Le fake news, o bufale che dir si voglia, sono sempre esistite: dalla donazione di Costantino (che aprì le porte al potere temporale della Chiesa), alla notizia della morte di Napoleone (per interesse economici), passando dalla nota “Guerra dei Mondi” di Orson Welles sino a quelle tanto care ai regimi totalitari del ‘900.

Oggi, come in passato, i motivi della creazione di notizie inventante, o della distorsione della realtà, sono abbastanza semplici: interessi politici, economici o di parte.

Se dobbiamo fare quindi un paragone con il passato, non dobbiamo farlo sull’esistenza o meno delle fake news (che come abbiamo visto sono sempre esistite), ma su altro: la loro capacità e velocità di diffusione. Con il web 2.0 e la proliferazione dei social network, le false informazioni hanno raggiunto una viralità mai vista prima. Non è un caso che nel 2017 propria l’espressione “fake news” sia stata proclamata parola dell’anno dal Collins Dictionary.

Ma c’è dell’altro: la post verità.

Le piattaforme social, e l’orizzontalità che ne è conseguita, ci hanno regalato anche un altro fenomeno quello della post verità. Parola dell’anno 2016 per l’Oxford Dictionaries, per post verità si intende: “Argomentazione, caratterizzata da un forte appello all’emotività, che basandosi su credenze diffuse e non su fatti verificati tende a essere accettata come veritiera, influenzando l’opinione pubblica (fonte: Treccani.it).

In sostanza, i fatti oggettivi appaiano meno influenti delle sensazioni e delle convinzioni personali nel determinare la realtà delle cose e nel formare una consapevole opinione pubblica su un dato argomento.

Allora può capitare, e capita di continuo, che il metro di giudizio non siano i fatti, la documentazione, le fonti o il curriculum accademico, ma i like e le condivisioni. E, ancora, che la personalissima credenza di una persona qualunque possa diventare più autorevole e rilevante di quella di un esperto riconosciuto con 20 o 30 anni di studi ed esperienza alle spalle.

È in questo modo che teorie come quella sulla terra piatta, le scie chimiche, sui complottismi, sui miracoli, contro i vaccini, le cure miracolose e così via, stanno trovando, ahinoi, diritto di cittadinanza, con conseguenze anche piuttosto gravi.

Il nostro contributo: “Il sonno della ragione.

Date queste premesse e con la voglia di porre un argine alla pseudoscienza ed alla disinformazione dilagante, noi di Smart Marketing, abbiamo deciso di proporvi una nuova rubrica che abbiamo chiamato “Il sonno della ragione”, espressione presa a prestito dal titolo di un’opera, che è anche una massima, del pittore spagnolo Francisco Goya. La novità più interessante di questa nuova rubrica è che sarà fatta solo di video: periodicamente e in pochi minuti affronteranno un argomento “caldo” della pseudoscienza, cercando di porre l’accento sui fatti.

Il protagonista della rubrica non poteva che essere il nostro storico collaboratore Armando De Vincentiis, psicologo, psicoterapeuta, saggista, debunker e socio emerito del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulla Pseudoscienza), per il quale si è occupato spesso di paranormale religioso, anche in programmi televisivi Rai e Mediaset.

Insomma, riassumendo, da oggi il nostro magazine vi offre un altro strumento, o meglio, un vero utensile per smontare, rimontare e disinnescare le informazioni che ogni giorno ci bombardano, consci del fatto che non diventeremo tutti artificieri, ma che quantomeno impareremo a distinguere una vera notizia bomba da una semplice bolla di sapone.

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