Diamo un’occhiata al MOVE, l’indice Merrill Lynch Option Volatility che misura, al pari del indice VIX per l’azionario, la volatilità dei mercati obbligazionari, prendendo in esame la curva governativa americana sui contratti a 2, 5, 10 e 30 anni.
Ha chiuso la sessione di venerdì poco sopra 47, dopo aver toccato un minimo degli ultimi 5 anni di 43.96 nella giornata dell’8 novembre; per intenderci nel 203 poco prima dello spike di volatilità che ha visto il MOVE sorpassare il livello di 117, l’indice aveva toccato minimi relativi poco sotto il livello simbolico dei 50.

Eppure qualcosa potrebbe essersi rotto nel giocattolo perfetto della corsa ai rendimenti, come se non ci fosse un vero porto sicuro. Già, perché’ come più volte sottolineato siamo dinanzi ad un unico trade e allora le vendite sul fronte governativo, sono coincise con vendite sul comparto high yield e aumento della volatilità sull’azionario, globale. Una sorta di pulsante ON/OFF che una volta azionato non lascia scampo al trade più affollato di sempre: seguire la direzione delle banche centrali, possibilmente a leva.
Pur non avendo la palla di cristallo sulla direzione dei rendimenti futuri, appare sensato posizionarsi per un aumento della volatilità sui governativi. Qualora dovessimo trovarci a fare conti con un livello di inflazione più elevata, in un contesto ancora con dati a supporto della bontà dell’economia, un incremento di volatilità sui governativi coinciderebbe con un trend di rendimenti nominali più elevato. Viceversa, un continuo appiattimento della curva fino a sfiorare l’inversione, presupporrebbe uno stato dell’economia che cela grandi minacce. La volatilità in aumento sarebbe da leggere come assenza di un vero paracadute, visti i rendimenti esigui offerti dalla curva Treasury, soprattutto perché’ si giungerebbe quasi paradossalmente insieme ad un aumento della spesa pubblica dell’amministrazione Trump che avrebbe un effetto immediato sul bilancio, e effetti ritardati sul prodotto interno.

Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti d'America (USA)
Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America (USA)

E allora guardiamo al nuovo governatore della FED, Jerome Powell, osservando alcuni dati sulla sua vita e offrendo alla fine una particolare chiave di lettura rispetto ai suoi predecessori. 64 anni, membro del Board della Federal Reserve sin dal 2012 è stato nominato il 2 novembre 2017 nuovo Chairman dal presidente D. Trump. Una scelta quest’ultima che permette a Trump di rimpiazzare Janet Yellen, con un personaggio più vicino alle sue corde, lasciando comunque la carica più importante della FED ad un uomo che, almeno sulla carta, non dovrebbe portare effetti dirompenti sulle indicazioni di politica monetaria. Al tempo stesso, potrebbe esserci più spazio per le deregolamentazioni tanto annunciate dal nuovo Presidente degli Stati Uniti. Powell ha speso la sua vita lavorativa tra cariche istituzionali nel governo, dal 1990 al 1993 ha lavorato presso il Dipartimento del Tesoro e nel ’92 divenne Sotto Segretario del Tesoro per gli Affari Interni e ruoli chiave in banche di investimento e fondi di private equity (partner del gruppo Carlyle).Powell e la Presidenza della Fed

Quella che una didascalia su Powell non racconta è la sua altezza, e mi riferisco a quella fisica. Una delle vignette più “interessanti” non propriamente dal punto di vista empirico, eppure capace di far riflettere con un sorriso è la seguente che mostra come il trend e il livello assoluto ultratrentennale dei rendimenti mostri una certa correlazione con l’altezza dei governatori della FED. Con Powell, almeno stando alla trasposizione grafica della sua altezza, dovremmo essere ad un punto di svolta. Benché non siamo così stupidi da poter pensare che ci sia uno sfondo anche minimo di verità dietro questa curiosa caratteristica coincidenza, fa bene lasciarsi con un sospettoso sorriso: comunque la FED ha deciso di sgonfiare il suo bilancio, magari lentamente, magari coadiuvato anche dall’intervento delle altre Banche Centrali ancora a supporto, ma di fatto il trend sembra esplicitamente telefonato.

A questo punto non resta che gustarci il processo di adeguamento e guardare da vicino quell’indice di volatilità che ne esprime in chiave sintetica, appunto, la modalità di adeguamento. Il nuovo ruolo delle Banche Centrali, sarà quello di sgonfiare le bolle che hanno sapientemente creato. Nel mezzo, la velocità di normalizzazione, sarà l’elemento che potrà contraddistinguere il futuro delle asset class.

 Christian Zorico: LinkedIn Profile

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