Può il contesto e la circostanza in cui avviene una comunicazione “condizionare” ed “influenzare” la comprensione di un messaggio, ma anche la nostra percezione della personalità del comunicatore?

Ci sarebbero un’infinità di libri e saggi che attraverso le tesi in essi contenuti potrebbero rispondere al quesito di sopra, ma c’è un film che, in circa due ore, non solo risponde perfettamente a questa domanda, ma illustra magistralmente quanto la comunicazione umana sia sensibile al contesto ed alle circostanze in cui avviene.

Il film in questione è “Oltre il giardino” del 1979, di Hal Ashby, con uno straordinario Peter Sellers come protagonista.

Tutto comincia in una grande casa a Washington: è qui che lavora come giardiniere Chance, un uomo di mezza età ed analfabeta, che non è mai uscito da quella casa e che si esprime ed interagisce con gli altri copiando e ripetendo i gesti ed i modi di dire appresi dalla TV, il suo unico contatto, anzi la sua unica finestra sul modo esterno.

Una scena del film oltre il Giardino con Peter Sellers e Melvyn Douglas - Smart Marketing
Una scena del film con Peter Sellers e Melvyn Douglas.

Un bel giorno il suo datore di lavoro muore e Chance è costretto a lasciare la casa ed affrontare il mondo esterno.

Un piccolo ma fortunatissimo incidente (la ricca Eve Rand, una frizzante Shirley MacLaine, lo investirà con la sua limousine) lo porterà nella lussuosissima casa di un influentissimo personaggio, Benjamin Rand (lo straordinario Melvyn Douglas, che per questo ruolo vincerà l’Oscar come miglior attore non protagonista), consigliere del Presidente degli Stati Uniti, e vera eminenza grigia del potere.

Chance è ben vestito, con abiti elegantissimi e fatti a mano, ma il guardaroba in realtà è quello dimesso del suo precedente datore di lavoro; inoltre il suo candore e la sua semplicità vengono, da subito e da tutti, scambiate per saggezza e riservatezza. Il primo incontro con l’anziano e malato Benjamin Rand è un capolavoro tutto giocato sui malintesi.

Tutte le risposte di Chance, banali e riferite alla sua professione di giardiniere, vengono intese come profonde metafore sull’economia e la politica. L’impressione che suscita in Benjamin Rand è molto positiva, tanto che egli decide di farlo partecipare all’incontro che avrà, di là a qualche giorno, con il Presidente (un carismatico e sempre bravo Jack Warden).

La locandina del film Oltre il giardino - Smart Marketing
La locandina del film.

Anche l’incontro con il Presidente è un capolavoro di equivoci comunicativi: presentato dal suo amico e consigliere Rand come uomo schietto e profondo, il Presidente prende in grandissima considerazione tutte le banalità espresse da Chance, tanto che lo citerà durante una successiva riunione presso l’Istituto finanziario.

Dopo essere stato citato dal Presidente degli Stati Uniti, il nome di Chance Giardiniere (anche questo un equivoco, la sua professione che diventa il suo cognome) fa il giro dei giornali e delle televisioni, che fanno a gara per accaparrarsi una dichiarazione e/o intervista.

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Non esistono fatti, ma solo interpretazioni. La nostra vita, la società e il nostro mondo è permeato dalla comunicazione. Conoscerla ci aiuta a comprenderla e ad essere più consapevoli.

In poco tempo e in modo totalmente inaspettato, Chance diventa un influente consigliere politico ed economico e con lo scorrere della storia addirittura probabile candidato alle prossime presidenziali.

Il film “Oltre il giardino”, affronta tematiche quali la comunicazione fra individui e classi sociali, oltre che il rapporto fra l’apparire e l’essere, alla luce del crescente strapotere mediatico della televisione (siamo alla fine degli anni ’70) di imporre all’attenzione del pubblico personaggi venuti dal nulla e dalla scarsissima consistenza come modelli fondamentali ed imprescindibili.

Una scena del film Oltre il giardino con Peter Sellers e Shirley MacLaine - Smart Marketing
Una scena del film con Peter Sellers e Shirley MacLaine.

Questo potere di imporre all’attenzione mediatica personaggi inconsistenti è oggi ancora più marcato: il web, e soprattutto i social network, ancora più velocemente e pervasivamente di quanto riesca a fare la televisione, ci propongono ogni giorno un nuovo personaggio che non possiamo non conoscere. Rivedere questa garbata ed irriverente commedia ci permette di prendere coscienza di quanto i processi e le dinamiche comunicative siano spesso e volentieri “viziate” dalle nostre erronee aspettative e dai nostri pregiudizi.

Chance non fa nulla di straordinario né tantomeno di calcolato per diventare amico e confidente di Benjamin Rand, o consigliere del presidente o probabile candidato presidenziale, anzi, egli sembra per tutto il film quasi inconsapevole di ciò che gli sta accadendo. Solo noi spettatori siamo consci degli equivoci che vediamo svilupparsi sullo schermo, ma comprendiamo che se fossimo nella storia saremmo probabili vittime di fraintendimenti comunicativi anche così paradossali.

Il film è tratto dal romanzo Presenze dello scrittore polacco Jerzy Kosinski, che ha anche scritto la sceneggiatura. Sarà questo il penultimo film interpretato da Peter Sellers, che morirà prematuramente un anno dopo a causa di un infarto, ed è forse la sua interpretazione più intensa, che gli valse anche una candidatura al Premio Oscar e la vincita di un Golden Globe come miglior attore in un film commedia.

Perché dovremmo rivedere questo film che ha più di 40 anni?

I motivi sono essenzialmente due. Il primo è che è una commedia godibile, misurata e divertente, con un cast di attori davvero notevole, fra cui spiccano le interpretazioni di Peter Sellers, Shirley MacLaine e Melvyn Douglas, tre vere stelle di Hollywood, cui vanno forse aggiunte le interpretazioni del già citato Jack Warden e di Richard Dysart, nel ruolo del dott. Robert Allenby. Un film che presenta un’interessantissima colonna sonora firmata a più mani da Johnny Mandel, Buffy Sainte-Marie, Eumir Deodato, autore quest’ultimo di un riarrangiamento in chiave fusion del brano Also Sprach Zarathustra di Richard Strauss, un omaggio a Stanley Kubrick con il quale Peter Sellers aveva lavorato nel 1962 per “Lolita” e di nuovo nel ’64 per “Il dottor Stranamore”, dove aveva interpretato ben 3 personaggi.

Il secondo motivo per vedere questo film, ed è quello più legato alla tematica di questo numero incentrato sulla comunicazione, è che attraverso queste due ore di cinema apprendiamo davvero cosa sia un contesto comunicativo e quali dinamiche, soprattutto di tipo relazionali, lo influenzino. Tramite questo film capiamo il successo rapidissimo e il più delle volte immeritato di tanti personaggi televisivi e del web, dietro i quali, come ci insegna candidamente Chance, non c’è nulla o solo un grosso fraintendimento.

Un film, insomma, che ci ricorda con elegante violenza che molto spesso non siamo padroni né delle nostre parole né del nostro destino.

Un grande classico che non dovrebbe mancare nella videoteca di tutti quei professionisti che si occupano di comunicazione, e che attraverso i tanti e spassosi dialoghi ben illustra le trappole e i paradossi della comunicazione, molto meglio di tanti blasonati manuali.

 

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