Esistono falsi in ogni ambito della nostra cultura, da quello scientifico a quello politico. Tuttavia, in poche occasioni si parla di falsi appartenenti alla sfera sessuale. Questi falsi – o meglio, falsi miti – possono avere un ruolo anche nello svilupparsi di vere e proprie nevrosi. Ne parlo con il dottor Giuseppe Santonocito, psicoterapeuta.

De Vincentiis. Sembra che la sessualità sia carica di miti e superstizioni molto radicate. Vi sono convinzioni profonde, davvero difficili da scardinare e l’aspetto più interessante, o paradossale se vogliamo, è che anche se questi creano sofferenza la gente vi si attacca senza porsi nemmeno dubbi sulla questione. E poco importa se tali errate convinzioni creano disagio. Si va alla ricerca di soluzioni che esistono solo nell’immaginazione del cercatore.

Il dott. Giuseppe Santonocito, psicologo e psicoterapeuta
Il dott. Giuseppe Santonocito, psicologo e psicoterapeuta

Santonocito.  Sì, è così. La sessualità una delle aree che più rende sensibili le persone, come livello di aspettativa e come preoccupazione dell’immagine che agli altri diamo di noi. La sessualità, come le relazioni importanti, è un’occasione per esprimere e far venire a galla i punti critici di ognuno di noi, se ce ne sono.

De Vincentiis. Sotto certi aspetti, la sessualità è espressione di aspetti importanti della personalità. Spesso nella nostra attività clinica osserviamo come l’ansia stia alla base di defaillance in ambito sessuale il che, per molte persone, risulta intollerabile. Ovvio, non esiste una sequenza lineare unidirezionale che va dai disturbi sessuali all’ansia o viceversa, ma una dinamica circolare che rimbalza dagli uni all’altra, autoalimentandosi. E che può alla fine sfociare in depressione e rinuncia, per sfinimento e mancanza di soluzioni.
Tornando ai miti e alle superstizioni legate alla sessualità, spesso sono proprio queste ultime ad alimentare ansia e depressione, per il semplice fatto che l’essere umano, convinto della loro esistenza, si affanna nel trovare conferme senza ottenere risultati (perché sono miti).
È così cresce il senso di frustrazione per non essere capace di prestazioni immaginarie. Sono solito dire che in ambito sessuale la nevrosi è rispecchiata dalla ricerca, puntualmente frustrata, di aspettative irrealistiche e cose che non esistono.

Santonocito. Sì, esatto. Qualcuno ha detto che felicità significa basse aspettative. Umorismo a parte, c’è del vero in questa affermazione, perché uno dei modi più ricorrenti in cui le persone si procurano sofferenza è costruendosi da soli le trappole in cui poi cadere. E il più delle volte la trappola consiste appunto in aspettative fuori dall’ordinario.
Per l’individuo mediamente ansioso è importantissimo ricevere conferme (cioè avere ragione), anche quando quello in cui si crede va contro il proprio interesse. Purtroppo, però, quello in cui crediamo molte volte non è realistico.

taglioalta_0014251-970x400De Vincentiis.  Infatti e la sessualità è quella dimensione in cui si creano  le aspettative più alte, o meglio, si pretendono prestazioni più elevate. Questa pretesa tuttavia va, il più delle volte, oltre i limiti della fisiologia. Ed ecco che ci sono uomini che si affannano nella ricerca di un pene sempre pronto ad ogni occasione, o donne a caccia di diversi tipi di orgasmo solo perché lo hanno letto su internet, ne hanno sentito parlare in tv, hanno la classica amica che ne conferma l’esistenza con la sua esperienza o solo perché “si è sempre saputo”, senza alcuna evidenza scientifica.

Santonocito.  L’evoluzione attribuisce valore supremo alla sessualità, per ovvie ragioni. Solo che l’essere umano, a differenza degli altri animali, si fa prendere la mano, estremizza e confonde il valore della sessualità con il proprio valore come individuo in relazione alla sessualità. Cade cioè preda della fallacia: “Se non riesco a esprimere una sessualità strepitosa, vuol dire che valgo poco”.
Ciò non riguarda ovviamente le persone per le quali una vita sessuale assente, scarsa od obiettivamente poco soddisfacente causi disagio. Ma in entrambi i casi esistono cure efficaci, sia mediche che psicologiche.

De Vincentiis.  Nell’essere umano però la sessualità condiziona anche le relazioni. E non solo la propria sessualità, anche quella degli altri. Alludo alle scelte sessuali altrui e quando queste differiscono dalle nostre ci disturbano al punto tale da creare pregiudizi, da considerarle malate o, addirittura, a negarne l’esistenza.

Ci sono posizioni ideologiche che negano la bisessualità considerandola una sorta di difesa grazie alla quale è possibile non  prendere una posizione netta per evitare giudizi altrui. C’è chi considera l’omosessualità come una condizione in contrasto con l’evoluzione senza rendersi conto che, forse, studi etologici hanno evidenziato che un ruolo evolutivo potrebbe esserci eccome. Ma il suo ruolo naturale è difficile da far passare. Al contrario la nostra cultura, o meglio, l’immaginario erotico, trasforma un’alterazione fisiologica in qualcosa non solo di naturale ma anche di desiderabile. Parlo del cosiddetto squirting.

Santonocito.  Certo, la definizione di cosa è normale è cosa è patologico si presta sempre a interpretazioni. Specie in campo comportamentale. È pur vero che la forza della risonanza di cui sono capaci i moderni media a volte fa sembrare come se le scelte (e gli obblighi) di ognuno debbano essere imposte agli altri, quasi di prepotenza, ma la diversità in campo relazionale e sessuale è sempre esistita. In fondo l’essere umano non è cambiato molto nel corso dei secoli. E una parte importante dell’essere umani consiste in una certa dose di manicheismo, di visione in bianco e nero del mondo, della difficoltà ad apprezzare le gradazioni intermedie. Ciò si deve al fatto che la categorizzazione è una scorciatoia, un’euristica che le persone usano per semplificarsi la comprensione del funzionamento delle cose. Per questo per un etero può essere difficile capire l’omosessualità e per l’omosessuale può esserlo capire la bisessualità. Così come qualcuno può aver difficoltà a rendersi conto che la vita sessuale della donna è più complessa e sfaccettata di quella dell’uomo, e che non ha molto senso cercare di ridurre la seconda alla prima. Inventandosi magari che, siccome l’uomo ha un’eiaculazione che funziona in un certo modo, anche nella donna debba aver luogo un identico fenomeno. Come nel mito dello squirting.

5ff888_3cd7bbe6aa3c49fc978bdb5ce4adf741-mv2De Vincentiis.  Parlando di sessualità, sembra che per alcuni la scienza non debba entrarci, considerando quest’ultima come se non fosse in grado di comprendere determinati meccanismi dell’essere umano. Alcuni paragonano la sessualità all’amore (come se questo fosse più materia di poeti e scrittori che degli uomini di scienza) e quindi non sondabile metodicamente. Alcuni invocano l’individualità dell’essere umano mettendo paletti alla comprensione fisiologica delle proprie reazioni. L’ambito sessuale è il terreno su cui si gioca una sorta di conflitto tra emozioni e scienza. Un esempio è dato da reazioni  particolarmente emotive di alcune donne quando si tenta di spiegar loro che non esiste alcun doppio orgasmo, reagendo, quasi, come se fossero state derubate di qualcosa. O peggio, come se l’investimento emotivo che hanno dovuto profondere nella ricerca frustrante di questi orgasmi differenziati fosse stato troppo elevato per ammettere che sia stato inutile. Accettare che una nevrosi personale sia causata dalla ricerca infruttuosa di una chimera appare più frustrante e conflittuale della ricerca in sé. Dal mio punto di vista ritengo che una buona conoscenza della fisiologia legata alla sessualità sia già, di per sé, terapeutico. In fin dei conti se sappiamo che certe prestazioni appartengono a un mito possiamo, di sicuro, sentirci meno frustrati ed evitare estenuanti tentativi di riprodurle nei nostri rapporti.

Santonocito.  La tua considerazione iniziale è assolutamente centrata e vale non per la sola sessualità, ma possiamo estenderla a tutta la psicologia. Molte persone non sopportano l’idea di essere “unici, proprio come tutti gli altri” e di conseguenza non possono ammettere che la loro unicità presenti ampie sacche di comunanza con gli altri colleghi umani. Solo io devo sapere come funziono, come sono fatto ecc. e dunque non può esistere una scienza psicologica.
La sensazione di essere derubati di qualcosa, della quale parli, si deve al fatto che in genere si è molto attaccati a ciò che si crede. In psicologia sociale si parla di atteggiamento, ovvero di convinzione emotivamente investita. Ricaviamo il senso di ciò che è reale (anche) da quanto intensamente crediamo, pensiamo o sentiamo qualcosa. Se lo sento, vuol dire che è vero. E invece magari si tratta di un mito, di una convinzione non dimostrata che abbiamo sentito ripetere tante volte.
Sul ruolo della razionalità il mio punto di vista differisce però dal tuo, nel senso che la conoscenza razionale dei fenomeni può si aiutare, ma… molte volte aiuta a convincersi ancora di più in ciò che si crede!
Ricordo uno degli episodi conclusivi della formidabile serie tv I Soprano, dove Tony, il mafioso che va in terapia perché inizia all’improvviso a soffrire di attacchi di panico, riesce a usare tutte le razionalizzazioni dell’analista, che cerca di dimostrargli che forse il tipo di vita che conduce potrebbe avere qualcosa a che fare con la sua ansia, per convincersi ancora di più che deve farsi forza e andare avanti. Perché in fondo quella è la sua vita. Alla fine anche la terapeuta se ne rende conto, con sommo dispiacere e rabbia: “Lei ha usato la terapia per diventare un criminale ancora più efficiente, non per redimersi”.
Io credo che atteggiamenti e convinzioni improduttive vadano combattute facendo nuove esperienze (nuovi comportamenti), sperimentando di conseguenza emozioni di diverso tipo e che le nuove e più utili razionalizzazioni arrivino solo dopo. Dall’interno, come conseguenza e non come causa del processo di cambiamento. Questo è ciò che ogni forma di terapia breve, come quella di cui mi occupo io, fa. Ma una condizione assolutamente irrinunciabile è che la persona sia d’accordo. Perché se uno ha deciso che la terra è piatta, non basterà tutta la logica del mondo per convincerlo del contrario.

Bibliografia:

I miti del sesso – Un viaggio nell’erotra false credenze e scienza, Roma, CV1 Edizioni, 2018

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Laureato in Psicologia con indirizzo clinico presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi sulla psicopatologia nel misticismo cristiano, si occupa di fenomenologia dei comportamenti religiosi, esperto di stati di coscienza e paranormale religioso. Si specializza in psicoterapia sistemico relazionale e famigliare. Ha insegnato come docente a contratto presso l’Isituto Universitario “Progetto Uomo” sponsorizzato dalla Università Pontificia Salesiana di Roma. E’ consulente scientifico del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze). In qualità di esperto sul paranormale religioso ha partecipato a numerosi programmi e talk show televisivi. Nel 2010 gli viene riconosciuto il premio Gran Galà della Cultura Città di Taranto per aver contribuito alla promozione culturale e conoscenza del territorio. Dal novembre del 2015 è Direttore della collana di divulgazione scientifica Scientia et Causa per la C1V edizioni di Roma.

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