Professor Marston and the Wonder Women ci racconta la genesi di una delle supereroine più celebri di sempre, ma forse, e questo è ancora più importante, ci dice molto di più sui nostri pregiudizi

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Forse il nome William Moulton Marston ai più non dirà niente, ma, se fate una ricerca veloce sul web, allora scoprirete che si tratta di uno psicologo, inventore e fumettista statunitense, nato nel 1893 e morto nel 1947.

Come psicologo è stato l’ideatore della teoria DISC; come inventore è noto per la creazione della macchina della verità; ma è passato alla storia principalmente come fumettista, perché ha creato il personaggio di Wonder Woman nel 1941.

Prima eroina femminile della DC Comics, è considerata una delle tre icone fondanti l’universo della nota casa editrice; insieme a Batman e Superman, Wonder Woman è stata ed è tuttora una bandiera delle femministe; fu Gloria Steinem, fondatrice della rivista femminista Ms., che la riportò alla ribalta negli anni ‘70, tanto da mettere Wonder Woman (in costume) sulla copertina del primo numero di Ms. nel 1972.professormarstonandthewonderwomen

Come molti appassionati e nerd sanno, il personaggio della DC Comics appartiene alla cosiddetta Golden Age del fumetto statunitense ed è nata in un periodo, gli anni della Seconda Guerra Mondiale, in cui l’America, anche grazie ai suoi supereroi, cercò di promuovere la sua influenza geopolitica sul mondo intero.

Ma ciò che contraddistingue Wonder Woman dagli altri supereroi come Capitan America e Superman, oltre ad essere donna, una cosa quantomeno “insolita” nell’America perbenista e bigotta di quegli anni (ma forse ancora oggi), è la genesi di questo personaggio ribelle, anticonvenzionale e anticonformista come pochi altri, che rispecchia fedelmente la vita del suo autore William Moulton Marston.

Scopriamo tutto questo dalla visione di un film del 2017, “Professor Marston and the Wonder Women”, scritto e diretto da Angela Robinson e che ho recuperato “tardivamente” in streaming in questi giorni da Zona Gialla, che ancora tanto tempo ci concede per rimetterci in pari con i libri che non abbiamo letto ed i film che non abbiamo visto.

Il film vede al centro della vicenda tre protagonisti: Luke Evans, che interpreta con trasporto e mestiere William Moulton Marston, una intensa e focosa Rebecca Hall, perfetta nei panni di Elizabeth Holloway Marston, ricercatrice universitaria e moglie “legale” di William, e la sorprendente e credibile Bella Heathcote, che interpreta una solare e genuina Olive Byrne, compagna di vita poliamorosa dei Marston. Nei ruoli secondari spiccano le interpretazioni di Oliver Platt, perfetto nei panni dell’editore M.C. Gaines, e soprattutto di Connie Britton, che interpreta l’algida ma perspicace capo commissione della Child Study Association of America, Josette Frank.

Perfetti e complementari alla riuscita del film sono la calda fotografia anni ‘30 di Bryce Fortner, le splendide scenografie di Danica Chipman e soprattutto i meravigliosi costumi di Donna Maloney, che, insieme al trucco e parrucco di Sasha Grossman, Brenda McNally e Shayna Passaretti ci calano in una America anni ’30 crepuscolare, bellissima e credibile.

Il film di Angela Robinson non cede mai ad un voyeurismo fine a stesso, e piuttosto che soffermarsi sugli aspetti pruriginosi e scandalosi del sesso e del bondage, che sono solo sfiorati, si concentra sulle dinamiche dell’amore fra i tre personaggi, che interrogano anche noi spettatori su cosa sia considerato normale, o meglio sarebbe dire accettabile, sul piano di una relazione che coinvolge non due ma tre individui. Un amore “scandaloso” ancora oggi nel 2021, figuriamoci negli anni ’30 del secolo scorso.articolo-50429

La storia ci cattura al lazo, è proprio il caso di dirlo, ci lega alle nostre sedie e ci fa scalpitare per arrivare alla conclusione, perché non possiamo fare a meno di empatizzare con i tre protagonisti e la loro battaglia per la libertà.

Il film illumina la genesi di una icona pop come Wonder Woman e ci mostra che i fumetti sono una cosa non solo maledettamente seria, ma che hanno veicolato pure messaggi di integrazione, tolleranza e liberazione sessuale, pensieri pericolosi, ma attualissimi anche oggi, figuriamoci in quegli anni.

Quindi cosa altro dire di questo interessatissimo film?

Poco altro, se non di recuperarlo e guardarlo, magari con parenti ed amici, e, perché no, anche con i vostri figli (il film è consigliato a chi ha più di 13 anni), per spiegare loro che dietro un semplice fumetto si può celare una storia di riscatto e libertà e che questa è in fondo la cosa più sorprendente della cultura e degli oggetti culturali, e potremmo parafrasare Italo Calvino dicendo che un fumetto come Wonder Woman è come un classico, “è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”.

 

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