Raffaello CastellanoNell’ultimo numero del nostro magazine chiudevo il mio editoriale con una citazione del famoso filosofo della scienza Karl Raimund Popper, tratto dal libro “La lezione di questo secolo”:

“Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte.”

Ragionando e riflettendo su questa citazione con l’amico e collega Ivan Zorico, abbiamo deciso di partire proprio dall’augurio del filosofo austriaco per il tema di questo nuovo numero di Smart Marketing, che apre un nuovo anno e un nuovo decennio.

Era un po’ di tempo che ragionavamo sull’esigenza di creare un tema fisso per il numero di gennaio, mese che, sia per consuetudine che per definizione, è quello dei buoni propositi, delle decisioni e delle scelte che molti di noi si pongono sul futuro. Non potevamo rischiare però di fare un altro “#Ripartitalia”, anche se i temi e gli obbiettivi erano per lo più gli stessi del nostro abituale numero di settembre, con una differenza sostanziale tuttavia: lì dove “#Ripartitalia” si occupa delle idee per far ripartire un sistema, un’economia, il Paese, qui, nel numero di gennaio, ci sembrava che la riflessione riguardasse gli “individui”.

Foto di Wokandapix da Pixabay
Foto di Wokandapix da Pixabay

Insomma, si trattava di trovare un argomento che, ogni gennaio, ci desse gli spunti, le motivazioni e gli strumenti per affrontare il nuovo anno con una marcia in più ed una ritrovata e rinnovata fiducia.

Sarà stata la citazione di Popper o il cambio del decennio, o entrambe le cose, ma questo gennaio siamo riusciti a trovare una sintesi prendendo a prestito proprio la prima parte della citazione del filosofo, che è anche il titolo di un libro scritto a 4 mani con il celebre etologo Konrad Lorenz e quindi, da questo gennaio 2020, il nostro numero si chiamerà “Il Futuro è aperto”, proprio perché sposa perfettamente la nostra filosofia aziendale, la nostra mission, il nostro inguaribile ottimismo.

Però, qualcuno dei più disincantati fra i nostri lettori si potrebbe chiedere: ma davvero questo “inguaribile ottimismo” è la strategia giusta per affrontare il futuro, aperto o chiuso che sia???
La fiducia nelle nostre possibilità, la speranza nelle nostre potenzialità, la certezza del nostro valore sono ben riposte???
Insomma, non sarebbe più funzionale un sano pessimismo???

In fondo, questo gennaio 2020 non è proprio cominciato con i migliori auspici, tre crisi su tutte: la concreta e non ancora scongiurata guerra fra gli USA e l’Iran; il fallimento del World Economic Forum di Davos sulle tematiche green e sulle politiche sul riscaldamento globale; l’esplosione in Cina dell’epidemia di Coronavirus.

Scopri il nuovo numero > Il futuro è aperto

Insomma, c’è poco da stare allegri: in fondo rischiamo una guerra fra uno stato fondamentalista e un’America sempre più guerrafondaia ed imperialista; il riscaldamento globale continua ad essere ignorato, nonostante i disastri ambientali e fenomeni climatici estremi che ormai periodicamente ci affliggono; infine, l’epidemia del “coronavirus” ha messo in ginocchio il gigante economico cinese che, secondo le previsioni, perderà 1,2 punti del PIL e che già sta vedendo la chiusura delle grandi multinazionali come McDonald e Starbucks e la sospensione dei voli da e per la Cina delle maggiori compagnie del mondo.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Vuoi vedere che io, l’amico Ivan, Karl Popper e Konrad Lorenz non abbiamo capito la gravità della situazione e ci stiamo sbagliando???

Ma quale fiducia, speranza ed ottimismo, qui la situazione è tragica!

Beh, permettetemi di argomentare un attimo la mia risposta: essere ottimisti non vuol dire ignorare i problemi, sottovalutarli o simili, essere ottimisti significa sapere quanto si vale e sapere che, alla fine, si può fare la differenza, essere ottimisti significa affrontare quegli stessi problemi, sicuri di riuscire a risolverli, sbagliando ed imparando da quagli stessi sbagli, essere ottimisti non significa essere immuni o al sicuro dall’errore, ma, paradossalmente, significa imparare ad “amare” i nostri errori, perché è proprio quando erriamo che impariamo qualcosa di nuovo, di utile e di funzionale per le nostre vite.

E, su questo argomento, Karl Popper la pensava allo stesso modo, sentite cosa ha scritto per noi e per se stesso:

“Evitare errori è un ideale meschino. Se non osiamo affrontare problemi che sono così difficili da rendere l’errore quasi inevitabile, non vi sarà allora sviluppo della conoscenza. In effetti, è dalle nostre teorie più ardite, incluse quelle che sono erronee, che noi impariamo di più. Nessuno può evitare di fare errori; la cosa grande è imparare da essi.”

Fatemelo ripetere: “Nessuno può evitare di fare errori; la cosa grande è imparare da essi”. Ecco, questo è, alla fine, quello che differenzia un’ottimista: sapere che, anche sbagliando, qualcosa s’impara, forse la cosa più importante, s’impara a non sbagliare più ed a trovare altre vie per risolvere i nostri problemi.

Quindi vi lascio, fiducioso di avervi convinto ed attirato al mio – al nostro – ideale ottimistico, e se non ci sono riuscito, se mi sono sbagliato, se sono in errore, pazienza, non mi arrendo, troverò altre strade per persuadervi che “essere ottimisti” è meglio per tutti.

Buona lettura.

Raffaello Castellano
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