Questione di Branding – L’editoriale di Raffaello Castellano

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Raffaello CastellanoIl termine brand deriverebbe dall’Antico Norreno ‘brandr’, che significa bruciare. E rimanda quindi all’antica pratica di segnare il bestiame con un marchio a fuoco per riconoscerne la proprietà.

L’American Marketing Association (AMA) definisce il brand come “il nome, il termine, il simbolo, il disegno o una combinazione di questi elementi, che distingue un produttore da ogni altro. Il brand rappresenta l’identità, unica e irripetibile, di un’azienda sul mercato.”

Quindi fin dalle origini, ma anche nell’uso corrente del termine, brand significa prima di ogni cosa “distinguere”.

Distinguere noi da loro, il nostro prodotto dagli altri, il nostro servizio dal resto dei servizi, le nostre mucche da quelle del vicino.

La pratica del distinguere è fondamentale nel mondo del marketing, ancora di più negli ultimi 15 anni, da quando gran parte del commercio si sta spostando dall’off-line all’on-line: essere “immediatamente” riconoscibili, “subito” identificabili e “rapidamente” rintracciabili può fare la differenza fra un’azienda di successo ed un’azienda fallita.

branding-21In questo mese in cui ricorre il compleanno della Coca Cola, che fin dalla nascita ha attribuito grande importanza al Brand, che ne ha fatto uno dei simboli più famosi e riconosciuti a livello mondiale, noi di Smart Marketing vogliamo approfondire l’importanza che oggi riveste il brand nel mondo del commercio, del marketing e delle nostre stesse esistenze.

Infatti, sempre negli ultimi 15 anni a questa parte, il brand, il logo, la marca stanno diventando sempre più invasivi nelle nostre esistenze, travalicando gli scopi iniziali per i quali sono stati creati, diventando non solo identificativi per le aziende in sé ma, ahimè, anche per le persone stesse che di fatto smettono di “lavorare” sulla propria identità, per identificarsi totalmente con i brand che hanno scelto come abito da indossare, scarpe da calzare, smartphone, tablet e computer da usare, auto da guidare.

Il brand è diventato la nostra seconda pelle, il nostro credo religioso, la nostra mamma, il nostro papà; un brand è probabilmente l’ultima cosa che vediamo andando a letto e la prima che vediamo al nostro risveglio. L’avvertimento che, allora, dovrebbe tenerci svegli è lo stesso che Tyler Durden (Brad Pitt), del film Fight Club, pone al protagonista (Edward Norton):

“le cose che possiedi, alla fine ti possiedono.”

Buona lettura.

Raffaello Castellano
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