Raffaello CastellanoCosa rimarrà di questo secondo decennio del nuovo secolo?

Quali sono le parole che nel 2019, e negli ultimi anni, sono diventate il bagaglio o il fardello di noi viaggiatori del terzo millennio?

Sono diverse le parole che ci hanno accompagnato, rintronato e confuso nei secondi anni ‘10 del 2000. Fra le tante: immigrazione, terrorismo, Brexit, Trump, ecosistema, riscaldamento climatico, antropocene, violenza di genere, fake news, pseudoscienza, innovazione, intelligenza artificiale, Marte, etc., etc.. Per ognuna di esse c’è una definizione, ma innumerevoli spiegazioni o cause, molte delle quali controverse e ancora dibattute.

Secondo me sono almeno tre le parole a cui prestare più attenzione: fake news, riscaldamento climatico e intelligenza artificiale; state pur certi che intorno a questi tre concetti si giocheranno le sorti del nostro futuro sia come individui che come specie.

A ben vedere tutte e tre queste parole sono legate al progresso e all’innovazione tecnologica che negli ultimi 20 anni ha fatto passi da gigante, correndo all’impazzata e lasciandoci spesso indietro ad arrancare. Inoltre, ognuno dei termini che ho scelto è collegato a molti altri della lista e di altre liste; prendete ad esempio “riscaldamento climatico”: da essa derivano parole come terrorismo, immigrazione ed ecosistema.

Foto di Free-Photos da Pixabay
Foto di Free-Photos da Pixabay

Insomma il prossimo anno ed il prossimo decennio che si stanno per aprire rappresenteranno per tutti noi abitanti della terra sia un problema che un’opportunità. Dovremo, come in ogni aspetto della vita, operare delle scelte dalle quali dipenderanno e deriveranno conseguenze più o meno gravi e profonde che adesso possiamo solo immaginare.

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Molte di queste parole sono state l’argomento delle nostre uscite mensili, infatti dal maggio del 2014, cioè da quasi 6 anni, il nostro magazine è on line ogni fine mese con un argomento sempre diverso, che pesca sia dalle tematiche della nostra mission, come comunicazione, marketing, social media, economia, innovazione, nuove tecnologie, sia da quelle di più stringente attualità.

Permettetemi di dire che, in un mercato editoriale dove la maggior parte dei giornali chiude, anche sul web, il fatto che da 5 anni e mezzo, dopo 68 numeri e più di 1000 articoli pubblicati (all’uscita di questo numero) noi altri si guardi al futuro con speranza e coraggio è un fatto non solo positivo ma estremamente raro. Quest’anno, insieme all’amico e collega Ivan Zorico ed ad un manipolo di irriducibili collaboratori vogliamo non solo continuare a fare le cose già fatte, e che i nostri lettori hanno dimostrato di apprezzare, ma vogliamo lanciarci in nuove sfide e cogliere altre opportunità.

Foto di Arek Socha da Pixabay
Foto di Arek Socha da Pixabay

Abbiamo cominciato già da qualche mese con la prima delle novità, la rubrica video “Il sonno della Ragione, che vede impegnati da una parte il sottoscritto e il nostro storico collaboratore Armando De Vincentiis, dall’altra lo stesso Ivan Zorico che si occupa di tutti gli aspetti legati alla postproduzione, alla grafica e al montaggio. La nuova rubrica rappresenta l’occasione per il nostro magazine di intercettare nuovi “lettori” sul canale You Tube e, soprattutto, di gettare uno sguardo fresco, nuovo e sopratutto rigoroso su tutto quel mondo che va sotto il nome di “pseudoscienza”.

Ancora più impegnativa sarà la sfida che ci accingiamo a intraprendere nei prossimi mesi: dopo 5 anni e mezzo di storia il nostro magazine e l’Associazione Culturale Smart Media che lo edita hanno deciso di aprire il “settore formazione”, promuovendo attraverso il know-how dei suoi collaboratori una serie di corsi sulle tematiche più attinenti alla nostra filosofia.

Insomma, per tornare al principio di questo editoriale e per chiudere il cerchio delle mie considerazioni, cosa ci dobbiamo aspettare dal nuovo decennio?

Foto di Gerd Altmann da Pixabay
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Credo che il futuro, il nostro “comune futuro” sia, nonostante i pericoli e le insidie, pieno di possibilità ed opportunità, credo che il nostro futuro sia quanto mai aperto, come ci ha ricordato già il secolo scorso il filosofo austriaco Karl Raimund Popper:

“Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani.
E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori.
Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte.”

Buona lettura, buon anno e buona vita a tutti voi.

Raffaello Castellano
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