L’etimologia delle parole ci viene spesso in soccorso per interpretare al meglio il pensiero di una persona. Infatti Mario Draghi, durante la conferenza stampa del 7 settembre, risponde ad un giornalista utilizzando specificatamente la parola tedesca angst”. In questo modo avrà probabilmente voluto sottolineare qualcosa in più del semplice “timore”. Riferendosi agli effetti che un prolungato percorso di “easing” possa generare nell’Eurozona ha cercato per l’ennesima volta di sgomberare ogni dubbio circa il fatto che ogni Paese ha beneficiato del programma di acquisti della BCE, della sua politica di tassi bassi, del commitment a continuare il percorso intrapreso sino a quando l’obiettivo del mandato non sia raggiunto: è in gioco la stabilità dei prezzi.
E allora “angoscia” deriva dal latino “angústia”, ovvero stringere, soffocare e, guarda caso, mantiene la stessa radice del termine tedesco “angst”. Aggiungendo che questo senso di ansietà debba avere delle basi evidenti affinché sia giustificato preoccuparsene.

Probabilmente ci mancherà l’italiano Draghi quando lascerà il posto al suo successore.

E non è puro campanilismo. Né vale la pena elogiare la capacità comunicativa di Draghi rispetto al suo predecessore Trichet. Va solo gustato, perché così come è abile a svincolarsi da pressioni filo tedesche che, almeno a parole, preferirebbero un percorso che normalizzi i tassi verso valori più alti, è altrettanto bravo e derubricare a inutile le provocazioni di una dual currency. Boccia la proposta dell’Estonia che proporrebbe di introdurre una valuta digitale gestita direttamente dal governo.

Niente da fare per i tanto chiacchierati bitcoin quindi. “La valuta dell’eurozona è l’euro” cosi chiosa il presidente della Banca Centrale Europea, preferendo addirittura non commentare l’idea da fanta economia lanciata da un partito dell’opposizione in Italia (Lega Nord ndr.), che propone di affiancare al debito italiano, l’emissione di mini bond, senza interesse, che costituiscano risorse per pagare i fornitori al fine di aggirare il divieto della moneta unica.

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La parte più bella della conferenza stampa per me resta quando si “spoglia” degli abiti di governatore e si veste da professore di economia. Dichiara che è trascorso molto tempo da quando insegnava economia, abilmente glissa la provocazione che un euro così forte possa minare la solidità della crescita. In realtà anche dopo la conferenza stampa, sebbene i rendimenti delle obbligazioni continuavano a scendere, movimento sostenuto dal fatto che forse solo a partire da ottobre conosceremo i dettagli del taper, l’euro continuava la sua corsa; si è rafforzato nei confronti di un dollaro troppo preso a risolvere i suoi problemi.

E quindi la forza dell’euro potrebbe essere transitoria o meno, sicuramente è in parte spiegata dalla bontà dei dati che attestano la salute dell’economia europea e in parte da un dollaro che sembra rivelare la debolezza e l’incertezza politica interna.

Quello che mi è restato dal discorso di Draghi, è la positività espressa nel dissipare quel senso di ansia che cresce a più livelli.

Un senso di ansia nazionale o nazionalista, la paura di bolle finanziarie, infine l’apprezzamento dell’euro. Chiaramente in BCE, sono consci che uscire da un piano quantitativo così importante non sarà semplice, ma al momento il messaggio che viene lanciato ci riporta alla tranquillità e anche i mercati tutto sommato ci credono.

Christian Zorico: LinkedIn Profile

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