Dietro un grande uomo, c’è sempre una grande donna. E dietro una grande donna? Probabilmente ci sono i piatti da lavare, una casa da pulire, una pila di vestiti da stirare e un lavoro meno remunerato degli uomini. Talvolta anche dei figli da crescere.

Alcuni esempi?

Solo nel 2010 arriva il primo Premio Oscar a una regista donna, Kathryn Bigelow, quasi 80 anni dopo l’assegnazione della prima statuetta (1929). Nel 1984 Svetlana Savitskaya è la prima donna a compiere una passeggiata spaziale. 2012: Fabiola Gianotti è la prima donna a capo del CERN, fondato nel 1954. Nancy Lieberman ha allenato in NBA dal 2008, l’associazione è stata creata nel 1946. Tutte posizioni per le quali siamo abituati a vedere uomini.

La Banca Mondiale ha pubblicato quest’anno un’analisi sulle donne e il lavoro e ha creato “The women Business and Law index”. Questo indicatore dovrebbe misurare il grado di uguaglianza di trattamento tra il gentil sesso e la compagine maschile. Solo 6 Paesi hanno superato il test a pieni voti (Belgio, Danimarca, Francia, Lussemburgo, Svezia e Lettonia) mentre l’Italia, al ventiduesimo posto, ottiene 94,38 su 100, a parimerito con Repubblica Ceca, Olanda, Croazia, Norvegia, Paraguay e Repubblica Slovacca.

L’Italia ottiene 100 centesimi sulla parità retributiva, sulla possibilità di avviare un’impresa, di avere figli e rientrare la lavoro dopo la maternità, sull’opportunità di gestire risorse mentre il punteggio si abbassta a 80 per le tutele matrimoniali e sulle violenze domestiche e 75 punti per la parità dell’età pensionabile.

Se da un lato però si pesano le leggi dall’altra si fatica a valutare quali siano le reali possibilità di carriera, di poter scegliere se lavorare o meno dopo i figli e se una donna in certe posizioni venga presa in considerazione tanto quanto un uomo.

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Spesso infatti, per riuscire a ottenere ciò che hanno gli uomini, le donne tendono a diventare come loro, per la gioia miope dei datori di lavoro. Dall’abbigliamento che in alcuni settori impone l’abito a pantalone di colore scuro, con camicia bianca e giacca in coordinato, agli atteggiamenti che richiedono più menefreghismo e aggressività.

In 50 anni di combattimento, femminismo, manifestazioni, la donna cosa ha ottenuto? Le quote rosa.

Visto che le donne non le vuole assumere nessuno perchè restano incinte, hanno i figli e non vogliono vivere per il lavoro, allora hanno creato una legge ad hoc. Piuttosto di far comprendere quanto possa essere arricchente la sensibilità femminile, l’intuito, la velocità nel lavorare in funzione di un dopo che aspetta a casa oltre il lavoro, hanno ben pensato di obbligare l’assunzione sul lavoro di questa specie protetta chiamata donna.

L’effetto?

Emarginazione, frustrazione (sono entrata per le quote rosa altrmenti non mi avrebbero mai assunta!) e scarsa valorizzazione. Il prossimo passo saranno delle caramelle, come quelle che proteggono gli orsi polari?

Il rientro anticipato al lavoro e la possibilità di lavorare fino al nono mese di gravidanza

Uno dei problemi principali che causa la donna è la maternità. Inutile nasconderlo. Esistono ancora le lettere di licenziamento firmate in bianco da utilizzare se la dipendente rimane incinta. E finchè gli uomini non potranno partorire, rimarrà un problema tutto femminile. Le soluzioni proposte non vanno verso l’accettazione della straordinarietà ed eccezionalità di questa esperienza, ma nel tentativo di parificarla all’uomo. Come? Lavorando fino al nono mese e nella possibilità di rientrare al terzo dopo il parto, nonostante le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che parlano di allattamento esclusivo del bambino almeno fino al sesto mese.
Perchè non sottoporre tutti gli uomini ad una colica renale che è parificata ai dolori del travaglio, per vedere quant’è la loro voglia di tornare al lavoro?

Abiti unisex e uomini depilati

Un’altra grande conquista degli ultimi anni è la ceretta per tutti, così tutti, indistintamente, potrenno soffrire per essere glabri. E se non fosse bastato il perizoma per lei, che poi ha iniziato a indossare anche lui, da qualche anno i dettami della moda sono abiti unisex, come suggerisce Zara Ungendered e H&M no gender. Così gli uomini non si lamenteranno più di quel calzino dimenticato in lavatrice che ha colorato tutto il bucato, perchè non distingueranno più i loro vestiti dai nostri. Il futuro l’ha già proposto la Tampax: così facili che possono metterli anche gli uomini.

I mestieri più pagati per le donne? Prostituta e utero in affitto.

In un articolo de “Il Mattino” riportano il prezzario del mestiere più antico del mondo stampato su un muro della strada Ardeatina, nei pressi di Roma: 20 euro per un rapporto (per maggiori dettagli l’articolo è del 27 febbraio 2017. Con l’inflazione bassa degli ultimi anni non credo ci siano stati grossi aumenti). Si può tranquillamente arrivare ai 40-60 euro netti l’ora.

L’alternativa, più recente e non legale ovunque, è l’affitto della stessa parte del corpo, ma per periodi più lunghi. In Ucraina costa circa 38.000 euro. Negli USA siamo intorno ai 100.000. Mentre la crisi in Grecia ha abbassato i costi di questa pratica. Ipotizzando le 40 settimane di gestazione da manuale e un costo di 30.000 euro, l’importo è di circa 107 euro al giorno.

Forse chiedere la luna, oggi, è essere rispettate per ciò che si è.

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