1969. Questa data è impressa nella mente degli studenti di tutto il mondo a prescindere dal luogo geografico di provenienza, dal sesso, dalla razza e dalla religione. E sì perché la conquista dello spazio, anche se ad opera di una missione americana, è stata un evento di portata globale.

Sono passati poco più di vent’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, siamo in piena guerra fredda, nel boom economico e nella cieca consapevolezza che l’umanità anche se messa alle strette, trova sempre la forza di rialzarsi. La Missione Apollo 11 arriva in un clima di speranza e ottimismo, di incredulità e sogno. Quegli anni seppur segnati da una tensione crescente tra URSS e USA, rappresentano il futuro che arriva, lo slancio dell’uomo verso un mondo nuovo e differente, lo sfruttamento della sua intelligenza in forme e modi non comprensibili a tutti.

Eppure quella notte tra il 20 e 21 luglio di cinquanta anni fa tutti erano con il naso all’insù come se si potesse dalla Terra vedere la navicella spaziale atterrare sulla Luna. Chi poteva, passò davanti allo schermo in bianco e nero, una lunga notte di veglia per poter assistere incredulo ma allo stesso tempo estatico ad un momento di rilevanza storica.

Ma cosa ci fu di veramente storico in quell’avvenimento da renderlo indimenticabile non solo a chi lo ha vissuto ma anche alle generazioni successive?

Il primo evento mediatico globale

Come fu possibile negli anni sessanta mandare in onda in tutto il mondo la spedizione dell’Apollo 11? Pochi anni prima della missione sulla Luna furono mandati in orbita i primi satelliti che permisero una comunicazione a livello mondiale dell’evento (non sorprenderebbe scoprire che fu tutto studiato ad hoc). Si stima che oltre un milione di persone viaggiarono fino a Cape Canaveral per essere presenti alla partenza dello Shuttel che avvenne qualche giorno prima (il 16 luglio). E una valutazione purtroppo poco precisa individua tra i 600 milioni e il miliardo, il numero di persone che assistettero in diretta televisiva all’arrivo di Neil Amstrong e Buzz Aldrin sul satellite terrestre. Fu certamente il primo evento globale televisivo della storia. Quella notte tutta l’umanità andò alla conquista dello spazio, ogni ragazzino sognò di diventare un astronauta, ogni uomo immaginò città sulla Luna e la conquista di Marte.

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Fu un sogno ad occhi aperti collettivo, l’umanità si ritrovò tutta insieme ad immaginare un futuro diverso, orizzonti lontani, conquiste stellari. Tutto questo fu aiutato da un fermento spaziale che da un paio d’anni solleticava l’idea di viaggi intergalattici. Solo un anno prima, nel 1968, usciva nelle sale cinematografiche americane “2001 Odissea nello spazio”, film culto che fu campione di incassi e vinse l’Oscar per gli effetti speciali.

A detta di chi nel 1969 c’era, l’emozione scaturita da quell’atterraggio sulla Luna non fu neanche lontanamente paragonabile a nulla di simile simulato nei film.

Un piccolo passo per l’uomo un grande passo per l’umanità.

La frase di Neil Amstrong proferita mentre affonda lo scarpone della sua ingombrante tuta sul suolo lunare, rimarrà sempre come un’immagine sacra dello sbarco sulla Luna. In poche parole è racchiuso tutto quanto quell’avvenimento rappresentava. Non si trattava di un conquista di natura astronomica o di un progresso scientifico ma andava molto oltre. Era l’icona del potere dell’uomo. Era la raffigurazione che ogni progetto poteva avverarsi, che l’uomo non aveva limiti, non aveva frontiere. Il carico motivazionale e adrenalinico che l’atterraggio sulla Luna portò nel cuore di ogni essere umano nel 1969 non ha avuto ad oggi eguali. Era appena stata data la dimostrazione che l’uomo ha le capacità di evolversi e migliorarsi senza limiti. La Luna, questo astro enigmatico e lontano, che aveva ispirato poeti e sognatori, che aveva incuriosito le civiltà passate e che dominava le maree. Questo satellite romantico e solitario era stato raggiunto e scoperto. Qualsiasi freno mentale che l’uomo fino a quel momento si era imposto era caduto. Semplicemente adesso, tutto diventa possibile.

Se puoi immaginarlo, puoi farlo

Prendo in prestito questa frase di Walt Disney per introdurre la terza conquista che secondo me è rappresentata dalla Missione dell’Apollo 11. Un sogno che si realizza, qualcuno l’aveva immaginato. Certo, ma chi? Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij alla maggior parte dei lettori non dirà molto. In realtà questo ingegnere e scienziato russo è considerato il pioniere dell’astronautica. Classe 1857, Ciolkovskij (nella traslitterazione anglosassone potete trovarlo come Tsiolkovsky) teorizzò alcuni importanti aspetti del volo spaziale e della propulsione dei missili.

La sua più celebre frase dichiara: “La Terra è la culla dell’umanità, ma non si può vivere per sempre in una culla”.

Andare nello spazio era il suo più grande sogno. Lo ha immaginato e ha lavorato dando il suo contributo alla realizzazione di questa fantasia che per secoli è sembrata una follia. Ma il suo contributo nella realizzazione di questo progetto ha permesso non solo all’umanità di conquistare la Luna ma di comprendere che tutto ciò che si può immaginare prima o poi si potrà anche realizzare.

La condivisione di un evento mediatico globale, le illimitate capacità umane, la potenza dell’immaginazione. Al di là della natura scientifica della spedizione la conquista della Luna è stato tutto questo. Uno slancio di motivazione e consapevolezza verso il futuro. Ed un monito: Uomo, non smettete mai di sognare!

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