Che siate amanti dei neologismi o meno, di certo comprenderete subito il significato della parola “Instagrammabile”.  Alcuni di voi, i puristi della lingua italiana, staranno inorridendo alla sola lettura… altri, forse, sorridendo o annuendo, perché se è vero che questo aggettivo non suona ancora benissimo alle nostre orecchie, è anche vero che è intuitivo per chi vive nel nostro tempo; esprime chiaramente e velocemente un concetto che altrimenti dovremmo spiegare con giri di parole.

Cosa vuol dire instagrammabile?

Significa qualcosa di ideale da fotografare e pubblicare su Instagram, qualcosa di particolare, che ci piace, che attira la nostra attenzione e che attirerebbe quella di chi ci segue, scatenando possibilmente una pioggia di like.

Pare che nella versione aggiornata del dizionario Merriam-Webster sia stato inserito sia il verbo Instagrammare che l’aggettivo instagrammabile (oltre a una serie di altri neologismi provenienti dal web e dai social media come googlare, retwittare e tante altre parole simili).

Ma non è solo la lingua italiana ad adattarsi alle nuove abitudini e a subire l’influenza delle nostre consuetudini digitali e dell’ansia da performance online.

Se 10 anni fa ci avessero detto che i social network avrebbero avuto il potere di influenzare persino il design e l’arredamento di luoghi come hotel, ristoranti, negozi e così via non ci avremmo creduto….e invece benvenuti nell’era di Instagram!

Anche se non lo ammettiamo o non ce ne rendiamo conto, il potere dei like e delle condivisioni ci influenza nelle scelte e in varie situazioni, come ad esempio quando programmiamo le nostre vacanze. Secondo una ricerca di Booking, il 70% dei viaggiatori sceglie la struttura da prenotare in base al design. Fin qui nulla di strano, chi non resta affascinato da strutture curate e ben studiate? Quando si tratta di Millennials, però, entra in scena anche l’instagrammabilità della struttura.

Parliamo di Instagram perché è il social network in cui le foto regnano sovrane, ma l’aggettivo è da intendersi in senso ampio; indica la pubblicazione anche su altri social network che permettono la condivisione di foto, come Facebook.

Una volta avremmo detto suggestivo, particolare, curato, innovativo, oggi diciamo instagrammabile o “perfetto per instagram”, e anche se non lo diciamo…lo pensiamo, e decidiamo di andare in quel luogo, che ci permetterà di scattare delle foto particolari anche un po’ per arricchire le nostre bacheche, oltre che per deliziare i nostri occhi, visto che si tratta sempre di luoghi molto belli e particolari.

Basta fare una ricerca su Google per renderci conto che i classici articoli intitolati “i 10 luoghi da non perdere a… Londra/Parigi/Milano/Torino” sono stati presto rimpiazzati con titoli come “I 10 luoghi più instagrammabili di…” o “guida ai locali più instagrammabili a…” e così via.  Vogue UK ha persino pubblicato un articolo che raccoglie un elenco dei bagni più belli dei locali di Londra, intitolato appunto The most instagrammable bathrooms in London.

La conseguenza?

Luoghi di consumo come caffè e ristoranti, cocktail bar, strutture turistiche, puntano sempre più all’interior design in ottica social, cioè a rendere i propri spazi belli da fotografare, rivolgendosi all’aspirante influencer che è in noi. Ogni foto, con relativo tag o geolocalizzazione, potrebbe portare nuovi clienti, desiderosi di fare scatti simili.

Quali sono gli elementi che rendono un luogo instagrammabile? Colori, arredi, quadri, accessori particolari, luci o il richiamo di trend che spopolano al momento. Un esempio su tutti: l’unicorno mania.

In occasione della Design Week, a Milano, verrà ad esempio inaugurata (e resa disponibile solo per 3 giorni) la Unicorn House, una casa a tema unicorno con arredamento nuvoloso, stelle alle pareti, colori rigorosamente pastello e vari arcobaleni. Una location che offre una piccola esperienza da favola, con ogni dettaglio che sembra pensato apposta per Instagram. Persino la biancheria e le delizie sul cesto di benvenuto sono ispirate agli unicorni. Impossibile non farsi tentare da almeno una foto da pubblicare sui social.


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Lo scorso anno il sito Hotel.com, dopo i risultati della ricerca Mobile Travel Tracker, che evidenziava che una persona su sei sceglie la meta delle proprie vacanze sui social network, ha pubblicato addirittura una Top 10 degli alberghi più belli da fotografare. Il primo è il St. Pancras Renaissance Hotel di Londra con le sue scale particolarmente fotogeniche, in cui è anche stato girato il video Wannabe delle Spice Girls; al secondo posto c’è l’Hotel Plaza Athenee di Parigi e la sua vista mozzafiato sulla Torre Eiffel e poi il Conrad Maldives Rangali Island con il suo stupendo ristorante sott’acqua.

Tuttavia non parliamo di sole strutture alberghiere, tanti gli esempi tra caffè e ristoranti, molti dei quali a Milano.

Il bar Luce: la caffetteria di Fondazione Prada a Milano, ricrea l’atmosfera di un tipico caffè della vecchia Milano e sembra un po’ un set cinematografico. E’ infatti stato progettato dal regista Wes Anderson, conosciuto per film come Grand Budapest Hotel. Uno spazio che permette di fare un salto nel tempo e che difficilmente non ci farà venir voglia di attivare la fotocamera.


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L’Elan cafè di Londra: chiaramente pensato per le donne Millennials: un caffè total pink con le pareti interamente ricoperte di rose, un menù che segue le tendenze assolute del momento come l’avocado toast o il matcha latte…e persino una linea di prodotti beauty realizzata a partire da ingredienti come il caffè, che viene riciclato e utilizzato per la creazione di scrub e prodotti vari.


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Il ristorante Temakiho di Milano Magenta: un mix di cucina giapponese e brasiliana, in una location coloratissima, piena di elementi che riportano alla cultura brasiliana, con figure alle pareti , angoli studiati ad arte, fenicotteri che sembrano osservarti durante il pasto, lampadari particolari. Tutto ispira felicità e buonumore.


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Parliamo di location che ricordano in qualche modo luoghi come il Rainforest Cafè o i ristoranti a tema dei maggiori parchi di divertimento come Disneyland, con una differenza: il target non sono i bambini o le famiglie con bambini, ma i nuovi adulti, che si lasciano affascinare da queste tendenze come se il tempo non fosse mai passato. D’altronde la generazione dei Millennials non è una generazione che si distingue per la sua voglia di crescere.

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