Giustizia, un termine dibattuto sin dall’antichità, considerata dalla religione Cattolica come una delle virtù cardinali, ossia le virtù morali di una vita dedicata al bene, alle quali fa riferimento anche Dante nel primo canto del Purgatorio. “La giustizia” secondo la definizione del dizionario Treccani, “è la virtù eminentemente sociale che consiste nella volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui, attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto secondo la ragione e la legge”. È curioso riflettere sull’iconologia classica del termine, rappresentata da una donna bendata che tiene in una mano una bilancia, e nell’altra una spada. La benda rappresenta l’imparzialità (che non guarda in faccia nessuno); la bilancia è simbolo di equità (la base del diritto); e la spada indica il potere nel far rispettare i propri giudizi.

Se riflettiamo, però, appare curioso che il simbolo della giustizia sia proprio una donna.

Perché è curioso? Perché la donna stessa è, in realtà, vittima delle principali ingiustizie, nel mondo del lavoro e nel sociale, da sempre, e in quasi tutte le civiltà.

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Pazienza, Perseveranza, Sostenibilità e Gentilezza, sono le 4 virtù cardinali del marketing che vi proponiamo. In un mondo dominato dalla tecnica e dalla velocità, queste virtù ci permettono di non sbagliare la rotta (o magari di ritrovarla se smarrita) e di indirizzare correttamente le nostre azioni.

L’attuale situazione italiana non appare particolarmente rosea, secondo uno studio di Global Gender Gap Report 2018 condotto dal World Economic Forum, l’Italia occupa la 70° posizione su 149 Paesi nella capacità di colmare le differenze di genere, e il 17° posto su 20 Paesi dell’Europa Occidentale. Nell’innovativo settore del Digital Marketing, ad esempio, c’è una chiara disparità fra il nostro Paese e il livello europeo, a dimostrazione del fatto che, anche nei campi emergenti, la donna continua a vivere le problematiche tipiche.

Il gap non riguarda il percorso di studi, ma specificatamente l’entrata nel mondo del lavoro.

Secondo lo studio di Gender in marketing, le donne che aspirano ad un impiego nel marketing sono il 21%, rispetto al 16% degli uomini, ma una volta trovato il posto sorgono dei problemi. È ancora ben radicata in Italia la cultura del “presenzialismo”, idea stereotipata secondo la quale per fare carriera occorra una presenza sul posto di lavoro che abbia una durata pressoché giornaliera, cioè dal mattino alla sera, è difficile che le aziende consentano di raggiungere posizioni senior a chi non lavora più di 8 ore al giorno. Secondo la ricerca di GWPR Annual Index 2000 le donne che lavorano incontrano difficoltà nella cura dei figli (78%), nel mantenere un equilibrio tra vita privata e lavoro (70%) e ritengono che il lavoro sia poco flessibile rispetto alle proprie esigenze di donna (67%). Lo studio Gender in Marketing ha evidenziato che i responsabili marketing sono uomini nel 62% dei casi, e le donne che ricoprono posizioni manageriali nel medesimo settore, guadagnano l’11% in meno rispetto ai colleghi uomini, come espresso dal Marketing Week 2020 Carrer and Salary Survey. Anche nell’ultimo nefasto anno, quello della pandemia, nel quale sono stati persi molti posti di lavoro, notiamo che a farne le spese sono state soprattutto le donne, l’Istat ha stimato che a gennaio 2021 su circa 101.000 posti persi, 99.000 erano occupati da donne.

In una società nella quale abbiamo ancora bisogno di imporre quote rosa sul lavoro, forse, tanta giustizia per la donna non c’è.

Ed è in una citazione di Albert Einstein che troviamo lo spunto per riflettere su quanta tenacia occorra ancora per migliorare la situazione, perché essere giusti non vuol dire necessariamente promuovere giustizia: “Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai delinquenti, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare”.

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