Lo Specchietto Retrovisore: La bomba disinnescata da Draghi

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Christian Zorico (160)

Lo Specchietto RetrovisoreEppure al Jackson Hole la Yellen era stata, sia pur parzialmente, chiara. Riporto esattamente uno dei suoi passaggi cruciali:“Indeed, in light of the continued solid performance of the labor market and our outlook for economic activity and inflation, I believe the case for an increase in the federal funds rate has strengthened in recent months. Of course, our decisions always depend on the degree to which incoming data continues to confirm the Committee’s outlook”. Anche il vice governatore della FED, Stanley Fisher, aveva lasciato intendere che un possibile rialzo è ormai vicino. E le parole di Eric Rosengren, presidente della FED di Boston, pronunciate nella giornata di venerdi, parlano di una eventulità ragionevole riferendosi ad un imminente rialzo. In particolare evidenzia come un rialzo graduale dei tassi sia non solo in linea con l’obiettivo di mantenere un sistema occupazionale a pieno regime, ma in grado di allungare il processo di recovery in atto.

Così nella giornata di venerdì sono stati i rendimenti in US a dettare legge sui mercati. In linea con aspettative mutate, il dollaro si è comportato di conseguenza, rafforzandosi in particolare sull’EURO. Una giornata, quella di venerdì, dove era difficile trovare anomalie nella price action delle diverse asset class. Finalmente anche l’eldorado dell’equity ha preso atto del forte movimento che i bond stanno segnando da giovedì scorso. E già perchè, per l’ennesima volta, sono state le parole di Mario Draghi durante la conferenza stampa dell’8 Settembre, ad innescare un movimento che per me resta un vero e proprio aiuto ai mercati. Prova a disinnescare un processo logico, che di economico ha poco. Sgombera subito il campo s++ BCE: EUROGRUPPO INDICA DRAGHI PER PRESIDENZA ++u nuovi interventi da considerarsi alla stregua di un ulteriore aiuto ai governi (acquisti di governativi bancari, acquisti di titoli azionari, mostruose figure mitologiche di elicotteri che sputano danaro). Tutt’altro parla di fisco, quasi come la Yellen aveva fatto durante il suo intervento al Jacson Hole. Ribadisco il quasi, perchè in questo caso indirizza chiaramente il suo indice verso il sistema fiscale che più gode di ottima salute. Quello tedesco, appunto. La sua pertanto non è solo una invocazione o una speranza come quella che può giungere dalle prossime elezioni in US. È più propriamente un cambio di regime. E i trader di governativi ne hanno subito colto il puro significato. Nella giornata di giovedì infatti lo steepening della curva tedesca segnava ben 7 punti base sul nodo a trent’anni rispetto ai 4 bps della curva governativa americana sempre sulla stessa scadenza. Il movimento sui governativi poi è proseguito nella giornata di venerdì, risvegliando dal torpore di troppe giornate noiose, senza volatilità alcuna i mercati azionari. La volatilità dopo la Brexit è oramai un lontano ricordo. Il nuovo ruolo delle banche centrali permetterà di vivere in uno stato di grazia per sempre”. Potrei andare avanti con le suggestive interpretazioni da bar dell’economia ascoltate negli ultimi mesi. Quello che spesso non viene colto, anche dagli operatori del mercato, è che in un contesto di così bassa volatilità anche i rumors contano; un accordo dell’OPEC, una voce leggermente più hawkish. Il suggerimento emerso nei precedenti numeri dello Specchietto Retrovisore di stare lontani da ogni asset class il più sensibile possibile ad un probabile rialzo, non era allarmismo. È più meramente una questione di opportunità. A fronte di un marginale upside, eravamo e siamo di fronte ad un possibile cambiamento il cui downside non solo è poco prevedibile, ma per nulla bilanciato. Prendere coscienza di essere seduti su 14 trilioni di obbligazioni a rendimento negativo potrebbe generare una sorta di panico nell’uscita dall’unico trade che per anni ha caratterizzato i mercati finanziari. Essere lunghi equity ed essere lunghi obbligazioni. Essere detentori pertanto, di un unico premio al rischio, evidentemente poco reale, perchè viziato dall’intervento delle banche centrali. Certamente ci vorrà tempo affinchè l’azione della politica monetaria torni ad essere, se non restrittiva quanto meno normalizzante. Soprattutto ci vorrà tempo per assistere all’effetto positivo che azioni fiscali espansive si trasmettano all’economia reale. Draghi ha sicuramente il dono di parlare con rigore e chiarezza ai mercati e il suo intervento va letto come un tentativo di disinnescare una bomba.

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Ha conseguito il Master of Quantitative Finance and Risk Management (MAFINRISK) presso l’Università Bocconi nel 2005 dopo essersi laureato in Economia degli Intermediari Finanziari presso la stessa Università. Inizialmente ha svolto attività di ricerca e tutoring per i corsi di Portfolio management e Applied Econometrics presso l’Università Bocconi tenuti dal Professor Andrea Beltratti. In seguito ha avuto modo di consolidare le nozioni tecniche ed applicarle sul campo durante l’esperienza come quantitative analyst e risk manager in un Hedge Fund con strategia macro e successivamente ricoprendo la posizione di gestore di portafoglio e fund manager con mandato flessibile per una banca privata svizzera e un gestore di fondi. L’area di interesse è da sempre il mondo fixed-income e azionario, inseriti nel più ampio approccio di analisi top-down.

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