Oggi l’economia circolare o Circular Economy è un tema imprescindibile per aziende e istituzioni, dato il continuo fabbisogno di materie prime che si trasformano in una quantità di rifiuti che continua ad aumentare, con tutte le problematiche e i rischi per la salute che ne derivano.

Nel mondo di oggi aziende, governi e istituzioni devono confrontarsi sul tema, come affermato da James Pennington al World Economic Forum, per agevolare quei brand più propensi ad innovare e adottare policy di sostenibilità, tra cui l’adesione a iniziative di Circular Economy.

Ad una sempre minore disponibilità di risorse si contrappone, infatti, una crescente domanda di beni e servizi e si stima che entreranno sul mercato 3 miliardi di nuovi consumatori entro il 2030. In questo contesto in Europa, già nel 2015, è stato avviato il pacchetto sulla circular economy, ovvero azioni e misure relative al ciclo di vita del prodotto e di cui la gestione dei rifiuti è solo una piccola parte.

Per quanto riguarda, invece, l’Italia abbiamo l’emissione, sempre nel 2015, del Collegato Ambientale alla Legge n.221/2015, che afferma l’importanza degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Come si inseriscono quindi i brand e le aziende della moda nel nuovo modo di intendere l’economia e, in particolare, nei modelli di Circular Economy?

La moda e la circular economy

Il Italia il settore della moda ha, oggi, un peso rilevante dato che esporta prodotti di alta qualità, caratterizzati dalla specializzazione sul lusso e dalla produzione concentrata nei distretti. Nell’ambito della moda i modelli di economia circolare aprono prospettive interessanti, che vanno ben oltre la sostenibilità, dato che la circular economy porta alle aziende anche vantaggi finanziari. In particolare, gli attuali modelli di economia circolare aumentano la redditività di chi opera nel settore della moda e il rating delle aziende che hanno certificazioni ambientali.

Pensiamo anche alle opportunità di mercato per start up come Orange Fiber, che valorizza le materie prime seconde, ossia i rifiuti recuperati da trasformare in una nuova materia prima. In particolare Enrica Arena e Adriana Santanocito sono le due giovani imprenditrici siciliane che hanno trasformato gli scarti delle arance siciliane in una materia prima seconda da impiegare in ambito tessile.

Abbiamo anche il caso inverso, ovvero di scarti tessili diventati materia prima seconda per produrre materiali isolanti, come nel caso di Manifattura Maiano di Sara Casini. In generale, quindi, anche nella moda italiana la circular economy ha fatto il suo ingresso e comincia ad avere un ruolo da protagonista.

Allo stesso tempo, aziende, governi e istituzioni stanno educando i consumatori di oggi e di domani a consumate prodotti riciclati o ottenuti da materiali di scarto, dato che ogni consumatore deve essere “investitore del proprio futuro”. Creare una nuova generazione di clienti consapevoli delle loro scelte di acquisto e consumo è anche compito dei retailer, come sottolinea Cecilia Takayama di Kering Group, che devono mettere il consumatore nella condizione di fare sempre un acquisto consapevole.

I vantaggi dell’economia circolare per le aziende

Adottare un modello di circular economy permette alle aziende della moda di risparmiare, oltre a portare a notevoli benefici per l’ambiente.  Innanzitutto il riutilizzo e il recupero delle risorse aiuta l’ambiente, ma soprattutto riduce i costi del trattamento e smaltimento di qualcosa che, se non riutilizzato come materia prima seconda, sarebbe un semplice rifiuto.

Moda circolare: il progetto “The Time is Now”

Pochi sanno che la sola industria tessile consuma il 20% dell’acqua globale e genera il 10% delle emissioni di CO2, ponendosi al secondo posto in termini di impatto ambientale dopo il settore petrolifero. Non è tutto: solo negli ultimi 15 anni il consumo di fibre tessili mondiale ha registrato una crescita del 68%, di cui l’85% del totale finisce in discarica.

Ecco perché è stato avviato il progetto “The Time is Now” da parte del Consorzio Detox e Greenpeace Italia in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design. Obiettivo è la promozione di un modello di produzione tessile in linea con la circular economy e la formazione dei futuri designer di moda, sensibilizzandoli sul tema della sostenibilità. 16 studenti dei corsi di Fashion Design e Fashion Stylist sono stati selezionati per creare in collaborazione con Greenpeace e il Consorzio Detox 5 capsule collection eco-friendly di moda maschile, che saranno presentate a Pitti Immagine Uomo il prossimo giugno.

Possiamo quindi dire che anche la moda italiana ha a cuore la sostenibilità ambientale, anche se far diventare la circular economy una norma piuttosto che un’eccezione è un processo ancora molto lungo.

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