Nel web non ci sono solo fake news: il caso di Roberto Burioni e Breaking Italy

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Se dovessimo tener conto della quantità di fake news che periodicamente circolano sul web e sui social network, sicuramente saremmo dinanzi ad un compito molto arduo. E, probabilmente, non saremmo capaci neanche di essere esaustivi.

Ormai è noto che i generatori seriali di fake news lo fanno per uno scopo ben preciso. Spesso per scopi commerciali e spesso per scopi politici. A volte entrambi.

La schema è semplice. Si costruisce ad hoc una notizia verosimile o interamente inventata (ma magari plausibile per un certo tipo di pubblico) la si manda in rete attraverso il proprio sito web e la si cerca di rendere virale tramite i social. Il resto lo fanno le persone che condividono la tal notizia, immagine o meme di carattere sensazionalistico o di forte impatto emotivo.

Tecnicamente si chiama click-baiting, ossia “esca da click”. Questa strategia ha come unico scopo quello di costruire contenuti ingannevoli per il web con l’intento di catturare l’attenzione dell’utente, creare traffico sul sito internet e generare così profitti tramite le inserzioni pubblicitarie.

Click baiting
Click baiting

Ma accanto a questo risvolto commerciale, di certo non etico se non proprio fraudolento, da un po’ di tempo se ne sta accostando un altro di tipo sociale. Il proliferare delle fake news sta generando in alcune fette anche piuttosto ampie dell’opinione pubblica la nascita o il consolidamento di false convinzioni e, in alcuni casi, la circolazione del seme dell’odio.

È il caso, ad esempio, di tutte quelle campagne contro i vaccini o di quelle “notizie” sugli immigrati sorpresi a fare “la bella vita” negli hotel a 5 stelle pagati ovviamente con i soldi degli italiani. Trattasi palesemente di fake news, ma che purtroppo trovano largo spazio soprattutto su internet e, ahimè, raccolgono anche molto consenso.

Però il web ed i social non sono il male assoluto e, certamente, non sono solo popolati da questi produttori di notizie false.

C’è anche chi, quotidianamente, ricopre un ruolo di divulgatore utilizzando fonti certificate e circostanziate.

Uno dei più famosi è certamente Roberto Burioni, medico, docente di virologia e microbiologia e specialista in immunologia clinica che, attraverso la sua pagina Facebook seguita da oltre 300.000 persone, prova a confutare soprattutto le tesi degli anti vaccinisti.

Famosa è diventata ormai la sua espressione inserita all’interno di un suo post – “[…] la scienza non è democratica” – ad indicare che solo chi ha studiato (o con cognizione di causa) può confrontarsi su tematiche scientifiche; gli altri no. Evidentemente provocatorio, sferzante ed irriverente, ma il suo messaggio è sicuramente chiaro e corretto.

Di tutta altra fattura, ma in linea con l’idea di poter creare contenuti che non inneggiano al sensazionalismo è Breaking Italy, lo show di informazione giornaliero dello youtuber Alessandro Masala – Shooter hates you (oltre 500.000 follower sui social), che ha l’obiettivo di spiegare quanto avviene in Italia e nel mondo, anche in modo non troppo serioso. Attraverso le sue pubblicazioni giornaliere non solo cerca di chiarire in modo semplice quelli che possono essere le notizie più controverse della giornate, ma anche di stimolare il confronto e di accrescere l’attitudine nel suo pubblico a documentarsi per potersi fare un’opinione più solida.

Nel web quindi non c’è solo spazio per gli imbonitori, basta cercare e selezionare le fonti.

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