Per lungo tempo il termine virale ha fatto pensare a influenze, mali di stagione e aspetti negativi legati alla malattia.
Oggi al tempo dei social ha acquisito una connotazione, peraltro molto più usata, assolutamente positiva. Riuscire a diventare un fenomeno virale significa aver sfruttato al massimo le potenzialità che il web offre.

Questo stravolgimento, non è solo terminologico, ma rappresenta una costante degli ultimi decenni con un lento ma riuscitissimo stravolgimento del senso di bene e di male.

Penso alle moltissime serie del momento, dove trafficanti di droga, rivoltosi contro le istituzioni, persone che organizzano colpi di stato sono raffigurate con un lato così umano da diventare i nuovi eroi. E questo rovesciamento del buono e del cattivo piace, fa audience e diventa virale. Penso a Sanremo dove ciò che ha fatto notizia è stata la lite tra due cantanti, tra commenti su vestiti e una canzone sullo stupro. Penso alla scelta delle notizie che diventano fatti eccezionali.

Come quel datore di lavoro che assume una donna al 5 mese di gravidanza. Premesso che, dopo altri 4 mesi la gravidanza sarebbe finita e che avere un figlio non è poi così invalidante, un atteggiamento come questo dovrebbe essere la regola, non l’eccezione che fa scalpore. Dovrebbe indignare chi al colloquio fa domande personali e costringe le donne a precisare che per il momento non vogliono figli. Come se questi selezionatori fossero venuti al mondo in un altro modo.

Penso allo stravolgimento terminologico per definire in modo meno pesante lavori umili o malattia, quando però nel concreto la sostanza non cambia. O quando bisogna prestare attenzione a definire la religione, la cultura, la pelle e gli orientamenti sessuali per non sembrare discriminatori, ma faticando ad esprimerne la verità.

Penso al termine sensuale, che poi è diventato sexy e ora, sul web, sembra dover essere accompagnato dalla volgarità. Volgarità nei gesti, nei modi, nell’abbigliamento e nel linguaggio.

Penso alle fake news che smuovono masse di persone, mettono paura, cambiano le elezioni, modificano il pensiero della gente. E tutto perché manca la capacità di analizzare e avere un pensiero critico forte. Ma per potersi fare un’opinione bisogna conoscere e poi discernere, cioè avere un metro di giudizio.

L’assurdità e pericolosità di questo atteggiamento è di non creare più una netta divisione tra il bene e il male, ma solo una moltitudine di sfumature e di giustificare a tutti i costi senza mai punire l’errore. Non si entra nell’ottica del perdono, ma della giustificazione che è ben diversa dalla giustizia. Il rischio è credere che la realtà sia nel web e che, senza capacità di giudizio, si venga sempre più manipolati essendo però convinti di essere liberi. Geniale!

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Secondo l’Osservatorio scientifico della no-profit “Social Warning” il 40% dei giovani tra i 12 e 16 anni sono a rischio CyberBullismo (Fonte Ansa) perchè si fida delle informazioni ricevute dalla rete e non ha limitazioni sul modo di utilizzo ma solo sul tempo.

In base agli studi, la media di connessione degli Italiani alla rete è dalle 4 alle 6 ore. Se si pensa che #breakfast conta quasi 90 milioni di post e quello #colazione supera i 3 milioni, è proprio vero che il buongiorno si vede dal mattino.

Spero che possano diventare virali la disconnessione, un buon libro, le chiacchiere al parco, le partite a carte sulla spiaggia, le fette di torta dopo una camminata, il tempo per parlare. E non perchè ci inventiamo nuovi #, ma perchè le viviamo davvero, con i nostri occhi, senza sentire il bisogno che siano rese disponibili a quelli di altri.

Ti è piaciuto? Cosa ne pensi? Faccelo sapere nei commenti. Rispondiamo sempre.

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