Navigavo sui social qualche giorno fa  e mi sono imbattuta in un post di Linkedin pubblicato da Imagination Design Coaching che mi ha davvero colpita: riassumeva una ricerca davvero particolare e cominciava con la domanda curiosa: “Quanti sono i libri che una persona è in grado di leggere in un anno?

Seguiva, poi, con la lista dei maggiori social network attribuendo a ciascuno un numero di libri:

  • Facebook: 35 libri
  • Instagram: 43 libri
  • Twitter: 22 libri
  • Tiktok: 42 libri
  • YouTube: 42 libri

Lo scetticismo iniziale ha subito lasciato il posto alla curiosità e immediatamente dopo alla constatazione di tanta verità: il post raccontava senza mezzi termini di come si trattasse della quantità di libri che una persona media sarebbe in grado di leggere in un anno, se impiegasse nella lettura lo stesso tempo trascorso sui social media.

Praticamente il tempo trascorso a fare scroll, a scrivere post e ad interagire sulle reti virtuali potrebbe farci dimenticare di un’intera biblioteca che potremmo conoscere.

Nell'Immagine l'installazione "Time to read" - Smart Marketing
Time to read – Tahaab Rais – Chief Strategy Officer Publicis Group.

Questo insight è il frutto di una ricerca portata avanti dalla Saatchi & Saatchi MEA e Publicis Group che è stata condotta con la collaborazione di Kinokuniya, analizzando dati sul tempo trascorso in rete, sui vari social media.

Le informazioni raccolte sono state poi trasformate in un’installazione provocatoria – Time to read — Tahaab Rais — che vorrebbe spingere a far riflettere su quanto tempo trascorriamo sui social media e quanto in alternativa potremmo sfruttare quel tempo per acquisire nuove conoscenze e leggere di più.

Personalmente non sono per demonizzare, ma sicuramente per far riflettere. Certamente ciò che spesso avviene è “essere rapiti” dai post e i video pubblicati sulle varie bacheche tanto da non rendersi conto che le lancette dell’orologio girano celermente, perdendo attimi preziosi che potrebbero essere dedicati a qualsiasi cosa.

Il punto non è se utilizzare i social è, quindi, una perdita di tempo, ma quanta consapevolezza si ha mentre si resta connessi.

Quanto ci si rende conto del tempo che passa? Quanto davvero utilizziamo la rete per informarci, aggiornarci, condividere, o semplicemente diventa uno strumento per “passare il tempo” a curiosare trovandoci a fare degli scroll, senza davvero prestare attenzione?

Cerco, personalmente, il più possibile di fare scelte consapevoli in ogni direzione, motivo per cui anche quando sto su di un canale social mi prefiggo sempre un obiettivo: mantenere la rete aggiornata, curiosare se ci sono novità, scoprire soluzioni che non pensavo, mettermi in contatto con persone con le quali non interagivo da tanto etc…il tutto in un tempo ridotto e dedicato, proprio per evitare di ritrovarmi ore dopo ad aver perso del tempo prezioso.

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In 20 anni è cambiato tutto. Ai media tradizionali si è affiancato internet. Lo smartphone ci ha portati nel futuro. Con le applicazioni si sono creati nuovi modelli di business. I social hanno fatto il resto. Oggi tutto è comunicazione!

Dopo aver letto questo post ho voluto fare un piccolo esperimento che invito tutti a fare.

In una settimana, ho trascorso del tempo sui social e ho investito lo stesso tempo nel leggere un libro ritrovandomi, sette giorni dopo, che avevo scoperto delle campagne di marketing di brand importanti che non conoscevo, diversi colleghi nel frattempo avevano ricoperto una nuova posizione lavorativa, un paio di congressi importanti hanno avuto un’interessante affluenza e hanno trattato di  temi innovativi, alcune conoscenti erano convolate a nozze, altre diventate mamma, oltre a concludere  un libro di 150 pagine che mi ero riproposta più volte di leggere.

Ovviamente il tutto nei ritagli di giornate piene ma sorprendendomi di come forse davvero i libri sarebbero potuti diventare due,  ma che se così fosse stato avrei perso delle informazioni, nel frattempo, che mi sarebbero servite.

Tutto dipende da noi. Come impieghiamo il nostro tempo non può essere soggetto a giudizio altrui ma esclusivamente alla nostra consapevolezza di accettare di fare qualcosa per perderne qualcun’altra e magari, recuperare, poi dopo se ci va.
E voi, pensate di provarci?

Ti è piaciuto? Cosa ne pensi? Faccelo sapere nei commenti. Rispondiamo sempre.

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