 1967), di Roma. Di formazione scientifica, si laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche all’Università La Sapienza di Roma. Irrequieto e curioso, passa dalla ricerca di base a quella applicata, per poi, dopo un periodo di ricerca clinica, iniziare la sua carriera nel marketing.

Appassionato di fotografia, in particolare quella in bianco e nero, durante il lockdown, nel marzo del 2020, inizia a dipingere, una sorta di catarsi per cercare di sfuggire all’isolamento forzato.
La sua arte, dalla forte matrice pop, si ispira a pittori quali Warhol, Lichtenstein, Basquiat, Rauschenberg, Pollock, Bansky, Picasso e Boccioni. Intitola i lavori nati in questo periodo WORDS&COLORS, e sono tutti dei variopinti collage che combinano iconiche immagini a scritte prese da riviste e giornali. Veri e propri manifesti delle “intenzioni” dell’artista, WORDS&COLORS rappresentano un assalto poetico ed artistico alle nostre coscienze sopite, nei quali l’artista riversa l’esperienza e la pratica di anni di lavoro nel marketing e nella comunicazione, potenziando attraverso le parole le emozioni suscitate dalle immagini e dai colori.

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La Copertina d’Artista - Turista per Covid


Una vivace immagine ci osserva dalla copertina di agosto del nostro mensile, ad una prima e fugace vista sembra un omaggio alle serigrafie pop di Andy Wahrol, con i suoi colori accesi, quasi solari, da cui è composta. Ma, ad una osservazione solo un pochino più attenta, ci accorgiamo che non si tratta di una serigrafia, ma più di un’immagine termica come quelle che vengono realizzate attraverso quelle telecamere ad infrarosso e che ci sono diventate familiari grazie ai film polizieschi americani oppure ai termometri scanner a cui ci siamo da tempo abituati.

La seconda cosa che salta subito all’occhio dopo questa osservazione più attenta è il soggetto, uno strano individuo con cappello, mantello ed una strana maschera con un grosso becco ricurvo e un paio di occhiali. Tutto l’insieme, ne siamo sicuri, ha qualcosa di familiare, e, ne siamo certi, anche il significato “nascosto” dell’opera avrà a che fare con noi e la nostra contemporaneità.copertina-dartista-agosto-2020

Come sempre ci accade con l’arte contemporanea, forse sarà il titolo a soccorrere quelli meno perspicaci tra noi a dipanare il significato di quest’opera. Il titolo, “The dress code for summer holidays”, di questo intervento è quanto mai chiarificatore delle intenzioni dell’artista, che ci propone appunto un codice d’abbigliamento per le vacanze estive 2020.

Quello che osserviamo sulla copertina è, quasi certamente, l’immagine termica di uno degli innumerevoli termometri scanner che oramai troviamo a centinaia nelle nostre città e, cosa ancora più interessante, il soggetto ci pare una di quelle maschere del Carnevale di Venezia, sì, quella del Medico della Peste, divenuta tristemente famosa dal XIV secolo in poi, quando la peste bubbonica, la famigerata Morte Nera, giunse in Italia dall’Asia e in capo a poco più di 30 anni falcidiò metà della popolazione Europea.

Quindi, l’artista di questo mese, lo sfuggente POP Invader, gioca con noi, amalgamando, ma meglio sarebbe dire confondendo, simboli, iconografie, storia antica, cronaca contemporanea, e ci confeziona, letteralmente, un vero e proprio “codice d’abbigliamento per l’estate 2020”, come recita ironicamente la traduzione del titolo in inglese della stessa.

Dovremo tutti tornare a vestirci come i medici della peste per poter convivere con la pandemia da Coronavirus?

La risposta dell’artista pare dire di sì, se è vero ciò che ogni giorno osserviamo nelle nostre città, dove la mascherina è diventata un accessorio non solo obbligatorio per legge e necessario per la salute, ma anche il nuovo terreno di sperimentazione di brand e case di moda,che cominciano a proporci mascherine griffate, adatte ad ogni occasione: dalla cena galante alla serata informale, dalla nottata sexy all’avventura metropolitana.

Ed allora, cosa ci suggerisce POP Inavder?

Forse, attraverso il suo irriverente intervento, ci dice che le pandemie, come le mode, sono cicliche e transitorie?

Oppure che non importa quanto siamo evoluti e tecnologici, perché saranno mascherine e distanziamento sociale a debellare questa nuova peste?

Od ancora che probabilmente, in un prossimo futuro, i nostri pronipoti, osservando le immagini di questa epoca, crederanno che la mascherina chirurgica sia una maschera della tradizione carnevalesca o della commedia dell’arte?

Forse vuole dirci una o tutte e tre queste cose, noi non possiamo saperlo con certezza, una cosa però l’avvertiamo con estrema sicurezza: quest’immagine non è stata creata solo per stupirci e farci sorridere, guardando la copertina di POP Invader avvertiamo una strisciante inquietudine che, come un brivido, risale la nostra spina dorsale e arriva alla base del nostro collo, e da lì si insinua nel nostro cervello, quello che vediamo in questa opera è la nostra immagine riflessa, fintamente bardata in una apparente sicurezza, con un insieme di elementi (il cappello, la maschera, gli occhiali ed il mantello) che dovrebbero spaventare il “male oscuro”, la nuova “morte nera”, ma che in realtà finiscono per spaventare solo i nostri interlocutori e noi stessi che ci  specchiamo in essa.

Il logo, alter ego di Pop Invader, il misterioso artista di questo numero.
Il logo, alter ego di Pop Invader, il misterioso artista di questo numero.

POP Invader è uno pseudonimo, un nickname dietro cui si nasconde un artista di cui non sappiamo sesso, età e provenienza, un artista, ma potrebbe essere anche un collettivo, che fa delle vere e proprie sortite artistiche all’interno del web, sottraendo, rubando alle volte, delle immagine esistenti che poi elabora in maniera creativa e sorprendente.

“The dress code for summer holidays”, l’ironica, e al tempo stesso drammatica, Copertina d’Artista di questo mese di Agosto 2020, è la seconda prova di questo artista per il nostro mensile, dopo la bella copertina di un anno fa, dedicata alla moda.

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Call for Artist | 2° Piano Art Residence 2020 – È on-line il bando della V Edizione


Torna, per il quinto anno consecutivo, l’iniziativa “Call for Artist | 2° Piano Art Residence 2020”, il progetto di residenze artistiche promosso dall’Associazione Z.N.S.project, animata dall’artista Cristiano Pallara (che ha realizzato la nostra Copertina del marzo 2018) e dalla curatrice Margherita Capodiferro, che ha portato alla ribalta artistica nazionale il piccolo comune di Palagiano in provincia di Taranto.

Originale e collaudata la formula che prevede, attraverso la selezione dei progetti candidati, la selezione di 2 fra artisti, creativi e curatori che per un minimo di due settimane saranno ospitati appunto nella residenza “2° Piano Art Residence”, in un clima familiare e casalingo (si tratta dell’abitazione stessa degli organizzatori) e potranno fruire degli spazi del contenitore “Via Murat Art Container”, 120 mq dove far convergere, incontrare, confrontare e interagire gli artisti e le loro idee.

Duplice, quindi, lo scopo degli organizzatori: da una parte far confluire nel piccolo comune pugliese il meglio degli artisti, creativi e curatori nazionali e non, dall’altro, come si è detto, quello di far interagire artisti, creativi, curatori, cittadini, istituzioni, media e appassionati di arte contemporanea fra loro. Il fine è quello di far germogliare idee e progetti che da una parte dialoghino con il territorio, le sue radici e le sue peculiarità, e dall’altra sappiano avere una visione più ampia ed articolata su tutti quei temi, problematiche e complessità che l’arte, prima di tutti gli altri media, riesce a vedere, a denunciare ed a proporre nel dibattito quotidiano.call-for-artist_2020-2bunner

Come ci dicono gli organizzatori: “L’Arte può attivare dispositivi virtuosi in grado di aiutarci a decodificare il nostro tempo e il nostro spazio. Focalizzare l’attenzione sul punto di vista locale può, attraverso l’Arte, riflettere e restituire la dimensione globale di una civiltà e del suo tempo. L’Arte può raccontare una comunità e il suo macrocosmo di riferimento, in questo senso gli artisti si fanno interpreti di uno scenario globale e sociale. La condivisione di spazi domestici, urbani e quotidiani in ambito artistico ha la potenza di generare nuove connessioni in perenne divenire e offrire un valore aggiunto per una comunità che li accoglie”.

Due sono le modalità di partecipazione: è possibile scegliere tra “2°Piano_Project” e “2°Piano_Independent”, per ogni sezione è stato pubblicato un bando specifico che è possibile recuperare sul sito dell’Associazione Z.N.S.project.

La Deadline è fissata per il 16 Aprile 2020!

Partner del progetto “2° Piano Art Residence” è lo studio e spazio espositivo InCUBOazione a Prato, di Federica Gonnelli (artista della nostra Copertina del gennaio 2019), che darà la possibilità, ad uno o più artisti, selezionati tra i più meritevoli all’interno dell’esperienza “2°Piano Art Residence”, di esporre nella mostra /Simbionte/, rassegna annuale promossa appunto da InCUBOazione.

Come detto, il nostro magazine Smart Marketing è media partner del progetto per il secondo anno, e non poteva essere altrimenti, viste sia la validità del progetto promosso dall’Associazione Z.N.S.project che la passione e l’attenzione che da sempre il nostro giornale riserva all’arte contemporanea, come la pubblicazione della “Copertina d’Artista”, che in quasi 6 anni ha prodotto 60 copertine e coinvolto 58 artisti, sta a dimostrare. Di sicuro fra tutti gli artisti che hanno partecipato alla nostra iniziativa o fra i nostri attenti e curiosi lettori ci sarà qualcuno che vorrà sperimentare questa originale forma di residenza artistica.

Per aderire alla V Edizione di “2° Piano Art Residence 2020” basta rispondere alla chiamata, entro e non oltre il 16 APRILE 2020, scaricando il regolamento e compilando il form di adesione presente sul sito dell’Associazione Z.N.S.project o scrivendo per maggiori info a: znsprojectlab@gmail.com

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La Copertina d'Artista - Luglio 2018


Due supereroi arcinoti: Superman e Batman, sembra stiano facendo gli uomini di una barriera, durante un calcio di punizione al limite dell’area, durante una partita di calcio. Ma, a ben vedere, non è chiaro se stiano dinanzi o dietro la rete. Le loro espressioni non ci aiutano a decifrare la scena, hanno un’aria vagamente circospetta e Batman è pure un po’ imbronciato. Potrebbero benissimo essere stati messi in castigo dall’allenatore dietro la rete, perché i loro superpoteri li rendono, come il doping, troppo superiori agli altri giocatori.copertina-luglio-2018

Non capiamo bene le intenzioni dell’artista di questo mese, che ci propone una copertina con una splendida illustrazione realizzata con penna bic, matite acquerellabili e computer grafica, ma questo non importa, perché l’arte, l’arte vera, quando è al meglio, come in questo caso, ci strappa comunque un’emozione. Infatti l’opera di Effe, al secolo Francesco Di Dio, ci fa sorridere per la sua ironia, ci intenerisce per la sua malinconica poesia e ci stuzzica per l’originale messinscena.

L'autore della Copertina d'Artista di questo mese di luglio è Effe alias Francesco Di Dio.
L’autore della Copertina d’Artista di questo mese di luglio è Effe alias Francesco Di Dio.

Come spesso accade per l’arte contemporanea, è il titolo che ci viene in soccorso per chiarirci le intenzioni dell’artista, infatti “Superheroes won’t play soccer”, “I supereroi non giocheranno a calcio”, ci dice chiaramente che Batman e Superman, benché siano in posizione di difesa da calcio di punizione, in realtà sono stati messi da parte, forse davvero in castigo, non davanti, ma dietro la porta di calcio. Non possono giocare a calcio perché troppo forti, troppo veloci, troppo potenti per consentire una gara equilibrata.

O forse, ma è solo un’ipotesi, in un mondo diventato spietato, con interessi ed affari milionari, dove non esiste più la fedeltà alla maglia, né alla squadra, dove lo sport è diventato secondario ai soldi, i supereroi non sono ben accetti, perché aspirando ed inspirando valori come il bene, la lealtà ed il coraggio, gli eroi sono presenze scomode e pericolose. Oppure, ed è la spiegazione più semplice ed immediata, la fantasia, il favoloso, le favole e gli eroi non sono ammessi sul campo di calcio.

“E vissero tutti felici o quasi”, 2017 - work in progress.
“E vissero tutti felici o quasi”, 2017 – work in progress.

Quale che sia la spiegazione, fra quelle proposte o altre possibili, l’artista, i suoi eroi e noi siamo dispiaciuti che i supereroi non giocheranno a calcio, perché qualunque situazione, scenario o gioco, non può fare a meno della fantasia.

Classe 1997 Effe, ovvero Francesco Di Dio, consegue prima la maturità classica poi la laurea in architettura e dopo un master a Milano in Event management. Nel 2007 dà alle stampe il suo primo romanzo “Quel giorno per caso” e nel 2013 è fra gli ideatori e organizzatori del Castellaneta Film Fest.

È proprio durante una delle edizioni del Castellaneta Film Fest, quando cura ed allestisce le varie mostre collaterali di fumetto ed illustrazioni, che subisce l’incanto per il disegno che comincia a praticare in prima persona. La sua cifra stilistica si ispira a grandi maestri come Hugo Pratt ed ai contemporanei Somà, Ana Juan e soprattutto all’illustratore e regista romano Stefano Bessoni.

“L’amico immaginario”, 2018, per la rivista Illustrati, edita Logos edizioni.
“L’amico immaginario”, 2018, per la rivista Illustrati, edita Logos edizioni.

Diversi i progetti e work in progress a cui lavora, fra i quali “E vissero tutti felici o quasi”, una riscrittura e rilettura delle fiabe dal punto di vista degli adulti, dove la fantasia si diluisce nel disincanto, mostrandoci una fiaba dai risvolti darwiniani. Questo progetto, che esordisce nel dicembre 2017, presso il Fondo Verri di Lecce, in occasione del festival “Lecce letteratura”, si arricchisce, in seguito, delle colonne sonore dell’arpa pitagorica del musicista Mino Notaristefano e delle eteree cartapeste dello scultore Raffaele Di Gioia (autore della Copertina d’Artista del n° 21 del gennaio 2016).

Nasce per gioco, dalla sua pagina Instagram, il progetto “Indiegeni”, ritratti di musica indipendente, che guarda con ilarità e divertimento all’ormai acclamato indie italiano e il progetto diventa una mostra nel Febbraio 2018, nella cavea del teatro Rossini di Gioia Del Colle, all’interno del festival musicale “Indiesposizioni”.

Nell’aprile 2018 una delle sue illustrazioni, dal titolo “L’amico immaginario” è inserita nella rivista Illustrati edita Logos edizioni. La rivista è distribuita nel corso del Bologna Children’s Book Fair.

“Pesci fuor d’acqua” , 2018, per l'iniziativa Open, progetto itinerante organizzato dall'Ordine degli Architetti.
“Pesci fuor d’acqua” , 2018, per l’iniziativa Open, progetto itinerante organizzato dall’Ordine degli Architetti.

Nel maggio 2018 il suo progetto “Pesci fuor d’acqua” diventa l’immagine della tappa castellanetana dell’iniziativa “Open!”, un evento di risonanza nazionale, organizzato dall’Ordine degli Architetti.

Nel giugno 2018 una sua illustrazione appare tra le selezionate del Cheap Festival, che anima con i sui manifesti le pareti stradali del centro cittadino di Bologna.

Lady Pummanostra, 2018, l’immagine coordinata della prima edizione dell’evento Pummanostra - I giorni del pomodoro.
Lady Pummanostra, 2018, l’immagine coordinata della prima edizione dell’evento Pummanostra – I giorni del pomodoro.

Nel luglio 2018 disegna l’immagine coordinata della prima edizione dell’evento Pummanostra – I giorni del pomodoro.  La sua “Lady Pummanostra” appare oltre che nella comunicazione dell’evento, anche sulle etichette della conserva al pomodoro, prodotta nel corso della manifestazione.

Per informazioni e per contattare l’artista Francesco Di Dio:

arch.fran.didio@gmail.com

Ricordiamo ai nostri lettori ed agli artisti interessati che è possibile candidarsi alla selezione della quarta edizione di questa interessante iniziativa scrivendo ed inviando un portfolio alla nostra redazione: redazione@smarknews.it



Traguardi – L’Editoriale di Raffaello Castellano


Raffaello CastellanoSono 50!

50 numeri di Smart Marketing

50 mesi di Smart Marketing

50 copertine di Smart Marketing

Ma, se è vero che i numeri dicono sempre la verità e svelano quasi tutto di un fatto, forse in questo caso il numero non dice abbastanza.

Il numero non dice nulla, ad esempio, del coraggio che ci è voluto a fare quel primo, primissimo, numero nel maggio del 2014, quando dopo due mesi buoni di lavoro, stava per essere messo on-line il nostro magazine.

Il numero 50 non dice nulla degli oltre 700 articoli pubblicati, dei nostri lettori che aumentano ogni mese, degli inserzionisti che cominciano a notarci e contattarci, dei festival ed iniziative del settore che ci chiedono, sempre più numerosi, la media-partnership.

Il numero 50 non dice nulla della squadra di collaboratori della rivista, da un primo sparuto gruppo, all’attuale redazione composta da 15 collaboratori, fra fissi e saltuari. Questo gruppo di professionisti, vecchi e nuovi, che ha arricchito il nostro mensile con i propri contributi, è la vera ragione del nostro successo.

La Copertina del 1° numero di Smart Marketing del maggio 2014.
La Copertina del 1° numero di Smart Marketing del maggio 2014.

Ed ancora il numero non dice nulla delle 50 copertine fino ad ora prodotte. Le prime otto realizzate da noi e dalla copertina numero 9, del gennaio 2015, regolarmente affidata ad un artista, che allo stesso tempo sintetizza e rende complesso, come solo l’arte sa fare, la tematica affrontata in ogni numero. Un’iniziativa, quella della Copertina d’Artista, sfociata nella Mostra d’arte contemporanea itinerante “News-Cover. Notizie, Immagini e Visioni ai tempi dell’Infotainment(la 2° edizione è attualmente in corso con le copertine del 2016).

Il numero 50 non ci dice nulla dei sacrifici, dei soldi investiti, degli scazzi e dei litigi fra me ed il Direttore editoriale Ivan Zorico, sulla gestione del giornale, così come non dice nulla dell’intesa e della complicità che caratterizza la nostra comune linea editoriale. Il numero non dice nulla del lavoro di ricerca e di approfondimento per scegliere l’argomento del mese, fra tutti quelli possibili o fra i pochi disponibili a seconda del periodo.

Infine il numero 50 non dice nulla delle rinunce, dei weekend passati a scrivere, delle pubblicazioni del giornale fatte poche ore prima della mezzanotte, dell’azzeramento della vita sociale, per periodi più o meno lunghi, per stare dietro ad un progetto che necessitava di cura, di idee, di lavoro e di passione costanti.

Insomma, il numero 50 non dice nulla di tutto questo, è solo un numero, forse bello, tondo, importante, come lo sono anche i primi 100, 200, 300 e 500 numeri di un periodico nel mondo editoriale.

La Copertina d'Artista del n° 50 di Smart Marketing, realizzata da Giulio Giancaspro-
La Copertina d’Artista del n° 50 di Smart Marketing, realizzata da Giulio Giancaspro-

Ma per noi di Smart Marketing, per me, per Ivan Zorico, per tutti i collaboratori che ci hanno accompagnato in questo percorso, per i 41 artisti delle nostre copertine, per noi dietro quel numero, dietro quel 50, c’è un mondo, ci sono oltre 4 anni di lavoro, ci sono cadute, così come rialzate, ci sono sconfitte (poche) e vittorie (numerose). C’è la vita, c’è un percorso di crescita e maturazione, c’è una splendida idea di formazione, c’è un “traguardo” che noi sentiamo di esserci ampiamente meritato, o meglio, sudato.

Un traguardo piccolo, certo, ma significativo, per una rivista nata quasi per scommessa, che ci fa ben sperare per il futuro, perché il prossimo traguardo sarà quello del 100° numero e noi faremo di tutto per esserci; noi continueremo a scrivere contenuti, articoli e approfondimenti, sia sul mondo del Marketing, della Comunicazione e dei Social Media, sia strizzando l’occhio, come abbiamo fatto finora, ad argomenti come il cinema, l’arte, la musica, la cultura, lo sport, il costume e l’attualità.

Prima di chiudere, infine, due parole sulla copertina di questo numero realizzata dall’artista ed amico Giulio Giancaspro: innanzitutto ha saputo cogliere perfettamente lo spirito del tema di questo mese ed ha saputo condirlo con la sua solita ironia intelligente e dissacrante. Abbiamo voluto chiedere a lui di realizzare la 42° Copertina d’Artista, perché è proprio con lui che abbiamo iniziato questa iniziativa nel gennaio del 2015, con il 9° numero del nostro giornale, dedicato da una parte alla Shoah e dall’altra all’attentato dell’ISIS alla redazione di Charlie Hebdo. Lui è l’unico artista, fino ad ora, chiamato 2 volte a realizzare la copertina: ci sembrava un omaggio doveroso e necessario, oltre che profondamente sentito.

La prima Copertina d'Artista, quella del n°9 di Smart Marketing del gennaio 2015, realizzata da Giulio Giancaspro.
La prima Copertina d’Artista, quella del n°9 di Smart Marketing del gennaio 2015, realizzata da Giulio Giancaspro.

Cos’altro aggiungere?

Solo questo, voglio chiudere come faccio spesso, il mio editoriale con una massima scelta ad hoc, questa volta prenderò in prestito una bellissima frase del mistico indiano Swami Vivekananda, che, a proposito del successo e dei traguardi, ha detto:

“Prendete un’idea. Pensate, sognate su di essa. Lasciate che il cervello, i muscoli, i nervi, ogni parte del vostro corpo sia pieno di questa idea e isolatevi da tutto il resto. Questa è la strada per il successo.”

Raffaello Castellano



Locating Laterza - Segnali d'Arte


 

A cosa serve l’arte contemporanea?

Cosa ci racconta?

Cosa ci insegna?

Dove ci conduce?

È davvero autoreferenziale come molti affermano?

Ed infine, la sua complessità, il suo parlare difficile, nasconde una pochezza di contenuti o, piuttosto, una stratificazione e addensamento di segni e significati?

Spesso sono queste le domande che accompagnano il visitatore comune, ma qualche volta anche l’appassionato e l’intellettuale colto, alle mostre d’arte contemporanea, che soprattutto nella bella stagione affollano i cartelloni estivi di questa o quella località.

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L’installazione permanente Locating Laterza | Segnali d’Arte

Molto spesso anche gli addetti ai lavori si trovano disorientati davanti a quei quadri, installazioni, sculture, performance, che rappresentano le frange più “spinte” ed estreme della ricerca artistica contemporanea.

Non è un caso che l’unica corrente artistica contemporanea che ha davvero goduto di un ampio riconoscimento popolare sia quella Pop Art, nata in Inghilterra ma codificata e maturata in America, che proprio ed in virtù del suo rifarsi alla pubblicità, alla televisione, al cinema, ad un retroterra mainstream, è riuscita a parlare sia al critico che allo storico d’arte, sia all’intellettuale ma anche all’uomo comune, al cittadino, perfino alla famosa casalinga di Voghera.

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L’ex Palazzo della Gendarmeria a Laterza (TA)

Ma, se è vero che l’arte rappresenta lo specchio più fedele e quindi il riflesso più autentico dell’epoca che lo produce, cosa ci trasmette, o meglio ri-trasmette, l’opera d’arte contemporanea quando ci riflettiamo in essa?

Se provassimo a visitare la piccola cittadina di Laterza, in provincia di Taranto, nella bellissima Puglia, percorrendo vicoli pittoreschi attorniati da case rustiche rifinite a calce bianca del centro storico, arriveremmo davanti all’ex Palazzo della Gendarmeria (oggi sede del Laboratorio Urbano “Philos lab4art”, produttore e promotore di eventi culturali), e su di una delle sue facciate potremmo, forse, trovare una qualche risposta alle domande che ci siamo posti all’inizio di questo articolo.

Sulla parete anteriore, infatti, campeggia una gigantesca installazione di punti e linee in codice morse, realizzata in ceramica. Un cartello ci informa a tal proposito, sia del nome dell’installazione, sia del suo significato, sia dell’artista che l’ha realizzata.

L'artista Jasmine Pignatelli
L’artista Jasmine Pignatelli

L’opera si chiama “Locating Laterza | Segnali d’Arte” e rappresenta, attraverso il codice morse, appunto, le coordinate geografiche della cittadina pugliese, ossia 40° 38’ 0” Nord e 16° 48’ 0” Est (longitudine nord e latitudine est). L’artista è Jasmine Pignatelli, che i nostri lettori hanno già conosciuto nel numero 26, del giugno 2016, del quale realizzò appunto la copertina.

Artista eclettica, classe 1968, nata in Canada, opera tra Bari e Roma; la ricerca di Jasmine Pignatelli si concentra sui codici, segni e simboli che la nostra società dell’informazione produce in quantità. Nel 2015 vince un bando del MiBACT denominato “Made in Loco”, che prevedeva una residenza d’artista presso la cittadina pugliese di Laterza, per la realizzazione di un’opera site specific che rappresentasse quanto più compiutamente il genius loci della cittadina stessa.

Jasmine Pignatelli tra il Sindaco di Laterza Gianfranco Lopane (a sx) ed il curatore Francesco Castellani
Jasmine Pignatelli tra il Sindaco di Laterza Gianfranco Lopane (a sx) ed il curatore Francesco Castellani

Da quell’esperienza composta di laboratori didattici con gli studenti laertini, sopralluoghi, rilevamenti geografici, è appunto nata l’opera “Locating Laterza | Segnali d’Arte”, che è stata inaugurata il 2 giugno scorso.

Complementare alla presentazione dell’opera site specific si è svolta, nel cortile dell’ex Gendarmeria, la mostra d’arte contemporanea “Gradi minuti secondi | Recent Works”, a cura di Francesco Castellani, dove l’artista Jasmine Pignatelli ha mostrato un canone delle sue ultime realizzazioni.

La presentazione dell’opera, di proprietà del Comune di Laterza e del MUMA Museo della Maiolica di Laterza, è stato il momento clou della manifestazione “Buongiorno Ceramica”, promossa dall’Associazione Italiana della Ceramica (AICC), che dal 2 al 4 giugno scorsi ha coinvolto 37 centri nazionali in attività, convegni, eventi e performance all’insegna di questo antico e nobile materiale.

Locating Laterza | Segnali d'Arte
Locating Laterza | Segnali d’Arte

L’opera “Locating Laterza | Segnali d’Arte”, quindi, ci fornisce le coordinate fisiche e geografiche di una cittadina pugliese, ma a ben vedere, al pari di una pietra miliare, ci dice anche dove siamo, ci offre un punto dal quale ripartire, o uno al quale arrivare, o meglio, l’opera d’arte ci racconta che il momento incommensurabile è adesso, ora ed in questo posto.

Non importa se ci troviamo a Milano, Parigi, Roma, New York o magari a Laterza, perché come disse lo scrittore statunitense Thomas Merton:

“L’arte ci consente di trovare noi stessi e di perdere noi stessi nello stesso momento”.




Editoriale Aprile 2017 – Raffaello Castellano


 

Raffaello CastellanoUno dei problemi principali che ci troveremo ad affrontare nei prossimi decenni sarà quello della memoria. Non la memoria personale, di natura neurologica, attinente al nostro cervello, ma una memoria globale capace di “ricordare” tutta l’infinità di dati che giornalmente produciamo. Nello scorso editoriale, come ricorderete parlammo proprio dell’immensa mole di dati che produciamo oggi.

Tutto il materiale prodotto, sia esso foto, documenti o video, sta preoccupando gli esperti di informatica perché, anche lo spazio del web, che pareva infinito, in realtà infinito non è.

Neanche il cloud, di cui tanto si parla oggi, risolve i problemi di stoccaggio dell’informazione. Infatti, il cloud è sì uno spazio virtuale della rete dove immagazzinare dati, ma è anche uno spazio fisico distribuito su uno o più server  che, di fatto, forniscono l’hardware dove immagazzinare i dati stessi.

La verità è che la tecnologia non riesce più a tenere il passo con i dati prodotti giornalmente da un numero sempre crescente di utenti.

In pochi decenni siamo passati dal megabyte, al gigabyte e poi al terabyte, ma oggi perfino per i computer di casa, si sta parlando sempre più spesso di Petabyte (che corrisponde a 1000 TB) e l’Exabyte (che corrisponde a 1000 PB), tenendo a mente che per usi specialistici e computer industriali ci sono altre due unità di misura, lo Zetabyte (che corrisponde a 1000 EB) e lo Yottabyte (che corrisponde a 1000 ZB).223303996_5

Ma il problema della memoria non è solo una questione di spazio, è anche una questione di supporti. Pensiamo al mondo dell’home video. Nel 1976 la JVC, rilevando i progetti dalla Sony, lancia sul mercato il VHS (Video Home System), un sistema di registrazione video standard in formato analogico su supporto meccanico. Il supporto ed il suo lettore, il videoregistratore, sbaragliano la concorrenza di supporti più performanti come il Betamax e l’U-matic e divengono, per la prima volta nella storia dei media, lo standard adottato da decine di distributori e produttori che ne decretarono il successo mondiale.

Si era trovato, si pensò, il supporto audiovisivo ideale. Ma in meno di 20 anni, intorno al 1995, esce il DVD (Digital Versatile Disc), un supporto di memoria di tipo ottico, sviluppato da un’associazione di imprese, il DVD Forum (composta da Philips, Sony, Matsushita, Hitachi, Warner, Toshiba, JVC, Thomson e Pioneer), che diviene il nuovo standard di memorizzazione per i video. Con la sua capacità di 4,7GB pareva la panacea dei supporti e finalmente si potevano registrare e memorizzare film di durata superiore a 3 ore, inserendo negli stessi dischi anche contenuti speciali, come interviste, trailer e scene tagliate.

Ma l’euforia durò poco, in capo a meno di 10 anni (nella metà del tempo che ci aveva messo il DVD a soppiantare il VHS), all’incirca nel 2004, il crescente e massiccio utilizzo di computer grafica, alta definizione ed il neonato cinema 3D, resero la capienza dei DVD, totalmente inadeguata.ps3_2

Due nuovi supporti, quindi, incrociavano le loro lame o meglio, i loro laser, per diventare il nuovo supporto ottico ad alta definizione per il cinema: da una parte il DVD-HD, promosso dalla Toshiba, e dall’altra il Blu-ray Disc, sostenuto da un consorzio di produttori fra cui spiccava la Sony.

La battaglia fu vinta da quest’ultimo supporto, per due motivi: il primo fu che la famosa PlayStation 3 fu il primo apparecchio ad adottare il nuovo formato; il secondo fu che la Warner Bros decise di utilizzare il Blu-ray per realizzare i suoi film per l’Home-video.

Ma la storia non finisce qui, in un prossimo futuro vedremo un nuovo standard (in realtà già approvato e pubblicato il 28 giugno 2007), dal nome Holographic Versatile Disc (HVD), capace di contenere una quantità impressionante di dati, ben 6 TB, tutti stipati sempre nel formato di un DVD (diametro di 12 cm). Anche se oggi, e sono passati quasi dieci anni, nessun produttore ha ancora adottato questo nuovo formato.

Insomma tirando le somme, in poco più di 30 anni dal 1976 (lancio VHS) al 2007 (lancio HVD) si è passati attraverso due tecnologie, magnetica/analogica ed ottica/digitale; 4 supporti: videocassetta, DVD, Blu-ray Disc e HVD; una sfilza di tecnologie “cadute” sul campo di battaglia.Open Book

Solo 30 anni! Pensate, invece, che da 560 anni esiste un supporto che ancora oggi, nonostante i ripetuti tentativi  per soppiantarlo, le innumerevoli crisi e chi più ne ha, più ne metta, resta, a suo modo, un’invenzione geniale ed “ancora” insostituibile, oltre che adottata da un’infinità di produttori in tutto il globo.

Quale sarà mai questo magnifico supporto di memorizzazione dell’informazione???

Si tratta del libro, che fin dalla nascita della stampa a caratteri mobili, ideata dal tedesco Johannes Gutenberg nel 1455, resiste ancora oggi ed è di gran lunga lo standard di memorizzazione dell’informazione più diffuso, più utilizzato e soprattutto più longevo.

Al libro, celebrato in Italia anche dal Maggio dei libri, all’editoria e, più in generale, al mondo della carta stampata, è dedicato questo numero di aprile del nostro magazine, che vede il contributo dei nostri soliti collaboratori e di una new-entry: Alessandra Zarzana.

La copertina d’Artista anche questo mese è dedicata ad un must dell’arte contemporanea, questa volta si tratta della rassegna internazionale d’arte contemporanea “dOCUMENTA”, che si tiene ogni 5 anni a Kassel in Germania (ma quest’anno, e per la prima volta, anche ad Atene), giunta alla sua 14 edizione.copertina-dartista_dunia-mauro

L’artista che ha realizzato la copertina si chiama Dunia Mauro, il cui interesse per il mondo divinatorio sta piacevolmente contaminando la sua ricerca e pratica artistica che, per ora, si esprimono attraverso l’uso di animaletti di plastica, che l’artista inserisce nelle sue installazioni e nei suoi video.

Per noi di Smart Marketing ha realizzato e pubblicato un libro nelle cui pagine ha incastrato degli animaletti di plastica, i cui nomi sono ripetuti come un mantra nelle pagine del libro stesso. Il titolo, manco a dirlo, è “Animal Mantra”.

Buona lettura e buona memoria, a tutti voi.




La Copertina d’Artista – Gennaio 2017


COPERTINA D'ARTISTA GENNAIO 2017Una ragazza di spalle ci osserva girando ed inclinando la testa in una postura insieme distratta e conturbante. È vestita, ma il termine non è del tutto appropriato, solo dalla vita in su, con una camicia a righe ed un semplicissimo giubbino. La camicia, che sembra da uomo ed è probabilmente di qualche taglia più grande del necessario, cade morbidamente sui fianchi della ragazza, che maliziosamente la tiene su, mostrandoci due natiche sode e burrose.

Un’altra donna fa bella mostra di sé dalla copertina del nostro magazine dopo quella propostaci lo scorso mese di dicembre. Ma lì dove la prima mostrava un corpo androgino, seppur seducente, qui, in questo numero, la nostra modella è la quintessenza della femminilità: curve morbide e rotonde, capelli lunghi e setosi, espressione imbronciata e provocante. E non poteva essere altrimenti, visto che il numero che dà avvio al 2017 del nostro magazine ha per titolo “Sensation”, ed inaugura un nuovo corso per la nostra “Copertina d’Artista”, che utilizzerà come titoli del mese i nomi di famose mostre e rassegne d’arte contemporanea.

Chissà se l’artista che ha ritratto questa seducente creatura aveva in mente i versi della poesia Dei Pubi Angelici, della poetessa spagnola Ana Rossetti:

“Divagare per il doppio corso delle tue gambe, percorrere l’ardente miele pulito, soffermarmi, e nel promiscuo bordo, dove l’enigma nasconde il suo portento, contenermi”.

Di certo Giuseppe Petrilli ritrae le sue donne con trasporto, le dipinge con passione, le raffigura con sentimento, in una parola, le ama.

Ed allora, anche in mezzo a pose esplicite, ammiccamenti impertinenti, voglie pruriginose, le donne, le muse, le modelle del Petrilli non sono mai volgari, ma solo e semplicemente seducenti, femminili, ammalianti.

L'artista Giuseppe Petrilli
L’artista Giuseppe Petrilli

Lo stesso discorso vale per ”Nevus” (altro titolo dell’opera): tutto in questa figura di donna inesorabilmente ci attrae e ci cattura, come insetti rimaniamo invischiati nel miele che trasuda da ogni poro di questa donna, come sciacalli siamo affamati di ogni brandello di carne, come avvoltoi siamo bramosi di ogni briciola di midollo. Come rapaci predatori siamo totalmente avvinti dalla nostra preda, da ogni suo centimetro, da ogni sua parte, da tutto il suo essere, anche dal suo neo che incornicia una bocca carica di promesse e voluttà.

Classe 1970, Giuseppe Petrilli è nato a Lucera, dove vive e lavora. La sua attività artistica si sviluppa in una doppia produzione: quella pittorica e quella digitale. In particolare la serie erotica “Piante Carnivore” è il risultato di una personale ricerca volta a trovare la giusta alchimia tra il gesto artistico più classico, il disegno, e le nuove tecniche digitali, al fine di utilizzare e sviluppare le numerose soluzioni espressive che esse offrono. La serie “True_Fakes” è un’ulteriore evoluzione di tale alchimia e consiste in manifesti di film inventati, ispirati ai b-movies degli anni ’60 – ’70. Ha partecipato a diverse mostre collettive e personali a Miami, Chicago, Los Angeles, San Francisco, Montreal, Berlino, Zurigo, Roma, Milano, Firenze, Verona, Napoli, Salerno, Catania, Bari, Lecce, Taranto e Foggia.

Secret_ary
Secret_ary

Ultime mostre:

2017

2016

2015

 




La Copertina d’Artista – Marzo 2016



Raffaello Castellano (332)

 

 

 

 

COPETINA PROVAUna scena surreale e straniante, ma al contempo rigorosa e formale, ci interroga dalla copertina di Marzo del nostro mensile. In un interno elegante e minimalista, sono sistemati una serie di elementi eterogenei nelle forme e nelle funzioni, ma omogenei, ci sorge il sospetto, nei contenuti e nella loro natura più intima. La scena, o meglio la messa in scena, il centro della rappresentazione è catturato da due elementi: un manichino maschile (ma non troppo) da una parte e un divano su cui è adagiata una donna dalla corporatura grassa dall’altra. Per terra in primissimo piano riconosciamo un laptop griffato Mac, mentre di fronte al divano uno strano tavolino di design con una scultura raffigurante due volti che si fronteggiano, alla spalle del divano fa capolino uno strano cagnolino realizzato con i palloncini. Sulla parete di fondo sono sistemati un ritratto ed una strana opera, più che un quadro, pare una bacheca.

Willem van Haecht, De kunstkamer van Cornelis van der Geest, 1628 (Trouw)
Willem van Haecht, De kunstkamer van Cornelis van der Geest, 1628 (Trouw)

Infine, sulla parete opposta intravediamo una scalinata, una porta ed una grande vetrata che si apre sull’esterno, grazie alla quale intravediamo l’unico elemento immediatamente riconoscibile di questo strano mosaico, il manifesto del film Ghosts of the Abyss di James Cameron del 2003, uno dei primissimi film in tecnologia IMAX 3D che il regista girò sul luogo del naufragio del Titanic, dove nel 1997 aveva girato il suo famoso blockbuster.

Siamo colpiti, avvinti ma anche disorientati, dall’immagine di questa copertina, la sensazione è la stessa che probabilmente coglieva i visitatori delle Wunderkammer fra l’anno mille e l’avvento dell’Illuminismo, quelle camere delle meraviglie, che altro non erano che un primissimo esempio di proto-musei privati di ricchi e facoltosi aristocratici, che al loro interno raccoglievano e sistemavano pezzi di antiquariato, campioni anatomici ed animali in tassidermia, e qua e là qualche autentico capolavoro.

Il collage di Richard Hamilton “Just what is it that makes today's homes so different, so appealing?”, esposto nella celebre mostra This is Tomorrow del 1956.
Il collage di Richard Hamilton “Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?”, esposto nella celebre mostra This is Tomorrow del 1956.

Lo scopo principale delle Wunderkammer era quello di impressionare i propri ospiti ma, non secondario, era lo scopo divulgativo: vi era, negli intenti di chi curava queste collezioni, la volontà di suscitare la curiosità e quindi allargare la conoscenza dei visitatori. La volontà di educare ad una nuova maniera di guardare, senza la quale, probabilmente, l’illuminismo e la modernità non sarebbero stati possibili.

Ma se abbiamo una conoscenza appena poco superiore della storia dell’arte contemporanea, allora il riferimento di questa camera delle meraviglie è presto colto nella sua immediatezza. L’opera è un omaggio rivisitato e attualizzato del famoso collage di Richard Hamilton “Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?”, esposto nella celebre mostra This is Tomorrow, tenutasi nel 1956 a Londra presso la Whitechapel Art Gallery. L’opera di Hamilton è considerato il primo esempio di arte pop al mondo, anzi sarà proprio quest’opera a dare il nome a questo stile che, diverrà celebre oltreoceano, consacrato da artisti come Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg e soprattutto da Andy Warhol e dagli artisti che ruotarono attorno alla sua Factory.

Il collettivo GIU.NGO-LAB, da sinistra Giuseppina Longo, Angelo Fabio Bianco e Maria Paola Minerba.
Il collettivo GIU.NGO-LAB, da sinistra Giuseppina Longo, Angelo Fabio Bianco e Maria Paola Minerba.

Ma ora facciamo un salto di 60 anni ed arriviamo all’immagine della nostra copertina dal titolo: “Dear Richard, Just what is it that makes today’s homes so different, so appeling?”, realizzato non da un singolo artista, ma per la prima volta nella storia de La Copertina d’Artista di Smart Marketing, da un collettivo denominato GIU.NGO-LAB, progetto artistico costituito dall’artista Giuseppina Longo, dallo zootecnico specialista delle specie acquatiche Angelo Fabio Bianco e la designer Maria Paola Minerba, tutti di Taranto.

Giuseppina Longo (classe 1981) artista e docente abilitata presso l’Accademia di belle arti di Bari all’insegnamento del Disegno e della Storia dell’Arte e dell’Educazione all’immagine. Diverse e molteplici esperienze in giro per l’Italia, sia artistiche che di insegnamento, fra le quali particolarmente significativa è la permanenza a Venezia, dove prima si specializza nel “Sostegno Psicofisico Polivalente” presso l’Università Cà Foscari e poi insegna presso il prestigioso Liceo Artistico Statale della città lagunare.
Dopo alcuni anni si trasferisce di nuovo nella sua Puglia dove continua l’attività d’insegnamento. Nel 2011 viene selezionata per il premio DumpingART di Genova, con un’opera installativa realizzata esclusivamente con materiali di recupero. Nel 2012 fonda il gruppo GIU.NGO-LAB. e ne avvia l’attività espositiva, curando il progetto ed avviando collaborazioni con il mondo della scuola, luogo dove l’artista sente di poter cominciare il cambiamento verso una coscienza ecosostenibile ed eco-intellettuale partecipativa, a quattro mani con i propri studenti.

10559737_1624774641074282_685560779733586030_nAngelo Fabio Bianco (classe 1976) consegue la maturità artistica nel 1999, diverse e numerose esperienze artistiche soprattutto nella street art, nella quale riscuote numerosi consensi in diversi contest artistici. Nel 2003 la sua passione per il mare e l’ecologia gli fa intraprendere gli studi universitari in Scienze della Maricoltura e dell’Acquacoltura per l’igiene dei prodotti ittici presso la Facoltà di Medicina Veterinaria Dell’Università Aldo Moro di Bari, dove si laurea nel 2007. Collabora con l’Università di Bari nella stesura di mappature scientifiche per il “Progetto Pinna Nobilis” e per il “Progetto L’Isola dei Delfini”. Nel 2008 diviene vincitore di borsa di studio per il Master in TOTAL TOURISM MANAGEMENT, indetto dalla Regione Puglia promosso da Bollenti Spiriti. Nonostante il percorso scientifico la sua passione artistica e la sua sensibilità verso l’ambiente trovano coesione nella nascita del progetto d’arte contemporanea GIU.NGO-Lab, che lo coinvolge attivamente dal 2012.

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Maria Paola Minerba (classe 1986), consegue la maturità scientifica e consegue la laurea triennale in Disegno Industriale ed Ambientale presso l’UNICAM di Camerino con sede ad Ascoli Piceno. Dopo tre anni si trasferisce a Firenze, città nella quale conclude il suo ciclo di studi nel 2014, presso l’I.S.I.A. (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche) conseguendo la laurea specialistica in Design del Prodotto. Nel 2012 aderisce al progetto artistico GIU.NGO-Lab diventando la grafica e designer del gruppo. Sempre nel 2013 crea, assieme alla costumista tarantina Angela Longo, il marchio di accessori moda personalizzabili  “laNODO”. Attraverso la loro creatività nasce un marchio simbolo di una città che si rinnova in progressione verso il futuro. La “laNODO” rappresenta Taranto che rinasce dal “fumo nero”, per ritrovare, attraverso la loro linea di accessori e borse, la “Città dei due mari”.

La ricerca di questo sodalizio artistico si concentra sui punti di frizione fra l’ambiente biologico e il mondo antropologico e sociale dell’uomo. È l’acqua, elemento primigenio, metafora della vita ed archetipo ancestrale dell’intera umanità, che diviene il materiale ed il substrato “ideale” su cui si esprime la poetica del collettivo GIU.NGO-LAB. L’acqua che, come nelle colture idroponiche, permette al seme del rinnovamento di radicarsi e fiorire.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAFra le ultime mostre del collettivo GIU.NGO-LAB, ricordiamo:

2015 Maggio – Padiglione Italia Expò Milano (MI) Aquae Mundi Design Week, a cura di W.Vallini e R.Mastroianni; ideato da DDN del Gruppo Design Diffusion e Be Visible Plus.

2015 Aprile – QC Terme Milano (MI) Aquae Mundi Design Week – Expò 2015 Milano,
a cura di W.Vallini e R.Mastroianni; ideato da DDN del Gruppo Design Diffusion e Be Visible Plus.

2014 Novembre – Fusion Art Gallery Torino (TO) – Acquae Mundi: Exhibition Acquae Mundi, a cura di W.Vallini e R.Mastroianni; contributo critico di L.Erba e D. Giglio. Promossa da Regione Piemonte, Innerspace, Sistema Cultura NordOvest, Paraphoto.

2014 Novembre – QC TermeTorino (TO) – Acquae Mundi: Exhibition Acquae Mundi, a cura di W.Vallini e R.Mastroianni; contributo critico di L.Erba e D. Giglio. Promossa da Regione Piemonte, Innerspace, Sistema Cultura NordOvest.

2013 Dicembre – Conservatorio di Sant’Anna (LE) Workshop Progetto Adrionart: Giu.ngo-Lab viene inserito nel catalogo di censimento artisti pugliesi contemporanei per Andrionartists; Catalogue 2013 for European Territorial Cooperation
Programme Greece-Italy 2007-2013. Sito web: http://www.agenziaeuromed.it/mostra/artista.php?id=267particolare boccione

2013 Maggio – Castel Sant’Elmo di Napoli (NA): Giu.ngo-Lab presenta il progetto della sua opera “Flash memory mob“ sul touch screen presso la mostra “Un’opera per il Castello 2013“ dal titolo “Lo spazio della memoria. La memoria dello spazio”.

2013 Maggio – Molo San Eligio Taranto: Giu.ngo-Lab conduce con l’Architetto Marianna
Simonetti l’Happening dal titolo ”Mare sul Cemento” a cura dell’Associazione Scientifica per la Tutela dei Cetacei nel Mar Jonio Jonian Dolphin Conservation. La performance ha prodotto un’installazione cementizia permanente sul Molo San Eligio di Taranto.

2013 Marzo – CaMEC della Spezia, Salone Living in Lift – Centro di Arte Moderna e Contemporanea della Spezia: Living in Lift exhibition a cura di Walter Vallini e Roberto Mastroianni, promossa da Schindler Italia Design. L’opera è visibile sul sito del CaMEC di La Spezia all’indirizzo web http://camec.spezianet.it/Living_in_Lift/001.html.

2013 Febbraio – Castel dell’Ovo di Napoli (NA) – Living in Lift: Living in Lift exhibition a cura di Walter Vallini e Roberto Mastroianni, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Napoli.

mockupPICC22012 Novembre – Palazzo Ducale, Sala della Dogana (GE): Giu.ngo-Lab vince il terzo posto del contest  nazionale “Verticalità“, a cura di Patrizia Solidoro e Gianna Caviglia, promossa dall’Associazione Culturale Fusion Arts e dal CRAC (Centro Regionale per l’Arte Contemporanea) e dal Comune di Genova e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura.

Per informazioni e per contattare il collettivo Giu.ngo-Lab: www.giusylongo.com
find  Giu.ngo-Lab on Facebook
Ricordiamo ai nostri lettori ed agli artisti interessati che è possibile partecipare alla seconda edizione di questa interessante iniziativa scrivendo alla nostra redazione:redazione@smarknews.it



La Copertina d’Artista – Febbraio 2016



Raffaello Castellano (332)

 

 

 

 

L'artista di questo mese, la brindisina Semira Forte.
L’artista di questo mese, la brindisina Semira Forte.

Frammenti di vita sospesi, porzioni di mondo, fotogrammi, inquadrature, scene che si susseguono come in una sorta di compendio, no meglio, in un vero e proprio distillato dell’esistenza dell’artista, questo paiono essere le originalissime opere di Semira Forte, l’artista di febbraio, di questa seconda edizione de la Copertina d’Artista di Smart Marketing.

Ma come spesso succede con le opere d’arte, ciò che è soggettivo diviene oggettivo, il personale si trasforma in globale, il particolare sfocia nell’universale.

Guardando i light box di Semira Forte, assemblati utilizzando delle diapositive fotografiche semplici o “manipolate”, immediatamente tutti noi siamo presi da due emozioni: la prima è quella della curiosità, scorriamo velocemente, quasi febbrilmente, tutti i tasselli che compongono l’opera con il fine di riconoscerne i singoli elementi; ma è la seconda emozione che d’improvviso prende il sopravvento. Cerchiamo, anzi ci concentriamo, su quei frammenti che più colpiscono la nostra immaginazione, la nostra attenzione, dopo la curiosità, è una smania all’identificazione che ci pervade, d’un tratto osserviamo solo quelle diapositive che paiono parlare di noi, anzi meglio, che paiono parlarci, rifletterci, interrogarci: d’un tratto siamo come posti davanti ad uno specchio, nel quale invece di rifletterci e basta, finalmente ci riconosciamo.

La Copertina d'Artista di Febbraio: "Senzatitolo/Senzaparole” - Tecnica: assemblaggio polimaterico su lightbox - Anno: 2016
La Copertina d’Artista di Febbraio: “Senzatitolo/Senzaparole” – Tecnica: assemblaggio polimaterico su lightbox – Anno: 2016

Questo ri-conoscimento e la curiosità che le opere di Semira Forte mettono in atto, sono le stesse che un altro media, diverso dall’arte contemporanea, pone in essere: il cinema. Esso pare interrogarci sulla complessità e sfaccettatura del mondo, soprattutto, attraverso il “montaggio”, quel susseguirsi ed inseguirsi di inquadrature che vanno a comporre il mosaico di quel simulacro di realtà che è il film. Allora potremmo spingerci a dire che i light box di Semira Forte sono film sotto mentite spoglie, manuali di scienza e tecnica del montaggio, distillati, come si diceva, di vita vissuta, nei quali l’artista pone le basi della sua personale ricerca artistica e della sua particolare riflessione sul mondo e sul modo di fare arte.

Classe 1975 di Brindisi, Semira Forte, frequenta il liceo artistico e prosegue la sua formazione diplomandosi in Decorazione presso l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Lavora per diversi anni come restauratrice presso ditte specializzate nel restauro del lapideo.

Espone in diverse ed importanti mostre collettive, recensita da importanti critici e curatori, fra i quali ricordiamo Massimo Guastella e Vito Caiati. Le sue opere vincono diversi e prestigiosi concorsi: nel 2007, vince la terza edizione del concorso “Pagine Bianche d’Autore” della Regione Puglia e così una sua opera diviene la copertina delle Pagine Bianche.

S423868_10200770260075611_1170046527_nempre nel 2007 consegue l’abilitazione all’insegnamento di materie artistiche e attualmente insegna “Arte e Immagine” nelle scuole secondarie. Alcune sue opere fanno parte di collezioni ed esposizioni permanenti come “Kubica” ospitata nel MAP Museo Mediterraneo dell’Arte Presente a Brindisi.

Per la nostra rivista realizza appositamente un light box, dove le diapositive si avvicendano in un caleidoscopio di simboli e icone del mercato, del consumismo, dei saldi, del commercio ma, qui e là, spuntano anche simboli e segnali di stress, di disagio e di pericolo. Osservando quest’opera, dall’ironico titolo “Senzatitolo/Senzaparole”, una sensazione d’imbarazzo ci pervade, finiamo con il chiederci se siamo noi a comprare e possedere gli oggetti, o sono piuttosto gli oggetti che ci scelgono e ci posseggono.

Ultime mostre collettive

2014

“Donne nell’Arte Presente”, Museo Mediterraneo dell’Arte Presente (MAP) Brindisi; “Sull’arte contemporanea”, Università del Salento con TASH, CRACC, cura scientifica di Massimo Guastella.

I light box di Semira Forte presenti nella collezione permanente del MAP - Museo Mediterraneo dell’Arte Presente di Brindisi.
I light box di Semira Forte presenti nella collezione permanente del MAP – Museo Mediterraneo dell’Arte Presente di Brindisi.

2012

“Il Peso dello Spirito-Giuseppe Maria Desa”, Mostra/Collezione d’arte Contemporanea, Castello di Copertino – opere in mostra appartenenti alla collezione permanente della Basilica pontificia minore, a cura di Franco Contini;

“Autoritratti, Artisti del Terzo Millennio”, mostra itinerante in varie sedi della Puglia – a cura di Massimo Guastella.

2010

“PF 10 Pequeno formato”, Red 03 Art Gallery, Barcellona – a cura di Marcela Jardon.

2009

Wet and Dry” (Streamfest), Palazzo Zeffirino Rizzelli, Galatina – a cura di Gigi Rigliaco e il NABA di Milano;

“Zooart”, Giardini  Fresia, Cuneo – a cura dell’ Associazione Art.ur.

Per informazioni e per contattare l’artista potete scrivere a: semiraforte@libero.it
Ricordiamo ai nostri lettori ed agli artisti interessati che è possibile partecipare alla seconda edizione di questa interessante iniziativa scrivendo alla nostra redazione:redazione@smarknews.it



La Copertina d’Artista - Gennaio 2016



Raffaello Castellano (332)

 

 

 

 

L'artista Raffaele Di Gioia.
L’artista Raffaele Di Gioia.

Strani esseri mascherati popolano la fantasia ed i sogni di Raffaele Di Gioia, l’artista che inaugura con la copertina di gennaio 2016 la seconda edizione dell’iniziativa la Copertina d’Artista di Smart Marketing.

Pugliese, classe 1978, dopo la laurea in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, dal 2001, sperimenta diversi linguaggi (fotografia, grafica, scultura, installazione, musica, pittura) e come scenografo teatrale partecipa a varie rassegne nazionali. Attualmente insegna storia dell’arte nei licei.

Bizzarri e grotteschi, si diceva, i personaggi, che sembrano usciti da un film di Federico Fellini, anzi da un suo schizzo, da una sua vignetta dei tempi in cui il noto regista romagnolo lavorava come caricaturista al Marc’Aurelio. Prendiamo l’opera raffigurata nella nostra copertina: si intitola “Una freccia per Bruno” e rappresenta un buffo e malinconico personaggio vestito da orso che si è appena tolto la maschera, sotto la quale ne presenta un’altra con orecchie da coniglio.

La Copertina d'Artista di Gennaio 2016, realizzata da Raffaele Di Gioia.
La Copertina d’Artista di Gennaio 2016, realizzata da Raffaele Di Gioia.

Il nostro personaggio, che potrebbe essere un bambino o un nano, ma ci ricorda irrimediabilmente un clown, è trafitto al capo da una freccia (da qui il nome). La sua espressione sembra triste ed amareggiata, ha gli occhi chiusi, ma allo stesso tempo appare sospeso fra poesia e disincanto, tuttavia non è questo che ci colpisce dell’opera: il pupazzo di Raffaele Di Gioia ci rimane impresso perché stimola in noi quella sensazione di amarezza, mestizia e ricordo a cui non diamo il semplice nome di memoria, preferendo  chiamarla “nostalgia”.

La tecnica ed i materiali prediletti dal nostro artista chiariscono meglio questa strana sensazione che ci prende alla vista delle sue opere. Raffaele Di Gioia adopera per le sue sculture cartapesta, colla, das, plastica riciclata, etc, tutti materiali che anche noi abbiamo adoperato, almeno una volta, in quel magico tempo, dove tutto era magia, tutto era creazione, tutto era incanto, tutto era possibile e tutto era arte: la nostra infanzia.

La Goccia, tecnica paper mache (cartapesta), anno 2015.
La Goccia, tecnica paper mache (cartapesta), anno 2015.

L’opera “Una freccia per Bruno” appartiene alla serie degli scarabei (parola che richiama gli scarabocchi tipici dell’infanzia), e si inserisce nel percorso di ricerca artistica che Raffaele Di Gioia porta avanti da diversi anni, teso a scandagliare quello scrigno di tesori che è appunto il mondo dei bambini, fra giochi, balocchi e sogni perduti, negati o semplicemente smarriti. I pupazzi del nostro artista sono figure precarie e delicate, proprio come precaria e delicata è la vita dei bambini: infatti non contengono nessuna armatura di sostegno e sono completamente vuoti all’interno.

Se non ricordo male, fu Pablo Picasso a dire che “Ogni bambino è un’artista. Il problema è poi come rimanere un artista quando si cresce”, frase problematica cui forse la ricerca e l’opera di Raffaele Di Gioia cercano, se non proprio di dare una risposta, quanto meno di segnare un percorso, una via, una mappa per recuperare quel vasto territorio pieno di magia, possibilità e incanto tipico dell’infanzia, in cui tutto ci sembrava possibile e parole come sconfitta, fallimento e disfatta non erano nemmeno contemplate.

Pesce, tecnica paper mache (cartapesta), anno 2015.
Pesce, tecnica paper mache (cartapesta), anno 2015.

È questo il potere dell’arte, quando ci relazioniamo ad essa, quando la incontriamo, quando la sperimentiamo: ci ricorda che siamo tutti sognatori, siamo tutti creatori, siamo tutti artisti, o quanto meno lo siamo stati da bambini. Forse in un mondo, come quello attuale, che sembra volerci schiacciare e relegare in ruoli e categorie predefinite e asfissianti, dovremmo cercare di riconquistare il nostro tempo perduto per affrontare meglio il nostro tempo presente e con ciò il nostro futuro che, come recita il titolo di questo numero di Smart Marketing, è da inventare.

 

Mostre recenti

2015

Mostra collettiva  “Parole Visionarie” – Palazzo Marchesale dei Bianchi Dottula –Adelfia (BA) – Premio Letterario Nazionale Città di Adelfia – Associazione artistico-culturale LIVE in ART

Museo di arte moderna “STREET LIKE A RAINBOW – Chameleon Edition” Festival di Street Art – Castellaneta TA , Stadio De Bellis – ARACNEA – Centro Culturale ed Artistico.

Mostra D’arte Contemporanea “Visioni Parallele”, promossa dall’associazione REBELARCI PALAGIANELLO, in collaborazione con THE FACTORY URBAN LAB  –  Palagianello (TA)

2014

Mostra collettiva –  “presso MOMART GALLERY SMALL SIZE “,  a cura di Monica Palumbo –  Puglia, con il patrocinio del Comune di MATERA

Mostra personale “ SCARABEI”, a cura di Angelo ANNESE, La bottega dell’arte,  Ostuni –  BR

Mostra collettiva –  “Dal cinema al fumetto “,  promossa dal Cast Film Fest & Ass. grafite e scuola di fumetto –  Puglia, con il patrocinio del Comune di TARANTO – Palazzo Pantaleo

Mostra d’Arte Contemporanea “Visioni Parallele”, promossa dall’associazione REBELARCI PALAGIANELLO in collaborazione con THE FACTORY URBAN LAB  –  Palagianello (TA)

Mostra collettiva “I Creattivi “,  promossa dalla Fondazione Museo Valentino (MUV), con il patrocinio del Comune di Castellaneta (TA) – Museo Valentino

Mostra collettiva “La banda dei Valentino”,  promossa dal Cast Film Fest, con il patrocinio del Comune di Castellaneta (TA) – Palazzo Baronale

2013

Mostra collettiva  “Rudy Valentino a Matera”,  promossa dall’ Ente Parco della Murgia Materana, con il patrocinio della Lucana Film Commission, del Comune di Matera e del Comitato per la candidatura di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019 ex convento di Santa Lucia e Agata, Porta Pistola – Sasso Caveoso, – Matera

 

Per informazioni e per contattare l’artista potete scrivere a: raffaeledig@yahoo.it

 

Ricordiamo ai nostri lettori ed agli artisti interessati che è possibile partecipare alla seconda edizione di questa interessante iniziativa scrivendo alla nostra redazione:redazione@smarknews.it



Editoriale Gennaio 2016 – Raffaello Castellano



Raffaello Castellano (332)

 

 

 

 

 

Raffaello CastellanoCosa dobbiamo aspettarci dal futuro?
Oggi ci troviamo immersi in un periodo di crisi, percepita o reale che sia, oramai endogena, che smaterializza le nostre certezze, infrange i nostri sogni, deprime ogni nostra speranza. Tutto ciò su cui posiamo la sguardo sembra allontanarsi da noi, o meglio sembra che siamo noi a prendere le distanze, quasi il congedo, dai fatti della vita che prima, un attimo fa, abbracciavamo nella loro interezza.
Il progresso, tanto agognato dalle generazioni precedenti, ha mostrato l’altra faccia della medaglia, o, per rimanere in tema con un film appena uscito nelle sale, il suo lato oscuro.
Il liberismo, che avrebbe dovuto appunto “liberare” l’uomo dal suo giogo, si è rivelato come il peggiore dei tiranni, costringendoci come schiavi in una prigione, sempre per citare un altro film, “che non ha sbarre, non ha mura, che non ha odore: una prigione per le nostre menti”.
Le nuove tecnologie, internet, i social network avrebbero dovuto, nelle intenzioni, liberare il nostro potenziale, creare un sapere universale, costruire una nuova comunità di rapporti e di persone. Invece gli smartphone, facebook, twitter e compagnia bella stanno diventando, piano, piano e subdolamente, altri strumenti di controllo di massa nelle mani dei potenti di turno; l’auspicata esplosione del nostro potenziale, quindi della nostra individualità, sta cedendo sotto i colpi di una nuova e massificata “omologazione” dei gusti, dei desideri e degli acquisti da una parte, e di una “radicalizzazione” del pensiero dall’altra, che fa sì che la rete delle reti diventi anche un potente mezzo di propaganda, sia essa politica, religiosa o di altro tipo.Digital human
Ci stiamo accorgendo in ritardo che la comunità virtuale di internet non corrisponde a quella reale, che un like ad un nostro post non è neppure lontanamente paragonabile ad una stretta di mano, ad un sorriso o ad una pacca sulle spalle. Insomma, ci stiamo rendendo conto che il mondo virtuale non è e non sarà mai quello reale.
Cosa dobbiamo derivare da questo ragionamento, allora?
Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro prossimo venturo?
Se tutto ciò su cui posiamo lo sguardo si fa effimero, fugace, liquido, come possiamo pianificare un qualsivoglia avvenire?
La risposta a questa stringente domanda sta sempre in noi, che si voglia o no, che lo si sappia o no, la soluzione a gran parte dei problemi che affliggono il genere umano si trova sempre dentro di noi.
anonymous_masksCosa importa se le promesse fatte prima dal liberismo hanno tradito gran parte dei suoi e dei nostri ideali, se nel frattempo, anche grazie alla rete, si stanno affermando forme altre di economia, come la sharing economy e il crowdfunding? Nulla!
Cosa importa se le nuove tecnologie stanno diventando un altro sistema di controllo di massa, se contemporaneamente sul web, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto gruppi organizzati di hackers, di dissidenti, di informatori non allineati, di semplici utenti riescono a portare all’attenzione dell’opinione pubblica fatti, storie ed informazioni che i media tradizionali censurano, dimenticano, o più “semplicemente” trascurano? Di nuovo nulla!
Insomma il futuro, per quanto meno roseo di prima, rimane comunque un qualcosa di dinamico, di aperto, di scrivibile o ri-scrivibile, di modificabile, in una parola di “inventabile”.

La Copertina d'Artista di Gennaio 2016, realizzata da Raffaele Di Gioia.
La Copertina d’Artista di Gennaio 2016, realizzata da Raffaele Di Gioia.

È questo l’auspicio sotto il quale è nato ed andrebbe letto il numero di Smart Marketing di questo inizio 2016, nel quale vi proponiamo appunti e riflessioni  sul nuovo anno, accompagnati dai contributi, o meglio sarebbe dire suggestioni, dei nostri collaboratori e dalla Copertina d’Artista, che anche quest’anno accompagnerà ogni nostra uscita. Quella di questo mese è di Raffaele Di Gioia, un talentuoso ed ironico artista di Castellaneta (TA) che in una certa misura anticipa le tematiche carnevalesche del prossimo mese di febbraio, e ci ricorda che un ritorno all’infanzia, età d’oro dove tutto è possibile, dove tutto è magico, dove tutto è gravido di possibilità, è forse una possibile strategia, fra le altre, che dovremmo adottare, perché quando si è bambini il futuro è gioco, è scoperta ed è da inventare.
Buon futuro a tutti voi.

Raffaello Castellano




La Copertina d’Artista



Raffaello Castellano (332)

 

 

 

 

La Copertina di dicembre di Smart Marketing con l'opera Golden Age realizzata da Daniele Fortuna.
La Copertina di dicembre di Smart Marketing, con l’opera Golden Age realizzata da Daniele Fortuna.

Se è vero, come sembra, che l’etimologia della parola arte deriva dalla radice ariana ar-, che in sanscrito significa andare verso, ed in senso traslato adattare, fare, produrre, questa definizione è perfetta per introdurre l’ultimo artista di questo 2015 e di questa prima edizione dell’iniziativa “La Copertina d’Artista”: Daniele Fortuna.

L’opera si chiama “Golden Age”, e rappresenta una testa di ragazzo che, con berretto ed occhiali da sole, sembra scrutare il futuro per scorgere una nuova età dell’oro. La scultura, dai chiari riferimenti classicheggianti, pare una dichiarazione d’intenti, l’artista ci dice come Winston Churchill  che “più si riesce a guardare indietro, più avanti si riuscirà a vedere”, una raccomandazione ed insieme una profezia che tutti noi speriamo si realizzi nel 2016.

Classe 1981, Daniele Fortuna è nato e cresciuto a Milano, la capitale italiana dell’arte contemporanea, città che, sicuramente, agisce da impulso allo sviluppo di una propensione, o meglio, si potrebbe dire, passione verso tutto ciò che è arte.

L'artista Daniele Fortuna.
L’artista Daniele Fortuna.

Se è vero che la passione è il vento che gonfia le nostre vele, il primo porto in cui il nostro artista decide di approdare è quello del prestigioso IED (Istituto Europeo di Design) di Milano, dove appunto Daniele Fortuna comincia il suo percorso di apprendistato e formazione.

Ma la svolta, il vero salto, arriva lontano dalla sua patria, durante una vacanza-soggiorno nella cittadina di Kilkenny, vicino Dublino, in Irlanda, dove collabora con uno studio di lighting design e dove, approfittando delle pause, si tuffa nei maestosi e sublimi paesaggi della campagna e dei boschi irlandesi. Il nostro artista si immerge totalmente in questo bagno di conifere e latifoglie tipiche della foresta boreale, lontano da quei paesaggi mediterranei a cui l’Italia lo ha abituato, scopre nuove piante, osserva altri tramonti, vede altri colori, respira un’altra aria e, letteralmente, sperimenta un altro concetto di natura.

Emerso da questo bagno battesimale, Daniele Fortuna è come rinato ad una nuova consapevolezza artistica. La sua ricerca di uno stile “proprio”, “personale”, “intimo”, può dirsi conclusa e si manifesta sotto forma di uno dei materiali più umili ma, insieme, più simbolici ed evocativi del mondo: il legno.

"Perdita dei colori".
“Perdita dei colori”.

Ed infatti le opere del nostro artista sono una profonda rielaborazione dell’elemento naturale: le sue sculture sono composte da tasselli lignei, colorati ed assemblati insieme, dopo un paziente e certosino lavoro di seghettatura e verniciatura. Le opere di Daniele Fortuna sono una sintesi perfetta fra antico e moderno, ricordano da una parte i totem intagliati in legno, tipici delle culture arcaiche, ma pure, e sorprendentemente, le versioni in scala maggiorata dei primi oggetti realizzati con le stampanti 3D, dove il tipico effetto scalettato, dovuto alla stratificazione del materiale durante la stampa, era ancora evidente.

L’arte di Daniele Fortuna rappresenta un compendio fra arte ed artigianato ed egli, come un moderno alchimista, riesce a conferire nuova vita e senso “altro” a materiali naturali, rendendo palese e manifesto il significato profondo e letterale della parola artificio.

Attualmente vive ed opera a Milano.

 

L'opera "Fatdonald", realizzata in occasione dell'apertura dell'EXPO di Milano.
L’opera “Fatdonald”, realizzata in occasione dell’apertura dell’EXPO di Milano.

Tra le numerose e prestigiose mostre ricordiamo:

Castello di Trezzo sull’Adda 2015;

Arte nel Parco – Fondazione Mazzoleni – Venezia 2015;

Pop Up Revolution a cura di Achille Bonito Oliva Milano 2014;

Galleria Winart Milano 2014;

Castello di Fombio (LO) presentata da Giorgio Grasso 2013;

Il Giardino Incantato Gallery 2013;

Galleria Isculpture San Gimignano 2013;

Spazio Rosso Tiziano Piacenza 2012;

Galleria Carrè Dorè Montecarlo 2012;

Galleria Colorida Lisbona 2011;

Fiera Internazionale di Pechino 2010;

Galleria Brehova Praga 2010.

Per informazioni e per contattare l’artista potete andare sul suo sito: http://www.danielefortuna.com/, o scrivere a: fortunadaniele@ymail.com
Ricordiamo ai nostri lettori ed agli artisti interessati che è possibile partecipare alla seconda edizione di questa interessante iniziativa scrivendo alla nostra redazione:redazione@smarknews.it