La casa di famiglia – Il film

Opera prima del regista Augusto Fornari, è nelle sale in questi giorni il film “La casa di famiglia”.

Un film che sembra una commedia road-movie degli anni ’60, quelli della migliore commedia all’italiana. Il cast corale è ricco e ben affiatato, difatti i protagonisti, totalmente a proprio agio nelle vesti dei personaggi, sono in grado di sfruttare pienamente il potenziale del racconto e della sceneggiatura. Perfetto il quartetto composto da Lino Guanciale, Stefano Fresi, Libero De Rienzo e Matilde Gioli, che interpretano la parte di quattro fratelli, ognuno nel classico stereotipo delle caratterizzazioni tipiche da commedia all’italiana.

C’è Lino Guanciale che interpreta il fratello sciupa femmine e combina guai; Stefano Fresi, il “grosso” della compagnia è l’ingenuo sognatore, artista e direttore di una piccola orchestra per ragazzini; Libero De Rienzo è il fratello in carriera, affermato, rispettato, che però ha totalmente sepolto ogni tipo di sentimento; e infine c’è Matilde Gioli, la sorella del gruppo, bella come il sole, ma disperata per una tormentata storia d’amore. E poi c’è un quinto protagonista, il padre di famiglia (Luigi Diberti), in coma da cinque anni, che di colpo si risveglia, e costringe i quattro fratelli a riacquistare la vecchia casa di famiglia.

La casa di famiglia - Il film
La casa di famiglia – Il film

Il film scorre via piacevolmente, un po’ road-movie, un po’ commedia dei sentimenti, un po’ parabola familiare dei rapporti spesso complessi che si vivono in ogni famiglia. La sua fluidità da walzer degli affetti, il suo ritmo incalzante da commedia all’italiana, l’affiatamento tra gli attori così sapientemente dosati dal regista, sono gli ingredienti di un film gradevolissimo, che forse non avrà il successo che meriterebbe, ma testimonia la capacità italiana di fare buon cinema, quando si ha a che fare con una storia che si eleva dalla volgarità dilagante di molte altre pellicole coeve.

E per finire, non manca neanche una piccola e velata critica sociale ai tempi attuali. C’è infatti un piccolo ricatto che non va a buon fine, solo perché ormai non ci si vergogna più di mettere in piazza le nostre performance imbarazzanti, merito (o colpa) dei social network che hanno dato la parola a chi in altri luoghi non avrebbe avuto spazio; ma ha dato anche la possibilità ad alcuni improbabili “mostri” della società di mostrare il lato peggiore di se stessi. Un film educativo, consigliabile, dove è possibile ritrovare un po’ tutti i generi, mischiati sapientemente.

Unico difetto?

Il finale moscio, per una storia cui si sarebbe potuto osare di più proprio nel capitolo conclusivo. Comunque un film riuscito, con una previsione: scommettiamo che ai Nastri e ai David prossimi questo piccolo film otterrà perlomeno qualche nominations, anche importante?

Pensiamo a Lino Guanciale, a Stefano Fresi, o anche a Matilde Gioli (probabilmente la migliore).

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Laureando in Giurisprudenza presso l’Università di Bari, è Giornalista praticante, dal dicembre 2015 è iscritto al Sindacato nazionale Critici Cinematografici italiani (SNCCI). È presidente e socio-fondatore dell’associazione cinematografica La Dolce Vita. Nelle estati dal 2013 al 2016, ha organizzato quattro rassegne dedicate al cinema italiano d’annata, tenutesi nel centro storico di Massafra. E’ autore del libro Arrivederci Rascel – vita e miracoli di un vero artista. Scrive saggi dedicati al cinema italiano sul sito dell’Associazione La Dolce Vita. Collabora con le testate giornalistiche Smart Marketing, Sensificio, La Voce di Taranto, La Voce di Massafra e PugliaPress. È docente del corso di Critica cinematografica e storia del cinema italiano presso l’UPGI (Università popolare delle gravine joniche) e presso il Laboratorio Urbano Mediterraneo di San Giorgio Jonico (Ta).

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