Raffaello CastellanoEd anche quest’anno, nel passaggio da sabato 27 a domenica 28 marzo, abbiamo perso un’ora di sonno, perché, come accade dal 1996 in tutta Unione Europea (compresi Liechtenstein, Andorra, Monaco, San Marino, Svizzera, Norvegia e Città del Vaticano), è scattata la controversa Ora Legale.

Come tutti noi sappiamo, si spostano le lancette in avanti, perdendo un’ora di sonno, per guadagnare un’ora di luce naturale in più, l’ultima domenica di marzo, per ripristinare poi l’Ora Solare nell’ultima domenica di ottobre.

La storia ci insegna che, in tempi moderni, l’idea dell’ora legale era venuta per primo nel 1784 a Benjamin Franklin, che la propose, in un articolo scritto per il quotidiano francese Journal de Paris, per risparmiare sulla spesa per le candele, principale mezzo di illuminazione dell’epoca.

L’idea riprese vigore durante la Prima Guerra Mondiale, grazie all’imprenditore britannico William Willett, che la propose come mezzo migliore per un risparmio energetico quanto mai utile in tempi di guerra. Nel 1916 la Camera dei Comuni diede il via libera al British Summer Time, che implicava lo spostamento delle lancette un’ora in avanti durante l’estate e, dopo l’Inghilterra, piano piano seguirono tutte le altre nazioni europee.

Ma che vantaggi comporta l’adozione dell’ora legale?

Secondo i dati di Terna (la società italiana responsabile della gestione e distribuzione di energia elettrica sulla rete ad alta tensione), dal 2004 al 2020 il minor consumo di elettricità per l’Italia dovuto all’ora legale è stato di circa 10 miliardi di kilowattora e ha comportato, in termini economici, un risparmio per i cittadini di 1,72 miliardi di euro.

Solo nel 2020 i benefici dell’ora legale hanno determinato un risparmio pari a 400 milioni di kWh (quanto il consumo medio annuo di elettricità di circa 150 mila famiglie), un valore corrispondente a minori emissioni di CO2 in atmosfera per 205 mila tonnellate e a un risparmio economico pari a circa 66 milioni di euro.

Questo 2021 sarebbe dovuto essere l’ultimo anno dell’entrata in vigore dell’ora legale, ma la direttiva provvisoria del 26 marzo 2019 sull’abbandono della doppia ora, legale e solare, è stata votata ed approvata solo dal Parlamento Europeo e, per diventare direttiva europea effettiva e vincolante, deve essere valutata ed approvata anche dal Consiglio Europeo, che ha rimandato la discussione perché nel frattempo è arrivata la pandemia da Coronavirus che ha scompaginato e rivoluzionato agende e priorità.

Photo by Nathan Dumlao on Unsplash
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Ed infatti in questo periodo sospeso, in questo strano limbo, in cui siamo tutti immersi, e del quale ho parlato anche in un mio recente articolo, poco, o nulla, importa che oggi, domenica 28 Marzo, mentre scrivo questo mio editoriale, abbiamo guadagnato un’ora di luce o perso un’ora di sonno.

Come abbiamo passato questa domenica?

Probabilmente con un’Italia quasi interamente rossa o arancione rinforzato, spaventati, disillusi, o peggio rassegnati, siamo rimasti in casa, magari davanti al computer, ad un tablet, ad uno smartphone o ad una TV, cercando, in ogni modo, di riallacciare i fili di una socialità che man mano che i giorni ed i mesi passano si fanno sempre più sfilacciati: non possiamo uscire senza un giustificato motivo, non possiamo andare al teatro, al cinema, ad un concerto, oggi a Taranto, come in tante altre città non possiamo neanche andare a fare la spesa, visto che perfino gli alimentari sono chiusi.

Più passa il tempo, più il nostro orizzonte di possibilità si restringe, la nostra possibilità di scelta diminuisce, le nostre occasioni di socialità vere, non virtuali, non mediate da uno schermo, insomma, si esauriscono.

Cosa fare in questo new normal, come lo chiamano gli esperti, che ha trasformato le nostre vite in vite in remoto, in Remote life, come recita appunto il titolo di questo mese del nostro magazine?

Scopri il nuovo numero: Remote life

A distanza da un anno dal primo lockdown, siamo ancora qui a confrontarci con chiusure più o meno generalizzate e con abitudini di vita e di lavoro che fatichiamo ancora a fare nostre. Ecco i nostri suggerimenti per la vostra remote life.

Non so se ci sono soluzioni davvero sostitutive delle esperienze che abbiamo perduto da più di un anno ormai, tutto quanto si sta spostando sul web, su internet, dove impazzano tutorial e video corsi di ogni tipo, da come fare pilates a casa a come preparare la focaccia al pomodoro, dalla formazione professionale a quella di approfondimento culturale (delle quali ci siamo occupati nello scorso numero), dai concerti alle presentazioni di libri.

Insomma, la nostra vita è diventata, per forza di cose, una remote life, e lungi da me l’idea di dirvi, come fanno in molti, che il web può sostituire le esperienze dal vivo, in presenza, perché, ahimè, non è vero. Noi di Smart Marketing, fedeli all’ottimismo che contraddistingue la nostra filosofia e linea editoriale fin dalla nostra nascita nel maggio 2014, vogliamo proporvi un numero che faccia il punto della situazione, sul qui e ora, e che provi a proporre una serie di “soluzioni” o, quantomeno, “suggerimenti” che ci permettano di utilizzare al meglio questi giorni, mesi, di clausura forzata.

Nelle pagine di questo numero troverete interessanti articoli sulle app per la meditazione, una pratica antica quanto mai utile per affrontare lo stress di questi giorni complicati; o su di interessanti iniziative culinarie che ci permettano non solo di preparare e gustare prelibati piatti gourmet a casa nostra, ma pure di aiutare un comparto come quello della ristorazione, fra i più colpiti dalla crisi economica della pandemia; od ancora scopriremo delle scarpe virtuali, prodotte da un noto brand del lusso, che possiamo acquistare ed indossare solo online, pagandole però con soldi veri; oppure potremo approfondire la conoscenza con il disturbo del burnout e su come la work life balance può aiutarci a contrastarlo; od ancora capiremo quanto sia sottile e sfumato il confine fra le nostre vite e i videogiochi, nei quali, in questo periodo, sembriamo come quegli eroi fermi sempre allo stesso livello, incapaci di andare avanti o battere il cattivo.

Photo by Sarah Kilian on Unsplash
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Questo numero sulla “Remote life” non vuole essere un’ottimistica, e fine a se stessa, rivalutazione delle nostre vite limitate dal lockdown, ma è stato pensato e scritto da tutti i nostri collaboratori come un supporto, uno strumento, un ausilio, per cercare di contrastare la paura, la rassegnazione e la vera e propria disperazione, che molti di noi stanno provando in questo periodo. Noi di Smart Marketing ci proviamo, cerchiamo, come tutti, di fare il meglio che possiamo con quello che abbiamo a disposizione, nutrendo la sottile, ma inesauribile, speranza che tutto questo che stiamo vivendo un domani ci possa tornare utile.

Il prossimo 4 aprile compirò 48 anni, e vedo come un segno che il prossimo aprile anche il nostro mensile compirà gli anni, 8 anni di articoli, di rubriche, di notizie, di contenuti, che speriamo vi siano state utili, perché noi tutti, io, Ivan e la redazione al completo, li abbiamo scritti sempre con dedizione, rigore, professionalità e passione, perché il nostro lettore meritava tutta l’attenzione di cui eravamo, siamo e saremo capaci.

Fatemi concludere questo editoriale alla mia maniera, con una massima d’autore: visto l’imminente doppio compleanno, mio e di Smart Marketing, ho scelto le parole di Abraham Lincoln, che adesso mi sembrano ancora più vere e potenti:

Non sono gli anni della tua vita che contano, ma la vita nei tuoi anni.

Buona lettura.

Raffaello Castellano

 

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