La penultima serata della competizione canora diretta da Claudio Baglioni, vede sul palco, oltre ai 24 artisti in gara, anche 32 ospiti che ne accompagneranno le esibizioni.
Non solo cantanti, ma anche musicisti, ballerini ed artisti a supporto delle performance.
Questa è la sera in cui si palesa anche la Giuria di qualità, capeggiata da Mauro Pagani, mentre finisce il suo lavoro, la Giuria demoscopica, per dare più peso al televoto.
Sono Federica Carta e Shade ad aprire la gara, accompagnati dall’idolo della Y generation, Cristina D’Avena, seguiti Motta che sceglie Nada per dare forza ad un pezzo profondo, ma dalle sonorità monotone, mentre è Noemi ad accompagnare il pezzo di Irama.

L’intensità della canzone di Patty Pravo con Briga, viene esaltata da Giovanni Caccamo, successivamente, la tromba di Roy Paci insieme alla voce di Enrico Ruggeri danno nuovo smalto, laddove ce ne fosse stato bisogno, al pezzo dei Negrita.
Il Volo sceglie di farsi supportare dal violinista Alessandro Quarta, per un’esibizione decisamente più sprint; Arisa accosta la sua particolare voce a quella dell’idolo degli Spandau Ballet, Tony Hadley ed alle coreografie dei Kataklò.
Mahmood sceglie l’irriverenza di Gué Pequeno per sostenere il suo pezzo, intanto sul palco dell’Ariston salgono Diodato ed i Calibro 35 per il pezzo di Ghemon.

Francesco Renga chiama insieme a lui, il cantautore Bungaro, ed i ballerini, Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel; Fabrizio Moro presta la sua voce al pezzo di Ultimo e Nek si affida alla voce di Neri Marcorè, entrambi i pezzi così, ne guadagnano in intensità e coinvolgimento.
I salentini Boomdabash, fondono le loro sonorità con i Musici Cantori di Milano ed il rapper Rocco Hunt; sono poi mirabili ed ancora più emozionanti, l’interpretazioni dei The Zen Circus insieme a Brunori sas e la voce di Paola Turci accompagnata da Beppe Fiorello.

Anna Tatangelo si accosta a Syria mentre acquistano nuova energia i brani degli Ex-Otago accompagnati da Jack Savoretti, Enrico Nigiotti, accompagnato al piano da Paolo jannacci e Massimo Ottoni (maestro della sand art).
Due regine del pop Loredana Bertè ed Irene Grandi, infiammano la platea, Manuel Agnelli valorizza l’interpretazione di Daniele Silvestri e Rancore, Einar si affida agli amici Biondo e Sylvestre.
Un momento di pura poesia con Simone Cristicchi coadiuvato da Ermal Meta, subito rimpiazzato dalla forza dei Sottotono, a supporto della canzone di Nino D’Angelo con Livio Cori, e dalla canzone di Achille Lauro che si fa accompagnare da Morgan.
La gara si conclude con la premiazione da parte della Giuria di qualità, del brano, “Dov’è l’Italia” interpretato da Motta accompagnato da Nada.

Ospite della serata, un grande Luciano Ligabue che ci regala un tributo a Francesco Guccini, interpretando “Dio è morto”, canzone simbolo dei giovani sessantottini e speranza per un mondo migliore, il brano è del 1965 ma tutt’oggi attuale nei contenuti.
Stasera tutti gli occhi saranno puntati sull’ultimo appuntamento della kermesse canora che finalmente decreterà il vincitore della sessantanovesima edizione del Festival della canzone italiana.

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