Quando si pensa ad una campagna pubblicitaria per lanciare un nuovo prodotto o per cercare di consolidare la propria fetta di mercato, gli epic fail sono dietro l’angolo.

Lo sanno bene Dolce & Gabbana che nel 2018 hanno inanellato ben tre epic fail tutte sulla stessa campagna pubblicitaria ritenuta razzista dal mercato cinese.
Dolce&Gabbana lanciano in Cina una serie di annunci pubblicitari che ritraggono una donna cinese che fa fatica a mangiare cibo italiano, la pubblicità è stata oggetto delle proteste accese dei consumatori cinesi, con boicottaggi e accuse di razzismo. Dolce & Gabbana ha annullato la sua sfilata di moda a Shanghai e hanno aggiunto benzina sul fuoco rispondendo in modo ancora più razzista ad un utente Instagram che chiedeva spiegazioni, per poi dichiarare di aver subito un furto dell’account. Ma non solo.

Hanno poi fatto le scuse in un video che aveva del surreale e in cui hanno inanellato altre gaffe…ad esempio chiedendo scusa ai cinesi in italiano con sottotitoli in inglese; insomma tre Epic Fail di fila, fare peggio era impossibile.

Andando avanti di un anno a cadere in questa grande trappola mediatica è la Pelaton Bike, azienda leader nell’indoor Cycling. Lo spot incriminato mostra un marito che per Natale regala una cyclette a sua moglie e quest’ultima che trascorre tutto l’anno a registrare i suoi allenamenti, condividendoli con il marito.

Le intenzioni dell’azienda potevano essere nobili e cioè quella di invitare i clienti a fare un regalo che andasse oltre le festività natalizie, invitandoli anche ad assumere uno stile di vita sano ed equilibrato. Ma tra quello che si vuole comunicare e quello che invece viene percepito dal consumatore c’è di mezzo un abisso. Ed infatti, gran parte degli utenti hanno percepito un messaggio sessista scatenando una vera e propria polemica social. Il video che è stato visualizzato da oltre 7 milioni di utenti su Youtube ha scatenato reazioni dure, soprattutto nel mondo femminile, che hanno avuto l’impressione che l’uomo voglia fare pressione sulla donna ed indurla a perdere peso.

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Polemiche che non si sono fermate al mondo social ma che hanno fatto registrare all’azienda, quotata in borsa, una perdita di circa 900 milioni di dollari, ovvero il 9% del valore di mercato.

Ma ci troviamo dinanzi davvero ad uno spot sessista?
Chi scrive questo articolo è una donna che non si sente minimamente toccata dallo spot della Pelaton, anzi dirò di più. Chi mi ha più infastidito sono state tutte quelle persone che hanno dato per scontato che la donna sia “vittima” della volontà del marito. Perché a nessuno è venuto in mente che potesse essere un regalo utile per condurre una vita più sana ed equilibrata o che semplicemente potesse essere apprezzato da una donna amante dello sport?

Inoltre l’azienda non ha certo utilizzato una modella sovrappeso per il suo spot, anzi la stessa attrice è scesa in campo per  testimoniare la buona fede dell’azienda e veicolare il giusto messaggio.

Dunque, in conclusione, siamo tutti d’ accordo sul combattere il fenomeno del sessismo, e cercare di superare il concetto della mercificazione del corpo che ha tolto dignità alla donna per troppo tempo, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio.
Bisogna avere chiara quella linea, anche se sempre più sottile, tra sessismo e un semplice spot pubblicitario che potrebbe voler veicolare un messaggio assolutamente innocuo. A volte la percezione che abbiamo potrebbe essere un nostro problema, siamo proprio sicuri che abbiamo (noi) superato determinati stereotipi?

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