Graphene flagship e il ruolo internazionale dell’Italia

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Christian Zorico (119)

 

 

 

L’Italia protagonista e parte attiva di un progetto internazionale. Non è solo un desiderio, una dichiarazione di pura propaganda politica. È invece realtà che si materializzata quando, con il progetto europeo Graphene Flagship  all’iniziale consorzio italiano composto da sette entità (Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), National Research Council (CNR), Università di Trieste, Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, graphene 1 Fondazione Bruno Kessler and ST Microelectronics) si aggiungono altri 16 partners (Università degli Studi di Padova, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Università degli Studi di Pisa, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Università di Salerno, Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni. Le aziende: Italcementi S.p.A., Selex ES, Libre S.r.l., Grinp S.r.l., Dyesol Italia S.r.l., Centro Ricerche Fiat S.c.p.A, Nanesa S.r.l, Delta-Tech S.p.A, Breton S.p.A.).
In coincidenza con Graphene Week 2014, evento che ha avuto luogo a Gothenburg presso la Chalmers University of Technology dal 23 al 27 giugno 2014, la Commissione Europea è stata lieta di annunciare che l’intero consorzio vedrà raddoppiare il numero dei partecipanti, 66 per l’esattezza.
Così i 23 partecipanti dell’Italia, rappresentati dal CNR  e dall’IIT, portano il “bel Paese” insieme alla Germania ad avere il piu’ alto numero di partners di questo progetto, per il quale l’Europa ha stanziato 1 miliardo di euro con un graphene 3orizzonte temporale di 10 anni.
Spendiamo almeno un paio di righe sulla “star” di questo progetto: il graphene. Si tratta di puro carbonio nella forma di un sottile strato (da qui l’idea di un materiale bidimensionale dello spessore di un atomo). È quasi trasparente pertanto, dotato di una durezza incredibile soprattutto in relazione al suo spessore (100 volte piu’ duro dell’acciaio), capace di condurre calore e elettricità con enorme efficienza. Cerchiamo anche di contestualizzare in termini economici l’utilizzo di questo materiale e l’eventuale importanza per il futuro. Al momento si stima in circa 9 milioni di USD la commercializzazione di graphene, utilizzato per lo piu’ nel campo dei semiconduttori elettronici, dell’energia per le componenti di accumulatori e nell’industria dei materiali compositi. Di fatto pero’ si è trattato ancora di Ricerca e Sviluppo. In chiave prospettica però la potenziale domanda assume dimensioni imbarazzanti. Un esempio? Basti pensare alla sola possibile sostituzione nell’industria dei siliconi semiconduttori. La domanda globale ammonta a circa 2500 tonnelate all’anno di siliconi cristallini, sostituibile fino ad un decimo dal grafene per la costruzione di componentistica finale di circuiti integrati. Bene parliamo di un mercato che si aggira intorno agli 80 bn di USD.
E l’interesse delle aziende è reale; all’inizio nel consorzio europeo il numero di imprese rispetto ai centri di ricerca e università ammontava al 20%. Ora con l’allargamento il numero è salito fino al 33%. E l’Italia, come abbiamo graphene 2visto, è fortemente presente. E’ insieme la voglia di partecipare alla ricerca e ai profitti futuri.
Prima di iniziare a scrivere l’articolo mi era stato chiesto di pensare a qualcosa che dimostrasse la capacità tutta italiana di distinguersi, la possibilità di riscatto, la voglia di affermare che l’Italia può contare nel mondo. Subito però nella mia mente ho pensato al nostro paese come uno degli attori internazionali. La risposta, o meglio ancora la proposta sul campo dell’Unione Europea, va esattamente in questa direzione. L’Europa, un progetto così ambizioso ed il futuro parlano un po di italiano; ma la lingua che accomuna i diversi giocatori è la voglia di progredire e l’interesse a costruire il futuro.

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