La ragazza con l’orecchino di perla: perché è un capolavoro dell’arte contemporanea

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Jessica Palese (23)

 

 

 

 

Ragazza orecchino perla Era il 1999 quando Tracy Chevalier pubblicava “La ragazza con l’orecchino di perla”, romanzo che salvava dalla polvere un’opera del pittore olandese Jan Vermeer e incuriosiva lettori di tutti il mondo con l’avvincente storia della sua realizzazione. Olio su tela del 1655, ritrae una fanciulla col capo adornato da un inusuale turbante, composto da una fascia azzurra e un drappo giallo. Labbra rosse carnose e dischiuse, occhi grandi e vivi. Nella penombra del collo, una grossa perla brilla al suo lobo. Acquistato all’asta nel 1881 per poco più due fiorini, era stato infine donato al Museo Mauritshuis de L’Aia come lascito testamentario ed era rimasto sconosciuto ai più fino all’uscita del romanzo. Il successo letterario si è poi trasformato in una pellicola diretta da Peter Webber che ha riempito le sale con milioni di spettatori, consacrandola definitivamente icona senza tempo, capolavoro artistico e mass mediatico.Ragazza orecchino perla2

Un risultato figlio dei nostri tempi, in cui si avverte il bisogno di nuovi eroi ed esempi di reale “bellezza”, pregni di storia e cultura. Sempre più spesso i nuovi miti nascono dalle pagine di un libro, dalla magia del grande schermo o dall’espressione creativa di artisti fortemente comunicativi. La suggestiva leggenda raccontata da Tracy Chevalier prima, e da Peter Webber poi, ha quindi contribuito a creare un’aura di mistero, fascino e curiosità intorno a quello sguardo innocentemente languido, rendendo La ragazza col turbante un capolavoro dell’arte contemporanea, nonostante si tratti di un’opera del XVII secolo. Dall’esplosivo successo letterario e cinematografico la piccola tela viaggia tra i più importanti musei del mondo per Ragazza orecchino perla4lasciarsi ammirare da curiosi e appassionati. L’opera è arrivata anche in Italia, data in prestito alla città di Bologna per una mostra che ha registrato 342.626 visitatori, rendendola l’opera più vista del 2014. Sgarbi aveva commentato la notizia del prestito museale definendo il capolavoro vermeeriano semplicemente “un archetipo”. Qualcosa che come tutti i grandi capolavori c’è già, che ci appartiene, ma che abbiamo bisogno di avvicinare, affidare allo sguardo e “ritrovare”, così da dargli concretezza. Recarsi ad ammirare un’opera è un modo per restituirle valore psicologico e spirituale, qualcosa che va quindi oltre la valutazione monetaria, storica o comunicativa.

La ragazza con l’orecchino di perla è uno di quei casi in cui il dipinto racconta se stesso, privando l’artista del suo ruoloRagazza orecchino perla3 principale di comunicatore. “Alcuni quadri vanno per conto loro, – diceva Sgarbi – diventano persone autonome: questa non è di Vermeer. È dell’umanità, è dentro di te”. Dichiarava provocatoriamente “inutile”, sopportare lunghe code per andarla ad ammirare, poiché, a suo dire “non è  il corpo materiale dell’opera a colpirci, ma la sua immagine, il suo simulacro”. Se così fosse, basterebbe una riproduzione, in fin dei conti. La ragazza col turbante è allora un capolavoro o un’operazione di marketing? Da sempre l’arte nutre gli animi con un connubio di bellezza e mistero. Che la fanciulla del Nord sia massima espressione artistica o semplice fenomeno di costume è indiscussa la sua capacità di incantare e avvicinare all’arte appassionati e curiosi. Contribuisce a sviluppare la cosiddetta “sensibilità artistica”, preziosa virtù della civiltà, troppo spesso messa a rischio dai tragici avvenimenti della realtà quotidiana.

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