Oslo: il Fondo Sovrano Norvegese si sta per muovere per investire il 70% dei suoi asset rispetto al 60% attuale, in titoli azionari. Si tratta di un importante incremento perché le risorse ammontano a 900 billion di dollari derivanti dai proventi del settore OIL e GAS. Un’importante decisione che richiede l’approvazione del parlamento.

Per comprendere l’eventuale effetto sui mercati, basti pensare che attualmente il fondo già detiene circa l’1.3% di ogni singola azione listata. La scelta di investimento in equity si affianca alla volontà di ridurre la capacità di spesa di Oslo prevista nel suo budget annuale: dal 4% stabilito nel 2001 si vuole giungere al 3%, secondo le nuove regole. Ne deriva la necessità di monitorare i costi per un Paese la cui economia deriva essenzialmente dall’oro nero. Se infatti si togliessero i giustificativi di spesa coperti dal petrolio, il deficit della Norvegia esploderebbe all’8% del prodotto interno lordo. Un livello davvero non sostenibile soprattutto se lo scenario dell’industria non dovesse mutare in maniera sostanziale. Da qui l’esigenza per il fondo sovrano di spostare gli investimenti verso un’asset class, quella azionaria, in grado di sostenere nel lungo termine la spesa del governo e ottenere una remunerazione tale da considerarsi interessante.fondo sovrano norvegese

Cosa altro aggiungere? Certo, l’orizzonte temporale che il fondo si prefissa è di 100 anni o anche di più. Pertanto se è vero che emerge una certa apprensione nel lungo termine per un’economia legata solo all’OIL, occorre anche considerare che continuare ad investire in titoli azionari agli attuali livelli, dormendo sonni tranquilli, è possibile proprio perché si ha davanti a sè un orizzonte di lungo, lunghissimo termine.
E allora torniamo sempre al punto cruciale che la scelta di investimento deve sempre fare i conti con l’orizzonte temporale dell’individuo, o in questo caso dell’ente (un fondo sovrano che dovrà far fronte alle spese di individui che ancora non sono nati). Ma è anche vero che se per un attimo ci riportassimo all’inizio dell’anno e ci soffermassimo sui target delle maggiori case di investimento per l’indice S&P, troveremmo un risultato incredibile. Su 16 strategist, ben 11 tra i principali player mondiali hanno predetto un livello che è praticamente in linea se non superiore alle attuali quotazioni per il 2017.

E così da un lato abbiamo l’investitore di lungo (quasi infinito) periodo e dall’altro gli investitori che devono necessariamente confrontarsi con periodi più brevi.

 

Christian Zorico: LinkedIn Profile

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