Raffaello Castellano direttore responsabile Smart MarketingChe anno è stato quello che volge al termine?
Di cosa abbiamo discusso? Di cosa abbiamo avuto paura? Di cosa ci siamo privati? Di cosa abbiamo scoperto di non poter fare a meno?
Ed ancora: cosa abbiamo desiderato? Cosa abbiamo comprato? Chi (quando possibile) abbiamo incontrato? Cosa, o chi, abbiamo perduto?
Ed infine: cosa abbiamo imparato? Cosa abbiamo applicato alle nostre vite online ed offline? Cosa ci ha fatto crescere e maturare? E, soprattutto, cosa ci porteremo dietro nell’anno che verrà?

Ogni fine anno la resa dei conti con queste domande, così scontate eppure così fondamentali ed ineludibili, si fa concreta e inesorabile.

Eppure, al netto delle date e dei calendari, in teoria e anche in pratica, nulla ci vieta di porci queste domande in qualsiasi momento dell’anno, di un mese o di una qualsiasi singola giornata da cui è composto un anno, questo o qualsiasi altro.

Perché facciamo i conti, i bilanci e stiliamo le nostre liste di buoni propositi sempre a fine anno?
Perchè il nostro “Simply the best” arriva sempre fra fine dicembre e inizio gennaio?

Sinceramente non l’ho mai capito, ho cercato di recuperare le possibili risposte in ambito psicologico e sociale, ma alla fine, dopo una sfilza di erudite e puntuali spiegazioni specialistiche, ho concluso che la disincantata e amara verità è che a noi umani ci piace un sacco procrastinare, rimandare e eludere le possibili risposte che sappiamo di dover dare alla serie di domande cui accennavo nell’elenco messo in apertura a questo editoriale.

Nell'immagine un cartello stradale con la scritta "The future is now" - Smart Marketing
Photo by Gerd Altmann on Pixabay.

La routine, la zona di comfort, lo status quo, chiamatelo come vi pare, anche se stretto, angusto, asfissiante, monotono, quando non proprio tossico e dannoso, ci piace, ci conforta e ci spaventa meno di un ipotetico e incerto futuro. Anche se, in cuor nostro, sappiamo che per cambiare, per fare il grande passo, per migliorare la nostra condizione professionale o sentimentale, abbiamo tutti gli strumenti, tutte le competenze, tutte le abilità necessarie; non riusciamo, ma meglio sarebbe dire non vogliamo, cambiare.

Eppure ogni mattina, al risveglio, controllando i nostri feed su LinkedIn piuttosto che Facebook, mettiamo un pollice su alla bella frase motivazionale condivisa da Millionaire, o abbiamo appena finito di vedere, per l’ennesima volta, che so, il film Yes Man del 2008 diretto da Peyton Reed e interpretato da uno straordinario Jim Carrey, oppure abbiamo letto (o riletto) l’ultimo ed “illuminato” libro di motivazione ed auto aiuto di Anthony Robbins o di Brian Tracy.

La domanda delle domande allora è: Perchè desideriamo così fortemente cambiare e metterci in gioco e poi stentiamo e rimandiamo il nostro appuntamento con il futuro e con noi stessi?

Ovviamente non ho una risposta a questa domanda: se l’avessi, certamente la strutturerei in un manuale o in un webinar che cercherei di vendere e capitalizzare. Tutte le domande che ho posto in testa a questo editoriale sono anche, e soprattutto, le mie domande, divenute ancora più pressanti dai due anni di emergenza sanitaria che ci ha costretto, più di quanto avremmo voluto, a fare i conti con la solitudine, l’isolamento e con noi stessi.

Nell'immagine una mano regge una piccola sveglia - Smart Marketing
Photo by Lukas Blazek on Unsplash.

È da molto più di un anno che sia come Raffaello Castellano, sia come redazione, sia come Smart Marketing, insieme con l’amico e socio Ivan Zorico, ragioniamo su che direzione e sviluppo dare al nostro magazine, dopo 8 anni di esperienza, 92 numeri editi e oltre 1500 articoli pubblicati con la collaborazione di una dozzina di contributor.

Ma adesso è arrivato, io credo, il momento di far fare un salto qualitativo e quantitativo al nostro mensile, rendendolo, da semplice organo di informazione verticale e trasversale, un progetto più ampio, che contenga al suo interno anche ambiti specifici, per i quali siamo da tempo maturi, come ad esempio la formazione.

Mentre scrivo questo editoriale, alcuni piccoli ma decisi passi in questa direzione sono stati fatti: penso, ad esempio, al format di dirette online “Incontri ravvicinati”, che, cominciato in piena pandemia, ci ha permesso di sperimentare nuovi canali e codici comunicativi e di metterci “finalmente” la faccia. Le 32 live andate in onda con sufficiente regolarità, al di là dei numeri e delle visualizzazioni, ci hanno permesso di dialogare con professionisti riconosciuti del web marketing, le cui biografie personali, oltre ad assomigliarsi tutte, non differivano poi tanto da quelle mia e dell’amico Ivan.

Ma, benché l’esperienza di “Incontri ravvicinati” sia stata e sarà fondamentale per noi e il nostro futuro, è stato un altro l’episodio che ci ha causato una vera doccia fredda, svegliandoci dal nostro torpore e dimostandoci che cambiare è sì spaventoso, ma anche gratificante. Come sempre le migliori esperienze sono quelle che si fanno sulle proprie spalle, in mancanza di questo, auguratevi che avvengano vicino a voi, ed è proprio questo quello che è successo quando a novembre abbiamo appreso della decisione di una nostra contributor, Ilaria Caroli, riconosciuta ed autorevole esperta di Inbound Marketing, di lasciare il suo posto fisso in una avviata software house per lanciarsi nella libera professione della consulente freelance.

Insomma, Ilaria Caroli, una persona che conosciamo e con la quale collaboriamo, ha fatto il grande salto, dimostrandoci che il futuro non va atteso, ma affrontato, che il cambiamento non va temuto, ma amato, che il mondo non è nostro nemico, ma alleato. La nostra Ilaria con il suo “esempio concreto” ha dato sostanza materiale alle parole “motivazionali” di un autore, Rainer Maria Rilke, che io amo molto e il cui libro “Lettere ad un giovane poeta” è sempre sul mio comodino, quando diceva:

“… noi non siamo prigionieri. Non reti e trappole sono tese intorno a noi, non v’è nulla che ci debba angosciare o tormentare. Noi siamo posti nella vita come nell’elemento più conforme a noi, e inoltre per adattamento millenario ci siamo tanto assimilati a questa vita, che, se ci teniamo immobili, per un felice mimetismo appena ci si può distinguere da tutto quanto ci attornia. Non abbiamo alcuna ragione di diffidare del nostro mondo, che non è esso contro di noi. E se ha terrori, sono nostri terrori; se ha abissi, appartengono a noi questi abissi; se vi sono pericoli, dobbiamo tentare di amarli. E se solo indirizziamo la nostra vita secondo quel principio, che ci consiglia di attenerci sempre al difficile, quello che ora ci appare ancora la cosa più estranea, ci diventerà la cosa più fida e fedele”.

Scopri il nuovo numero: “Simply the best”

Possiamo decidere che il 2021, al pari del 2020, sia completamente da buttar via, oppure possiamo scegliere di focalizzarci su altro… sulle nuove consapevolezze raggiunte, sul nuovo valore che diamo al tempo ed allo stare insieme. Ossia, su quanto di buono è comunque accaduto o su cosa abbiamo imparato

Quindi, se mi chiedete cosa è stato il Simply the best di quest’ultimo anno, ciò che sicuramente mi porterò nel nuovo, vi rispondo che sono 3 cose: un’esperienza (il format Incontri ravvicinati), una citazione (quella di Rainer Maria Rilke) e un esempio (quello di Ilaria Caroli); sono sicuro che saranno questi i bagagli migliori per viaggiare leggeri, spediti e consapevoli verso il futuro.

Il mio augurio è che ciascuno di voi trovi i suoi simply the best da mettere in valigia e che soprattutto decida di partire colmo di speranza e fiducia verso quella meta agognata, sognata, desiderata e un po’ temuta, che chiamiamo domani.

Buona fine e soprattutto Buon inizio a tutti voi.

 

Raffaello Castellano

 

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