ivan-zorico-01-minQual è secondo voi il Paese che può vantare il numero più corposo di siti Unesco riconosciuti come patrimonio dell’umanità? La Spagna? La Francia? O magari l’immensa Cina?

Nessuna delle tre.

È l’Italia.

Con i suoi 53 siti riconosciuti patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco, è proprio l’Italia a guidare questa particolare classifica. Al secondo posto si posiziona la Cina con 52 siti e poi, a seguire, la Spagna con 46 e Francia e Germania con 43.

Insomma una bella soddisfazione. 

Sicuramente questi sono numeri e risorse da cui partire per mettere in piedi una campagna integrata di marketing culturale, per valorizzare al meglio il nostro patrimonio artistico, culturale e ambientale e per costruire – come sistema paese – una offerta turistica in grado di attrarre un numero sempre maggiore di visitatori.

E a guardar bene ne avremmo anche bisogno.

Se leggiamo infatti le statistiche dei paesi con il maggior flusso turistico ci accorgiamo che l’Italia, seppur come abbiamo appurato vanta 53 siti patrimonio dell’umanità, non rientra neanche nella top 3.

Questi i dati relativi ai primi 10 paesi per numero di visitatori all’anno per il 2018:

  1. Francia: 83,7 milioni
  2. Stati Uniti: 74,8 milioni
  3. Spagna: 65 milioni
  4. Cina: 55,6 milioni
  5. Italia: 48,6 milioni
  6. Turchia: 39,8 milioni
  7. Germania: 33 milioni
  8. Regno Unito: 32,6 milioni
  9. Russia: 29,8 milioni
  10. Messico: 29,1 milioni

Come si dice in questi casi: bene, ma non benissimo.

C’è da dire però che, tutto sommato, la situazione negli anni è migliorata.

Secondo l’indagine condotta dal Centro Studi Turistici per Confesercenti il trend è anzi positivo. Nel 2018 sono previsti circa 4,5 milioni di presenze in più rispetto al 2017 e, cosa molto importante, la domanda interna diventerà prioritaria raggiugendo il 53,3%. Segno, questo, che anche noi italiani stiamo finalmente scoprendo cosa l’Italia ha da offrire.

Ovviamente sono previsioni, ma tutto ci suggerisce che questi dati potranno essere confermati.

L’argomento di questo mese – L’Italia in mostra – non è infatti figlio del caso. Oltre ai 53 siti patrimonio dell’umanità, il nostro paese può contare su una proposta turistica davvero importante: l’enogastronomia, il paesaggio ambientale (le coste e le montagne) e le peculiarità del territorio (città d’arte e i piccoli borghi). Non ci sono molte altre località capaci di racchiudere questo ricco ventaglio di offerte turistiche.

Tutto molto bello, ma è evidente che se ci troviamo al 5° posto della classifica dei visitatori vuol che c’è ancora tanto da fare.

Nel Report e-tourism 2018 di BEM Research “Cresce il turismo in Italia, nonostante l’offerta digitale inadeguata” troviamo una delle possibili risposte: le prestazioni dei siti dei principali siti culturali italiani sono inferiori rispetto a quello dei loro concorrenti. Ad esempio il sito della Torre Eiffel performa molto meglio rispetto a quello del Museo Egizio, ossia il migliore sito in ambito storico-culturale italiano. Stessa cosa vale confrontandolo con quello della Torre di Londra, mentre le prestazioni sono equiparabili con quello del Museo del Prado.

Un gap digitale che però deve essere visto in chiave positiva.

Sapere che nel nostro settore – marketing, comunicazione, social e digitale – ci sono ampi margini di miglioramento è sicuramente positivo. La rivoluzione digitale è ormai tra noi. Certo sappiamo anche che ci sono sempre dei freni più o meno psicologici al cambiamento. Ma ormai la strada è tracciata. E sta a noi percorrerla nel modo giusto.

Ivan Zorico

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