Chissà se George Orwell nell’inventare il mondo distopico del suo più celebre romanzo, 1984, avesse mai immaginato che, come nella sua opera, un giorno, neanche troppo lontano, un’intelligenza artificiale sarebbe stata in grado di creare della musica autonomamente.

In un mondo in cui “Grande Fratello” controlla tutto e tutti, non c’è più spazio per la creatività umana, che viene sostituita invece da uno strumento elettronico detto “versificatore”, che compone musica mischiando parole a caso e senza alcun senso artistico, eppure la musica resta un grande strumento di propaganda.

Accesa fantasia di un talentuoso scrittore o precisa previsione di quello che sarebbe stato?

Forse semplicemente un caso in cui la realtà ha superato un pensiero relegato alla più ardua fantascienza.

Oggi, l’intelligenza artificiale è ormai entrata prepotentemente nelle nostre vite, anche se fatichiamo a crederci, o non ce ne accorgiamo, anche in quei campi, come la musica, appannaggio della creatività umana.

Sarebbe, quindi, possibile creare musica meccanicamente basandosi solo su degli algoritmi senza alcuna interferenza con le emozioni umane?
E ancora, può essere che quello che venga creato in questo modo sia anche gradevole all’ascolto?

La risposta più immediata sembrerebbe che non è solo possibile, oggi questo è realtà e non c’è bisogno di essere guru dell’informatica per farlo, basta saper usare poche app.

Ci sono delle Applicazioni che facilitano i processi creativi, come Amper Music e Flow Machines, e altre che permettono di creare della musica da zero grazie all’ausilio dell’Intelligenza Artificiale, come AIVA, software specializzati nella creazione di colonne sonore da accompagnare a video, come Ecrett Music e Melodrive; esistono persino app che promettono di creare musica autonomamente per migliorare il nostro livello di concentrazione sul lavoro, come Brain.fm, e se da un lato si pone il problema di chi siano i diritti d’autore di una melodia creata automaticamente, dall’altro ci si sarebbe da chiedere se essa sia realmente originale, visto che esistono anche software che permettono di creare musica a partire dalle varianti di brani famosi, come ad esempio Amadeus Code.

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Le reti neurali, il machine learning e il deep learning, hanno permesso alle intelligenze artificiali negli ultimi 20-25 anni di diventare più efficienti e performanti di noi umani in svariati, ma specifici, campi o compiti. Saremo mai sostituiti dalle macchine?

C’è da dire che la maggior parte delle app in circolazione lavora già su migliaia di brani precaricati che formano l’immensa banca dati dal quale l’algoritmo combina, in modo differente, i suoni per darci esattamente la musica che vogliamo e che, fortunatamente, siamo noi a scegliere.

A pensarci bene, questo metodo di lavoro è quello che inconsciamente è utilizzato da tutti i musicisti “umani” che traggono ispirazione dalla musica che ascoltano, o hanno ascoltato in precedenza, con la sola differenza che un compositore impiega anni ad affinare un proprio stile ed un proprio gusto musicale, mentre la potenza di calcolo di una Intelligenza Artificiale lo fa in pochi minuti.

Ci piace pensare, però, che più che essere sterile processo di creazione, l’Intelligenza artificiale sia d’aiuto e di supporto nello stimolare la creatività umana, offrendo spunti per creare musica sempre più originale partendo da una piccola idea iniziale, come fa, ad esempio, l’app Humtap, specializzata nel creare brani a partire da una breve melodia, o come Soundtrap Studio, che permette, tra le altre funzionalità, quella di condividere con altri utenti in rete le proprie composizioni permettendo loro di modificarle.

All’apparenza, si potrebbe essere portati a pensare che in fondo, se non si ha velleità o necessità di comporre musica, tutto sommato si possa far a meno dell’Intelligenza Artificiale, ma siamo sicuri che sia così?

A meno che non siate “old style” e preferiate ascoltare solo la musica in vinile, ogni giorno lasciamo, senza quasi accorgercene, che un algoritmo decida per noi cosa farci ascoltare; è l’esempio dell’app di Spotify, che sceglie i brani in base alle nostre preferenze e ci suggerisce playlist create ad hoc per noi, o di quella di Deezer, Amazon music e Apple music, e che dire di device come Alexa o Siri?

Intelligenze con le quali dialoghiamo costantemente e deleghiamo alcune scelte, non solo musicali.

In un mondo sempre più interconnesso, è diventato difficile fare a meno dell’ausilio delle macchine; questo non significa necessariamente una perdita di creatività, ma che probabilmente sta cambiando il modo in cui la utilizziamo.

Del resto, il panorama musicale mondiale ci ha già abituati alla commistione tra uomo e intelligenza artificiale ed i risultati non sembrano poi così male.

 

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