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È il 1978, si è appena conclusa la 38° Biennale “Dalla Natura all’Arte, dall’Arte alla Natura”; quest’edizione traeva spunto da una massima di Kandinkij: “Grande astrazione, grande realismo” e vedeva la direzione del Padiglione Centrale affidata ad Achille Bonito Oliva.

Una Biennale, quella del 1978, come sempre molto discussa, che aveva consacrato le correnti neoastrattiste, concettuali, poveriste e iperrealiste condannate da una buona parte della critica nostrana come troppo lontane dal gusto del cittadino medio, e che l’Albertone nazionale utilizza come fulcro narrativo del suo film “Le Vacanze Intelligenti”, episodio del film collettivo “Dove vai in vacanza?” (gli altri due sono “Sarò tutta per te” di Mauro Bolognini e “Si, Buana” di Luciano Salce).

Il film narra la storia di due fruttivendoli romani, Remo ed Augusta Proietti, che decidono, per la prima volta, di farsi organizzare le vacanze estive dai tre figli prossimi alla laurea, Pasquina, Romolina e Cesare. I tre rampolli, forti della loro cultura superiore, programmano un vero e proprio tour de force fra visite a musei, tombe etrusche, concerti di musica contemporanea e vista alla Biennale di Venezia. Il tutto condito da un regime dietetico ferreo imposto dal loro figlio Cesare, futuro medico. Inoltre, al loro ritorno, Remo e Augusta sanno anche che troveranno un nuovo modernissimo arredamento che sostituirà quello vecchio e rassicurante, ma bollato come antiquato dai loro figli.

L'opera “2° Soluzione d'immortalità (L'universo è immobile)” - 1972 di Gino De Dominicis
L’opera “2° Soluzione d’immortalità (L’universo è immobile)” – 1972 di Gino De Dominicis

In questo gustoso ed esilarante mediometraggio Alberto Sordi fa, a proposito di arte contemporanea, un duplice ed esplicito riferimento, il primo all’artista italiano Gino De Dominicis, che aveva esposto nella Biennale del ’72, il secondo alla scultura iperrealista, soprattutto americana, come quella di Duane Hanson e John De Andrea (quest’ultimo aveva esposto proprio nella Biennale del ’78).

Il primo divertito omaggio è ad un’opera che il geniale e controverso artista italiano Gino De Dominicis aveva esposto alla Biennale di Venezia del 1972. L’opera in questione, “2° Soluzione d’immortalità (L’universo è immobile)”, era in pratica una performance del signor Paolo Rosa, un giovane affetto dalla sindrome di Down, che sedeva immobile in un angolo dello stand espositivo nel quale un cubo invisibile, una palla congelata al momento del rimbalzo ed una pietra colta nell’attimo prima di muoversi simboleggiavano i temi cari all’artista: l’immortalità del corpo, il mistero della creazione, la nascita dell’universo, il significato ultimo dell’esistenza delle cose.

L'opera Sitting Woman - (1972) di John De Andrea
L’opera Sitting Woman – (1972) di John De Andrea

Il secondo omaggio è alla scultura iperrealista: le opere di Hanson e De Andrea erano cosi perfette che nei musei dove essi esponevano veniva chiesto agli inservienti di controllare, prima della chiusura, che tutte le sculture fossero davvero tali, onde evitare di rinchiudere dei visitatori nell’edificio.

Eccezionale esempio di scultore iperrealista, il californiano (di origine italiana) John De Andrea prediligeva i nudi femminili proprio per scatenare nell’osservatore una naturale attrazione fisica per le forme sinuose dei suoi soggetti. Un’attrazione che immediatamente lasciava spazio ad un sentimento di sinistra irrequietudine, poiché l’estremo realismo del soggetto, la sensualità delle sue forme e la loro immobilità inducono a pensare di trovarsi di fronte a un cadavere. L’iperrealismo di De Andrea, in altre parole, sconfina in quel delicatissimo territorio della nostra conoscenza in cui desideri erotici e istinti vitali si scontrano e si fondono con il mistero angoscioso della morte.

Sordi condensa questi due omaggi nella famosa scena in cui la moglie Augusta (l’attrice Anna Longhi), sedutasi su di una sedia, viene scambiata per un’opera vivente e valutata addirittura per la cifra di 18 milioni di lire.

Come si è detto, fulcro narrativo del film è la visita nei locali e negli spazi della 38° Biennale, nei quali il regista riesce a girare a manifestazione appena conclusa, con gran parte delle opere ancora allestite ed esposte.

Molto divertente è anche la partecipazione dei due vacanzieri al concerto di musica contemporanea, dove Remo e Augusta non riescono a capire quando e se il concerto è iniziato e finito.

Attore, regista, sceneggiatore, autore di chiara matrice popolare, Alberto Sordi affida a questo breve film una critica aspra e feroce a tutta la classe media tipica degli anni ’70, che, complice il boom economico e l’accesso agli studi superiori, ma pure all’aria di contestazione e rivoluzione che si respirava, decide di rompere totalmente con il passato, distruggendo il brutto ma anche il bello che le generazioni passate, quella dei loro genitori, avevano costruito. Il regista mette in risalto anche la spocchia culturale del cosiddetto pubblico colto (oggi li chiameremmo radical chic), che non perde occasione per far sentire i nostri eroi inadeguati e fuori posto.

Rientrati a casa dopo le estenuanti “vacanze intelligenti”, i nostri beniamini si ritrovano in una casa completamente rivoluzionata, con arredamenti minimalisti e ultramoderni e un gruppo di pittoreschi amici dei loro figli. Ed è proprio durante la cena che le tensioni createsi fra genitori e figli vengono meno davanti ad un abbondante piatto di spaghetti.

Sordi decide di utilizzare il cibo, ma ancor più il rito della cena, del consumo dello stesso intorno ad un tavolo, come metafora, sintesi, riflessione e conclusione ottimista dell’intero film, infatti fa dire a Remo: “…però lo vedi che alla fine l’hanno capito pure loro, però ci devono arriva’ da soli. Lo vedi come so’ i giovani, rompono, sfasciano, buttano quello che è vecchio, quello che è antico, poi piano piano s’accorgono da loro che era meglio quello che ce stava prima”.cinecenanov

E forse queste parole dovrebbero interessare anche gli artisti contemporanei che, prima di stupire, sconvolgere, mostrare ed anche vendere le proprie opere dovrebbero concepirle, innanzitutto, per quello che le opere sono in sé: un media, un mezzo o un canale per comunicare un messaggio, un concetto o un’idea. L’arte è prima d’ogni cosa comunicazione, ed infatti l’uomo delle caverne non sapeva cosa fosse la scrittura, eppure ci ha lasciato incredibili pitture rupestri.

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