È una matrioska la protagonista della copertina del numero di Marzo del nostro magazine. 

“Uno tra i più iconici elementi della cultura popolare della Russia, è considerato il souvenir per eccellenza e un simbolo di tale Paese”, recita la pagina di Wikipedia dedicata a questa bambola.

Ma quella raffigurata sulla nostra cover, come sempre succede nell’arte contemporanea e con gli artisti che invitiamo a realizzare le nostre copertine, contiene molti più elementi di quelli che saltano immediatamente all’occhio.

La prima cosa che ci colpisce è l’assenza di colore dell’opera, quando sappiamo che queste bambole, in realtà, sono realizzate in colori sgargianti.copertina-dartista-social-war-marzo-2022

Ma, non è questo l’elemento più forte dell’opera, quello che davvero ci colpisce è la maniera in cui l’artista ha raffigurato la matrioska: quella più grande è agghindata con un’uniforme militare con tanto di cappello e mostrine e con uno sguardo allo stesso tempo vuoto ed inquietante, sembra impugnare un fucile d’assalto; sembra, perché l’artista in un impeto di rifiuto della guerra decide di non disegnarlo ma di mostrarci solo la sua sagoma, la sua ombra.

Siamo già sicuri, dopo aver colto questi elementi, di aver carpito il significato dell’opera e la sua denuncia, ma l’artista decide di essere ancora più chiaro e ci mostra la seconda matrioska, quella più piccola, all’interno della prima, della quale riconosciamo subito lo stemma dell’Ucraina sul bavero e che presenta un’espressione molto diversa dall’altra.

La bambola più piccola sembra raffigurare una bambina dall’espressione triste ed affranta e mentre la matrioska più grande sembra quasi inghiottirla, un’ombra sinistra cala sulla testa e lo sguardo della nostra piccola bambola/bambina ucraina.

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Con le nuove tecnologie le guerre sono diventate globali, prima ancora che mondiali (e per fortuna!). Nella sfera informativa, iperconnessa e pervasiva, siamo tutti protagonisti. Siamo tutti chiamati in causa.

In ultimo, a colpirci e inquietarci è l’ombra che proietta questa matrioska: in essa riconosciamo, con orrore, il simbolo del “nucleare” che ci assesta l’ultimo e definitivo colpo di grazia, lasciandoci attoniti ed interdetti davanti a questa copertina e a quest’opera.

L’artista di questa copertina ci mostra che anche una semplice bambola cava può diventare uno strumento di propaganda, qualcosa di più di un souvenir, qualcosa che ci parla di giochi ormai finiti, infanzia tradita e futuro rubato a tutti, ma soprattutto ai bambini, che sono vittime involontarie della follia degli adulti.tav-1-il-licantropo-di-matera-dampyr-248

La sensazione che proviamo è duplice, perché il soggetto, il significato e la tecnica stessa con cui è realizzata l’opera ci raccontano una storia di guerra, sopraffazione,morte e distruzione, ma d’altro canto non possiamo non cogliere la passione, la poesia e la bellezza del risultato, perché l’opera è davvero fantastica.

Forse ad ispirare e guidare la mano dell’artista di questo numero, Alessio Fortunato, è stato il grande romanziere russo Fëdor Dostoevskij quando diceva che solo “la bellezza salverà il mondo”. Noi non possiamo averne la certezza, lo speriamo, e ancora una volta siamo testimoni di come l’arte possa dirci tante cose attraverso una singola immagine e di come gli artisti siano i veri demiurghi del tempo presente, del quale riescono a penetrarne i significati profondi meglio e più compiutamente di qualsiasi storico, analista politico o esperto di geopolitica.

alessio-fortunato-minAlessio Fortunato, nasce a Trossingen, in Germania. Si diploma all’accademia di Belle Arti di Bari, scuola di scenografia, discutendo la tesi sul Cinema Espressionista Tedesco. Nel 1995 vince il concorso per giovani disegnatori di Expocomics di Bari e due anni dopo entra nello staff regolare di “Lazarus Ledd” della Star Comics. Per il fumetto di punta dell’editore umbro pubblicherà 10 albi.

Nel 2003 diventa parte del team di disegnatori della serie di Eura Editoriale “John Doe”. Per le Edizioni Arcadia disegna nel 2007 l’albo d’esordio di “Maisha”, con i testi di Francesco Matteuzzi. 

Dal 2010 fa parte dello staff dei disegnatori di “Dampyr”, personaggio della Sergio Bonelli Editore.

Ha disegnato per Mondadori Oscar Ink la trasposizione a fumetti del romanzo “Lo Scudo di Talos” dello scrittore e divulgatore Valerio Massimo Manfredi.

Nel 2020 partecipa al progetto Come Vite Distanti, promosso dal Festival ARF del Fumetto di Roma. Un libro di 60 fumettisti italiani per una raccolta fondi per lo Spallanzani di Roma per la ricerca contro il Covid.

Dal 2021 è docente di Arte del Fumetto all’Accademia di Belle Arti di Bari.

Docente dal 2021 della scuola di fumetto Pencil Art di Bari.

 

 

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