Raffaello Castellano direttore responsabile Smart MarketingRimango sempre affascinato da come il cinema (ma vale per l’arte in generale) riesca ad anticipare gli scenari, le complessità e spesso le inquietudini di un’epoca.

Anzi, probabilmente è questo il suo scopo principale, se dobbiamo credere a ciò che diceva il grande drammaturgo francese Antonin Artaud quando icasticamente affermava:

L’arte ha il dovere sociale di dare sfogo alle angosce della propria epoca.

La citazione di Artaud mi è tornata in mente quando sabato scorso, contemporaneamente alla divulgazione mondiale della notizia della scoperta in Sudafrica della variante “Omicron” del Covid19, su Rai Storia (Canale 54 del digitale terrestre) è stato trasmesso il film Omicron del 1963 di Ugo Gregoretti con uno spumeggiante e surreale Renato Salvatori.

Nell'immagine l'attore Renato Salvatori in una scena del film Omicron - Smart Marketing
Una scena del film Omicron di Ugo Gregoretti, con l’attore Renato Salvatori.

Ora, io non so quanto l’operazione sia stata furba e programmata o fosse dovuta al caso, visto che i palinsesti, soprattutto quelli dei canali tematici, sono decisi settimane prima, fatto sta che il film andato in onda alle 17:00 sembrava per titolo, assonanza, storia narrata perfetto per dare sfogo alle nostre nuove inquietudini sulla pandemia, che oramai, da più di una anno e 10 mesi, ha fatto la sua comparsa nelle nostre vite.

Il film di Gregoretti è in realtà un perfetto esempio di cinema militante (siamo negli anni ‘60 del secolo scorso) mascherato da satira politica e di costume in una veste fantascientifica, ma le similitudini con il virus e la sua azione sono molte. Infatti Omicron è un viaggiatore interstellare, mandato sulla Terra dal pianeta Ultra per conoscere gli umani e preparare un’invasione. È un alieno incorporeo che prende possesso del protagonista, l’operaio Angelo Trabucco (Renato Salvatori), condizionandone comportamento ed abitudini. Il film scorre allegramente verso un finale che non voglio svelarvi per non togliervi il gusto di recuperarlo, ma una cosa voglio dirla: sarà la presa di “coscienza” dell’operaio che alla fine darà filo da torcere all’invasione aliena, ed anche questa mi pare un’ottima similitudine con l’invasione da Coronavirus.

Anche noi dobbiamo “prendere coscienza”: se vogliamo sconfiggere questa pandemia globale dobbiamo pensare ed agire globalmente, dobbiamo renderci conto che non serve a nulla vaccinare con 3 dosi l’Europa e l’occidente, se una nazione come l’India o continenti come l’Africa hanno bassissimi livelli di vaccinati. Il virus non muterà lì dove troverà la barriera dei vaccino , ma lì dove gli ultimi della Terra sono dimenticati; muterà lì e poi arriverà da noi attraverso un aereo, magari trasportato in business class all’interno di un imprenditore, oppure attraversando il Mediterraneo a bordo di un gommone o valicando le frontiere via terra all’interno di un profugo.

Solo una presa di coscienza collettiva e globale ci consentirà, come nel film di Gregoretti, di contrastare l’alieno/virus Omicron. Altra strada non c’è, se mai sconfiggeremo questa o le future pandemie lo faremo come umanità, non come singoli o nazioni.

Nell'immagine la Copertina d'Artista del 91 numero di Smart Marketing
La splendida Copertina d’Artista del 91 numero di Smart Marketing realizzata dall’artista Ajnos (al secolo Sonja Fersini).

Il Natale che verrà, mai come quest’anno, ci vede davanti ad una scelta ineludibile: dobbiamo non solo tenere al prossimo, ma se possibile amarlo, sostenerlo e curarlo, perchè solo curando il nostro prossimo, chiunque esso sia, qualunque colore abbia, da dovunque provenga, solo così, aiutando lui aiuteremo noi stessi.

Prima di lasciarvi, fatemi tornare per un momento alla funzione catartica dell’arte cui accennavo all’inizio del mio editoriale, parlando brevemente della bella Copertina d’Artista di questo numero: l’ha realizzata un’artista straordinaria, Ajnos (al secolo Sonja Fersini), durante la prima fase del lockdown, e la sua guerriera dai grandi occhi, benché trafitta da una grossa freccia, ha tatuato sul viso la scritta “I’m Fine Thanks” (Sto bene, grazie), un messaggio che vuole tranquillizzarci, ma non ci deve deresponsabilizzare, perchè spesso e volentieri è proprio chi non ci chiede aiuto, o pare non averne bisogno, che necessita del nostro altruismo, della nostra solidarietà, del nostro sostegno.

Scopri il nuovo numero: “Il Natale che verrà”

Che Natale sarà? Senza fare giri di parole, sarà un Natale “nuovo”. Nuovo perché, dopo due anni di pandemia, siamo noi ad essere persone nuove. Persone con nuovi bisogni, nuovi desideri e nuovi pensieri.

L’augurio di quest’anno è come quello degli anni scorsi, ma ancora più urgente: aiutate il prossimo, regalategli un momento di felicità, sarà questo il regalo più grande che farete a voi stessi.

In più quest’anno aggiungo un’ultima raccomandazione, vaccinate voi stessi e i vostri cari e, dopo, aiutate, come potete, gli altri, gli indecisi, i poveri, gli ultimi, ricordando le parole immortali dell’imperatore Marco Aurelio:

Quello che non è utile allo sciame non è utile nemmeno all’ape.

Buona lettura e Buon Natale a tutti.

 

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