Nel 1973 il sociologo statunitense Daniel Bell definiva la società post-industriale come la società della conoscenza e dell’informazione, dove il sapere diventa la risorsa principale, consentendo in tal modo il passaggio dall’epoca della produzione delle merci a quella nella quale si produce il sapere. In tale contesto, la risorsa umana assurge ad elemento caratterizzante per ogni impresa, che, se ben organizzata e coordinata può rappresentare il valore aziendale alla base del vantaggio competitivo, come sottolineato dall’economista austriaco Joseph Schumpeter.

Sulla medesima scia di idee si afferma la filosofia del “knolewdge management”, termine coniato da Karl Wiig nel 1983, ossia un processo di apprendimento e circolazione continuo delle conoscenze all’interno dell’azienda, realizzato attraverso le tecnologie della comunicazione e dell’informazione, che va ad affiancare alle competenze acquisite durante il percorso di studi delle competenze trasversali. Da qui emerge l’importanza di una formazione continua del lavoratore, anche dopo il termine del percorso di studi, che non riguarda solo la mansione strettamente lavorativa, ma l’inclusione nella società.

Scopri il nuovo numero: Lifelong learning

In un mondo del lavoro in continua trasformazione, l’unica certezza che ci accompagnerà nei prossimi anni è che avremo sempre più bisogno di formazione. Solo attraverso la formazione continua saremo in grado di affrontare le sfide del futuro.

Si parla di “Lifelong learning”, termine introdotto già nella seconda metà del Novecento dall’Unesco come principio guida per il rinnovamento dell’istruzione, inteso come un processo di apprendimento fluido e costante nella vita. Nel 1972 l’Unesco pubblica il “Rapporto Faure Learning To Be”, nel quale si sottolinea l’importanza dell’educazione permanente come canale di accesso alla società e ad un miglioramento della qualità della vita, che nel decennio successivo si limita quasi esclusivamente all’ambito professionale, ma che nel 2000, con il Documento di Lavoro della Commissione Europea “A Memorandum on Lifelong Learning”, cambia visione sottolineando l’importanza dell’interconnessione di entrambi i paradigmi, sfera personale e lavorativa, al fine di promuovere lo sviluppo collettivo partendo dalla realizzazione dei singoli.

Il filosofo Karl Popper asseriva che “la nostra conoscenza può essere solo finita, mentre la nostra ignoranza deve essere necessariamente infinita”, sull’onda di questa massima non opinabile, il senso di necessità, e al tempo stesso il bisogno, di un apprendimento continuo lungo la vita, oggi ci conduce verso il concetto di “microlearning”. Quest’ultimo è un processo di apprendimento continuo personalizzato, basato sulle esigenze dello studente, veicolato attraverso le tecnologie digitali in unità didattiche di breve durata, combinabili in percorsi di studio fruibili in modo discontinuo nel tempo e nello spazio, facilmente memorizzabili e adatte alla vita contemporanea.

Foto di Julia M Cameron da Pexels
Foto di Julia M Cameron da Pexels

Ed è proprio in questi ultimi mesi di difficoltà che si è notato il massiccio diffondersi dei corsi online (parliamo di FAD, formazione a distanza), confermato anche dai dati della Cina che, già nel 2019 ha prodotto da sola il 56% degli investimenti mondiali nelle tecnologie per l’istruzione. L’impossibilità degli spostamenti a causa della pandemia, ha portato gli enti a riorganizzarsi online, e al contempo proprio la necessità di restare in casa ha fatto scattare la voglia, in molti, di non sprecare tale tempo, di renderlo in qualche modo proficuo e di partecipare, seppur virtualmente, ad un momento di evasione e condivisione del sapere. Con una veloce navigazione online si incappa nei più svariati corsi, piuttosto economici o in alcuni casi addirittura gratuiti, che rappresentano un’alternativa di pubblicizzazione dell’azienda stessa che propone il corso. Vista l’alta richiesta del microlearning del momento, realizzarlo vuol dire per l’azienda essere presente sul mercato, differenziarsi, raggiungere il cliente nonostante il divieto di movimento.

Il Covid ci ha mostrato quanto la formazione possa viaggiare online, eliminare le distanze e con poche lezioni di breve durata, accompagnate da link e materiale di approfondimento, spesso anche da gratificanti certificati di partecipazione, possa stuzzicare la curiosità dell’utente, mantenerne viva l’attenzione e la presenza. Un modo di fare formazione continua che probabilmente ha già rivoluzionato l’idea dell’apprendimento che fino a poco tempo fa pensavamo fosse immutabile.

 

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