ivan-zorico-01-minSe c’è una qualità che viene riconosciuta a noi italiani è certamente quella relativa alla nostra capacità di intendere ed interpretare il bello.

Bello da non banalizzare come una mera rappresentazione estetica ma come portatore di tutta una serie di altre caratteristiche: stile, eccellenza, modo di vivere, storia, ingegno e maestria. Chi si occupa di marketing e comunicazione semplificherebbe questo concetto con un’unica parola: Brand.

Per approfondire:

Brand da intendersi appunto non semplicemente come marca ma come un insieme di percezioni e valori.

Il brand è un insieme di percezioni nella mente dei consumatori.
Colin Bates

Questo nostro brand – il Made in Italy – ha radici forti, robuste e profonde. Nei secoli ci siamo distinti nell’arte, nella letteratura, nell’architettura, nella musica, nel cibo, nella moda, nella manifattura e, in buona sostanza, in tutti quei campi caratterizzati dal bello.

Oggi questa nostra capacità può essere declinata in tanti modi. Quello sul quale abbiamo deciso di puntare il nostro sguardo è il design.
Non a caso la nostra immane creatività ha partorito Italian Designquale titolo di questo numero. Sì, lo sappiamo, non era facile fare di meglio ma no, non fateci troppi complimenti…ci piace rimanere umili J .

Quanto vale il settore del design in Italia: numeri e opportunità

Il mondo del design italiano può contare sia su eccellenze nel campo della formazione e sia su una rete di realtà istituzionali e del mondo del lavoro. Mi riferisco a realtà come il Politecnico di Milano che può vantare di essere, prima tra le università pubbliche, nella top 10 mondiale del QS World University Rankings by Subject nell’area Design, grazie ai suoi 4.000 studenti iscritti di cui un terzo provenienti da oltre confine. E mi riferisco anche a quei distretti industriali e soggetti istituzionali capaci con il loro lavoro di creare le condizioni per diffondere la cultura del design. Non è infatti un caso che quello del design sia un settore in qualche modo in controtendenza rispetto al panorama nazionale. Siamo infatti abituati ad ascoltare storie di fuga dei (nostri) cervelli all’estero mentre il mondo del design italiano è capace di attirare i migliori talenti italiani e stranieri senza distinzione di sorta.

Questo mondo fa in qualche modo capolino nella città di Milano, vero centro del design italiano.

A Milano troviamo un quarto delle imprese del settore ed una delle più alte concentrazioni di scuole di design al mondo che attira, come detto, anche forti interessi internazionali. È il caso del gruppo londinese Galileo Global Education, già azionista dell’Istituto Marangoni e che nel 2017 ha acquisito il 100% di NABA e DOMUS Academy (parliamo di un polo della formazione della moda, delle arti e del design da 100 milioni di euro di ricavi), o la Raffles (gruppo di Singapore con 26 centri di formazione in tutta l’Asia) che ha aperto a Milano, sempre nel 2017, la sua prima scuola europea.

Non a caso a Milano si tiene ormai un appuntamento attesissimo dal tutto il mondo del design: Il Salone del Mobile, giunto ormai alla sua 58sima edizione. Ecco qualche numero: oltre 370.000 visitatori specializzati ogni anno, provenienti da più di 188 Paesi, più di 5.000 giornalisti della stampa nazionale e estera e circa 27.500 persone nel fine settimana.

Italian design, L’editoriale di Ivan Zorico, milano capitale del design
Milano capitale del design italiano.

Ma l’Italian Design fatto di manifattura, designer, artigiani, associazioni e imprese, non si ferma di certo a Milano. Lungo tutto lo stivale abbiamo eccellenze di prim’ordine:  Sassuolo “fa rima” con ceramica, Vicenza con l’oreficeria, Fermo con le calzature, Torino e l’Emilia Romagna con l’automotive, Napoli con l’abbigliamento da uomo, Firenze con la pelletteria, Pisa con la robotica e la Puglia con l’aerospaziale.

Facendo parlare i numeri, questa geografia del design italiano ci consegna, nel 2017, oltre 30.000 imprese del settore e un livello occupazionale composto da oltre 50.226 lavoratori.

Sono numeri in crescita rispetto agli anni precedenti ma che se confrontati con altri Paesi europei non ci fanno però sorridere. Il fatturato del design italiano vale 3,8 miliardi di euro, quello tedesco 4,2 miliardi e quello inglese 6,2 miliardi. Segno questo che c’è ancora tanto lavoro.

Lo scotto che paghiamo risiede in qualche modo nella nostra stessa unicità; il nostro tipico tessuto produttivo fatto di piccole (spesso piccolissime) e medio imprese: il 45% delle imprese che operano nel disegn infatti sono composte da due persone. Accanto a questo dato va anche detto che tra il 2011 e il 2017 le imprese con almeno 50 addetti hanno visto aumentare la loro quota di mercato, sia per numero di lavoratori (dal 6,6% all’8,8%), che per fatturato (dal 15,1% al 20,7%).

Fonte dati: Design Economy 2019

Quindi se è vero che il nostro Made in Italy è riconosciuto in tutto il mondo e se è vero che siamo quelli che facciamo ed esportiamo il bello probabilmente quello che manca è un sistema di politiche di sostegno che aiuti le piccole e medie imprese italiane nei processi di innovazione e internazionalizzazione.

Un discorso questo che può andar bene per il design ma anche per altri settori. Inserire questi temi all’interno del dibattito pubblico accrescerebbe sicuramente il valore e la competitività del nostro paese, e di tutti noi.

Ivan Zorico

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