ivan-zorico-01-minI fine anno sono da sempre tempo di bilanci.
Cosa è andato bene, cosa è andato storto, cosa poteva essere migliorato, cosa ha sorpreso positivamente e così via.

Ma questo fine anno lo è probabilmente anche un po’ di più.
In questi giorni non si sta solo chiudendo il 2019, ma anche un decennio. E, allora, se facciamo lo sforzo di allargare la prospettiva, possiamo vedere che il bilancio da fare è ben più corposo.

Due sono le strade che si possono intraprendere in questo percorso a ritroso: quella pubblica e quella privata.

Come una qualsiasi strada pubblica, quello che accade in questi luoghi tocca più o meno da vicino tutti noi. A volte ne siamo fortemente interessati, a volte siamo dei semplici osservatori e, a volte, ne siamo implicati nostro malgrado.

Cosa è successo quindi in questi dieci anni? Di certo non ho la pretesa di fare un resoconto esaustivo, ma riporterò quello che maggiormente mi ha colpito.

Rivoluzione digitale

Certamente è stato il decennio (2010-2019) dell’esplosione della tecnologia, del web e dei social. Un mondo digitale che ha dato all’uomo il potere di essere davvero al centro, di esprimersi pubblicamente e di farlo in qualsiasi momento. Un potere in grado di disintermediare, di renderci tutti più veloci e farci sentire nel futuro. Ovvio che come tutte le rivoluzioni, anche quella digitale si è trascinata con sé problematiche sociali e non. D’altronde sino a dieci anni fa (o poco più) l’uomo si è sempre approcciato ad un mondo che, seppur in divenire, manteneva una velocità abbastanza stabile, incapace di creare enormi scossoni. Oggi, invece, facciamo i conti con uno tsunami. In un tempo limitatissimo, l’online ha modificato tutti gli aspetti della nostra vita. E siamo solo agli inizi. Sarà bello vedere tra dieci anni cosa saremo in grado di fare e come l’umanità sarà progredita. Perché al netto delle storture, che comunque ci sono, tornare indietro è impossibile. L’uomo dovrà risvegliare il suo innato spirito di adattamento. Il mondo intorno a noi sta cambiando e noi dovremo fare lo stesso. Ed alla svelta.

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Ambiente e partecipazione

Negli ultimi tempi si sta risvegliando una sorta di coscienza collettiva. Alcuni lo definiscono una sorta di nuovo ’68. La questione ambientale è certamente il tema di questi ultimi tempi. Tema che ha come riferimento fulgido una ragazzina svedese – Greta Thunberg – in grado in breve tempo di saper connettere pacificamente milioni di persone nel mondo (per lo più appartenenti alla Generazione Z, come lei), influenzare l’opinione pubblica e di portare sui tavoli della politica internazionale le istanze del mondo ambientalista. Metodi di produzione, abitudini e consumi devono essere rivisti nell’ottica della sostenibilità ambientale e sociale. Se tra dieci anni il mondo sarà più vivibile lo dovremo in gran parte anche a lei, al suo attivismo ed al suo essere diventato icona di una generazione. L’uomo ha bisogno di esempi positivi per migliorare e cambiare. E Greta lo è.

Tensioni, politica e divisioni

Il decennio 2010-2019 è certamente figlio di quello precedente. E non poteva essere altrimenti. La crisi economica scoppiata negli Stati Uniti con il fallimento della Lehman Brothers nel settembre 2008, ha contagiato successivamente l’Europa mandando in recessione molti stati e mettendone a rischio molti altri, Italia compresa. La Grecia, la culla della civiltà occidentale, ha corso il serio rischio di uscire dall’euro; Spagna, Irlanda e Portogallo sono stati soccorsi dal fondo salva stati; l’Italia è stata salvata dal governo tecnico di Monti dopo che lo spread tra BTP e BUND tedesco era arrivato a quotare 574 punti il 9 novembre 2011.
Il mondo conosce l’ISIS, prima noto come Daesh, e la sua strategia del terrore. Attentati in giro per l’Europa ci fanno sentire indifesi a casa nostra. Cose semplici, normali, come andare al ristorante o ad un concerto mettono paura. Le misure di sicurezza degli Stati si innalzano, dopo poco tutto sembra tornare alla normalità, anche vedere dei militari armati in giro nelle piazze delle nostre città. Abbiamo perso definitivamente l’età dell’innocenza.
La politica replica con soluzioni vecchie a problemi nuovi, con risposte semplici a problemi complessi. Come l’immigrazione. Alzate di muri, porti chiusi e paura dell’altro, sono gli slogan che vanno per la maggiore. Le persone hanno legittimamente bisogno di sicurezza e stabilità. D’altronde crisi economica, rivoluzione digitale e cambiamenti generazionali, minano certezze e necessitano di visione. Il vento sovranista spira sul mondo occidentale, si fa sempre più strada l’idea che “soli è meglio” (vedi Brexit) e parole come integrazione, cooperazione ed unione, hanno assunto una veste negativa. Il prossimo decennio non inizia sotto i migliori auspici.

Sin qui la strada pubblica, e quella privata?

Qui il cerchio si restringe, sotto i riflettori ci finiamo noi. Nella propria strada privata ognuno ha le sue storie, i suoi percorsi e i suoi sogni. Ci troviamo da singoli a vivere questi anni complessi, ma pieni di opportunità. Solo noi possiamo sapere dove possiamo arrivare e quando. Quello che non dovrebbe mai mancare è l’impegno a migliorarsi. Se il decennio appena passato ci è sembrato assurdo, stressante e iper veloce, il prossimo lo sarà anche di più. Saranno anni intensi. Saranno gli anni del turismo spaziale, per dirne una. Il tempo e la storia hanno cambiato definitivamente marcia. Stare al passo è l’unica soluzione possibile.

Buona lettura.

Ivan Zorico

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