Con l’incubo Covid 19 che ci ha travolto, tutti i settori stanno vivendo e vivranno nel futuro prossimo delle enormi trasformazioni. E’ inevitabile quanto traumatico, ma da sempre sappiamo  che l’uomo deve essere in grado di adattarsi alle situazioni, di volgerle a proprio beneficio. In questo caso è una prova complicatissima ed improvvisa, ma non impossibile.

Dopo la prima fase di sgomento in cui siamo rimasti a osservare, l’imperativo è quello di riprendere la carte in mano e ristudiare settori, psicologia del consumatore, modalità di consumo e nuovi stili di vita e abitudini. E a questi applicare nuovi modelli, nuove offerte, nuove strategie di marketing. Sì, perchè tutto è profondamente cambiato in soli due mesi di tempo e chi si è fermato non può solo ripartire, deve ri-immaginare tutto, riorganizzare la propria attività tenendo conto della nuova realtà circostante.

Tre, in particolare, i settori che dopo il 2020 potrebbero trasformarsi totalmente.

Il primo quello del lavoro, in cui tutto in pochi mesi è cambiato davvero.

Chiamiamolo smart working o, polemizzando, solo “lavoro da casa”, ma intanto la digital transformation in molti settori, aziende e realtà è stata avviata e semplificata da un virus. Incredibile a dirsi e quasi ironico, ma è la realtà. Per anni in Italia abbiamo fatto piccoli passi avanti con estrema cautela, ma quasi per dovere di aggiornamento, mai con grande convinzione. E poi quando tutte le nostre certezze stanno per crollare scopriamo, invece, che la tecnologia può salvarci su più fronti, e ce ne stupiamo quasi, perchè ci rendiamo conto solo ora che tutto questo era già lì, a nostra disposizione.

Se non avessimo snobbato tante opzioni e tante nuove modalità negli anni passati, forse adesso saremmo stati pronti ad affrontare meglio questi mesi “a tutta tecnologia”. La scuola digitale avrebbe funzionato davvero, invece di mandare in panico la maggior parte dei docenti e studenti; nel pubblico e nel privato avremmo già avuto delle procedure organizzate per il lavoro di team a distanza e degli strumenti convidisi e così via.

Cambia tutto anche per quanto riguarda meeting, riunioni, eventi aziendali…

Per un po’ i nostri viaggi di lavoro continueranno a essere al massimo su Zoom o Meet, e ci risparmieremo le note spese; i chilometri, le ore di viaggio. Forse compreremo delle webcam migliori e ci sarà concesso di lavorare da casa ogniqualvolta lo vorremo. Per alcuni di noi potrebbe essere persino un miglioramento delle condizioni lavorative.

Scopri il nuovo numero > Upgrade

Upgrade rappresenta l’ultimo elemento di un racconto che parte a Febbraio 2020. In questi mesi abbiamo raccontato cosa stava succedendo (Virale), ci siamo domandati come la pandemia avrebbe cambiato noi stessi e l’economia (Tutto andrà bene(?)), e abbiamo offerto soluzioni (Reset). Con questo numero abbiamo voluto fare un passo in più: immaginare un domani diverso, anche attraverso esperienze concrete.

Oltreoceano, Google, che è stata una delle primissime aziende a dare il via allo smart working per tutti i dipendenti all’inizio della pandemia, ha voluto aiutare i lavoratori a rendere le proprie case dei luoghi di lavoro migliori, e ha concesso un bonus di mille dollari per acquistare scrivanie, tavoli da lavoro, sedie confortevoli o computer e device tecnologici utili per lavorare meglio. Un gesto per mostrare la presenza dell’azienda e il sostegno, anche morale oltre che economico.

Oltre al lavoro, altro settore che sta risentendo della pandemia e ridelineando il profilo di un nuovo consumatore post covid 19 è quello del retail: non c’è più lo shopping di una volta.

Si invertono persino le normali modalità di acquisto con sensazioni ed emozioni annesse: entriamo in un negozio solo per necessità (ad esempio se abbiamo bisogno di comprare delle scarpe o un paio di jeans)… e puntiamo dritti a quello, facciamo l’acquisto nel minor tempo possibile, ci mettiamo meno passione, poca emozione, come se la mascherina addosso ci ricordasse che no, quello non è un momento di svago: è la risposta a una necessità, la soddifazione di un bisogno.

Acquistiamo velocemente e in modo schematico in punto vendita e d’impulso, invece, su internet. Incredibile, vero? Oggi un buon annuncio sponsorizzato su Facebook o un banner su un sito hanno maggior potere su di noi rispetto al cestino o allo scaffale delle offerte messo accanto alla cassa. Non c’è tempo (o non c’è abbastanza relax) per l’acquisto emozionale last minute con guanti e mascherina, ma ci facciamo conquistare più facilmente da casa, mentre scorriamo tranquillamente il nostro feed sui social network. E’ una svolta epocale che ci porterà a riscrivere i manuali di psicologia dei consumi, riorganizzare gli spazi nei punti vendita e pensare a nuove tecniche di vendita combinata online e offline per massimizzare i risultati.

Last but not least, il settore del turismo, che anche in questo caso si ritrova alle prese con un cliente del tutto diverso.

Un cliente che, come prima, ha l’impulso di viaggiare e visitare luoghi nuovi, ma che ha paura, si preoccupa, non si sente al sicuro. Abbiamo sentito parlare di tutto: di pacchetti vacanza con tampone compreso, di passaporto sanitario, di certificazioni per le strutture “Covid free”. Il settore del turismo non si riprende facilmente ed è il più duro a reinventarsi, perchè anche se sono sorte delle modalità di vacanza a distanza, o digitale, quasi virtuale, ovviamente non ci basta. Il viaggio racchiude in sè troppe emozioni impossibili da replicare digitalmente. Viaggiare è emozionarsi, scoprire, vivere di sensazioni, di odori, di sapori, di connessioni, di atmosfere. Non c’è un modo diverso di viaggiare,l’alternativa sarebbe soltanto un film o un documentario.

Il marketing del turismo e delle strutture turistiche necessita, in questa fase, di accorgimenti particolari, di strategie che puntino soprattutto alla percezione e alla sicurezza, intesa come sicurezza sanitaria, sicurezza in termini di igiene e sanificazione, e sicurezza su gestione di prenotazioni ed eventuali cancellazioni last minute. In una fase con poche certezze non si può sottovalutare il valore psicologico di un “cancella gratis”.

Ci vorrà un po’ di tempo per tornare a sentirci sicuri, ma la nostra voglia di scoprire e conoscere il mondo non si esaurisce così facilmente. Volendo tracciare un profilo del viaggiatore 2020 possiamo dire che sarà un viaggiatore attento, sin dalla pianificazione e in ogni fase della sua vacanza. Quest’anno saranno sicuramente più gettonate le vacanze nella natura, a scapito di quelle nel caos della città e delle metropoli. Ove possibile vincerà il turismo di prossimità, che rassicura un po’ di più rispetto ai lunghi spostamenti. Eviteremo i luoghi solitamente affollati, punteremo alle mete di nicchia, magari preferiremo fare le ferie in momenti diversi dal solito, evitando il classico e amatissimo Agosto italiano.

Insomma siamo già lavoratori diversi, consumatori diversi e viaggiatori diversi. E tutto questo a causa di un virus, come nel più strano dei film distopici, ma in questo caso è la realtà e non possiamo che sperare nel lieto fine.

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