Pronunciare l’espressione “Intelligenza artificiale” spesso, fa pensare ad un futuro lontano, ma in realtà non è così, siamo già dentro al futuro. L’intelligenza artificiale ci circonda nelle attività quotidiane, e sarà sempre più presente nelle nostre vite.

Proprio per questo motivo è naturale chiedersi quale potrà essere il ruolo dell’I.A. nell’istruzione, in quanto potrà aprire nuovi scenari per le pratiche didattiche ed essere una risorsa per migliorare la scuola. I nativi digitali dovranno essere preparati per un lavoro legato a doppio filo alla tecnologia, ancor più del presente.

La confusione sull’argomento non è stata dipanata del tutto, è ancora difficile definire esattamente di cosa si tratta. Secondo la Strategia dell’Unione Europea per l’Intelligenza Artificiale “ci si riferisce a sistemi che mostrano un comportamento intelligente nell’analizzare il loro ambiente e intraprendere azioni, con un certo grado di autonomia, per raggiungere obiettivi specifici. I sistemi basati sull’I. A. possono essere basati su software, agendo in modo virtuale (ad esempio, assistenti vocali, software di analisi immagini, motori di ricerca, sistemi di riconoscimento vocale e facciale…), oppure possono essere incorporati in dispositivi hardware (come robot avanzati, auto autonome, droni, applicazioni Internet of Things…).

La futura scuola si servirà dell’I.A.

“Esiste una domanda crescente nei confronti delle scuole perché preparino gli studenti ai cambiamenti economici e sociali più rapidi, ai posti di lavoro che non sono stati ancora creati, alle tecnologie che non sono state ancora inventate a risolvere problemi sociali che non esistevano in passato” si legge su The future of education and skills: Education 2030- OCSE.

Nel Piano d’azione per l’istruzione digitale 2021/27, pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico, si evidenzia il bisogno di riprogettare il curriculo delle scuole affinché includa forme di apprendimento nel campo dell’I.A., oltre che la necessità di procedere con l’aggiornamento delle competenze dei docenti in materia.

Gli studenti avranno la necessità di acquisire competenze sul funzionamento dell’intelligenza artificiale, e allo stesso tempo essa può essere considerata un valido strumento didattico.

La prof.ssa Luckin (University College London), ha individuato tre necessità educative, per cui diventa fondamentale introdurre l’I.A. nelle scuole: ogni cittadino di domani dovrebbe saper discutere sugli aspetti etici dell’I.A., dovrebbe saperne comprendere le basi del funzionamento ed essere in grado di progettare semplici sistemi di I.A.

I vantaggi dell’I.A. nella scuola

Se nel versante amministrativo l’intelligenza artificiale ha già trovato applicazione, (ad esempio con l’utilizzo del registro elettronico in tempo reale, comunicazione delle pagelle e dei calendari), nella didattica stenta ancora a trovare il proprio spazio.

Nel Libro Bianco per l’Intelligenza Artificiale al servizio del cittadino a cura dell’Agenzia per l’Italia Digitale, si ipotizzano esempi da cui la scuola potrebbe trarre vantaggio dall’utilizzo dell’I.A. in classe:

  • Avere a disposizione degli strumenti automatici per la valutazione degli studenti
  • Creare la personalizzazione del materiale didattico
  • Utilizzare un tutoring automatizzato, con la possibilità di seguire gli studenti h24
  • Ottenere eventuali suggerimenti di variazioni del programma da eseguire, nel caso in cui si evidenziassero delle problematiche
  • Elaborazione di indicatori di rischio dell’abbandono scolastico

“Un uso più semplice e molto più efficace dell’I.A. nella scuola potrebbe essere il supporto allo studio individuale, quale strumento di autovalutazione attraverso la redazione automatica di esercizi aggiuntivi e interrogazioni virtuali”, si specifica nel Libro Bianco. Ciò permetterebbe agli insegnanti di capire meglio le lacune degli allievi e intervenire in modo personalizzato.

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Le reti neurali, il machine learning e il deep learning, hanno permesso alle intelligenze artificiali negli ultimi 20-25 anni di diventare più efficienti e performanti di noi umani in svariati, ma specifici, campi o compiti. Saremo mai sostituiti dalle macchine?

La ricerca “How artificial intelligence will impact k-12 teacher” di McKinsey, ha evidenziato che gli insegnanti, prima della pandemia, interagivano con gli alunni per il 49% del tempo a disposizione; il restante 51% era dedicato alle attività amministrative, burocratiche e valutative. Secondo lo studio, con l’impiego dell’intelligenza artificiale, gli insegnanti potrebbero guadagnare dal 20 al 40% del tempo da dedicare alle attività con la classe.

Non solo scuola, anche le università, secondo il documento MISE, sono tenute ad introdurre i temi relativi all’Intelligenza Artificiale nei percorsi di studio e a istituire nuovi corsi di laurea specifici, fino ad un incremento del 20% in 5 anni.

I.A. come strumento di inclusione

Un aiuto, da non sottovalutare, potrebbe realizzarsi nel contributo che l’intelligenza artificiale può offrire nell’abbattere le barriere legate alla disabilità. Pensiamo alle situazioni di DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) e BSE (bisogni educativi speciali), presenti fra gli studenti, nelle quali l’intelligenza artificiale potrebbe favorire l’apprendimento con delle facilitazioni.

Ma anche ai casi di disturbo dello spettro autistico, dove le difficili relazioni con gli studenti potrebbero essere gestite e favorite dalla robotica sociale.

I.A. sì o no?

I dubbi che circondano il tema dell’I.A. sono ancora molti, così come le domande. Ogni incertezza diventa ancora più delicata quando si parla di scuola e bambini.

È lecito chiedersi se un “Avatarteacher”, per quanto utile, possa sostituire il carisma sociale dell’insegnante. Nel periodo della D.A.D. tante sono state le riflessioni circa la mancanza delle relazioni e del contatto sociale in classe, ed è comprensibile che molti ne siano impauriti.

L’aiuto dell’I.A., oltre a potenziare le possibilità umane, propone nuovi parametri che modificano vari aspetti della vita, comportando una revisione del concetto di privacy. Tutto ciò richiede un ripensamento dell’etica, e proprio per questa ragione nasce SIpEIA (società italiana per l’etica dell’intelligenza artificiale), che riunisce accademici, studiosi, aziende e cittadini con l’obiettivo di riflettere sui problemi etici sollevati.

In ogni caso, la vera sfida non è più essere propensi o meno alla diffusione del fenomeno, quanto piuttosto saper gestire nel modo più opportuno il nuovo potenziale, minimizzandone i rischi, a vantaggio della società e dei singoli.

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