Una grande palla di materiale composito galleggia in un mare plumbeo. A guardarlo sembra un pianeta perso in uno spazio siderale. Ma non c’è niente di stellare o alieno in questo agglomerato, il materiale che lo compone sono rifiuti di varia natura, qui e là riconosciamo i segni del consumismo e le icone del capitalismo: il logo di McDonald, un fusto con il simbolo radioattivo, un pacchetto di sigarette, etc.copertina-dartista-maggio-2019-sd

Insomma questa palla di rifiuti che galleggia nel mare è lo scarto ultimo del progresso umano, è un monumento al consumismo, un vero e proprio simulacro innalzato al principale e più diffuso prodotto della modernità: il rifiuto.

A nulla serve la cornice fumettistica in cui l’artista l’ha inserita, inutili risultano i colori brillanti, superflua l’atmosfera pop che l’opera ci restituisce; nonostante gli sforzi per renderci più digeribile l’immagine, quello che davvero ci colpisce e atterrisce è il soggetto che l’artista, al secolo Comaviba, ha scelto di rappresentare.

L'artista Comaviba al lavoro nel suo atelier.
L’artista Comaviba al lavoro nel suo atelier.

Anzi gli sforzi fatti per ammorbidirci la rappresentazione hanno l’effetto contrario, lo stile fumettistico e scintillante, alla Moebius, dona al soggetto sostanza, profondità e pregnanza; benché l’opera ci attragga e seduca con la sua bellezza, quando capiamo di cosa è fatta indietreggiamo inorriditi e quasi ci vergogniamo della nostra iniziale impressione.

Ha per titolo “Palla di immanenza” l’opera di Comaviba, che gioca anche con l’etimologia della parola per sottolineare ancora di più la “consistenza” della verità rappresentata. Già, perché questa gigantesca isola di rifiuti alla deriva nel mare esiste veramente, anzi ne esistono due: una, la più grande, il Pacific Trash Vortex, nell’Oceano Pacifico, l’altra, il North Atlantic Garbage Patch, nell’Atlantico.

Tower
Tower

Comaviba ci ricorda che il nostro stile di vita produce più di ogni altra cosa scarti, rifiuti, immondizia, ogni nostro gesto aumenta l’impatto sull’ecosistema, ogni nostra decisione, se presa alla leggera, ha ripercussioni importanti sul clima e l’ambiente. Insomma, come spettatori, davanti all’opera di Comaviba, dobbiamo dare ragione alla dichiarazione di Leo Loganesi quando disse: “L’arte è un incidente dal quale non si esce mai illesi”. L’opera di Comaviba ci ghermisce, ci percuote e ci schiaffeggia e la cosa peggiore è che lo fa ammantata in una bellezza splendente.

Usciamo dall’incontro con l’artista di questo numero ancora ammaccati e lividi, ma noi sappiamo che ce lo siamo meritati, noi sappiamo che siamo responsabili, noi sappiamo di essere colpevoli.

Onfire
Onfire

Comaviba nasce a Taranto nel 1982; sin da bambina sviluppa una spiccata sensibilità per l’arte e il disegno, cominciando in tenera età a disegnare su tutte le superfici a portata di sguardo, compresi muri di casa, porte e sotto i tavoli. Si laurea in scenografia all’Accademia di Belle Arti e consegue anche un master in Graphic & Visual Design. Appassionata lettrice di fumetti e racconti di fantascienza, è insegnante di grafica nelle scuole superiori oltre che fra le principali animatrici e grafiche della serigrafia “Ammostro”. Adora dilettarsi con illustrazioni oniriche e sfregi artistici sui manifesti elettorali.

Per informazioni e per contattare l’artista Comaviba:

silviacomaviba@gmail.com

Ricordiamo ai nostri lettori ed agli artisti interessati che è possibile candidarsi alla selezione della quinta edizione di questa interessante iniziativa scrivendo ed inviando un portfolio alla nostra redazione: redazione@smarknews.it

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