Hammamet- Il film

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“Con Hammamet Gianni Amelio affronta una pagina della Storia d’Italia sulla quale persiste una lettura contrapposta: Craxi era un “maleducato, manigoldo, malfattore, malvivente e maligno”, o un uomo dalla statura fisica e politica imponente “circondato da nani”, bersaglio di una “congiura contro la sua persona” più che contro un sistema di cui “tutti facevano parte?”
(Paola Casella)

hammamet-locandinaRaccontare gli ultimi sei mesi di Bettino Craxi è l’obiettivo, difficile e ambizioso dell’ultimo film di Gianni Amelio. Sono passati 20 anni dalla sua fine prematura in Tunisia, complesso dire se pochi o molti per cominciare a guardare con il giusto distacco il discusso leader politico socialista. Ma Gianni Amelio con la complicità di un Pierfrancesco Favino reso straordinariamente somigliante ci prova e ci riesce bene; rientrando in quel filone che negli ultimi anni ha visto alcuni dei più importanti registi italiani affrontare la difficile materia di proporre una serie di personaggi politici che hanno segnato la storia del Paese: dal dittico cinematografico Loro di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi, a Buongiorno, notte di Marco Bellocchio sul rapimento, la detenzione e l’omicidio di Aldo Moro, senza dimenticare il Giulio Andreotti de Il divo, sempre di Sorrentino.

Il film rappresenta un’operazione di mimesi straordinaria che ha portato Amelio a girare nei luoghi precisi dove si consumarono gli ultimi anni del leader politico. Tanto che uno dei set riguarda proprio la casa tunisina di Craxi. Favino è riuscito a raggiungere una straordinaria somiglianza con il suo personaggio, come per altro ci aveva abituato nell’interpretare il pentito di mafia Tommaso Buscetta nel film Il traditore di Marco Bellocchio. Per ottenere il trucco con cui l’attore è diventato Craxi c’è voluto un lavoro di mesi da parte dei truccatori che sono partiti dallo studio dei calchi per poi giungere ad un make up di incredibile realismo. Ed è innegabile come Hammamet, appartenga tanto ad Amelio quanto a Favino, che incarna un Craxi più vero del vero nella voce, nel gesto, nella postura, e soprattutto nell’essenza drammatica.hammamet-foto-di-scena

La sua non è semplicemente una metamorfosi, ma l’interpretazione magistrale di un uomo dominato da pulsioni contrapposte: egocentrismo e senso dello Stato, orgoglio (anche italico) e arroganza, pragmatismo politico e assenza di cinismo. Un uomo il cui tempo è scaduto, ma la cui discesa crepuscolare verso la fine non riesce a privarlo della sua visione dall’alto. Nessuno dei personaggi, nemmeno Craxi, è chiamato con il suo vero nome, e questo darà il via al gioco delle identificazioni: Vincenzo potrebbe essere Moroni, l’Ospite Fanfani, il Giudice è certamente Di Pietro, e così via. Ma ciò che conta è l’atmosfera crepuscolare della caduta di un uomo di potere mostrato all’inizio in uno dei punti più alti della sua ascesa, a quel 45esimo Congresso del PSI dove il suo viso era inquadrato al centro di un triangolo come l’occhio di Dio, e dove invece Amelio ci mostra già i garofani a terra, presagio del futuro di un partito che “non sopravviverà” all’egocentrismo e agli azzardi di quel capo che per primo l’ha portato alla Presidenza del Consiglio.

E il commento musicale di Nicola Piovani decostruisce l’Internazionale, preannunciando i disfacimento del PSI. La pellicola non mette l’accento sull’uomo politico ma si concentra maggiormente sulla sua vita privata, concentrandosi sull’anno 1999, negli ultimi sei mesi di vita del controverso statista italiano, scomparso nei primi giorni del nuovo millennio. Anche se non mancheranno i riferimenti alla realtà dell’epoca, inestricabile con Craxi, e alle inevitabili considerazioni sulla perdita del potere. Quelli raccontati nel film sono gli ultimi giorni di una parabola umana e politica che vedrà il Presidente dibattersi fra malattia, solitudine e rancore.

“Il film è collocato esattamente nell’ultimo anno del 1900, nel 1999. Io racconto sei mesi di vita di un uomo politico importante fino alla sua morte, ma non è un arco narrativo che somiglia a una biografia, tutto il contrario. Racconto gli spasmi di un’agonia”.
(Gianni Amelio)

In odore di premi nazionali ed internazionali, vedremo quali e di che valenza, già a partire dalle nominations ai David di Donatello, che verranno rese pubbliche a marzo; Hammamet ha la forza di un kolossal storico-politico e la grazia di un film d’alta scuola, supportato da un regista esperto ed “impegnato” e da un attore protagonista monstre, ormai davvero il “top dei tops” italiani dell’ultimo ventennio.

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