Quando iniziamo a guardare “Anna”, la miniserie Sky Original scritta e diretta dallo scrittore Niccolò Ammaniti, un senso di angoscia ci assale, perché ritroviamo delle immagini a noi molto familiari. Si parla di un potente virus, di persone in quarantena, di una malattia che dilaga ma non tocca i bambini, di gente che si infetta semplicemente stando a contatto l’uno con l’altro e il senso di smarrimento aumenta, perchè abbiamo davanti a noi ciò che stiamo vivendo nella realtà.

All’inizio di ogni episodio una scritta ci fa venire i brividi, il romanzo omonimo di Ammaniti, da cui lui stesso ha tratto la serie, è stato scritto nel 2015, quindi stiamo per assistere non ad una storia inventata che ha preso ispirazione dalla pandemia dei nostri giorni, ma una storia immaginata prima dell’inizio di quest’incubo, le cui riprese sono iniziate sei mesi prima dell’inizio della pandemia e sono poi terminate dopo il lockdown del 2020, ma il racconto è assolutamente degno di un preveggente.anna4

Nella serie vediamo luoghi abbandonati e deserti, come erano le nostre città nei mesi di marzo e aprile in cui eravamo tutti chiusi in casa e le città vivevano in un silenzio forzato e spaventoso. Avevamo paura, ora forse non ne abbiamo più, visti i numerosi atteggiamenti irresponsabili o forse ci siamo stancati o semplicemente ci siamo abituati, esattamente come si sono abituati i bambini protagonisti della serie, rimasti gli unici al mondo, a vivere da soli sulla terra, a non poter più contare sul conforto dei propri genitori e sulla sicurezza che solo un adulto può dare ad un bambino.

Siamo in Sicilia nel 2020, “la Rossa” è il nome del virus che viene dal Belgio e che pian piano stermina “i Grandi”, gli adulti, e che silente vive anche nei bambini per poi manifestarsi solo dalla pubertà, iniziando con la comparsa di macchie rosse sulla pelle. Le analogie con il covid ci sono tutte, compresa l’esistenza di un vaccino di cui si sente tanto parlare, invece, per fortuna, nella nostra realtà esistere davvero, ma quello che la protagonista Anna non perde mai per tutta la durata della narrazione è sicuramente la speranza; lei è forte, risoluta, capace di grandi gesti di dolcezza verso il fratellino Astor che ha dovuto crescere da sola dopo la morte della mamma, ma determinata e astuta nei momenti in cui bisogna lottare per sopravvivere. Un grande personaggio, un grande insegnamento, un grande racconto che, a prescindere dalla forza narrativa legata alla similitudine con il periodo attuale, è capace di coinvolgere, rapire ed emozionare.

Se finora vi ho suggerito che la bellezza di questa miniserie è all’80% merito della trama, ho sbagliato, perché, accanto ad una narrazione meravigliosa, c’è un quadro fatto di scenografie, costumi, musiche, atmosfere e fotografia, che rendono questa favola dark post apocalittica un vero capolavoro da non lasciarsi sfuggire.

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Le fantastiche location naturali sono i luoghi della Sicilia, una Sicilia che si respira nelle scenografie e nell’accento dei protagonisti, piccoli e così capaci di emozionare con un solo sguardo. In questa terra abbandonata, piena di immondizia e cibo vecchio che bisogna rimediare per sfamarsi (merito del grande lavoro dello scenografo Mauro Vanzati), protagonisti sono anche gli splendidi costumi, fatti a volte di numerosi strati di vestiti, a volte costruiti dai personaggi con i rifiuti, come nel caso del costume da istrice del piccolo Astor, tutto frutto dell’immenso lavoro della costumista Catherine Buyse.

I sei episodi si sviluppano in un’atmosfera surreale, resa magica dalla bellissima colonna sonora (presente su Spotify) realizzata dal compositore spagnolo Rauelsson e iniziano con la canzone “Settembre”, della famosa cantautrice Cristina Donà.

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Niccolò Ammaniti ci aveva già abituati a racconti con protagonisti i bambini, pensiamo al romanzo “Io non ho paura” del 2001, narrati con la sua particolare sensibilità verso il mondo dell’infanzia e questo potrebbe forse derivare dal fatto che suo padre, Massimo Ammaniti, è uno psicologo dell’età evolutiva, con cui ha anche scritto il saggio “Nel nome del figlio. L’adolescenza raccontata da un padre e da un figlio”, in cui viene analizzata la difficile fase adolescenziale, la crescita, l’educazione, da due punti di vista molto diversi.

Lo scrittore Ammaniti, dopo averci appassionato con la serie drammatica “Il Miracolo” del 2018 da lui ideata, è tornato per incollarci allo schermo con questa storia capace di unire alla bellezza delle immagini la potenza del racconto, dando vita ad un prodotto davvero imperdibile.

 

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