Lo Specchietto Retrovisore: Settembre, ritorno a scuola. Yellen e Kuroda in cattedra.

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Christian Zorico (149)

Lo Specchietto Retrovisore

In questo appuntamento con lo “Specchietto Retrovisore” immaginiamoci esattamente (come era nell’intento iniziale della rubrica) di essere seduti al volante della nostra automobile: elegante, sportiva o una semplice utilitaria; cerchiamo di rendere il viaggio il più agevole possibile. Pertanto un occhio proprio in alto a fissare lo specchietto. Non serve andare con lo sguardo troppo indietro nella settimana. Basta semplicemente guardare ai dati di venerdì in US per poter procedere più sereni verso la settimana degli appuntamenti con la FED e con la BOJ. Una tornata di dati, quella di venerdì, da definire sicuramente mixed. Insomma, l’inflazione Core ha battuto le stime per il mese di Agosto, portando il dato anno su anno al 2.3%, andando a pareggiare i livelli post-recessione della fine 2011 e inizio 2012. Evidentemente un dato che, almeno in linea teorica, potrebbe sostenere un atteggiamento più aggressivo da parte della FED già dal prossimo meeting. L’inflazione è di per se un dato lagging, quindi le prossime osservazioni dipenderannyellen-thinks-the-fed-will-raise-rates-this-yearo fortemente dalla bontà dell’attivita industriale e dei consumi personali del secondo semestre. Spingendoci con lo sguardo un po’ più indietro, mettendo a fuoco l’immagine nello specchietto retrovisore, ecco che spuntano i dati di giovedì su produzione industriale e vendite al dettaglio: rispetto a quanto attesi, entrambi hanno mostrato debolezza.E allora facciamo bene a guidare un po’ più prudenti verso gli appuntamenti del 20-21 settembre sia con la FED che con la BOJ. Occhi ora puntati alla strada che ci aspetta. Una piccola parentesi sulla BOJ e poi torniamo a parlare dell’economia statunitense. È doveroso chiarire che proprio dal Giappone possono arrivare sorprese al mercato. Il problema con una politica monetaria ulterioriormente espansiva resta quello della minore profittabilità per il sistema finanziario a causa di un flattening della curva governativa. L’obiettivo pertanto potrebbe essere uno steepening in grado di arrivare anche con un ulteriore taglio del deposity facility rate se accompagnato da un’indicazione di dirigere il piano di acquisti dei bond su un bucket più breve della curva: dal tratto 7-12 anni vKurodaerso il 3-5 anni. Questo porterebbe ad un irripidimento della curva. Il condizionale resta d’obbligo in un contesto di fame di rendimenti sulla parte a lunga. Torniamo alla FED. Per quanto almeno sulla carta l’evento potenzialmente più destabilizzante possa derivare dalla BOJ, resto dell’avviso che la probabilità del 20% insita nei prezzi dei futures sui FED Funds Rates, sia davvero troppo bassa. Vero che in molti continuano a scrivere che la Federale Reserve di solito si muove quando il mercato ha pienamente, o quasi, considerato il movimento realistico, (con una probabilità almeno del 60%), tuttavia sono anche convinto che in questo momento la FED abbia bisogno non di stupire il mercato, bensì di agire per rafforzare la propria identità, la propria capacità di azione. Non un attegiamento di pura controtendenza rispetto a quanto pronosticato dai mercati, ma più propriamente un’esigenza di recuperare la propria crdibilità. Un rialzo a settembre probabilmente avrà un effetto di continuazione del movimento iniziato nelle giornate precedenti di sell-off sui bond e anche sull’equity. Tuttavia un rialzo di soli 25 punti base, potrebbe essere “digerito” dal mercato abbastanza facilmente e avere un duplice effetto positivo. La FED inizierebbe a spostare la sua posizione, al momento ancorata dietro la curva. Inoltre, le asset class potrebbero incorporare un premio al rischio più equo, ovvero non basato solamente sulla corsa al rendimento che ha schiacciato così fortemente la parte più lunga della curva.

 

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