Nell’antichità l’arte era la scienza del bello. Per reputare valevole un’opera, doveva rispettare precisi canoni e rigorose proporzioni. Solo con l’arrivo della modernità questi criteri millenari sono stati stralciati elevando al grado artistico oggetti comuni fino a rivalutare i rifiuti come materiale privilegiato.

Ecco quindi che il business del riciclo assume non solo una valenza green ma anche di tendenza. In molti altri ambiti, dalla bigiotteria, all’arredamento, dall’oggetistica al design il riuso dei materiali ha scatenato la creatività diventando un fenomeno per molti e un mercato proficuo.

L’economia circolare in Italia, secondo uno studio di Ambiente Italia commissionato da CONAI e Consorzi di filiera, impiega 575.000 addetti e vale 88 miliardi di fatturato. A questo si somma un micro business altrettanto redditizio fatto di attività di riciclo destinate alla vendita al minuto con numeri in crescita costante.

Dalla carta dell’hobbista per iniziare a commercializzare le proprie creazioni nei mercatini locali, si passa all’e-commerce e ai blog per promuoversi e ampliare il giro d’affari, culminando nella creazione di imprese, con tanto di dipendenti, fondate sul riciclo.

Per gli amanti del DIY (Do It Yourself), il settore del bricolage, secondo l’osservatorio Findomestic 2018, ha una crescita di circa l’1%, con una richiesta marcata di utensili e attrezzi per la casa e gli hobby.

Per quanto attiene le proposte di design i filoni si sdoppiano. C’è chi preferisce impiegare in modo creativo materiali poveri e chi invece preferisce dare all’oggetto nella sua materialità un nuovo scopo. In entrambi i casi l’estetica è fondamentale. I big dell’illuminotecnica come Artemide hanno proposto delle lampade in plastica riciclata derivate dalle bottiglie; Saletti ha utilizzato i cartoni delle uova per le sue creazioni. Ma non mancano marchi del fashion come H&M e Bruschi che puntato a ridurre la plastica e rendere il riciclo un elemento di coolness e differenziazione. Ikea, che ha fatto del design a basso costo la propria bandiera, ha impiegato bottiglie di plastica per creare la cucina Kungsbacka ed entro il 2020 eliminerà tutta la plastica dal settore food.

Soluzioni bizzarre?

Ecco le borse di OOD Italy che utilizzano fibre in carta riciclata e lamine di legno trattate al laser per ricreare l’effetto pelle. Oppure la posto dell’impiegatissimo MDF per creare i mobili sono state utilizzate le bucce di patata, bambù e luppolo creando pannelli di Chip [s] Board. Dalla Germania arriva un progetto per scarpe ecologiche che per ricreare l’effetto marrone scamosciato sfruttano gli scarti del caffè.

La società di ingegneria di Taipei Miniwiz e l’azienda Pentatonic che produce articoli per la casa, hanno proposto a Milano l’abitazione show room “House of Trash” interamente realizzata con rifiuti e scarti. La spazzatura è usata per creare arredi e ogni oggetto all’interno dei 4200 metri quadrati dello stabile. Un modo per mostrarsi green e proporre idee per il futuro del riciclo.

A generare introiti ci sono anche le fiere: dal Global DIY Summit, ad Abilmente, gli amanti del design a basso costo possono sbizzarirsi e trarre ispirazione. Non mancano i mercatini del riciclo, le domeniche del baratto e le bancarelle nei rioni dove si possono scambiare prodotti o con un tocco creativo, ridare loro nuova linfa.

Ma ben più che produrre, desta interesse il word of mouth, il passaparola, il vociare attorno al riciclo di design.

Così le conversazioni moderne passano attraverso community e social. Pinterest offre un’interessante vetrina e motore di ricerca per blog e e-commerce. Facebook, con la sezione dedicata al Marketplace propone una valida alternativa alla sola promozione. Instagram sta testando un’interfaccia “Checkout on Instagram” che permetterebbe di completare l’acquisto di quanto è stato visto. Per ora questa opzione è ancora in fase sperimentale negli States per alcuni grandi marchi, ma se dovesse andare in porto, il giro d’affari anche per le piccole imprese sarebbe ingente.

Nuovi business che nascono dagli scarti, ma alla fine, seppur con un fine nobile e un’ottica green si punta sempre al guadagno, con le stesse regole economiche e di marketing di ogni altro settore. Chissà se riusciremo ad applicare queste regole anche alla tecnologia, dai cellulari al PC, resistendo a comprare l’ultimo modello e prepensionando i device che diventano rifiuti dopo solo pochi mesi.

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