Cosa è accaduto dopo le elezioni in Italia del 4 marzo?

Beh, a dire il vero i talk show politici sono stati davvero noiosi, con le poche voci che si muovono dai singoli partiti che appaiono attendiste e si sbilanciano ancora meno. Con i commentatori e i giornalisti che provano a disegnare i prossimi possibili scenari. Proviamo qui sotto a riassumerli brevemente. Molto più interessante sarà osservare come si sono mossi gli spread, e non mi riferisco solo al più noto e seguito differenziale di rendimento con la Germania.

Il partito della Lega avendo ottenuto il 17.7% dei voti all’interno della più ampia coalizione di destra (insieme a Fratelli d’Italia e Forza Italia) sembra tirare le fila di possibili alleanze quando ammette l’impossibilità di trovare un accordo con il Partito Democratico, ma lascia aperte le porte per intese con il Movimento 5 Stelle, quest’ultimo il vincitore assoluto in termini di consenso elettorale.

Per la Lega, alla camera dei deputati occorrono 50 poltrone per gestire una maggioranza. Di questo stiamo parlando. Ma anche per il Partito Pentastellato le dinamiche appaiono complicate. Anche eventualmente con l’appoggio dell’altro partito di sinistra, LeU, occorrerebbero circa due terzi degli eletti del PD. E per un partito che si dichiara consapevolmente poco incline ad accordi con i partiti alla “vecchia maniera” il compito diviene forse ancora più complicato perché l’opera di convincimento deve passare per i singoli deputati e senatori.

Inoltre, almeno secondo le dichiarazioni, prima di Renzi e ora dell’attuale segretario di partito Maurizio Martina, il PD non è disposto ad alcuna alleanza. Hanno mostrato in altre circostanze di tenere al bene del Paese e in questa occasione rispettando il voto degli italiani si siedono alla finestra a guardare o meglio ancora ritengono di dover incarnare il ruolo di un’opposizione diligente e non pregiudiziosa.renzi-berlusconi-di-maio-salvini-2

Uno scenario che almeno in linea teorica ha il potere di spaventare il mercato, scaturirebbe dall’eventuale accordo tra Lega e Movimento 5 Stelle. Antieuropeisti entrambi, spesso d’accordo su posizioni giudicate più estreme, per quanto appoggiati da elettorati diametralmente opposti, forse aggiungerei solo geograficamente, questi due partiti assieme potrebbero rappresentare una bomba per lo spread. Sul piano economico hanno annunciato manovre senza le opportune coperture, che servano a finanziare un reddito di cittadinanza o che abbiano lo scopo di introdurre una flat tax, appare evidente sin da subito che le casse dello Stato Italiano non riuscirebbero a farvi fronte. Non con un debito così elevato. Eppure, a guardare bene lo spread BTP/Bund si è allargato di “soli” 10 punti base. Ha perso 5 punti base dopo il risultato elettorale e 5 punti base sulle chiacchiere da bar avvenute fino ad oggi.

Come se il mercato non temesse affatto nessuno scenario nefasto. Come se considerassero le dichiarazioni dei vari Salvini e Di Maio, solo promesse elettorali. Resta aperta anche la possibilità di un governo tecnico qualora non si trovasse un accordo che garantirebbe la maggioranza e poi in ultima istanza nuove elezioni. Insomma, il 23 marzo quando si riuniranno i due Rami del Parlamento per eleggere i due Rappresentanti, probabilmente avremo un quadro più chiaro su come si stanno evolvendo gli accordi.

Quello che appare chiaro sin da ora è la perdita di competitività, almeno espressa nel differenziale dei rendimenti, tra Italia e il resto della periferia europea. Ben 20 punti di allargamento tra il Bel Paese e la Spagna e il Portogallo con il rendimento del decennale portoghese che nella giornata di venerdì ha chiuso all’1.73% contro il decennale italiano che rendeva l’1.97% evidenziando il più alto spread tra i due Paesi dal 2010, quasi 24 punti base.

 Christian Zorico: LinkedIn Profile

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